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Nuova LPT: non facciamoci male da soli!

La revisione della Legge sulla pianificazione del territorio (LPT) provocherà conseguenze disastrose se fosse accettata il prossimo 3 marzo. Oltre alle ragioni istituzionali, che ho sviluppano in un mio precedente contributo su questo tema, vi sono molte altre buone ragioni per bocciare questa riforma sbagliata: vediamone alcune.

1. La revisione ha come obiettivo principale quello della riduzione delle zone edificabili in tutto il paese e di concentrare queste zone nelle regioni urbane. I prezzi dei terreni prenderanno quindi l’ascensore laddove si potrà ancora continuare a costruire, soprattutto nelle regioni in cui la domanda è più forte o dove i terreni sono già cari. È la regola base del mercato: ad una diminuzione dell’offerta fa sempre riscontro un aumento del prezzo. Non si è in effetti mai visto da nessuna parte che la rarefazione di un bene non ne aumenti il suo valore. Di esempi, restando in ambito immobiliare, se ne potrebbero portare parecchi e sono sotto gli occhi di tutti, in particolare in alcune zone del nostro Cantone. Le conseguenze sono facili da immaginare ed andranno a ripercuotersi sui costi delle costruzioni, ciò che porterà all’inevitabile aumento degli affitti. Come se non bastasse la nuova LPT introduce sull’insieme del territorio svizzero una tassa di almeno il 20% (in Ticino – è bene sottolinearlo – il Consiglio di Stato prevede il 40%) del plusvalore. Quindi, oltre a divenire più rari e quindi più costosi, questa nuova imposta aumenterà ulteriormente il prezzo dei terreni. Con buona pace della sinistra che afferma di voler difendere la categoria degli inquilini, ma che sostiene questa revisione di legge che invece li penalizzerà.

2. Tutti i cantoni e tutte le regioni saranno toccati dalla revisione, ancorché in proporzioni diverse. I promotori della LPT tentano di minimizzare gli effetti di questa legge, lasciando intendere che solo i meno virtuosi, cioè quei cantoni che nel passato avrebbero gestito allegramente il territorio, saranno costretti ad adottare dei provvedimenti. A questo riguardo è importante sapere che fra questi rientra anche il Ticino, che – applicando i parametri previsti dalla nuova LPT – dovrebbe cancellare una parte importante delle zone edificabili (secondo una statistica federale addirittura il 73%!). Detto in altri termini occorrerà a procedere a tutta una serie di dezonamenti, anche nelle zone periferiche, che andranno a toccare numerosi proprietari che si vedranno confrontati con una procedura di espropriazione del proprio terreno.

3. Ma non è tutto. Oltre all’aumento degli affitti e delle tasse sulla proprietà, questa modifica di legge porterà ad una situazione di incertezza del diritto, con conseguente incremento esponenziale della burocrazia e della conflittualità. Avremo così tribunali sommersi da cause legali per contestare decisioni di dezonamento, sull’ammontare delle indennità di esproprio e, non da ultimo, sulle tasse per la compensazione del cosiddetto vantaggio pianificatorio. Una manna sicuramente per pianificatori, avvocati e fiscalisti, ma non di certo per il cittadino toccato da questi provvedimenti che sarà confrontato con procedure lunghe e costose.

Con tutta la buona volontà non sono riuscito a trovare un solo buon motivo per sostenere questa nuova legge che non esito a definire inutile, sbagliata e dannosa. Votiamo quindi un convinto NO alla riforma della LPT!

L'aggressione è avvenuta a Giornico-1

Revisione LPT: anche Napoleone avrebbe votato NO!

Il prossimo 3 marzo il popolo svizzero sarà chiamato a votare sul referendum contro la nuova Legge sulla pianificazione del territorio (LPT). Il tema è complesso ed estremamente insidioso per le conseguenze che questa modifica avrebbe per il Ticino. Riassunti all’osso, gli elementi centrali della novella legislativa sulla quale dovremo pronunciarci sono da un lato la limitazione delle zone edificabili per il prevedile fabbisogno dei prossimi 15 anni (con possibilità quindi di imporre dezonamenti!), dall’altro l’obbligo di compensazione dell’eventuale vantaggio pianificatorio in caso di azzonamento con un’aliquota di almeno il 20% (tradotto dal linguaggio burocratese  si tratta di una nuova tassa sulla proprietà immobiliare). Dulcis in fundo le disposizioni transitorie imporranno di fatto una moratoria di 5 anni dall’entrata in vigore della nuova legge su eventuali ampliamenti delle zone edificabili. Senza attendere che il popolo si sia pronunciato sul referedum contro la revisione della LPT, lo scorso mese di dicembre il Consiglio di Stato, con un tempismo inusuale, ha presentato il messaggio sulla modifica della Legge sullo sviluppo territoriale (Lst), che riprende gli elementi della LPT in votazione rendendoli ancora più restrittivi. Ad esempio anche l’aumento del potenziale edificatorio sarà soggetto ad una tassazione del 30%, mentre per un eventuale azzonamento verrà prelevata un’aliquota al 40%, il doppio del minimo previsto dalla LPT! Questa incomprensibile fuga in avanti del nostro Governo lascia intendere chiaramente cosa ci attende se la riforma a livello federale fosse accolta.

Vi sono poi altri due aspetti a mio avviso critici. Il primo riguarda la grave violazione che verrebbe perpetrata ai danni della proprietà fondiaria, già parecchio tartassata dal nostro sistema fiscale. Non solo lo Stato si arrogherà il diritto di prelevare un’imposta a fronte di un cosiddetto vantaggio pianificatorio (che deve comunque rispondere ad un interesse pubblico), ma addirittura è previsto l’obbligo di procedere a dezonamenti. In altri termini ad ogni proprietario potrebbe essere imposto, seppur dietro indennizzo, il declassamento di un terreno edificabile a terreno agricolo perché il fondo non rientra nel prevedibile fabbisogno dei prossimi 15 anni. Il secondo elemento problematico di questa riforma ripropone uno scenario déjà vu. Siamo di fronte all’ennesimo grave attacco al federalismo, uno dei pilastri del nostro sistema democratico che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo della Svizzera. In effetti i Cantoni, e di riflesso i Comuni, perderanno molte delle loro competenze pianificatorie e dovranno sottostare a disposizioni dirigistiche e centralistiche dettate da Berna, che verranno poi applicate con rigore da solerti funzionari.

Non abbiamo ancora digerito il boccone amaro dell’iniziativa Weber sulle residenze secondarie, le cui ripercussioni si faranno sentire pesantemente anche in Ticino, che all’orizzonte si profila una nuova minaccia con la riforma della legge sulla pianificazione del territorio. Per non parlare della questione rustici, penoso capitolo ancorato in un’altra legge (nota come PUC-PEIP) imposta da Berna – con buona pace delle autorità cantonali – che sta rendendo particolarmente ardue (ed è un eufemismo!) le riattazioni, almeno di quelle che non hanno avuto la sventura peggiore di finire nelle cosiddette “zone rosse” che a macchia di leopardo disseminano le nostre valli. Per queste ultime il destino appare purtroppo segnato.

Lex Weber, PUC-PEIP e LPT: tre leggi che imbriglieranno fortemente il paesaggio ticinese nel buon nome di un “nuovo” concetto centralistico, omogeneizzante, lesivo delle nostre specificità culturali e in definitiva della nostra autonomia cantonale e locale. A me pare che se parliamo di territorio fra Ticino e Ginevra, rispettivamente fra Appenzello e Zurigo, ci siano ancora delle differenze. Ed è appunto cogliendo queste peculiarità che i legislatori che hanno disegnato la Svizzera moderna, le hanno dato un assetto confederale e non centrale. Napoleone lo capì con l’Atto di Mediazione del 1803 attribuendoci una Costituzione di stampo federalista. Quello che è successo di recente con le residenze secondarie, i rustici e purtroppo magari anche con la LPT dovrebbe insegnarci che è proprio nell’ambito della pianificazione del territorio e della sua gestione che occorre difendere con forza il modello federalista.

Per evitare altri corsetti all’autonomia territoriale del nostro Cantone, diciamo di NO alla nuova LPT!

sanita

Rimborso dei premi malattia. Un furto legalizzato?

Un “furto legalizzato” e un “gravissimo atto di ingiustizia non solo ai danni dei cantoni e della loro popolazione, ma anche nei confronti di alcuni capisaldi su cui si fonda la coesione nazionale: lo spirito di solidarietà confederale, la giustizia, l’equità, il reciproco rispetto tra Cantoni e la loro popolazione”. Questo il tenore della Lettera aperta inviata dal Gran Consiglio del Cantone Ticino ai membri della Commissione della sanità degli Stati dopo la decisione del 22 gennaio scorso di bocciare il progetto del Consiglio federale per il rimborso dei premi pagati in eccesso da nove cantoni, tra cui il Ticino.

Bene ha fatto il nostro Gran Consiglio mostrando fermezza, determinazione e grande dignità istituzionale nel condannare una decisione gravemente lesiva per tutti i cittadini ticinesi.

Il pomo della discordia riguarda le cosiddette “riserve”, che ammontano a 1,7 miliardi di franchi, costituite da quanto gli assicurati dei nove cantoni hanno pagato in più tra il 1996 e il 2011 per i loro premi di cassa malati, soldi che sono serviti a tenere artificiosamente bassi i premi in altri cantoni. Un problema che l’allora ministro della sanità Pascal Couchepin aveva negato per anni, prima di fare marcia indietro ed ammettere pubblicamente il maltolto: era il 2005, nove anni dopo l’entrata in vigore della LAMal. Occorrerà attendere altri 7 anni, il mese di febbraio 2012, per infine veder licenziato il messaggio del Consiglio federale che conteneva la proposta di ristorno parziale dei premi. Sono così trascorsi 16 anni (!), durante i quali il Ticino ha regolarmente versato più del dovuto: ben 140 milioni (somma calcolata dall’Ufficio federale della sanità con una nuova metodologia), che però il Dipartimento della sanità diretto da Paolo Beltraminelli contesta, sostenendo che i milioni pagati in eccesso ammonterebbero a 235 milioni (secondo il metodo di calcolo “tradizionale”).

Al di là della guerra delle cifre, e delle due proposte sul tavolo (messaggio del Consiglio federale e compromesso della Conferenza dei direttori cantonali della sanità), dieci giorni fa la Commissione competente per 10 voti contro 3 ha deciso di non entrare in materia. La levata di scudi da parte dei cantoni è stata proporzionale all’importo in gioco: Ginevra, cantone “creditore” ha votato una mozione che chiede il blocco dei flussi perequativi verso Berna; Vaud ha incaricato il suo Governo di trovare adeguate misure di ritorsioni, mentre Zurigo sta meditano misure analoghe a quelle di Ginevra.

Non mi pare di ricordare, almeno nella storia recente della Confederazione, reazioni tanto virulente da parte dei Cantoni, ma nemmeno decisioni così discriminatorie e penalizzanti da parte di una commissione parlamentare.

Qualcosa si è nel frattempo mosso, poiché la Presidente della Commissione della sanità qualche giorno fa ha annunciato che avrebbe fatto ritirare la trattanda dall’ordine del giorno della sessione primaverile per ridiscuterla al loro interno. Speriamo mantenga la promessa in occasione della prossima seduta commissionale prevista per lunedì 11 febbraio. L’iter parlamentare della sanatoria sui premi versati in eccesso è dunque solo agli inizi e i Cantoni sotto la cupola di Palazzo federale si stanno già organizzando. La storia delle nostre istituzioni dimostra che con le minacce si ottiene poco, ma con le proposte argomentate e consensuali si è di regola vincenti. Occorre dunque che i Cantoni facciano fronte comune attorno a una soluzione che rispetti il sacrosanto principio che a fronte di un danno subìto occorre porre rimedio. Non riconoscere questo atto di giustizia, significherebbe incrinare per lungo tempo la credibilità nelle nostre istituzioni e spianare la strada a soluzioni apparentemente più allettanti la cui efficacia non è per nulla dimostrata.

Bank employees at the "Workplace of the Future" of UBS bank in Zurich, Switzerland, pictured on September 26, 2012. (KEYSTONE/Martin Ruetschi) 

Bankangestellte arbeiten am 26. September 2012 im "Workplace of the Future" in der UBS in Zuerich, Schweiz. (KEYSTONE/Martin Ruetschi)

Perché il sindacato Travail Suisse e la Fondazione Ethos sono per il controprogetto all’iniziativa Minder?

Nelle ultime settimane i diversi partiti del panorama politico svizzero, così come le associazioni che rappresentano gli interessi più disparati, hanno preso posizione in merito all’iniziativa “contro le retribuzioni abusive” – la cosiddetta iniziativa Minder – in votazione il 3 marzo prossimo. Non si può negare che l’iniziativa – che purtroppo non dà una risposta al nobile scopo di combattere i salari sproporzionati – sta raccogliendo simpatie anche nei ranghi borghesi, e questo nonostante i partiti storici la combattano uniti. Sorprende però vedere come si comportano le associazioni sindacali e altre istituzioni che da anni si profilano criticando comprensibilmente eccessi salariali che nulla hanno a che vedere con il modello di successo svizzero. Una di queste è la conosciutissima Fondazione Ethos per gli investimenti sostenibili e l’azionariato attivo, che tra i suoi scopi ha quello di promuovere un “contesto socioeconomico prospero che serva agli interessi della società intera e delle future generazioni”. I salari esorbitanti sono da tempo un problema gigantesco agli occhi della Fondazione che in queste settimane si batte con determinazione a sostegno del controprogetto all’iniziativa Minder. Sulla sua pagina (www.ethosfund.ch), la fondazione riassume i vantaggi del controprogetto che entrerebbe in vigore se l’iniziativa venisse respinta. Ethos sottolinea che purtroppo “l’iniziativa fissa delle regole nella Costituzione, le cui modalità di applicazione dovranno essere definitive dopo un lungo processo di elaborazione a livello di legge”, mentre il controprogetto è una soluzione “veramente efficace”, poiché “rafforza i diritti degli azionisti in modo più appropriato rispetto all’iniziativa popolare”. Anche il sindacato (!) Travail.Suisse (www.travailsuisse.ch) si oppone all’iniziativa: dalla presa di posizione si percepisce un forte malumore nei confronti dei salari eccessivi, che avevano fra l’altro indotto il sindacato a sostenere l’iniziativa quando è stata lanciata. “Tuttavia – si legge sul sito – considerato il controprogetto, l’iniziativa ha compiuto la sua missione. Un NO all’iniziativa Minder porterà ad una miglior soluzione”. Travail.Suisse conclude pertanto che “tutto sommato le ricadute negative dell’iniziativa sono preponderanti e, per questa ragione, anche nell’ottica degli impiegati e dei lavoratori, occorre prediligere la miglior soluzione dicendo NO all’iniziativa”. Toni senza dubbio forti da parte di un sindacato! E che gli impiegati e i lavoratori non ci guadagnino sembra appurato: infatti pure l’Unione sindacale Svizzera (USS) non sostiene Minder, visto che invita i propri aderenti a votare scheda bianca.

Nel corso di alcuni dibattiti cui ho partecipato molti hanno affermato che appoggiando l’iniziativa Minder si vuole dare un segnale contro anni di salari sproporzionati e immeritati. Dobbiamo però stare attenti perché l’iniziativa sarà una vittoria di Pirro che creerà alla nostra economia e alla società molti più problemi di quanti ne risolva. Ci ritroveremo infatti con 24 rigide disposizioni costituzionali proposte da Minder che poco o nulla hanno a che fare con i salari dei manager e che metteranno a repentaglio la competitività della Svizzera. Dunque, dall’UDC al PLR al PPD, passando per la Lega dei Ticinesi fino a Travail.Suisse e Ethos, le posizioni sono chiare.

Tutti noi siamo indignati di fronte a certi eccessi retributivi che si sono verificati nel recente passato. Come imprenditore a capo di una piccola azienda famigliare, e che quindi non è di certo toccato dal tema in votazione, invito a valutare le soluzioni proposte non in base alle emozioni ma con un approccio razionale. Ed allora bisogna avere il coraggio di riconoscere che l’iniziativa, seppur lodevole nei suoi intenti, non riuscirà a vietare i bonus stratosferici ma nel contempo aumenterà la burocrazia. Da questo punto di vista il controprogetto rappresenta di gran lunga il mezzo più idoneo e immediato, visto che entrerà in vigore subito. Per questo è fondamentale votare NO all’iniziativa Minder. Verrà così adottata una tipica “solution suisse”: semplice, concreta ed efficace.