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Domanda – Dosaggio di Piotta. Cosa fare per evitare nuove tragedie?

Nonostante i miglioramenti introdotti nella segnaletica, sono oramai sette i morti sul tratto di autostrada che precede il dosaggio del Gottardo: difficile imputarli alla sola casualità.

Chiedo al Consiglio federale:

– Sono previste nuove misure per migliorare la sicurezza in questo tratto? Se sì quali?

– Non ritiene di dover aumentare l’informazione in particolare ai camionisti riguardo le distanze di sicurezza e la presenza di tratti di strada pericolosi come il dosaggio al Gottardo, al loro transito in dogana?

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Domanda – Corridoio da 4 metri versante italiano. Come procedono i lavori?

Secondo il rapporto 2016 sui programmi di ampliamento ferroviari, gli interventi di adeguamento a 4 metri del profilo delle gallerie per la parte italiana da Bellinzona verso Luino-Sesto Calende e Gallarate sono iniziati.

Chiedo al Consiglio federale:

1. Saranno mantenuti i tempi previsti per l’adeguamento delle 13 gallerie toccate entro il 2017?

2. È confermata la chiusura della linea Bellinzona-Luino per la seconda metà del 2017?

3. Se sì, dove verranno smistati gli oltre 40 convogli giornalieri su questa tratta?

Risposta del Consiglio federale

1. Si. L’Ufficio federale dei trasporti ha stipulato una convenzione con Rete Ferroviaria italiana (RFI, gestore dell’infrastruttura) in cui sono fissate le scadenze da rispettare. Allo stato attuale, le tempistiche sono confermate.

2. Si. La linea sarà chiusa dal 10 giugno al 9 dicembre 2017. Dal punto di vista logistico, la chiusura e i lavori sono molto complessi ma sono state trovate soluzioni. RFI conferma che tutto è sotto controllo.

3. La maggior parte dei treni (90 per cento) sarà deviata sulla linea del Sempione. La stazione di smistamento Domodossola 2 mette in servizio nei prossimi giorni sei nuovi binari di accettazione policorrente, assicurando la capacità necessaria. Il restante 10 per cento passerà via Chiasso.

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Interpellanza – Infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici: quali misure concrete per contrastare il fenomeno?

Chiedo al Consiglio federale:

1. Quanti, e per quali importi, sono gli appalti pubblici vinti dal gruppo Cossi-Condotte e la controllata LGV?

2. È al corrente delle loro vicende giudiziarie?

3. È ammissibile che ad aziende i cui vertici sono indagati o a processo all’estero per mafia vengano attribuiti appalti pubblici?

4. Non ritiene di inserire nella LF sugli acquisti pubblici una norma di esclusione o revoca d’aggiudicazione per dirigenti di ditte sospettate di infiltrazioni mafiose?

Motivazione
Condotte è una multinazionale italiana attiva nel settore delle infrastrutture di trasporto e ferroviarie. Nel 2008 essa ha acquisito il 75 per cento di Cossi costituendo il Consorzio Cossi-Condotte. Nel 2010 lo stesso ha acquisito la LGV SA, con sede a Bellinzona ed ha quindi di fatto messo piede anche in Svizzera dove vince diversi appalti: nel 2009 lo scavo della Galleria di base del Ceneri, 1 miliardo e 71 milioni di franchi svizzeri; nel 2015 quello del tunnel dell’Albula II, 255 milioni di franchi svizzeri; nel 2017 l’appalto per armasuisse sul Ceneri, 10 millioni ca. Nel 2008, in piena gara di appalto Alptransit, a Condotte viene ritirato in Italia il certificato antimafia e qualche anno dopo in Calabria 5 manager della Condotte sono arrestati con l’accusa di associazione mafiosa per la caduta di un tunnel stradale in fase di esecuzione sulla Salerno-Reggio Calabria: all’origine un patto con la mafia calabrese. Condotte è pure citata in un altro scandalo di grandi opere a Venezia, ed è tuttora sotto processo. Il presidente del Consorzio risulta poi indagato per turbativa d’asta nell’ambito di un appalto da 68 milioni di Euro che secondo l’accusa fu truccato per favorire la società. Questo elenco parziale degli scandali riconducibili a Cossi-Condotte ripropone il grave tema delle infiltrazioni mafiose. In Svizzera a fare la differenza, negli appalti pubblici o privati, è spesso il prezzo: chi entra con tariffe fuori mercato grazie al risparmio sulla manodopera, sul materiale (ossia usandolo più scadente a minor costo per essere rifatturato anche 10 volte tanto), con giri di subappalti che nessuno o quasi controlla, aprendo così le porte alle infiltrazioni mafiose. Una situazione che danneggia le ditte sane, rispettose delle norme, che vengono estromesse dalle gare di appalto a favore di quelle legate al crimine organizzato, con l’aggravante che gallerie, strade, ecc. costruiti con materiale scadente potrebbero diventare un pericolo per tutti.

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Interpellanza – Swisscom e uso di dati personali a scopo di marketing: tutto in regola?

Testo:

Chiedo al CF: 1. Condivide l’iniziativa di Swisscom, al 51% detenuta dalla Confederazione, che avvisa i propri utenti che in futuro, citiamo, “utilizzerà i dati che per realizzare profili della clientela con lo scopo di proporle offerte su misura”? 2. Condivide il principio che per una decisione così importante per la tutela dei nostri dati personali, possa valere la regola “il silenzio vale come assenso”? 3. Non ritiene che con questa mossa Swisscom approfitti della sua posizione di estremo vantaggio sul mercato grazie ad ADMEIRA, società che vede la partecipazione anche di SSR e Ringier e che ha come scopo la raccolta pubblicitaria? 4. Questo modo di procedere da parte di Swisscom è in regola con il quadro legislativo riguardo la protezione dei dati? 5. Se del caso, intende intervenire presso Swisscom per fermare questo tentativo di prelievo gratuito di dati personali a fini di un proprio business pubblicitario molto lucrativo?

Motivazione:

Gli abbonati Swisscom hanno ricevuto nelle scorse settimane una lettera con la quale essa avvisa i propri utenti che in futuro utilizzerà i dati anche per realizzare profili della clientela con lo scopo di proporle offerte su misura. Si rimanda alla lettura della “Dichiarazione generale di protezione dei dati per clienti privati” – un testo di due pagine scritte in carattere microscopico – e al profilo personale sul sito internet di Swisscom, dal quale, previa sua creazione e relativ login, bisogna accedere a due pagine successive e negare l’autorizzazione all’uso dei dati per ragioni commerciali. L’altra modalità è chiamare Swisscom e superare una cascata di segreterie telefoniche per arrivare all’operatore giusto. Se non si risponde negativamente (via internet o per telefono) entro la fine di marzo il contratto si intende accettato e il business dei dati può partire. Al di là della forma, che – oltre ad aver suscitato parecchi malumori (i mal pensanti potrebbero interpretarla come una strategia consapevolmente orchestrata per scoraggiare gli utenti) – nel concreto, in caso di mancata risposta Swisscom può utilizzare i dati personali di milioni di abbonati a scopi commerciali. E ciò a qualche mese dalla creazione di ADMEIRA, che dice essere la maggiore società di commercializzazione pubblicitaria della Svizzera con un portafoglio multimediale di opportunità pubblicitarie, di cui Swisscom è – non a caso – pure azionista.

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Mozione – Veicoli autonomi: occorre definire al più presto il quadro legislativo!

Testo

Il Consiglio federale è incaricato di definire al più presto il quadro legislativo, elaborando le necessarie modifiche alle diverse leggi applicabili (LCS-RS 741.01, LCA-221.229.1, ecc.) per definire in particolare gli aspetti tecnici e giuridici che regolano l’uso di veicoli autonomi in Svizzera

Motivazione

Il futuro della mobilità sembra oramai segnato e si chiama veicoli autonomi. In sostanza si tratta di veicoli che, grazie a diverse funzioni tecniche (come radar, lidar, GPS, visione artificiale, ecc.), sono in grado di soddisfare le principali esigenze di trasporto senza l’ausilio dell’intervento umano. L’evoluzione in questo nuovo settore è incessante e tutte le maggiori case automobilistiche, ma anche alcuni colossi della Silicon Valley (Google in primis, ma anche altri) stanno investendo moltissimo nello sviluppo di questa tecnologia. Di pari passo si stanno moltiplicando le prove per testare questo tipo di veicoli, anche nel traffico stradale, non senza ovviamente qualche problema (v. ad es. https://www.nzz.ch/schweiz/selbstfahrender-minibus-postauto-unterbricht-test-nach-unfall-ld.118212). Nessuno è in grado di prevedere quale sarà l’evoluzione dei veicoli autonomi e quando la tecnologia potrà essere ritenuta affidabile sotto tutti i punti di vista. In ogni caso la tendenza appare irreversibile per cui è opportuno confrontarsi tempestivamente con tutta una serie di problemi che questa nuova frontiera della tecnologia pone. E’ infatti evidente che siamo di fronte a un cambio di paradigma che rimette in discussione le regole che sono attualmente in vigore. Ciò ci impone conseguentemente di adattare il quadro legislativo in modo da regolamentare alcune questioni fondamentali e delicate, come ad esempio (l’elenco non è esaustivo): i requisiti tecnici di questi veicoli, le norme di sicurezza (che dovranno essere molto elevate visto il carattere innovativo dei veicoli), la riconoscibilità degli stessi per gli utenti della strada, il tema della privacy e non da ultimo le questioni giuridiche legate alle responsabilità in caso di incidente, anche nell’ottica assicurativa.

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Domanda – TIR stranieri con emissioni inquinanti taroccate

Testo

Secondo una ricerca giornalistica (ZDF, SRF e RSI), il 20 per cento dei TIR stranieri inquinano più del dovuto ricorrendo ad una sostanza che simula la presenza dell’additivo Adblue anche quando è finito.

Chiedo al Consiglio federale:

1. Cosa hanno rilevato le verifiche sugli ossidi di azoto presso il Centro di controllo di Erstfeld?

2. Non ritiene di dover potenziare il Centro di Chiasso per svolgere più controlli alla frontiera?

3. A quanto ammonta il danno economico (tasse agevolate a TIR che però inquinano di più?

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Domanda – PMI poco tutelate dalla criminalità informatica. Che fare?

Testo

La Centrale di allarme svizzera (Melani) vigila ed emana direttive contro la cyber criminalità. Uno studio pubblicato in dicembre (www.kmu.admin.ch) rivela che attualmente solo il 2,5 per cento delle PMI posseggono una protezione adeguata.

Considerato che gli hacker attaccano con maggior frequenza le PMI, e che già si stima un danno finanziario plurimilionario, chiedo al Consiglio federale:

1. Come valuta questa situazione?

2. Cosa intende fare per aumentare la tutela delle PMI svizzere dalla criminalità informatica?

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Interpellanza – In base a quali criteri la Fondazione Pro Helvetia ha sussidiato un Festival italiano che propone scene porno?

Testo:

Il Terni Festival, finanziato da diversi enti tra cui Pro Helvetia (con 6’000 Euro), ha presentato uno spettacolo dal titolo Schonheitsabend, co-prodotto da Austria, Olanda, Belgio e Germania che prevedeva una parte di sesso esplicito tra due attori. Chiedo al CF:

1. Quanti e quali sono gli spettacoli teatrali esteri finanziati da Pro Helvetia?

2. In base a quale norma dell’Ord. sui sussidi della Fondazione (RS 442.132.2), Pro Helvetia ha deciso di stanziare ca. 6’400 fr. a un festival di teatro in Umbria?

3. Con riferimento all’art. 4 (criteri di idoneità) della suindicata Ord., quali “legami con la Svizzera” e quale “interesse nazionale” lo spettacolo in questione avrebbe con il nostro Paese?

4. Con riferimento all’art. 4 cpv. 2 lett. 4 (interesse nazionale), ritiene il CF che suddetto spettacolo tratti in un qualche modo un “tema importante della vita culturale della Svizzera”? Se sì, a quale tradizione culturale si riferisce in particolare?

5. Con riferimento all’art. 7 cpv. 2, ritiene il CF che il sussidio al Festival di Terni abbia facilitato l’accesso alla cultura della popolazione elvetica e fornito un contributo particolare alla pluralità culturale o linguistica del nostro Paese? Se sì, in quale modo?

6. Cosa intende fare il CF per evitare che in futuro si finanzino progetti culturali avulsi da quanto disposto dall’Ord. sui sussidi della Fondazione Pro Helvetia?

Motivazione:

Lo scorso 24 settembre il Festival di Terni ha messo in scena lo spettacolo Schonheitsabend, con una parte di sesso esplicito (anale) tra due attori. Una trovata oscena, affatto originale, pseudo-culturale, ma soprattutto scandalistica. Le reazioni della critica, della stampa e della politica non sono mancate (v. http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/02/teatro-il-sesso-esplicito-in-scena-e-utile-o-solo-provocatorio/3062428/ e http://www.today.it/politica/terni-festival-soldi-pubblici.html). Il tutto potrebbe anche non riguardarci visto che parliamo di un festival italiano, sennonché il medesimo riceve finanziamenti da parte di Pro Helvetia, che ha come mandato il sostegno “dell’arte e della cultura svizzera con l’intendo di promuoverne la varietà e la qualità” e il “patrocinio di progetti di interesse nazionale”. La promozione della cultura svizzera da parte di Pro Helvetia –  finanziata con denaro pubblico – dovrebbe attenersi al mandato previsto dalla legge.

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Interpellanza – Infiltrazioni mafiose, cancrena degli appalti pubblici?

Testo:

Dal 2010, sono 13 le inchieste sulle organizzazioni mafiose che hanno coinvolto la Confederazione. In tutto sono state arrestate 39 persone, in vario modo, legate al nostro paese. Nel mirino soprattutto il Ticino, ma anche GR, TG, ZH e VS. Le magistrature ticinesi e anche italiane hanno più volte messo in guardia le autorità contro queste infiltrazioni, in particolare nell’ambito degli appalti pubblici. Chiedo al CF: 1. Ha informato dettagliatamente uffici e servizi federali sul fenomeno e se sì in quali termini? 2. Ritiene di avere a disposizione sufficienti informazioni e mezzi per poter far fronte a una simile minaccia? 3. Come valuta l’infiltrazione mafiosa nel cantiere Alptransit, emersa durante il processo istituito contro tre responsabili del progetto, ritenuti responsabili della morte di un operaio? 4. Alla luce di questi fatti non ritiene il CF che vi sia il rischio di infiltrazioni mafiose in altri appalti pubblici gestiti dalla Confederazione

Motivazione:

Dalle dichiarazioni del Procuratore generale ticinese John Noseda (Corriere del Ticino, 25.7.2016), la mafia italiana si sta infiltrando nell’economia ticinese e anche svizzera. Nell’intervista, il magistrato descriveva situazioni di sfruttamento di manodopera, trattenute sui salari, fallimenti pilotati, ecc. In un’altra intervista (ilfattoquotidiano.it, 9.6.2016), il presidente delle Polizie comunali, Dimitri Bossalini, ha dichiarato: “Sono molto preoccupato per l’infiltrazione della criminalità organizzata in Ticino, sta erodendo letteralmente il tessuto economico. Se non facciamo qualcosa si compreranno tutto”. Sono parole insolitamente forti cui si aggiungono quelle del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Antonio de Bernardo, che ha coordinato diverse inchieste sulle ramificazioni della ‘ndrangheta in Svizzera, in un conferenza a Lugano (18.5.2016): “Dovete fare soprattutto attenzione agli appalti pubblici, settore che sta in cima al programma di investimenti dell’organizzazione mafiosa. Lì si possono fare guadagni enormi. Mettendo le mani sui soldi statali si possono controllare anche aziende e lavoro. Uno strumento di potere fondamentale”. Affermazioni gravi e inquietanti che non sono mai state smentite e anzi più volte ripetute dai magistrati. Ignorare questo fenomeno sarebbe sbagliato e pericoloso.

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Mozione – Espulsione di terroristi verso i loro paesi di origine, sicuri o meno

Testo:

Il Consiglio federale è incaricato di modificare la prassi procedendo all’allontanamento di jihadisti condannati per atti a favore dell’ISIS nei rispettivi paesi, anche se questi sono considerati “paesi poco sicuri”, facendo così prevalere l’art. 33 cpv. 2 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati (0.142.30) rispetto all’art. 25 cpv. 3 Cost. federale.

Motivazione:

In questi ultimi anni la Svizzera ha rafforzato la lotta contro le attività terroristiche sotto il profilo preventivo e repressivo, procedendo alla modifica di diverse basi legali. Tuttavia nella sua risposta all’interpellanza 15.4179 il Consiglio federale ha dichiarato “le persone che mettono in pericolo la sicurezza interna sono allontanate dalla Svizzera. È però fatto salvo l’articolo 25 capoverso 3 della Costituzione federale (Cost.; RS 101), secondo cui nessuno può essere rinviato in uno Stato in cui rischia la tortura o un altro genere di trattamento o punizione crudele o inumano. La medesima garanzia è sancita all’articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101)”. Quindi nella prassi vengono fatte prevalere le norme a garanzia del condannato rispetto alla sicurezza del nostro Paese. Con la presente mozione si chiede, invece, che nella prassi venga data precedenza alla sicurezza interna, applicando la norma internazionale formulata all’art. 33 cpv. 2 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati che recita: “La presente disposizione (ndr. di non espulsione) non può tuttavia essere fatta valere da un rifugiato se per motivi seri egli debba essere considerato un pericolo per la sicurezza del paese in cui risiede oppure costituisca, a causa di una condanna definitiva per un crimine o un delitto particolarmente grave, una minaccia per la collettività di detto paese”. I recenti casi di condanne a jihadisti hanno sollevato il problema della gestione di persone fortemente ideologizzate e a rischio di recidiva per la sicurezza interna una volta scontata la pena e scarcerati. Del resto altri Stati europei stanno adottando misure di espulsione di rifugiati fiancheggiatori di attività di terrorismo nei rispettivi paesi (nella fattispecie Iraq e Siria) motivandole con ragioni di sicurezza interna.