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Mozione – Per parchi nazionali a misura d’uomo

Testo depositato

Il Consiglio federale è incaricato di presentare una proposta di modifica della LPN (art. 23f) e dell’OPar (art. 17) che preveda un allentamento dei criteri e dei divieti previsti per le zone centrali dei parchi nazionali, in modo che le attività umane, seppure con le opportune limitazioni, siano comunque permesse.

Motivazione

L’articolo 23f LPN prevede che nelle zone centrali dei parchi nazionali la natura venga lasciata libera di svilupparsi e che il pubblico vi possa accedere solo in maniera limitata. A sua volta l’articolo 17 capoverso 1 lettere a-g dell’OPar stabilisce tutta una serie di divieti imposti alle zone centrali dei Parchi Nazionali, come ad esempio l’esercizio della pesca e della caccia, la raccolta di funghi o pietre e addirittura anche solo l’abbandono dei sentieri. Il capoverso 2 prevede la possibilità di concedere delle deroghe ma solo se di lieve entità e se giustificate da motivi importanti.

Attualmente in Svizzera sono solo due i progetti di Parchi Nazionali in corso, entrambi in Ticino (Parc Adula – che coinvolge anche il Canton GR – e Parco Nazionale del Locarnese). Questi progetti sono attualmente confrontati con parecchie difficoltà, dovute soprattutto alle resistenze della popolazione locale che li percepisce come una sorta di esproprio del proprio territorio. Emblematico quanto accaduto in occasione della presentazione della prima versione del Parco Nazionale del Locarnese e Vallemaggia, che ha dovuto essere ritirata a fronte della massiccia e vivace opposizione della popolazione locale (sostenuta da alcune categorie, come agricoltori, società escursionistiche, pescatori, cacciatori, ecc.). I promotori dopo aver ritirarato il progetto, lo stanno ripronendo in una versione ridimensionata ma comunque oggetto di critiche. Il problema principale della categoria “parco nazionale” (art. 16 e segg. OPar) è costituito dal fatto che nella zona centrale, che ricopre una superficie importante (art. 16 cpv. 1 OPar), sono di fatto proibite tutte le attività umane (cfr. art. 17 cpv. 1 OPar). Tali restrizioni, oltre a essere eccessive e in buona parte ingiustificate, sono un ostacolo alla concretizzazione di progetti di parchi nazionali. Per favorire la realizzazione di simili progetti, che rappresentano sicuramente delle opportunità di sviluppo interessanti, è necessario allentare i criteri e i divieti previsti all’articolo 17 capoverso 1 OPar.

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Mozione – Libera circolazione delle persone: compensazione dei costi di controllo

In data odierna ho presentato una mozione al Consiglio federale dal titolo Libera circolazione delle persone: compensazione dei costi di controllo del mercato del lavoro più equa da parte della Confederazione per le regioni di frontiera.

Con la medesima chiedo alla Consiglio federale da un lato di estendere il campo di applicazione dell’art. 7 della Legge sui lavoratori distaccati (LDist) a tutti i costi generati dai controlli e, dall’altro, di aumentare la quota parte assunta dalla Confederazione (attualmente pari al 50%) per il finanziamento delle misure di controllo sul mercato del lavoro (ispettori e altri costi collaterali),  per tener conto degli oneri crescenti che i Cantoni di frontiera, a causa dei problemi con cui sono confrontati, devono sopportare rispetto ad altre regioni della Svizzera.

Le regioni più esposte alle ricadute della libera circolazione sono quelle di frontiera, dove sono lievitate le notifiche e le conseguenti situazioni di dumping salariale, rendendo necessari meggiori controlli. Appare perciò opportuno mettere a disposizione di queste regioni, in particolare del Ticino,  maggiori risorse per i controlli a tutela dell’impiego e della mercato del lavoro locali. L’attuale regolamentazione prevede invece un’assunzione da parte della Confederazione del 50% dei costi, e questo a prescindere dalle esigenze nei diversi Cantoni, più o meno esposti alla pressione della manodopera estera. Una situazione che oggettivamente penalizza i cantoni di frontiera, più esposti al fenomeno del frontalierato, e che chiedo di modificare in maniera più equa con questa mozione:

 

Testo della mozione

Richiamati i compiti di sorveglianza di cui all’articolo 360b capoversi 3-5 CO e all’art. 7 cpv. 1 lett. b della Legge sui lavoratori distaccati (LDist), il Consiglio federale è invitato a proporre al Parlamento una modifica dell’art. 7a LDist, al fine di compensare in maniera più equa i costi di controllo del mercato del lavoro.

 

Motivazione

La compensazione dei costi di controllo non è in linea con i recenti sviluppi. La pressione sul mercato del lavoro cresce (le notifiche, per esempio, in Ticino sono passate da 7’310 nel 2008 a oltre 24’000 nel 2013). La partecipazione della Confederazione è limitata al 50% delle spese salariali occasionate dagli ispettori e non tiene conto di altri costi collaterali:

– le esigenze di qualità dei controlli è aumentata e questo comporta spese maggiori (formazione, qualifiche degli ispettori);

– aumento della mole e della complessità delle procedure amministrative e di “back-office” correlate (coordinazione con altri servizi; sanzioni; procedure penali);

– gli interventi dello Stato sul mercato del lavoro necessari in particolare in alcune regioni del Paese per controbilanciare le ricadute negative della libera circolazione delle persone (conferimento del carattere obbligatorio a contratti collettivi di lavoro, introduzione di contratti normali di lavoro, netto aumento delle sanzioni) comportano un aumento delle procedure legali e dei ricorsi che richiedono un supporto legale qualificato, molto oneroso;

– sullo sfondo di una accresciuta attenzione politica, aumentano pure notevolmente le esigenze di “reporting” e comunicazione.

 

Questi sviluppi non sono uniformi in tutto il Paese, ma concentrati soprattutto nelle regioni di frontiera che per la loro ubicazione geografica, e dunque indipendentemente dalla loro volontà, si trovano confrontate a oneri  importanti e crescenti.

 

Chiedo pertanto:

– di estendere il campo di applicazione dell’art. 7a LDist. a tutti i costi generati dai controlli e non unicamente ai costi salariali degli ispettori;

– di aumentare la quota-parte dei costi compensata dalla Confederazione oltre il 50%, perlomeno nei Cantoni in cui in base a criteri oggettivi (quali il numero di infrazioni riscontrate, la quota-parte di frontalieri sulla forza di lavoro totale, il numero delle notifiche di distaccati e il numero di contratti normali di lavoro) si costata un aumento sproporzionato dei medesimi.