Domanda – Ennesimo cambio di Governo in Italia. Quali ripercussioni per i negoziati aperti?

Domanda

Il risultato delle recenti elezioni italiane comporterà un nuovo cambio nelle forze politiche al Governo italiano. Accanto al Movimento 5 stelle, la vittoria del centrodestra, composto dalla Lega Nord, comporterà presumibilmente un diverso approccio nella questione della fiscalità dei frontalieri.

Chiedo al Consiglio federale:

– come valuta il DFAE la situazione e come intende affrontare questa nuova fase?

– se ritiene di dover rafforzare l’équipe elvetica privilegiando negoziatori che si esprimono in italiano?

 

Risposta del Consiglio federale del 12.03.2018

1. II CF ha preso conoscenza dell’esito del voto in Italia. L’attuale Governo Italiano resterà in carica e manterrà le sue funzioni fino all’insediamento di un nuovo governo. Peraltro non può essere escluso che tale fase potrebbe durare qualche tempo. Qualsiasi previsione sulle ripercussioni sui dossier bilaterali attualmente aperti, e in particolare sulla questione della firma dell’Accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri, è dunque prematura. La posizione del nuovo governo al riguardo andrà valutata ulteriormente.

2. Le elezioni parlamentari in Italia non hanno un effetto diretto sulla composizione delle delegazioni svizzere. In quanto svizzeri, bisogna parlare in italiano con l’Italia, ciò che avviene attualmente già molto spesso e che migliorerà ulteriormente.

Interpellanza – Stazione FFS di Bellinzona: pavimentazione e scale rispettano le normative in materia di sicurezza degli utenti?

Testo

Gli edifici pubblici devono assicurare il massimo della sicurezza per l’utenza, soprattutto se recenti:

1. è stata allestita una perizia tecnica per valutare la sicurezza delle sovrastrutture e dei materiali utilizzati per pavimentazione e scale della Stazione FFS di Bellinzona in base allo “stato della tecnica”?

2. se sì, è stato misurato il coefficiente di attrito radente della pavimentazione? Con quali risultati?

3. in caso negativo, si intende dare mandato all’UPI e/o a un consulente privato per una valutazione dei rischi di incidenti per le persone che attraversano la Stazione?

4. intende adottare misure edili per adeguare pavimentazione e scala secondo le direttive di sicurezza in vigore volte ad evitare i rischi di incidenti da parte degli utenti?

 

Motivazione

Da alcune segnalazioni inviate all’Ufficio per la prevenzione degli infortuni, UPI – Regione 5 (Svizzera italiana) emerge che la Stazione FFS di Bellinzona, inaugurata lo scorso anno, non risponderebbe ai requisiti previsti dalla documentazione tecnica pubblicata dall’UPI (documentazione tecnica UPI 2.027 e 2.032) relativa alla pavimentazione e alla scala, ciò che ha del resto causato alcuni incidenti. Il materiale utilizzato non presenterebbe infatti proprietà antisdrucciolo adeguate per l’uso previsto, soprattutto in caso di pioggia.

Inoltre le scale sono prive di rivestimento antisdrucciolo, e mancano di contrasto tra gradini e pianerottoli. Per alcune alzate andrebbe previsto il corrimano. Considerato che la Stazione di Bellinzona è frequentata da migliaia di persone al giorno, la presenza di materiale non sufficientemente antiscivolo e di scale non a norma potrebbe aumentare il numero di infortuni. Rispondendo a due mie precedenti interpellanze (16.309016.3343), che sollevavano già dei dubbi riguardo il materiale (travertino romano) utilizzato per il rivestimento della Stazione, il Consiglio federale aveva scritto di non avere responsabilità specifiche riguardo alla scelta e l’impiego di materiali nelle stazioni delle FFS. Tuttavia, nell’interesse della sicurezza dei cittadini, è importante che gli edifici pubblici vengano progettati e costruiti rispettando le più recenti raccomandazioni per la sicurezza. Si invitano quindi le FFS ad ordinare all’UPI una perizia dello stato di sicurezza della Stazione, in particolare delle proprietà antisdrucciolo del materiale utilizzato per la pavimentazione.

Domanda – Navigazione sul Lago Maggiore. Cosa sta succedendo?

Domanda

Le trattative per il ripristino della navigazione sul Lago Maggiore dovevano concludersi il 28 febbraio ma a quanto sembra sono emersi rilevanti ostacoli che stanno creando malumore e soprattutto preoccupazione in Ticino.

Chiedo pertanto:

– Il Consiglio federale conferma che vi sono dei problemi e se sì in che cosa consistono?

– Qual’è il ruolo dell’UFT nella trattativa?

– Entro quando ritiene che la situazione possa sbloccarsi affinché questo importante servizio possa essere ripristinato?

Interpellanza – Progetto di “sviluppo” professionale al DFAE: discriminatorio e poco diplomatico per le donne?

Testo

Chiedo al Consiglio federale:

1. in base a quali valutazioni è stato deciso di abbassare il limite d’età (da 35 a 30 anni) per l’ammissione al concorso diplomatico a partire dal 1. gennaio 2019?

2. Non ritiene questo abbassamento della soglia d’entrata nel corpo diplomatico discriminatorio per la promozione delle carriere femminili, anche alla luce dell’evoluzione sociale descritta nella motivazione?

3. Sarebbe disposto a riconsiderare la decisione riportandola agli attuali 35 anni, o di prevedere delle eccezioni per le madri che hanno avuto un’interruzione di carriera per un periodo di maternità?

 

Motivazione

Nell’ambito del progetto “Sviluppo professionale al DFAE” è stato deciso di abbassare da 35 a 30 anni – con entrata in vigore il 1. gennaio 2019 – il limite di età per l’ammissione al concorso diplomatico di “categoria A”. Un concorso di “categoria B” non pone invece limiti anagrafici, ma sarà attivato a intervalli e solo nel caso di un fabbisogno di personale scoperto. Considerato che la definizione A e B per determinare le modalità di partecipazione a un concorso di questo tipo non è particolarmente “diplomatica”, si ritiene anche che l’abbassamento del limite di età non tenga conto dell’evoluzione sociale, proiettata verso un allungamento della vita professionale, e può anzi rivelarsi discriminatoria per eventuali candidature femminili. Infatti, negli ultimi 40 anni in Svizzera (come in Europa) si è registrato un innalzamento progressivo e generalizzato dell’età media alla maternità verso i 30 anni. Alla base di questa tendenza vi sono due ragioni principali: il prolungarsi della formazione e l’entrata tardiva nella vita attiva. Inoltre, sono le donne tra i 30 e i 39 anni a mettere al mondo sempre più figli (63%). Si invita quindi il Consiglio federale a valutare se un abbassamento del limite d’età per gli esami d’entrata non sia penalizzante per le candidature femminili e se sì di intraprendere i necessari correttivi affinché ciò non avvenga.

Interpellanza – La Svizzera “sala relax” per “jihadisti”?

Testo

1. Come valuta il CF la dichiarazione di Jean-Paul Rouiller, secondo cui in Svizzera vivrebbero legalmente diverse persone sospettate di aver fatto parte di “Al-Qaïda” e dello “Stato islamico”

2. Conferma che è intenzione del CF prorogare la LF che vieta questi gruppi terroristici fino al 2022?

3. Corrisponde al vero che le informazioni raccolte dai servizi segreti non possono venire trasmesse alla Polizia o al MPC?

4. Se così fosse, è intenzione del CF proporre a creazione di una base legale per esentare le autorità dall’obbligo di rivelare le loro fonti, analogamente a quanto fatto dalla Germania? In caso di risposta negativa, per quali motivi?

 

Motivazione

In una recente intervista sulla NZZ, l’esperto di terrorismo Jean-Paul Rouiller ha testualmente dichiarato: “Non è una novità che la Svizzera sia una sorta di ‘sala relax’ per i jihadisti. Fino al 2012 il nostro Paese fungeva da base per attività legate al terrorismo”. Le cose sono cambiate con l’introduzione della LF che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate del 12 dicembre 2014, che offre una base legale più ampia per poter agire contro persone sospettate di terrorismo. Questa legge è valida fino al 31.12.2018 e il CF sembra intenzionato a prolungarne la validità fino al 2022, anno in cui – come confermato dal DFGP – entrerà in vigore un nuovo pacchetto di misure per combattere il terrorismo. Tuttavia rimane ancora una zona grigia: secondo Rouiller in Svizzera vivono legalmente (grazie a permessi di soggiorno o dimora) diverse persone sospettate di far aver fatto parte di Al-Qaïda, provenienti in particolare da Libia e Iraq, senza che le autorità possano intervenire. I dati raccolti dai servizi segreti, infatti, non possono venir trasmessi alle forze di Polizia, al MPC oppure ai Ministeri pubblici cantonali a causa della protezione delle fonti prevista dalla Legge federale sulle attività informative. “In caso di apertura di un procedimento penale da parte del MPC queste devono essere rivelate e trattandosi spesso di servizi segreti di Paesi ‘amici’, nominarli direttamente è tabù”, ha spiegato Rouiller al quotidiano zurighese. La Germania ha già affrontato la questione e i collaboratori dei servizi segreti non sono più tenuti a rivelare le loro fonti alla Polizia oppure al Ministero pubblico. In Svizzera, ha evidenziato Rouiller, una simile base legale non c’è ancora.

Domanda – I dipendenti SSR esentati dal pagamento del canone. Un privilegio che si giustifica ancora?

I dipendenti della SSR sono esentati dal pagamento del canone radio-TV. Un privilegio, soprattutto da quando con la revisione della LRTV ha reso obbligatorio per tutti il pagamento del canone, anacronistico e ingiustificato.

Chiedo al Consiglio federale:

1. Non ritiene che questo privilegio debba essere revocato da subito?

2. In caso di risposta affermativa, intende intervenire presso i vertici della SSR per chiedere che anche i dipendenti paghino il canone come tutti i cittadini e le aziende svizzere?

 

Risposta del Consiglio federale del 11.12.2017

Oggi i membri del Consiglio d’amministrazione della SSR e delle direzioni nazionali e regionali pagano il canone di ricezione di tasca propria. Per gli altri dipendenti a tempo pleno è la SSR a riprendere l’obbligo di pagamento. Tale aspetto è cosi disciplinato nel contratto collettivo di lavoro (CCL) e nelle condizioni di lavoro generali per i quadri. Con l’introduzione del canone per le economie domestiche, a partire dal 2019, la SSR non si farà più carico del pagamento del canone per i suoi dipendenti. Ciô dovrebbe essere disciplinato nel nuovo contratto collettivo di lavoro che la SSR sta attualmente negoziando con le parti sociali.

Domanda – Parchi nazionali che non saranno più nazionali?

Testo

Il Consiglio federale ha messo in consultazione una revisione dell’ordinanza sui parchi che prevede sostanzialmente che in futuro i parchi nazionali potranno essere anche transfrontalieri. Una proposta per lo meno anomala e potenzialmente problematica.

Chiedo al Consiglio federale:

1. Non ritiene che sia contraddittorio definire “nazionali” dei parchi che si possono estendere anche all’estero?

2. Non ritiene che in questo modo vi potrebbero essere problemi di applicazione della legislazione svizzera e di controllo del rispetto dei vincoli?

Risposta della consigliera federale Doris Leuthard

II termine “parchi nazionali” definisce una categoria di aree protette. È comunemente usato per definire dei territori aventi una zona a carattere essenzialmente naturale nei quali i processi naturali non vengono ostacolati e dove sono sostenute le attività educative e ricreative della popolazione. Questa definizione è stata ripresa nella revisione della legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio del 1° dicembre 2007 che ha permesso la creazione di parchi d’importanza nazionale.

Visto che esistono delle norme comuni internazionali in questo ambito, è possibile che delle aree protette si protraggano al di là di una frontiera mantenendo lo stesso livello di protezione. I paesi limitrofi alla Svizzera infatti hanno tutti delle legislazioni che permettono di assicurare il rispetto dello stesso livello di protezione di una zona centrale di un parco nazionale seconde la legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio e l’ordinanza sui parchi d’importanza nazionale. Per questo la creazione di un parco transfrontaliere è possibile grazie all’applicazione sul territorio di ogni State della propria legislazione.

Domanda – Militante dell’ISIS. In Turchia considerato pericoloso, e in Svizzera?

Testo

Uno dei 3 iracheni condannati nel 2016 dal TPF per sostegno all’ISIS aveva accettato di lasciare la Svizzera. Giunto ad Istanbul in luglio, gli è stato negato l’ingresso e ha dovuto riprendere il volo per la Svizzera, chiedo:

1. per quale motivo la Turchia ha negato l’entrata?

2. se, come appare probabile, lo ha considerato pericoloso, quali misure di sicurezza ha adottato la Svizzera al suo rientro?

3. la Svizzera accoglierebbe jihadisti condannati, che hanno scontato la pena in altri paesi?

 

Risposta della Consigliera federale Simonetta Sommaruga
1. Ciascun paese può, in virtù delle proprie basi legali, rifiutare l’entrata a cittadini stranieri. Tuttavia non vi è nessun obbligo di comunicare al paese di partenza i divieti d’entrata né d’indicarne le motivazioni. Pertanto si possono fare soltanto supposizioni sulla ragione precisa del divieto d’entrata.
2. Le autorità competenti sono in contatto con la persona in questione. Le autorità di sicurezza adempiono il loro compito ricorrendo ai mezzi messi a loro disposizione dalla legge. Le concrete misure adottate non sono rese note dal Consiglio federale. II diritto in materia di stranieri prevede la possibilità di disporre un’espulsione. A tale proposito, la Svizzera è in contatto con diversi paesi di origine, tra cui anche l’Iraq. In tale contesto, occorre trovare una soluzione che salvaguardi la sicurezza interna ed esterna della Svizzera, rispettando al contempo i principi dello Stato di diritto sanciti dalla Costituzione federale e risultanti dagli obblighi internazionali.
3. Con un divieto d’entrata è possibile negare, nel rispetto degli obblighi internazionali, l’accesso al territorio nazionale a cittadini stranieri che perpetrano reati di matrice jihadista se vi sono motivi di ritenere che possano mettere a repentaglio la sicurezza interna o esterna della Svizzera.

Domanda – Colonne al portale sud del San Gottardo. In aumento nonostante Alptransit?

Durante il periodo estivo, il bollettino di infotraffico aggiorna regolarmente sulla lunghezza delle colonne al portale Sud. La percezione è di un aumento del volume di traffico rispetto agli anni precedenti.

Chiedo al Consiglio federale:

– Come è evoluta la situazione (in termini di giorni/ore di coda) nei mesi giugno-agosto (compresi) fra il 2015 e il 2017?

– In caso di aumento, come spiega il Consiglio federale questa tendenza, ritenuto che con l’apertura di Alptransit è aumentata la capacità ferroviaria sullo stesso asse?

Risposta

Poiché non si dispone ancora dei dati per il 2017, le informazioni che seguono sono limitate agli anni 2015 e 2016. Nel periodo da giugno ad agosto, il numero dei giorni di coda al portale sud del San Gottardo è passato da 69 nel 2015 a 78 nel 2016, corrispondenti a un aumento del 13 per cento. Negli stessi mesi, le ore di coda sono aumentate da 662 nel 2015 a 703 nel 2016, evidenziando un incremento del 6 per cento. Al momento non sono possibili affermazioni vincolanti in merito agli effetti sul traffico stradale al San Gottardo derivanti dell’apertura della galleria di base della NTFA.