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Obblighi di denuncia e di testimonianza in caso di abusi sui bambini: la competenza è cantonale?

Nella risposta del 20.02.2013 alla mia mozione 12.4068 dal titolo “Obblighi di denuncia e di testimonianza in caso di abusi sui bambini”, il Consiglio federale scrive “Chiunque, nello svolgimento di un’attività ufficiale, apprende che una persona versa in tali condizioni è tenuto ad avvisare la competente autorità. Il concetto di ‘attività ufficiale’ va interpretato in senso lato conformemente al messaggio (FF 2006 6463). I cantoni possono tuttavia prevedere ulteriori obblighi di avviso (art. 443 in combinato disposto con l’art. 314 cpv. 1 CC”.
Questa passaggio, se confermato, è in contrasto con le informazioni assunte presso l’Amministrazione federale, e più precisamente presso il medesimo Ufficio federale di giustizia per il tramite di un parere emesso il 20.11.2012, dal Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino, il quale in data 18.12.2012 comunicava alla Deputazione ticinese alle Camere che l’iniziativa generica di Alex Pedrazzini “Dovere di segnalazione degli abusi sui bambini. Basta al: ‘non so, non ho visto, se c’ero dormivo'”, accolta dal Gran Consiglio all’unanimità il 26.09.2012, non poteva essere applicata dal Cantone poiché in contrasto con il principio della preminenza del diritto federale. Per questa ragione ho poi presentato al Consiglio federale la mozione di cui sopra.
Preciso, che contrariamente a quanto affermato dal Consiglio federale nella sua risposta del 20.02.2012, la mia mozione non chiedeva l’introduzione di un obbligo generale di denuncia, bensì un obbligo di denuncia limitato ai casi di pedofilia o di violenza sui bambini.

Con la presente interpellanza chiedo al Consiglio federale:
– di confermare che ai Cantoni è data la facoltà di introdurre nella loro legislazione l’obbligo di informazione/segnalazione/denuncia.

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Affinché i pedofili non lavorino più con fanciulli

Il Consiglio nazionale ha deciso ieri che l’iniziativa popolare “Affinché i pedofili non lavorino più con i fanciulli” verrà sottposta al popolo senza controprogetto.

Da tempo in Svizzera ci si batte affinché la lotta contro il fenomeno degli abusi sessuali sui minori resti tra le priortà politiche. Si tratta di un tema che mi sta a cuore e che – prendendo a prestito una definizione di Alex Pedrazzini – nel mio intervento in aula a sostegno dell’iniziativa ho qualificato “reato dello schifo”.

Nel nostro Paese alcuni passi per perseguire questi esseri spregevoli sono già stati compiuti. L’8 febbraio 2004 Popolo e Cantoni hanno adottatto l’iniziativa popolare “Internamento a vita per criminali sessuomani o violenti estremamente pericolosi e refrattari alla terapia” e il 30 novembre 2008 quella sull’imprescrittibilità dei reati di pedofilia. Non da ultimo ho recentemente presentato una mozione che chiede d’inserire nella legislazione federale una norma che obblighi ogni cittadino a conoscenza di simili “atti dello schifo” a segnalarli, non trincerandosi dietro l’odierno comodo ma osceno “non è affar mio”. La risposta del Consiglio federale è stata purtroppo negativa, rimandando la palla ai cantoni, che però non hanno competenza per decidere. Tornerò comunque alla carica con un nuovo atto parlamentare.

Ma questa è musica del futuro. Oggi, o meglio ieri, grazie all’adozione dell’inizativa popolare di Marche Blanche una persona condannata per pedofilia non potrà più esercitare (e questo per sempre!) un mestiere o un’attività extraprofessionale a contatto con minori. Invece di fare l’insegnante, l’allenatore o l’assistenze sociale, una volta scontata la pena, il pedofilo potrà intraprendre una riqualifica professionale e lavorare come meccanico, giardiniere o spazzacamino…, ma dovrà restare alla larga dai giovani.

Durante il dibattito sono stati evidenziati alcuni ostacoli giuridici che si dovranno superare in caso di accoglimento dell’iniziativa popolare. Vorrei tranquillizzare gli scettici su questo aspetto, tutto sommato marginale. Come è stato il caso per altre iniziative, anche per questa sono convinto che una volta approvata dal popolo il Governo saprà trovare le formulazioni adeguate al testo e alla sua applicazione senza dover scomodare le diverse Corti internazionali. D’altronde il Popolo svizzero ha già approvato altre iniziative di dubbia compatibilità con la Costituzione e il diritto internazionale senza che per questo il cielo è caduto sulle nostre teste!

In Svizzera i reati sessuali su fanciulli registrati dalla polizia corrispondono a una media di quattro casi al giorno (uno ogni 6 ore!) e questa è solo la parte visibile dell’iceberg. Occorre pertanto mettere in campo tutti gli strumenti di prevenzione e di repressione per lottare contro l’omertà, il tabù e l’indifferenza mista a vigliaccheria che celano la terribile piaga sociale che è costituita dalla pedofilia. L’iniziativa di Marche Blanche rappresenta un passo nella giusta direzione. Io la sosterrò con convinzione senza perdere di vista l’esigenza che occorre lavorare ancora molto soprattutto sulla prevenzione affinché simili reati bestiali non si producano. La lotta contro questo ignobile reato deve continuare su tutti i fronti.

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Adattarsi per sopravvivere: la Fondazione AGIRE

Secondo le statistiche ufficiali nel Cantone Ticino entrano oltre 55mila frontalieri. Un numero importante di persone per un cantone di poco più di 336mila abitanti. Una necessità e una risorsa, da un lato, per la nostra economia, ma anche un rischio per alcune categorie professionali costrette a confrontare con il fenomeno del dumping salariale e le conseguenze che ne derivano.  Per i ticinesi, al di là di talune sirene che invitano alla politica barricadiera, occorre da un lato difendere gelosamente la dignità professionale, lavorativa e anche salariale della nostra manodopera, ma anche fare di necessità virtù. Il Cantone Ticino, unico Cantone della Svizzera situato a Sud delle Alpi, rappresenta la porta d’ingresso verso il nord dell’Italia e si trova in posizione geografica strategica, crocevia del traffico commerciale europeo sull’asse Nord-Sud. La compenetrazione delle due realtà, quella ticinese e quella lombarda, sono ineluttabili e costituiscono tutto sommato anche un’opportunità se si raccoglie la sfida con ingegno e spirito imprenditoriale.

Da imprenditore attivo in politica, che ha oramai varcato la fatidica soglia dei 50 anni, sinonimo di esperienza, maturità e (per chi li ha…) anche di capelli grigi, è fondamentale poter continuare a confrontarsi con la comunità con cui passo una buona parte della mia vita professionale: quella degli innovatori e degli imprenditori, da sempre la forza propulsiva della nostra economia.

Mi colpisce costatare quanto siano sempre più giovani questi nuovi capitani d’industria e quanto nel contempo il loro lavoro appaia distante dalle attività dei funzionari governativi chiamati a volte a regolare le loro attività.

Trovandomi al punto d’intersezione tra l’amministrazione pubblica e gli imprenditori, penso sia necessario avvicinare gli uni agli altri. Appare sempre più chiaro che il Ticino saprà reggere la concorrenza italiana solo grazie alla sua capacità di supportare e dare spazio all’innovazione.

È l’innovazione che può immettere nuova energia nella macchina dei nostri sistemi economici. Il Ticino lo fa da qualche anno anche per il tramite della fondazione AGenzia per l’Innovazione REgionale del Cantone Ticino (AGIRE), la piattaforma cantonale per il trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie e per la promozione dell’imprenditorialità del Cantone Ticino. Gli attori sono il Cantone Ticino, l’Università della Svizzera Italiana (USI), la Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI), l’Associazione Industrie Ticinesi (AITI), la Camera di commercio del Cantone Ticino (Cc-TI), gli Enti Regionali di Sviluppo e la città di Lugano. Tra i suoi scopi AGIRE persegue in particolare la diffusione nelle imprese e nel territorio del Cantone Ticino delle conoscenze e delle tecnologie per promuovere i processi innovativi che portano alla creazione di nuovi prodotti o servizi, di nuovi sistemi produttivi e di nuove modalità organizzative e di collaborazione, lo sviluppo di un più marcato spirito imprenditoriale, sostenendo la creazione di nuove aziende e favorendo la creazione di posti di lavoro qualificati e il sostegno allo sviluppo economico cantonale. Un esempio interessante di collaborazione fra enti a diversi livelli, che uniscono le forze e le competenze per stimolare la ricerca e l’innovazione.

Nel mondo economico di oggi dobbiamo aggiornare le osservazione di Charles Darwin e ammettere che non è il più forte della specie a sopravvivere, ma chi più si adatta al cambiamento. Una sfida che può essere vinta solo grazie alla capacità di innovazione.

 

Link: http://www.agire.ch/

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Discorso presso la Società Svizzera di Milano, in vista dei festeggiamenti del 1° di agosto 2013

L’Italia, la Svizzera e il Ticino

 

Signor Console generale, Massimo Baggi,

Signor Presidente della Società Svizzera di Milano, Jean Pierre Hardegger,

Gentili signore, egregi signori,

e soprattutto care e cari Concittadini residenti a Milano e nel milanese,

 

Sono per me un grande onore e un privilegio, ma soprattutto un piacere personale, poter festeggiare con voi il Primo di Agosto e vi sono grato per questa opportunità. È la prima volta che vengo invitato a commemorare l’anniversario della nostra Patria con due settimane di anticipo e per di più all’estero.

Il giorno della Festa nazionale è comunque sempre un momento di riflessione.

È un giorno speciale perché è il momento di ravvivare le tradizioni e rinnovare i legami con il Paese natale. È il giorno in cui dare spazio all’orgoglio, all’amore per la Patria e magari a un po’ di nostalgia.

“La patria degli altri va rispettata, ma la propria bisogna amarla!” recita una massima che mi ha accompagnato durante la mia formazione e ora anche nella mia carriera politica di eletto a Berna.

Come ben sapete, la Svizzera vive da sempre dei propri scambi con altri Paesi. Numerosi sono gli Svizzeri che con una grande capacità di adattamento si sono trasferiti e hanno portato il loro bagaglio di conoscenze e di capacità in altre realtà. A Milano i nostri antenati sono emigrati per motivi economici, dove ancora oggi esercitano mestieri diversi.

Nel corso dei decenni il cantone Ticino, il lembo di Svizzera più vicino a voi, tra errori e ritardi, ha saputo emanciparsi dalle pesanti gabbie della tradizione ed agganciare i suoi vagoni alle due locomotive che sbuffavano alle sue porte: quella svizzero-tedesca e quella lombarda. Basti pensare al passaggio dalle mulattiere alla ferrovia, poi all’autostrada e alla linea superveloce di AlpTransit.

La Svizzera intrattiene relazioni con l’Italia da 150 anni. È stato il secondo paese, dopo la Gran Bretagna, a riconoscere lo Stato italiano. In questo rapporto il Ticino ha sempre avuto una posizione centrale, fungendo da ponte tra i due paesi grazie alla sua identità linguistica e culturale. Il Ticino per lungo tempo periferia, nella seconda metà del XX secolo è diventato una regione integrata e raccordata a Zurigo e Milano.
Particolarmente intenso è lo scambio lungo il confine in comune, dove più di 63’000 transfrontalieri dall’Italia vanno a lavorare quotidianamente in Svizzera, di cui 55’000 in Ticino. Questo piccolo esercito di lavoratori dà un contributo importante all’economia cantonale, ma pone anche qualche problema di mobilità, di dumping salariale e alimenta forti tensioni politiche.

Questo fenomeno sta assumendo – per l’effetto di sostituzione della manodopera indigena e per la diffusione di falsi indipendenti (i cosiddetti “padroncini”) –  delle proporzioni inquietanti, alimentando nel Cantone la paura nei confronti di una frontiera diventata troppo permeabile a seguito degli accordi di libera circolazione.

Non faccio mistero del fatto che i rapporti del Ticino con l’Italia siano nell’ultimo decennio improntati a una grande diffidenza da parte ticinese.

Negli ultimi anni sono infatti affiorate delle ruggini: i negoziati sulla revisione dell’accordo sulla fiscalità tra Svizzera e Italia sono sempre in stallo, così come la questione dei ristorni dei frontalieri. Dal canto suo l’Italia mantiene le black list nei confronti delle aziende elvetiche. Mentre l’Expo 2015, il fiore all’occhiello della cooperazione transfrontaliera, fatica a darsi un’identità chiara, per lo meno agli occhi del Cantone Ticino.

Accanto a queste difficoltà, impressionano però altre cifre che denotano una realtà diversa, sempre viva e operosa.

Oggi l’Italia è il secondo partner commerciale della Confederazione, dopo la Germania, con uno scambio di oltre 30 miliardi di franchi e con un saldo di quasi 3 miliardi a favore della Penisola nel 2011. Si tratta di cifre enormi che vanno poi affiancate ad altri dati altrettanto importanti: con investimenti diretti per 20 miliardi di franchi, la Svizzera, nono paese investitore in ordine di importanza, ha creato oltre 76’000 posti di lavoro in Italia nel 2010. Nello stesso anno, l’Italia ha investito cinque miliardi di franchi occupando 14’000 persone in Svizzera.
Questa intensa collaborazione tra i due paesi proseguirà nei prossimi anni, soprattutto nel settore dei trasporti, ambito che rientra tra le mie competenze di Consigliere nazionale dal momento che siedo nella commissione parlamentare dei trasporti e delle telecomunicazioni.

Non intendo soffermarmi sul progetto Stabio-Arcisate, che dovrebbe collegare il Ticino all’aeroporto di Malpensa con un  investimento complessivo di ca. 220 milioni di euro[1]. La fine dei lavori fissata per il 2013, slitterà al 2014 o addirittura 2015, probabilmente dopo l’Expo… (nonostante le rassicurazioni di questi giorni) ed è facile presumere che le polemiche non siano ancora terminate.

Cito invece un altro progetto più importante per noi, ma forse meno conosciuto da voi amici svizzeri all’estero e italiani: si tratta della politica di trasferimento delle merci dalla strada alla rotaia perseguita dalla Confederazione da alcuni decenni. Con la costruzione in Svizzera della nuova linea di base del San Gottardo e il tunnel ferroviario più lungo del mondo (Nuova trasversale ferroviaria alpina, meglio nota come Neat), che sarà inaugurato nel 2016, la Svizzera punta infatti a trasferire gran parte del traffico pesante d’Europa dalla strada alla ferrovia. O almeno questo è l’auspicio. Infatti, sia a nord, in Germania, sia a sud, in Italia, i cantieri di collegamento alla grande arteria languono con il rischio che la Neat, una volta in funzione rimanga un’opera monca.

Permane dunque la necessità – che ha oramai assunto contorni preoccupanti – di prolungare la linea sul territorio italiano, e di assicurare dei terminali di carico merci nel Nord Italia per concretizzare la politica di trasferimento su rotaia della Confederazione.

A tale scopo, il Consiglio federale ha chiesto al Parlamento svizzero di stanziare quasi un miliardo di franchi per l’ampliamento delle gallerie sulla tratta del Gottardo; un quarto della somma è destinato ad eliminare i colli di bottiglia in territorio italiano, lungo la tratta Chiasso – Milano, e quella di Luino, tra Ranzo e Gallarate/Novara. Secondo le previsioni, il nuovo corridoio allargato dovrebbe permettere il trasferimento dalla strada alla rotaia di 160’000 semirimorchi in più all’anno.

Nei prossimi mesi, se tutto va bene, il Parlamento svizzero dovrà autorizzare il Consiglio federale a concludere con l’Italia un corposo accordo per il finanziamento degli ampliamenti e consentire il transito di merci sino ai terminali di carico citati. Non faccio mistero che questo aspetto del finanziamento su territorio italiano sta facendo storcere il naso a diverse persone, poco favorevoli a stanziare fondi per progetti all’estero, anche alla luce delle acredini di cui dicevo.

Non posso poi non parlare di politica dei trasporti senza menzionare un altro progetto fondamentale e controverso: il risanamento della galleria autostradale del San Gottardo. Sapete che dopo 23 anni di onorato servizio il tunnel abbisogna di un importante risanamento che potrebbe causarne la chiusura totale per almeno tre anni!

Dopo lunghe discussioni il Consiglio federale, lo scorso anno, si è espresso favorevolmente alla costruzione della seconda canna, motivando tale scelta con l’esigenza di risanare il tunnel attuale, e garantire il collegamento nord-sud senza azzardare delle alternative ben peggiori e più problematiche della costruzione di una nuova galleria. Ricordo che la nostra Costituzione non consente un aumento della capacità di transito attraverso le Alpi, per cui il traffico sarà unidirezionale per ogni tubo.

Va altresì considerato che per le relazioni nord-sud, quella del completamento della galleria autostradale del San Gottardo è la soluzione migliore affinché i nostri traffici e scambi non subiscano interruzioni.

Con ogni probabilità, nel 2015 il popolo svizzero, qualora il Parlamento approvasse la proposta del CF, dovrà quasi certamente esprimersi sul risanamento del Gottardo e il suo completamento. In tal senso ritengo che anche questa questione sia paradigmatica per le pesanti ripercussioni che avrà sul futuro del cantone Ticino e sul tenore delle relazioni con l’Italia.

 

Care concittadine, cari concittadini,

la storia insegna che gli Stati hanno generalmente problemi con i vicini. Perché è con i vicini che ci sono i legami, le transazioni, gli scambi più stretti. E perché questo? Perché, anche se può apparire paradossale, “quando ci si capisce, nascono i problemi”. La quantità e l’intensità degli scambi tra la Svizzera e l’Italia è tale da produrre inevitabilmente delle aree di attrito. Noi siamo in Europa fra i paesi che hanno i contatti più intensi. La metà delle cose che la Svizzera fa, in qualsiasi ambito, le fa con i suoi vicini. Ben due terzi con l’Unione Europea, e il rimanente con il resto del mondo. Più si lavora insieme, più crescono le questioni da risolvere. Ciò ci obbliga ad essere attenti al modo in cui trattare i nostri vicini, e lo dico come Svizzero che nel 2002 si è espresso contro l’entrata del mio paese nell’ONU. Perché a mio parere non sono tanto le relazioni multilaterali a fare la qualità di una politica estera, quanto la cura con la quale si impostano le proprie relazioni bilaterali, soprattutto con i nostri vicini. E su questo punto il nostro Paese non fa abbastanza!

Trovo sorprendente ad esempio che nel Dipartimento degli esteri si dispongano forse di cinque diplomatici per le relazioni di vicinato, e sono quasi caduto dalla sedia quando ho letto in un’intervista[2] all’allora Segretario di Stato a capo delle diplomazia elvetica, Peter Maurer, che solo uno di questi si dedica ai rapporti con l’Italia, a fronte dei circa trecento impiegati che si occupano delle relazioni con gli altri paesi. Questo squilibrio va corretto perché non possiamo mantenere le nostre relazioni con uno dei nostri migliori vicini, come quelle che abbiamo con qualunque altro Stato delle Americhe o dell’Indocina.

Dobbiamo lavorare di più per farlo e investire più energie, più attenzione e anche più personale. E non solo nel senso di migliorare la nostra immagine come Svizzera, ma per concretizzare progetti come quelli che vi ho illustrato, fondamentali per il nostro destino.

La maggior parte degli svizzeri percepisce l’Italia come luogo di ferie, e forse anche viceversa. Noi nuotiamo in Italia, molti italiani sciano in Svizzera. La sfida per il futuro è rendere noi svizzeri e gli italiani consapevoli della necessità di riconoscersi come importanti partner economici, politici e culturali. È infatti fondamentale risolvere i problemi prima che diventino troppo grandi.

Sono del parere che la politica elvetica ha colpevolmente trascurato i rapporti con l’Italia: è venuto il momento di riprendere un dialogo forte, costruttivo, con i nostri vicini e amici più prossimi. E in quanto deputato al Parlamento svizzero intendo operare in tal senso: di recente ho infatti presentato una proposta al Consiglio federale per istituire la figura di Segretario di Stato della politica dei trasporti con il preciso compito di occuparsi dei progetti di mobilità con i nostri vicini, in particolare l’Italia. Un’altra proposta su cui sto riflettendo riguarda la creazione di una piattaforma italo-svizzera permanente che si occupi di tutti gli aspetti economici, commerciali che interessano i nostri due Paesi.

 

Caro Console,

cari concittadine e concittadini,

nei primi 150 anni di relazioni diplomatiche italo-svizzere i rapporti sono stati all’insegna della cordialità, seppur con inevitabili momenti di tensione.

Per il futuro occorre da subito rilanciare le nostre relazioni privilegiate con l’Italia, soprattutto sulle questioni importanti che ci dividono. E questo nell’interesse di tutti.
Grazie dell’attenzione, buon Primo d’Agosto a tutti, e viva la Svizzera!

 

Milano, Centro Svizzero, 18 luglio 2013.



[1] Fonte: comunicato stampa delle Ferrovie dello Stato del 24.7.2009. La Svizzera finanzia con 184 mio. di franchi, 95 mio. a carico del Cantone.

[2] In: “L’importanza di essere Svizzera”, Limes, rivista italiana di geopolitica,  anno 3, n. 3, dicembre 2011

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Audit esterno per migliorare la sicurezza della rete ferroviaria

POSTULATO

Il Consiglio federale è incaricato di valutare la possibilità di conferire un mandato ad un mandato di audit esterno allo scopo di verificare in tempi brevi:
1. i sistemi di gestione della sicurezza approntati dalle FFS;
2. il corretto adempimento da parte dell’impresa di tutti i protocolli preposti alla sicurezza;
3. le attività di formazione del personale che opera nel settore, adottando opportune iniziative di sensibilizzazione e di responsabilizzazione in merito ai rischi ed alle conseguenze che possono derivare dall’inosservanza di norme, procedure e disposizione;
4. e se del caso attivare e rafforzare il controllo ed il monitoraggio delle attività del personale che  maggiormente possono essere indicative del rispetto di norme, disposizioni, prescrizioni e procedure in
materia di sicurezza ferroviaria.
Motivazioni:
Da meno di 3 mesi, le FFS registrano una serie inconsueta di incidenti, ad oggi 10, l’ultimo dei quali verificatosi il 14.3.2013. Le FFS hanno anticipato le critiche presentando nel corso di una conferenza stampa l’11.3.2013 le “loro conclusioni”. In generale l’azienda osserva che, esclusi i deragliamenti, il numero di incidenti non cresce se si considera invece la progressione del volume di traffico sulle linee ferroviarie. Il treno è un mezzo di trasporto sicuro hanno dichiarato i dirigenti delle Ferrovie. Ciò non toglie che finora gli incidenti hanno lasciato sul terreno “soltanto” dei feriti e fortunatamente, almeno per ora, non dei morti.
Benché i medesimi quadri dirigenti abbiano continuato a ripetere che non sussiste correlazione tra questi eventi avversi, le voci critiche non sono mancate in merito al sovraccarico delle linee di transito, l’aumento di produttività richiesto agli impiegati, il deficit di formazione e di comunicazione per gli impiegati…
Le FFS dichiarano di voler fare uno sforzo ulteriore nella formazione dei collaboratori allo scopo di migliorare il grado di sicurezza, ma appare chiaro che i problemi summenzionati hanno una radice profonda. Per questo, la proposta di un audit esterno è volta a tamponare a breve-medio termine una situazione problematica che si è venuta a creare e che destabilizza gli utenti delle FFS. A lungo termine si tratterà di trovare soluzioni durature e sostenibili, vagliando anche la separazione della manutenzione infrastrutturale dalla gestione dell’infrastruttura stessa.

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Il futuro di Alptransit in 20 centrimenti

Si è soliti credere che una volta scavati i 54 km di galleria sotto il San Gottado, i 15,4 km di tunnel sotto il Ceneri, i 152 km di cunicoli trasversali, terminati l’allacciamento  elettrico, di tutti gli impianti, i sistemi di sicurezza… Alptransit, l’opera del secolo, sarà terminata. Ebbene no, manca l’essenziale!

Cosa? Forse i binari, i semafori, i vagoni? No, quelli ci saranno. Penserete allora ai treni altamente tecnologici, ad alta velocità. Pure quelli sono previsti. Ma a mancare invece sono 20 miseri centimetri! Ma come direte, dopo tutto questo gran scavare ci areniamo per pochi centrimetri? Non esttamente.

Negli ultimi anni le imprese di trasporto europee puntano in misura crescente sui semirimorchi con un’altezza agli angoli di 4 metri. Mentre le FFS sono in grado di trasportarli lungo l’asse del Lötschberg-Sempione, poiché più recente e adatto alla sagoma dei 4 metri, l’asse del San Gottardo rimane modellato secondo i criteri del XIX° secolo a trevirgolaottanta, cioè 3,8 metri! Per colpa di pochi, ma cruciali, centimetri mancanti sulle vie di accesso nord-sud, la maggior parte dei semirimorchi rimarrebbe incagliata nel primo vecchio tunnel inforcato appena usciti da Basilea.

Appare chiaro che con un scenario simile, la capacità ferroviaria ne risulterebbe quindi fortemente ridotta, vanificando tutti gli sforzi e i tanti miliardi investiti per creare le gallerie del San Gottardo e del Monte Ceneri, le cui aperture è dietro l’angolo (risp. 2016 e 2019).

Il Consiglio federale è però già corso ai ripari mettendo in consultazione, lo scorso 21 settembre, un messaggio per la realizzazione entro il 2020 del corridoio alto 4 metri da Basilea a Chiasso, con tanto di allargamento di gallerie, cavalcavia e ponti. In questo modo si mantengono le promesse per un potenziamento considerevole della capacità di trasporto su rotaia per la tratta nord-sud. Ma non è tutto: affinché la politica di trasferimento sia efficace, il progetto prevede pure un irrobustimento dei terminali sul versante germanico e italiano per consentire il trasporto su rotaia dei semirimorchi oltre la frontiera, quindi da terminale a terminale.

Ma come in ogni grande progetto, il quesito rimante il suo finanziamento. Allo stadio attuale delle discussioni i mezzi finanziari non sono sufficienti. Il Parlamento sarà quindi presto chiamato ad aumentare da 3,5 a 6,4 miliardi di franchi per il tramite del Fondo per il finanziamento dei progetti nell’ambito del programma di finanziamento dell’infrastruttura ferroviaria (FABI), attualmente allo studio della Commissione dei trasporti del Consiglio nazionale in cui siedo.

Il restyling dei tunnel sulla linea del Gottardo basterà per dichiarare vittoria nell’ambito della politica di trasferimento del traffico? Certamente sarà un presupposto fondamentale per riuscire, finalmente, dopo anni di infruttuosi tentativi, ad incrementare ulteriormente la già alta quota di merci trasportata dalla ferrovia. Adattare le volte delle gallerie alle nuove dimensioni dei semirimorchi che vi transitano è un primo passo, che prelude a un secondo dedicato, si spera, al miglioramento della qualità del trasporto ferroviario in termini di flessibilità, velocità e costi. Tre ambiti in cui purtroppo la ferrovia non riesce ancora ad essere concorrenziale con la strada. Aumentandone la competitività i risultati però non tarderanno a tutto beneficio della politica di trasferimento e, di riflesso, dell’ambiente.

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Domanda – Finanziamento del traffico regionale viaggiatori da parte della Confederazione

Testo depositato

L’Ufficio federale dei trasporti ha comunicato ai servizi cantonali e alle imprese di trasporto misure di risparmio con ribaltamento di oneri sui cantoni, tra cui il blocco degli investimenti e ampliamenti dell’offerta.

– Come mai non sono state consultate le autorità politiche cantonali?

– Queste decisioni non sono in contrasto con la politica degli agglomerati di puntare sui trasporti pubblici?

– La decisione non è in contrasto con la norma che prevede il finanziamento della Confederazione al 50 per cento delle indennità di trasporto?

Risposta del Consiglio federale del 11.03.2013

La comunicazione citata riguarda le disposizioni della Confederazione per l’ordinazione del traffico regionale relativa al periodo d’orario 2014/15. Le disposizioni si basano sulle disponibilità finanziarie della Confederazione. Benché il traffico regionale viaggiatori sia ordinato congiuntamente, la Confederazione non deve consultare i cantoni per il proprio preventivo. La Confederazione aveva comunque tenuto i cantoni che partecipano all’ordinazione sempre al corrente della situazione finanziaria dei committenti. Gli stessi cantoni hanno problemi di preventivo: infatti, i fondi disponibili non sono sufficienti a soddisfare tutte le nuove richieste di prestazioni, offerta e materiale rotabile. Le restrizioni alle disponibilità finanziarie della mano pubblica pongono indubbiamente dei limiti alla promozione del traffico pubblico. Le disposizioni menzionate non riguardano tuttavia i contributi versati dalla Confederazione ai programmi d’agglomerato. La partecipazione da parte della Confederazione al 50 per cento e stabilita per legge come media svizzera; per rispettarla, e stato chiesto e ottenuto un aumento dei fondi.

Bank employees at the "Workplace of the Future" of UBS bank in Zurich, Switzerland, pictured on September 26, 2012. (KEYSTONE/Martin Ruetschi) 

Bankangestellte arbeiten am 26. September 2012 im "Workplace of the Future" in der UBS in Zuerich, Schweiz. (KEYSTONE/Martin Ruetschi)

Ora delle domande – Nuovo metodo di calcolo UFSP dei premi LAMal: equità e tempismo?

Il 21.1.2013 l’UFSP ha pubblicato un nuovo metodo di calcolo dei premi pagati dai cantoni tra il 1996-2011, allorquando la CSSS-s sta discutendo del messaggio 12.026 (sulla dei correzione premi LAMal). Alla luce delle forti tensioni di queste settimane, il CF ritiene il cambio di metodo opportuno? Per alcuni cantoni la differenza in termine di perdita è notevole (Ticino: ca. 100 mio. di fr. in meno rispetto al precedente calcolo): per quali ragioni questo metodo è più equo del precedente?

Bank employees at the "Workplace of the Future" of UBS bank in Zurich, Switzerland, pictured on September 26, 2012. (KEYSTONE/Martin Ruetschi) 

Bankangestellte arbeiten am 26. September 2012 im "Workplace of the Future" in der UBS in Zuerich, Schweiz. (KEYSTONE/Martin Ruetschi)

Per una riforma totale della legge federale sull’espropriazione (LEspr)

Con la presente mozione incarico il Consiglio federale di elaborare una revisione generale della legge federale sull’espropriazione (LEspr.). L’adozione della LEspr risale al 20.6.1930 e, se ci eccettuano le modifiche adottate con la LF del 18.3.1971, in vigore dall’1.8.1972 (RU 1972 1076, 1086; FF 1970 I 774), nella sostanza essa è rimasta immutata.  Nel frattempo però la legislazione federale ha subito svariate modifiche: di rilevo è in particolare la LF del 18.6.1989 sul coordinamento e la semplificazione delle procedure di approvazione piani, in vigore dall’1.1.2000 (RU 1999 3071 3124; FF 1998 2029).  È  tempo dunque di modificare la LEspr per adattarla a questa legge. In tal senso si era già espresso il Tribunale federale con una Direttiva del 25.11.1999 ai Presidenti delle commissioni federali di stima. Molte sono le questioni aperte e sulle quali non vi è sicurezza giuridica ad esempio chi è competente a trattare le notifiche di pretese successive, cosa capita una volta conclusa la procedura di approvazione piani, portata dell’art. 38 LEspr, sulla stima dei diritti notori ecc.
È dunque auspicabile che una revisione generale della LEspr sia avviata al più presto, anche perché, senza la pretesa di essere esaustivi vi sono altri punti che creano insicurezza giudica, ossia:
– l’art. 2 cpv. 3 PA dispone che solo gli art. 20 a 24 si applicano alla procedura delle commissioni di stima in materia di espropriazione. Di contro, il RCFS, entrato in vigore dopo la PA a seguito della riforma del 1972 della LEspr, rinvia all’intero capo secondo della PA che disciplina le regole generali di procedura (cfr. DTF 112 Ib 417 consid. 2a), Sarebbe dunque opportuno avere due testi uniformi, visti i due ranghi diversi (legge e regolamento), modificando la LEspr;
– la procedura per il rinnovo di diritti di durata limitata (servitù) concessi per il trasporto d’energia elettrica. Infatti, l’art. 64 cpv. 1 lett. k LEspr, che affida la competenza alla CFS, rinvia all’art. 121 cpv. 1 lett. LEspr che, a sua volta, fa riferimento all’art. 53bis della legge federale del 24.6.1902 sugli impianti elettrici (LIE), ora abrogato(!). Pertanto, la procedura non è definita, ritenuto altresì che la dottrina riteneva che quella prevista dall’art. 53bis non era chiara; si tratta di un campo importante che non può essere lasciato in una situazione di incertezza.

2012.05.17.03.20.375377 (3)

Ora delle domande – Mobilità: finanziamento del Traffico regionale viaggiatori da parte della Confederazione

L’UFT ha comunicato ai servizi cantonali e alle imprese di trasporto misure di risparmio con ribaltamento di oneri sui Cantoni, tra cui il blocco degli investimenti e ampliamenti dell’offerta.
Come mai non sono state consultate le autorità politiche cantonali?
Queste decisioni non sono in contrasto con la politica degli agglomerati di puntare sui trasporti pubblici?
La decisione non è in contrasto con la norma che prevede il finanziamento della Confederazione al 50% delle indennità di trasporto?