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Forza del franco e opportunità nascoste

L’inarrestabile ascesa del franco continua ad alimentare grandi preoccupazioni nei settori economici e bancari elvetici. In questi giorni il franco ha toccato nuovi record, sia nei confronti dell’euro che del dollaro, sfiorando la soglia psicologica della parità con la prima moneta.
Un livello drammatico per l’economia svizzera, il cui svantaggio principale sta nel possibile crollo delle esportazioni, un punto chiave del prodotto interno lordo.
Stando al presidente della Swissmem (organizzazione che riunisce l’industria metalmeccanica ed elettrica nonché i settori affini orientati alla tecnologia), citato in una nota stampa di economiesuisse del 15 luglio scorso, un terzo delle imprese dell’industria dell’elettronica, delle macchine e del metallo è confrontata a perdite operative ed è costretta a ricorrere
alla propria sostanza, senza avere margini per investimenti nel futuro. Ma del franco forte soffrono anche numerosi fornitori, il turismo così come l’intera attrattività della piazza economica svizzera. Anche se i meccanismi sembrano sfuggire al controllo delle autorità di controllo dei mercati monetari internazionali, ciò non significa che politica ed economia non possano fare nulla. Le autorità politiche svizzere e cantonali sono anzi chiamate a trovare ricette per mettere in campo una politica economica di crescita coerente, sul lungo termine, in un momento in cui gli altri Stati stanno vivendo una delle peggiori crisi economiche e sociali degli ultimi 80 anni.
Tra queste misure, mi preme ricordare una proposta molto semplice che avevo formulato con l’allora collega in Gran Consiglio Rinaldo Gobbi nel 2009, che chiedeva di rifinanziare l’oramai esaurito credito destinato alla partecipazione a fiere specialistiche quale misura certamente interessante dal punto di vista del sostegno alle attività imprenditoriali e della promozione del territorio, soprattutto in un periodo di difficoltà economica. Dopo un primo scoglio opposto dal governo, la mozione è stata accolta dal parlamento e implementata.
Tuttavia, il successo riscontrato da questa misura è stato molto ampio tant’è che le richieste superano la dotazione del fondo. La congiuntura attuale dovrebbe perciò indurre il governo a intervenire rimpolpando i finanziamenti messi a disposizione delle aziende.
La partecipazione a fiere specialistiche, nazionali e internazionali, relative al proprio settore di attività è infatti da sempre un elemento basilare per lo sviluppo delle imprese perché consente alle aziende interessate di far conoscere i propri prodotti e nel contempo di allacciare altrove rapporti commerciali nel proprio settore. Non vi è quindi dubbio che questa misura sia da rafforzare soprattutto in un periodo di rapide trasformazioni tecnologiche come quella che stiamo vivendo, con ripercussioni positive, in un secondo tempo, anche per l’intera piazza economica ticinese. Un’ apertura verso il mondo mi sembra a maggior ragione vitale in questo periodo allo scopo di orientare le esportazioni ticinesi oramai in flessione verso mercati emergenti quali la Cina, l’India, il Brasile meno toccati dall’attuale crisi. Questo provvedimento non offre di certo la soluzione a una crisi economica di portata globale, ma costituisce un’opportunità molto efficace, a costi contenuti per il Cantone, che consente alle aziende di partecipare a manifestazioni o eventi focalizzati sulle esportazioni, in un momento di grave contrazione dei mercati.

Fabio Regazzi