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Relazione presidenziale all’Assemblea delegati della FCTI

Lodevoli autorità

Gentili ospiti

Care delegate e cari delegati,

Prima di entrare nel merito della mia relazione permettetemi di porgere un caloroso saluto e un sentito ringraziamento alla società cacciatori Gazzirola, che oggi ospita la nostra assemblea ordinaria e che ha recentemente festeggiato il 40° di fondazione proprio qui a Cadro.

Mi felicito per l’importante traguardo raggiunto dalla Gazzirola, guidata da 23 anni con competenza e passione dall’amico, nonché vice-presidente FCTI, Enrico Capra e anche per l’impeccabile organizzazione dell’odierna assemblea.

Passo ora in rassegna i temi della relazione presidenziale che ho suddiviso in otto capitoli.

 

  1. Attività federativa
  2. Fusioni società venatorie
  3. Aspiranti cacciatori
  4. Parchi nazionali
  5. Grandi predatori
  6. Pool Caccia-Pesca-Tiro
  7. Tiro cantonale/stand di tiro
  8. Gestione venatoria/rapporti con lo Stato

 

  1. Attività federativa

Anche l’anno che ci lasciamo alle spalle è stato denso di impegni e di attività per il Comitato centrale. Abbiamo lavorato per consolidare la nuova organizzazione che inizia a dare i suoi frutti: i responsabili delle varie aree stanno infatti vieppiù entrando nel ruolo che è stato loro assegnato e svolgono un ottimo lavoro con la giusta autonomia, ma informando regolarmente il Comitato sulle attività in corso. Siamo a mio avviso sulla strada giusta per migliorare ulteriormente l’efficienza e l’efficacia degli organi federativi, tenuto ovviamente conto dei limiti e dei vincoli in termini di risorse (sia umane che finanziarie) ai quali siamo sottoposti. Critiche costruttive e suggerimenti sono ovviamente sempre apprezzati, se finalizzati a ulteriormente migliorare la qualità del lavoro che siamo chiamati a svolgere.

Per quanto riguarda la comunicazione, altro tema centrale sul quale abbiamo posto l’accento, ci siamo occupati di affinare i nostri strumenti, in particolare il sito web, la rivista la Caccia, e la newsletter. Mi sembra di poter dire che su questo fronte, sulla base anche degli apprezzamenti espressi da molti di voi, abbiamo registrato dei progressi.

Quest’anno abbiamo nuovamente voluto proporre due serate informative. La prima si è tenuta a Rivera il 1. marzo 2013 sul tema del trattamento degli ungulati dalla cattura alla macellazione con relatore il dott. Luca Visconti; la seconda ha avuto luogo il successivo 15 marzo a Castione sulla gestione del capriolo nel Canton Grigioni con una presentazione del Guardiano della selvaggina della Bregaglia Renato Roganti. Entrambe le serate sono state estremamente interessanti, sia per l’importanza dei temi trattati, ma anche per la qualità dei relatori. Se da un lato alla prima serata abbiamo registato un’eccellente partecipazione (oltre 130 i presenti!), alla seconda eravamo solo una trentina. Si tratta dell’unico neo, forse imputabile alla vicinanza dei due eventi. Per l’anno prossimo il Comitato intende riproporre altre due serate su temi che toccano la gestione venatoria in senso lato.

Segnalo infine che dal 9 aprile scorso su Teleticino è iniziata la presentazione di una serie di contributi con il titolo “Storie dal bosco”, che vede come protagonisti alcuni cacciatori ticinesi. Questa emissione intende rivolgersi soprattutto ad un pubblico che ha poca dimestichezza con l’arte venatoria, con l’obiettivo di prensentare un’immagine diversa del cacciatore rispetto a quella che viene normalmente propagandata. La stessa è stata promossa dalla FCTI, in collaborazione con il DT, che ringrazio per il sostegno.

Vorrei concludere questo capitolo esprimendo un ringraziamento particolare a Marco Viglezio, responsabile della comunicazione, per il prezioso lavoro svolto e ovviamente anche al nostro inossidabile Ferruccio Albertoni, redattore della rivista la Caccia.

 

  1. Fusioni società venatorie

Il tema delle fusioni era e rimane di attualità, non solo a livello comunale ma anche nell’ambito della nostra federazione.

Abbiamo fatto un’analisi della situazione attuale dalla quale risulta che delle 39 società che costituiscono la FCTI, 21 (ovvero il 54%) hanno meno di 50 soci e 11 società (il 28%) fra 50 e 99 membri. Espresso in altri termini l’82% delle società non raggiunge il numero di 100 soci.

 

Se negli ultimi anni sono stati registrati progressi (in particolare nei distretti di Blenio, Leventina e Mendrisio), rimane il fatto che in alcuni il processo di aggregazione delle società marcia sul posto.

Visto che ci troviamo nel luganese, innegabilmente uno dei distretti in cui questo discorso fatica maggiormente a fare breccia (e questo potrebbe sembrare un paradosso se pensiamo cosa è stato fatto in questo distretto a livello comunale), vorrei cogliere l’occasione per reiterare l’appello ai responsabili delle società venatorie a voler intensificare gli sforzi per favorire il processo delle fusioni: mi rendo conto che ci vuole un certo coraggio e che bisogna superare alcuni pregiudizi e – spesso – anche dei personalismi.

Sono tuttavia convinto che delle società con un numero importante di soci acquisirebbero autorevolezza e possono quindi tutelare in modo più efficace gli interessi dei cacciatori.

 

  1. Aspiranti cacciatori

Anche questo rappresenta un capitolo importante per la FCTI, al quale rivolgiamo una particolare attenzione. Se vogliamo garantire un futuro alla caccia abbiamo bisogno di nuove leve in numero adeguato e soprattutto ben formate.

Incoraggiante il fatto che la quota di aspiranti negli ultimi anni è stato costante (fra 80 e 100 iscritti agli esami) e testimonia che l’attività venatoria suscita ancora un buon interesse fra i giovani e non solo (due anni fa abbiamo avuto un aspirante 80enne, che per altro ha superato brillantemente gli esami!).

Nota dolente: la quota di bocciati rimane rimane sempre piuttosto alta e si aggira attorno al 35-40%, con punte attorno al 50%. Doveroso comunque sottolineare che questa percentuale è significativamente più bassa fra gli aspiranti che seguono i corsi di formazione della FCTI.

Segnalo anche alcune novità nell’ambito della preparazione agli esami. La prima: il nuovo libroCacciare in Svizzera, di cui vi consiglio la lettura, che servirà a partire dal prossimo anno quale base per la preparazione. La seconda: grazie all’encomiabile impegno del nostro collaboratore Valerio Chiesa, gli iscritti ai corsi FCTI per candidati cacciatori dispongono già sin d’ora di test di domande digitalizzate sui quali esercitarsi e saggiare il proprio grado di preparazione. dopo ogni serata di istruzione.

Vorrei esprimere per concludere un ringraziamento a tutti coloro che si occupano di garantire una formazione adeguata, e in particolare al responsabile Eros Quadrelli per l’encomiabile lavoro svolto a favore delle nuove generazioni di cacciatori.

 

  1. Parchi nazionali

Questo tema è sempre di attualità anche se nel frattempo non si sono registrati sviluppi significativi. La FCTI è coinvolta, tramite propri rappresentanti nei vari gruppi di lavoro dei due progetti di parchi nazionali (nota bene: gli unici in tutta la Svizzera inoltrati alla Confederazione!). Vorrei ancora una volta ribadire che la FCTI non è di principio contraria alla creazione di Parchi nazionali. Il vero problema è rappresentato dalle cosiddette zone centrali, all’interno delle quali – stando all’ordinanza sui parchi – tutte le attività umane (compreso ovviamente la caccia!) sono di principio proibite. La nostra posizione su questo tema è chiara e non è cambiata: la FCTI si oppone a progetti di parchi nazionali nella misura in cui questi comportano delle restrizioni all’esercizio della caccia poiché questo significherebbe creare una sovrappopolazione di selvaggina che a medio termine porrebbe grossi problemi di gestione. Da parte nostra continueremo a seguire lo stato di avanzamento dei lavori con occhio vigile, pronti a far valere le nostre motivazioni qualora l’attività venatoria dovesse essere messa in discussione.

 

  1. Grandi predatori

Nell’assemblea dello scorso anno ci eravamo occupati delle scorribande di M13. Gli sviluppi avvenuti nel frattempo sono noti a tutti: l’orso in questione da problematico è stato classificato come pericoloso per cui le autorità grigionesi, d’intesa con quelle federali, hanno dovuto optare per la soppressione del plantigrado in ossequio a quanto previsto della direttive vigenti in materia. Alla comunicazione della notizia è scoppiato il finimondo. Nel profluvio di giudizi, per lo più provenienti da persone e associazioni che vivono e operano a centinaia di chilometri dal territorio in cui l’orso si era insediato, si sono ovviamente distinti anche alcuni politici nostrani ma addirittura anche della vicina penisola. Avrei molte cose da dire al riguardo, ma mi asterrò da ulteriori commenti.

Anche il presidente della FCTI è stato ovviamente interpellato su questa vicenda. Personalmente mi sono limitato a ricordare che si è trattato di una decisione difficile, ma sicuramente presa con cognizione di causa e nel rispetto delle disposizioni in vigore. Inoltre mi sono permesso di far notare, fra le righe, che forse il polverone mediatico fosse sproporzionato. Una voce fuori dal coro, che ha ovviamente suscitato reazioni piuttosto vivaci da certi fronti e un cactus da parte delCaffè della domenica, che è persino riuscito nella non facile impresa di designarmi “Consigliere  federale”. Un’insperata nomina coronata poi dalla consegna del simpatico arbusto spinoso.

Ma il tema dei grandi predatori non si limita al caso M13. La questione riguarda infatti prevalentemente altre specie, in particolare il lupo e la lince. Per la prima non si hanno conferme di nuovi arrivi sul nostro territorio, anche se alcuni esemplari sembrano essersi insediati stabilmente; a preoccupare sono semmai le notizie che giungono dai Grigioni (e più precisamente alle pendici del Calanda) dove è stato avvistato il primo branco formatosi in Svizzera, composto da 6-8 esemplari, compresi alcuni cuccioli. Per quanto riguarda invece le linci, la loro presenza è data in costante aumento nelle Alpi e nel Giura, dove è fonte di preoccpuazione sia per gli allevatori che per gli ambienti dei cacciatori.

A livello politico le Camere federali hanno accolto nel 2010 la mozione del consigliere agli stati vallesano Jean René Fournier che chiedeva di allentare la protezione del lupo prevista dalla Convenzione di Berna alla quale la Svizzera ha aderito; in caso di rifiuto di questa modifica, il Consiglio federale deve disdire la Convenzione, cosa che peraltro non ha ancora fatto nonostate la chiara decisione del Parlamento

A prescindere dall’esito di questa procedura, il Comitato di Caccia Svizzera sta cercando di trovare con i partner interessati (ufficio federale della caccia e associazioni ambientaliste) un accordo che preveda delle possibilità di prelievo delle specie protette a determinate condizioni, affinché gli effettivi non creino danni eccessivi ai greggi e alle popolazioni di ungulati.

Come si dice in questi casi: affaire à suivre!

 

  1. Pool Caccia-Pesca-Tiro

La collaborazione fra le tre federazioni è positiva e proficua, sicuramente facilitata anche dagli eccellenti rapporti personali fra i tre presidenti (chi vi parla per la FCTI, Oviedo Marzorini per la FTST e Urs Lüchinger per la FTAP), che desidero ringraziare anche per il clima di amicizia che si è instaurato. Nel frattempo abbiamo anche nominato il nuovo segretario nella persona di Maurizio Zappella, appassionato cacciatore e pescatore, che ha sostituio Norman Gobbi passato – come ben sapete – ad incarichi più importanti. Senza entrare nel merito delle tematiche che abbiamo affrontato, posso confermare che ci incontriamo regolarmente per fare il punto della situazione sui vari dossier che toccano le rispettive federazioni, con l’obiettivo di definire le possibili sinergie e le strategie da adottare.

Ero e rimango convinto che questa lobby (termine che purtroppo ha ancora una connotazione piuttosto negativa) può giocare un ruolo importante per la tutela dei nostri legittimi interessi: non dobbiamo avere timore di far sentire la voce degli ambienti della caccia, della pesca e del tiro. Rappresentiamo pur sempre oltre 10’000 ticinesi, ai quali si aggiungono parenti e amici, un numero di cittadini che mi sembra ragguardevole (e comunque ben superiore a certi partiti e associazioni che si esprimono pubblicamente quasi quotidianamente), e che deve esercitare il proprio peso quando le circostanze lo richiedono.

 

  1. Tiro cantonale/stand di tiro

Quello degli stand di tiro è un tema sempre di attualità, che quest’anno ci ha creato non pochi grattacapi, tanto da mettere addirittura a repentaglio lo svolgimento del nostro tradizionale tiro di caccia.

In effetti, il Dipartimento del Territorio lo scorso mese di febbraio ha comunicato al Municipio del Comune di Blenio l’intenzione di pubblicare i progetti di risanamento degli stand di tiro di Torre e Olivone, costringendo di fatto quest’ultimo a rinunciare a tutti i tiri di caccia, comprese le prove di preparazione e di esame degli aspiranti cacciatori. Con il collega Oviedo Marzorini, siamo subito intervenuti presso le alte sfere dei dipartimenti toccati per cercare una soluzione che salvasse almeno una parte delle attività di tiro sia sportivo che di caccia. Senza entrare nei dettagli, posso confermare che quest’anno il nostro tiro cantonale si svolgerà come previsto ad Olivone nei giorni 21-22-23 giugno. Ringrazio già sin d’ora il nostro Comitato ad hoc, guidato dal collega Armando Baggi, per l’organizzazione di questo importante evento a favore del mondo venatorio cantonale, al quale vi invito calorosamente a partecipare.

In prospettiva futura sarà per noi fondamentale poter disporre di un’infrastruttura adeguata per poter assolvere ai nostri compiti: non penso solo al tiro cantonale, bensì anche alla formazione degli aspiranti cacciatori e, non da ultimo, all’obbligo della prova di tiro per tutti coloro che staccano la patente come previsto dalla nuova ordinanza federale sulla caccia.

Sul tema stand di tiro il presidente della FTST Oviedo Marzorini ci fornirà sicuramente ulteriori ragguagli.

 

  1. Gestione venatoria/rapporti con lo Stato

E veniamo al capitolo più importante della mia relazione che non a caso ho voluto lasciare per ultimo e comincio con un bilancio riassuntivo di quella che ci siamo lasciati alle spalle.

 

Cervo

Il risultato della caccia alta può essere definito positivo: i 1’060 cervi catturati rappresentano il secondo miglior bottino in assoluto. In Blenio e Riviera, l’apertura di nuove zone sul fondovalle ha permesso il prelievo di una sessantina di capi senza creare grossi problemi, anche se il comportamento dei cacciatori non sempre è stato irreprensibile. La caccia tardo autunnale si è svolta con l’obiettivo di completare il piano di abbattimento annuale aggiornato a 860 capi. In Riviera è pure stata aperta la zona del Piano, con il divieto di battute e l’obbligo di sparare da postazione fissa da almeno due metri di altezza. I cacciatori che hanno staccato il permesso sono stati 631. Complessivamente sono stati abbattuti 620 capi. Le catture complessive del 2012 ammontano quindi a 1’680 capi, secondo miglior risultato in assoluto. A nostro parere il coinvolgimento della FCTI nell’allestimento dei piani di abbattimento ha dato dei risultati concreti già in questo primo anno, considerando che le catture totali rappresentano il 90% del piano quantitativo fissato dal GLU lo scorso mese di maggio, miglior risultato da quando esiste un piano di abbattimento per tutti i distretti. Positivo a nostro avviso la novità del blocco dei veicoli introdotto per la caccia tarda autunnale 2012 in una determinata fascia oraria.

 

Cinghiale

Stagione quasi da record terminata lo scorso 20 gennaio con un totale di 1642 capi,  607 durante la caccia alta, 266 in guardiacampicoltura, 769 nei mesi di dicembre e gennaio. L’apertura della caccia nelle Gole della Breggia, che ha suscitato parecchie discussioni, non ha creato particolari problemi. Negli ultimi otto anni il prelievo si è sempre situato sopra la soglia dei mille capi annui. Alla caccia invernale hanno partecipato 1094 cacciatori.

 

Camoscio

Anche per il camoscio, dal punto di vista quantitativo, l’annata è stata buona: sono stati abbattuti 1419 capi, valore pressoché identico al 2005 e 2007. Le nuove modalità di prelievo, fortemente volute dalla FCTI, permettevano il maschio di 2,5 anni libero come prima preda durante i primi tre giorni di caccia, in seguito lo si poteva cacciare unicamente dopo la cattura di una femmina non allattante di almeno 2,5 anni. L’anzello era invece cacciabile durante tutto il periodo, ma non dava più il diritto al maschio adulto. Note positive: la pressione sugli anzelli è diminuita, con minori catture in assoluto e percentualmente. Con un’incidenza del 22.4% sul totale delle catture, possiamo senz’altro affermare che con il nuovo regolamento abbiamo registrato un miglioramento. Lo stesso discorso vale per le femmine adulte, le cui catture non sono diminuite, bensì leggermente aumentate. Note un po’ meno liete, invece, sul fronte dei maschi adulti: 748 capi ossia il 52,7% delle catture totali, percentuali più elevate di maschi adulti si riscontrano soltanto nei Cantoni Uri, Obwaldo, Glarona e Friborgo. Niente di drammatico, ma la prossima stagione occorrerà trovare dei correttivi in ossequio agli impegni presi in seno al GLU (Gruppo di lavoro ungulati).

 

Capriolo

Anche il prelievo di caprioli è stato da record; in totale sono stati uccisi 691 capi (369 nel 2011) di cui 525 maschi e 176 femmine. L’abolizione della quota altimetrica ha permesso di raddoppiare o triplicare le catture in tutti quei distretti che erano penalizzati dal divieto. Se i caprioli sono stati presi anche in altitudine, significa che c’erano e per una volta non sono stati abbandonati al loro destino, legato alle bizze dell’inverno. Diverso, invece, il discorso del prelievo qualitativo: purtroppo il rapporto fra i sessi è peggiorato e anche in questo caso  occorreranno dei correttivi per una migliore gestione qualitativa della specie.

 

Stambecco

42 i cacciatori cacciatori che vi hanno preso parte. In totale  si sono registrate 27 catture, di cui 18 maschi e 9 femmine.

 

Marmotta

368 le catture in totale, in linea con gli ultimi anni.

 

Caccia bassa

I risultati relativi alla caccia bassa 2012 sono stati complessivamente piuttosto insoddisfacenti, complice anche un meteo decisamente inclemente:  831 i cacciatori che hanno staccato la patente e le catture principali sono state le seguenti: 1288 beccacce (2011/1745), 149 fagiani di monte (232) 15 pernici bianche (34) 81 lepri comuni (77) e 63 lepri variabili (76). Un centinaio le volpi catturate durante le varie cacce, senza contare quelle della caccia speciale invernale, i cui dati non ci sono ancora pervenuti.

 

Ma il nostro sguardo è già da tempo rivolto verso il futuro, e più precisamente alla prossima stagione venatoria che inizierà ufficialmente nel mese di settembre.

Il comitato FCTI si è messo da subito al lavoro su questo tema, sia sul fronte della caccia alta che di quella bassa sotto la guida dei rispettivi responsabili di area Roberto Cavanna e Edo De Bernardis. Abbiamo iniziato con una valutazione dei risultati dell’ultima stagione, anche alla luce di alcune importanti modifiche volute con forza dalla nostra Federazione, che hanno toccato in particolare il camoscio e il capriolo.

Dalle analisi e dalle riflessioni che abbiamo fatto sono scaturite delle indicazioni e delle opzioni che abbiamo condiviso con i presidenti distrettuali nel corso di due incontri. Si è trattato di un confronto estremamente costruttivo e interessante, che ha consentito di affinare le proposte sul tavolo che sono poi sfociate in un documento programmatico che contiene alcuni indirizzi di gestione che la FCTI intende perseguire, sia per la caccia alta che per la bassa. Non intendo anticipare più di tanto, considerato che gli stessi verranno presentati in seguito da Marco Viglezio e da Edo De Bernardis alla trattanda 7.

Mi limiterò a dire, alla luce dei dati emersi (in particolare per quanto riguarda il rapporto sessi nella catture di camoscio e capriolo), che occorre essere consapevoli che si rendono necessari alcuni correttivi, ma che non esistono assolutamente i presupposti per fare marcia indietro.

E qui vorrei inserire un aspetto per me cruciale per il futuro della collaborazione con lo Stato per quanto concerne la gestione venatoria.

Se da un lato con il Capo della Divisione ambiente Moreno Celio abbiamo trovato un interlocutore attento e disponibilie ad ascoltare e a cercare di comprendere le nostre esigenze, dall’altro troviamo all’interno dei vertici dell’UCP (e mi spiace che siano assenti oggi!) ancora molte resistenze, che sfociano spesso in una chiusura pressoché totale al dialogo e al confronto sulle nostre proposte.

Chiusura che probabilmente fonda le radici in alcuni episodi del recente passato che hanno incrinato la fiducia nei nostri confronti.

Per mia indole sono abituato a guardare sempre in avanti, per cui  confido nel fatto che riusciremo a farci riconoscere come un partner vero e affidabile dal nostro interlocutore naturale, come peraltro sancito dall’art. 37 della Legge sulla caccia.

Anche perché questa preclusione nei nostri confronti ostacola la costruzione di un consenso sulle modalità di gestione della caccia, che si manifesta anche sulle piccole cose.

Temo che si tratti di una questione di fondo: ho infatti l’impressione che i vertici dell’UCP abbiamo una visione del ruolo del cacciatore molto lontana dalla nostra, e apparentemente inconciliabile.

Vorrei allora cogliere l’occasione per far passare il seguente messaggio e lo voglio dire forte e chiaro: che nessuno si illuda o pensi di ridurre il cacciatore a una sorta di braccio armato dello Stato, che deve essere utilizzato solo per intervenire sulle specie problematiche, perché si sbaglia di grosso!

Noi cacciatori andiamo a caccia prima di tutto perché questa è la nostra passione, una grande passione. Siamo ovviamente disposti, oltretutto pagando di tasca nostra, a dare un contributo importante per risolvere il problema dei danni alle colture e al bosco, e credo anche che lo abbiamo ampiamente dimostrato! Ma questo non deve diventare un pretesto per penalizzarci inutilmente sulla nostra caccia tradizionale, per la quale abbiamo già fatto molte concessioni.

Voglio comunque esprimere l’auspicio che si possa aprire una nuova stagione nei rapporti con gli organi preposti alla gestione della caccia, affinché la FCTI venga di fatto riconosciuta come un partner serio, competente e affidabile dello Stato con cui confrontarsi alla ricerca delle migliori soluzioni possibili che tengano conto sia dei corretti principi di gestione, delle peculiarità del territorio ticinese, ma anche delle nostre tradizioni venatorie.

Nessuno è depositario della verità assoluta in materia di gestione: ogni regolamento rappresenta semplicemente un tentativo di ottimizzazione di tutte le esigenze, comprese ovviamente quelle dei cacciatori.

Il presupposto fondamentale è comunque che vi sia quell’unità d’intenti e quella compattezza al nostro interno dimostrata all’AD di Mendrisio del 2012, che non a caso ci hanno permesso di ottenere alcuni risultati significativi nella direzione da noi auspicata.

 

Care delegate, cari delegati.

Mi avvio alla conclusione di questa mia lunga relazione.

Fare il Presidente della FCTI è un impegno gravoso ma anche molto gratificante, soprattutto quando si ha la fortuna di contare su un gruppo di collaboratori motivati e pronti a sacrificare molto del loro tempo libero a favore della nostra causa.

Invito pertanto i membri di comitato ad alzarsi e credo che si meritino davvero un caloroso applauso da parte di tutto il mondo venatorio.

E ora concludo davvero ringraziandovi per l’attenzione e soprattutto per il sostegno!

VIVA LA CACCIA! VIVA LA FCTI

 

Fabio Regazzi

Bank employees at the "Workplace of the Future" of UBS bank in Zurich, Switzerland, pictured on September 26, 2012. (KEYSTONE/Martin Ruetschi) 

Bankangestellte arbeiten am 26. September 2012 im "Workplace of the Future" in der UBS in Zuerich, Schweiz. (KEYSTONE/Martin Ruetschi)

Interpellanza – Plurilinguisimo: bando di concorso

Testo:

 

Tra i requisiti di un bando di concorso del DFAE per i posti “Chef/in Finanzen & Administration (CFA)” e “Finanz-Administrator/in (FA)” (presso la Direzione dello sviluppo e della cooperazione) figurano, in entrambi i casi, “Gute Sprachkenntnisse (Deutsch, Englisch, Französisch)”.
1. Quali sono le mansioni di questa figura che richiedono la padronanza di una di queste due lingue ufficiali – ma non della terza – più l’inglese?
2. Si stima che questo bando di concorso sia conforme alla lettera e allo spirito della LLing e della sua ordinanza, rispettivamente delle indicazioni contenute nelle “Istruzioni del Consiglio federale concernenti la promozione del plurlinguismo nell’amministrazione federale” e nelle “Linee guida per questioni in materia del personale – Plurilinguismo” ?
3. Le istruzioni del Consiglio federale concernenti il plurilinguismo suggeriscono agli uffici di nominare persone delegate al plurilinguismo per sostenere la direzione negli aspetti pratici legati alle lingue. Nella direzione responsabile dell’unità amministrativa che ha pubblicato questo bando di concorso esiste una tale figura? Viene consultata su aspetti inerenti al plurilinguismo nella formulazione dei bandi di concorso?

 

Motivazione:

 

Accogliendo la mozione 05.3186, il Parlamento ha incaricato il Consiglio federale di “eliminare ogni e qualsiasi discriminazione nei confronti della lingua italiana nei bandi di concorso dei posti federali”. Risultano essere discriminatori o comunque non conformi ai principi del plurilinguismo in particolare dei bandi di concorso il cui profilo linguistico include requisiti specifici che non trovano una giustificazione nelle mansioni legate alla funzione in questione o che si basano su criteri biografici e non funzionali (è per esempio da considerarsi discriminatorio in quasi tutti i casi la richiesta di competenze a livello di “madrelingua”). Sono pure contrarie ai principi del plurilinguismo bandi di concorso che non danno titolo preferenziale a candidati e candidate che padroneggiano il maggior numero possibile di lingue ufficiali. Si auspica che le “Istruzioni del Consiglio federale concernenti la promozione del plurlinguismo nell’amministrazione federale” e le “Linee guida per questioni in materia di personale – Plurilinguismo” dell’UFPER vengano pienamente rispettate.

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Saluto ai delegati Federviti cantonale

Egregio signor presidente Federviti cantonale, caro Giuliano,
Egregio signor presidente della Federviti sezione Locarno e valli, caro Graziano,
Cari delegate e delegati,
Ho accolto con piacere l’invito dell’amico Graziano a porgervi un saluto in occasione della vostra assemblea dei delgati 2013.

• La viticoltura ticinese con i suoi ca. 1’000 ettari di vigneti, e ben 255 cantine gode di una buona situazione. Il vino ticinese sembra sempre più apprezzato in tutta la Svizzera, e lo constato sovente durante i miei soggiorni a Berna. Questo è certamente il frutto e il merito del vostro lavoro, fatto anche di sacrifici ma soprattutto di tanta passione. Osservo di transenna, che sempre dal Ticino proviene il miglior Sommelier del Mondo, Paolo Basso, recentemente insignito del prestigioso titolo in Giappone, a Tokyo, a riprova che una buona conoscenza del merlot ticinese facilita l’apertura verso una cultura enologica globale…
• La viticoltura gioca un ruolo determinante nel mantenimento e nella cura del paesaggio, soprattutto in zona collinare, e contribuisce anche un’occupazione decentrata del territorio dei fondovalle; basti pensare alla bassa Valle Maggia, alla bassa Blenio o alla bassa Leventina, dei terroir importanti che danno dei magnifici vini e dove si sono insediate diverse cantine.
• Queste attività contribuiscono a tutelare il grande fascino del paesaggio ticinese, nell’interesse dello  sviluppo culturale e anche turistico.
• In un certo senso, ritrovo un parallelismo con il mondo venatorio, di cui ho l’onore – e spesso anche l’onere – di presiedere la federazione, dove il cacciatore svolge una funzione di cura e di gestione della selvaggina, a beneficio quindi del territorio… Con il mondo venatorio so che condividete anche una certa preoccupazione per la problematica degli ungulati, ancora presente e in alcune zone del cantone particolarmente acuta, e questo nonostante l’importante pressione che viene esercitata; su questo tema, che so essere particolarmente delicato, si potrebbe aprire un lungo dibattito, ma non ritengo sia questa la sede adatta. Posso solo assicurarvi che da parte nostra, e credo che lo abbiamo dimostrato come FCTI, siamo disposti a dialogare e a collaborare per trovare delle soluzioni che tengano conto delle rispettive esigenze.
• In  ogni caso, come per altre attività legate al territorio, anche la viticoltura in Ticino si regge ancora sulla passione e sulla fatica di tanti piccoli produttori.
• Vi sono però altri aspetti che potrebbero offuscare il futuro della viticoltura in Ticino:
1. La medesima PA 2014-2017, recentemente adottatta dal Parlamento federale che, da un lato mantiene invariato il principio del contributo di declività specifico per i vigneti in zone in forte pendenza e zone terrazzate, ma dall’altro non fa nulla per preservare il territorio dei medesimi vigneti di fronte agli azzonamenti/alle edificazioni. In tal senso, occorrebbe a mio avviso rilanciare il tema di una migliore pianificazione viticola, ad esempio riprendendo in mano in una forma aggiornata lo strumento del catasto, allo scopo di pianificare meglio l’intera organizzazione dei vigneti collinari, e quindi anche le relative misure quadro. E qui la palla passa ovviamente nel campo della politica cantonale dove dovete fare sentire maggiormente la vostra voce.
2. Questo primo punto induce una seconda constatazione: la costante diminuzione del numero di viticoltori che più che altro garantiscono la gestione, spesso a titolo hobbistico, dei vigneti in collina che contraddistinguono il nostro paesaggio. La concorrenza dei prodotti esteri e indigeni portano indirettamente al calo del prezzo delle uve, mentre la pressione esercitata per la realizzazione di grandi vigneti in zone pianeggianti crea una distorsione nella concorrenza. Eppoi essendo nato e cresciuto a Gordola  faccio fatica ad immaginare le nostre magnifiche colline prive dei vigneti che definiscono da decenni le nostre zone. In tal senso vedo con una certa simpatia l’iniziativa parlamentare  presentata nel 2009 da Cleto Ferrari dal titolo “Deduzioni fiscali ai vigneti non meccanizzabili”, tuttora ferma in commissione tributaria del Gran Consiglio.

Concludo quello che voleva essere un breve saluto, con l’auspicio di vedere meglio promosse le attività della Federviti, allo scopo di raggiungere gli obiettivi di tutte le problematiche che ho appena accennato.

Nel ringraziarvi per l’attenzione, vi auguro proficui lavori assembleari e soprattutto un futuro ricco di sodisfazioni per la vostra nobile attività.

 

Fabio Regazzi
Consigliere nazionale

2012.05.17.03.20.401797 (2)

Un secondo tubo è un valore duraturo: intervista alla RSI

La vicenda del raddoppio della galleria del San Gottardo si arricchisce di un nuovo capitolo: l’Iniziativa delle Alpi ha inoltrato oggi a Berna una petizione contro la costruzione di un secondo tubo.

Le 68’000 firme raccolte si oppongono alla decisione del Consiglio federale del 27 giugno 2012, secondo cui il raddoppio nasce dalla necessità di risanare il tunnel esistente, inaugurato ormai più di trent’anni fa, e quindi di chiuderlo per lavori durante almeno due anni. Su questo argomento abbiamo interpellato il consigliere nazionale Fabio Regazzi (PPD) che si è sovente occupato del tema, caldeggiando la soluzione avanzata anche da Berna.

Secondo l’Iniziativa delle Alpi il risanamento della galleria con treni navetta per le auto costerebbe tre miliardi in meno rispetto a un raddoppio. Perché quindi sostenere la costruzione di una seconda canna?

L’Iniziativa delle Alpi sta vaneggiando. Secondo i dati forniti dall’amministrazione federale, la costruzione di una seconda canna e il risanamento della galleria esistente costa quasi tre miliardi di franchi, mentre la loro soluzione costa circa due miliardi.

Parlando di costi, occorre considerare che le strutture previste dalla loro variante dovranno poi essere smantellate a lavori conclusi. Si tratterebbe quindi di un investimento a fondo perso. Una seconda galleria, invece, è un patrimonio, un valore non provvisorio ma duraturo, ammortizzabile su un periodo di 30-40 anni. Questa è la differenza sostanziale tra i due progetti.

Un secondo tubo comporterà poi più costi di manutenzione. Probabilmente l’Iniziativa delle Alpi ha parlato di 3 miliardi pensando a questi costi, ma la loro è una forzatura.

Con un secondo tubo non si rischia, però, di violare il principio del trasferimento del traffico merci su rotaia voluto dal popolo?

Contrapporre il raddoppio del Gottardo alla politica di trasferimento delle merci secondo me non regge. Sfatiamo un’affermazione spesso ripetuta dall’Iniziativa delle Alpi: non è vero che in Svizzera non si fa nulla per il trasferimento del traffico pesante dalla strada alla ferrovia. Il 65% delle merci è trasportato su rotaia. A livello europeo la Svizzera è notevolmente il paese più all’avanguardia in quest’ambito.

Detto ciò, è vero che si può fare di più. Il trasferimento di merci andrebbe fatto da frontiera a frontiera, e non fermarsi alle estremità nord e sud di Alptransit. In questo senso abbiamo bisogno un allargamento delle gallerie da Basilea a Chiasso, di rampe d’accesso e di terminali di trasbordo dalla rotaia alla strada in Italia e in Germania. Sostengo pienamente questo trasporto internazionale.

L’aumento del traffico pesante è una delle preoccupazioni degli oppositori al progetto. Lei non lo condivide?

No, è un argomento fasullo. Noi non vogliamo un aumento della capacità: il nostro obiettivo è che il Ticino non sia tagliato fuori dal resto della Svizzera e dall’Europa per tutto il periodo i cui il tunnel sarà risanato.

Avremo sempre bisogno di un collegamento stradale degno di questo nome. Il Gottardo così com’è, con il traffico nei due sensi, è una trappola mortale. Inoltre, è irrealistico pensare che Alptransit risolverà tutti i problemi di traffico.

Con il raddoppio si avranno quattro corsie. Come assicurarsi allora che ne verrà usata solo una per tubo, e che non si cederà a eventuali pressioni, ad esempio dell’UE?

In Svizzera decidiamo noi quello che è opportuno fare. Se la Costituzione dice che non si possono aumentare le capacità di traffico, come recita la legge che è ora in consultazione, siamo tutelati. E a questo principio non si potrà derogare.

C’è anche chi è preoccupato da un aumento delle polveri fini in parallelo con l’apertura di un secondo tunnel…

Il problema dell’inquinamento c’è, ma si sta travisando la realtà. È strumentale imputare il problema delle polveri fini, particolarmente sentito nel Mendrisiotto, solamente al traffico del Gottardo. Ciò appare chiaro se consideriamo che i veicoli che transitano dalla galleria ogni giorno sono 16’000, mentre sono oltre 60’000 a transitare quotidianamente nel Mendrisiotto, una zona con un tessuto commerciale importante, che porta inevitabilmente traffico, e che è vicina alla Lombardia, molto industrializzata.

Il Consiglio di stato ha reiterato oggi il suo appoggio al raddoppio…

Sì, così come la deputazione ticinese a Berna lo sostiene. Mi rendo, però conto che non sarà facile portare avanti questa battaglia nella popolazione ticinese. Il primo ostacolo sarà a livello delle Camere federali, e soprattutto agli Stati. Una volta superato, saremo quasi certamente confrontati al referendum.

A questo punto saremo confrontati anche con il resto della popolazione svizzera, alla quale vorrei dire, come ho già fatto, che il Gottardo non è solo un problema ticinese, ma un problema svizzero. La Svizzera ha sempre dimostrato solidarietà e non può permettersi di isolare un cantone per più di due anni, lasciandolo senza con collegamento stradale affidabile e duraturo. E questo anche se non siamo un cantone economicamente importante, ma turisticamente parlando ne soffriremmo.
Fonte: http://info.rsi.ch/home/channels/informazione/ticinoegrigioni/info_on_line/2013/04/18–Un-secondo-tubo–un-valore-dura

2012.05.17.03.20.234801

Risanamenti di tunnel: è necessaria una visione d’insieme

INTERPELLANZA – Risanamenti di tunnel della rete stradale nazionale con realizzazione di nuove canne senza aumento di capacità: è necessaria una visione d’insieme

Testo

  1. Quali sono i costi supplementari per chilometro della variante di risanamento con terzo tubo al Belchen rispetto ad una variante di risanamento senza terzo tubo?
  2. Per quali ragioni è stata preferita la variante con terzo tubo (tecniche, economiche, finanziarie …)?
  3. Come mai la decisione di realizzare un terzo tubo al Belchen è stata presa senza consultazione del Consiglio federale o del Parlamento – e senza decisione referendabile?
  4. Il Consiglio federale reputa che la realizzazione di una terza canna possa avere ripercussioni negative sulla politica del trasferimento del traffico, dato che il tunnel del Belchen si situa lungo una tratta cruciale per il transito nord-sud?
  5. Oltre al tunnel del San Gottardo e del Belchen, sono già stati identificati altri tunnel della rete stradale nazionale il cui risanamento potrebbe rendere necessario la valutazione di una variante di risanamento con realizzazione di una canna supplementare senza aumento di capacità? Quali?
  6. Quali sono i critieri secondo cui il Governo sottoporrà o meno una decisione relativa alla realizzazione di nuove canne senza aumento di capacità a un iter decisionale di tipo politico?

Motivazione
Per permettere il risanamento delle due canne a corsia doppia del tunnel autostradale del Belchen (sull’A2, tra Basilea e l’Altopiano) il DATEC ha deciso nel 2012 di costruire un terzo tubo, senza aumento della capacità. Decisione comprensibile e condivisibile, dato che permetterà di gestire al meglio il traffico durante il risanamento e di accrescere la sicurezza di questa tratta (il terzo tubo servirà quale via di fuga a risanamento completato). È un dato di fatto che la rete delle strade nazionali non può ripiegare su soluzioni esterne e deve quindi offrire lei stessa un’alternativa al traffico durante le inevitabili chiusure per risanamento. La stessa soluzione (dunque costruzione di un altro tubo senza aumento di capacità) è stata proposta per il risanamento del tunnel autostradale del San Gottardo. E’ ora necessario capire meglio se vi sono altri tunnel che nel futuro potrebbero necessitare di un risanamento con costruzione di canna supplementare senza aumento di capacità; come queste opere si inseriscono nella pianificazione della manutenzione e dell’ampliamento della rete delle strade nazionali; e quale sarà l’iter decisionale per questi casi (con o senza decisione politica).

200307051517

Nuova deviazione di due anni sull’asse ferroviario Ticino – Zurigo

INTERPELLANZA – Nuova deviazione di due anni sull’asse ferroviario Ticino – Zurigo: con quali conseguenze?

Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

  1. Corrisponde al vero che tra il 2017 e il 2018, il collegamento tra Zurigo e il Ticino, quindi da e per Milano sarà deviato a verso Rotkreuz, dove si snoderà in una sorta di “Spitzkehre” a causa di lavori di potenziamento sulla linea ferroviaria tra Zugo e Arth-Goldau?
  2. Questa deviazione toccherà sia il traffico viaggiatori che quello merci?
  3. A quanto viene stimato il ritardo per la tratta Bellinzona-Zurigo, rispetto ai nuovi tempi di percorrenza che saranno assicurati dalla NEAT?
  4. Come giudica questa decisione dal profilo dell’operatività del traffico (passeggeri e merci) su una linea che tocca il Ticino, il cui collegamento autostradale (con un solo tunnel!) è fortemente perturbato soprattutto nei periodi estivi? Non teme di aggravare ulteriormente la situazione della mobilità nord-sud?
  5. Sono state valutate alternative – come ad esempio un collegamento diretto tra Cham e Immensee – e se sì, perché sono state scartate?
  6. Non è paradossale che quasi contemporaneamente all’apertura di AlpTransit questo nuovo cantiere azzererà, ancorché provvisoriamente, l’agevolazione nei tempi di percorrenza ottenuti con la nuova galleria di base?

MOTIVAZIONI
Nei due anni successivi all’inaugurazione del tunnel di base del Gottardo verrà chiuso il tratto Zugo – Arth-Goldau a causa di lavori potenziamento, che prevedono in particolare la posa di un doppio binario. Dopo aver investito miliardi nella NEAT, vengono ora prospettati nuovi ritardi a causa di un nuovo doppio binario posato sulla sponda del lago di Lucerna. Questa misura ci sembra incomprensibile, dannosa dal profilo del traffico passeggeri e merci, e avrebbe forse dovuto essere oggetto di una pianificazione meno problematica.
Per i viaggiatori da e per il Ticino in direzione di Zurigo, questa deviazione causerà ritardi che di fatto azzereranno i vantaggi della NEAT, creando forti disguidi in un collegamento ferroviario già fragile e che subisce mediamente più ritardi di altre tratte. Non dimentichiamo che si tratta di un collegamento internazionale tra la Lombardia e il nord Europa.

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Tunnel du Gothard: vers l’achèvement de l’oeuvre?

Personne n’aime les travaux à moitié terminés. Ils sont source d’une éternelle insatisfaction. Le tunnel routier du Gothard (TRG) génère ce sentiment : celui d’un ouvrage inachevé et qui tourmente ses usagers. L’ingénieur, père de notre président du Conseil des Etats, l’avait projeté avec deux galeries; malheureusement, le moment venu, la politique n’a pas eu le courage de compléter l’ouvrage et l’a laissé avec un seul tube en invoquant des raisons principalement financières.

Depuis lors le trafic n’a cessé de croître. On a entamé le percement du tunnel de base ferroviaire, un grand projet entièrement financé par la Confédération et, en même temps, le peuple suisse a approuvé l’initiative des Alpes (1994), qui de fait empêche le dédoublement du Gothard.

Le Tessin, depuis toujours canton « gothardiste », craint l’isolement : à juste titre, car la réfection complète du tunnel routier du Gothard d’ici une dizaine d’années implique sa fermeture durant 1000 jours. Celle-ci couperait le Tessin de sa principale liaison routière directe avec le reste de la Suisse. Elle entraverait avant tout l’accès aux marchés et aux flux de marchandises, ainsi que des touristes (!) et des personnes en général, exigences d’une économie intégrée aux marchés internationaux qui supporte mal les interruptions. Mais la route de transit, « la via delle genti », demeure une liaison fragile sous tous points de vue. Elle garde sa valeur symbolique de liaison et de cohésion nationale, qui a avant tout une portée éminemment politique.

De plus, la question de la sécurité est incontestable. Le terrible drame de 2001 a mis au premier plan le spectre du piège mortel toujours à l’affût.

C’est pour toutes ces raisons que je salue la position du PDC qui a affirmé son soutien à la construction d’un deuxième tube au tunnel routier du Gothard dans le cadre de la consultation qui s’est achevée cette semaine. On retrouve dans sa réponse les préoccupations des Tessinois. Tout d’abord une fermeture totale du TRG causerait un dommage inacceptable à l’ensemble de la place industrielle suisse et au système européen de transport sur l’axe nord-sud. En outre, le percement d’un deuxième tube permettra d’augmenter notablement la sécurité des automobilistes et la stabilité de cette liaison routière. Ce choix constitue un investissement durable en matière de politique des transports, contrairement aux mesures d’accompagnement coûteuses et à fonds perdus pour la gestion du trafic dans le cas d’une fermeture totale. En effet, ces mesures provisoires (nécessaires dans le cas d’un assainissement sans second tube et souhaitées par les opposants à ce dernier) coûteraient plus d’un milliard de francs.

En tant que représentant du Canton du Tessin, je me battrai en faveur de l’achèvement du tunnel routier du Gothard, suivant la proposition du Conseil fédéral. Comme le réaffirme le PDC dans sa prise de position, la construction d’un second tube ne doit en aucun cas impliquer une augmentation de la capacité et du trafic sur l’axe routier du Gothard, car elle nuirait au processus de transfert du trafic lourd sur le rail. Je soutiendrai donc la proposition d’ancrer la restriction à une seule voie de circulation dans la loi. De cette manière, l’Initiative des Alpes – et ainsi la volonté du peuple – sera respectée, et en définitive l’ensemble de la politique de transfert du trafic de marchandises sur le rail.