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Interpellanza – Fallimenti fraudolenti di SA e SAGL: registro nazionale degli amministratori?

TESTO

Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle domande seguenti:
– Quanti sono i fallimenti di SAGL o di SA in Svizzera? Quante di queste società sono ad amministratore unio e quanti di loro sono stranieri non residenti in Svizzera?
– Questo numero è aumentato negli ultimi anni? Sono osservabili delle variazioni regionali? Per quali ragioni, secondo il Consiglio federale?
– Il Consiglio federale condivide il timore che l’aumento dei fallimenti possa essere dovuto a uno sfruttamento mirato del nostro diritto societario a fini illeciti, o perlomeno amorali, quali lo sfruttamento delle assicurazioni sociali o la percezione fraudolenta di un’indennità per insolvenza?
– Secondo il Consiglio federale un registro nazionale in cui figurano – a certe precise condizioni ed entro certi limiti – i nomi delle persone che hanno amministrato società poi fallite, potrebbe contribuire ad evitare i sempre più frequenti abusi del diritto societario?
– Quali modifiche legislative (diritto societario; diritto sulla protezione dei dati; eventuali accordi internazionali) sarebbero necessarie per istituire un tale registro?
– Il Consiglio federale reputa utile studiare altre misure per ristabilire un equilibrio più stabile tra un approccio liberale e la prevenzione di abusi e frodi?

 

MOTIVAZIONE

Non è raro assistere a fallimenti di società (SA o SAGL) riaperte nel giro di pochi giorni con una nuova ragione sociale, ma con il medesimo CdA, spesso in questi casi si tratta di un amministratore unico.
Il nostro diritto societario liberale costituisce sicuramente un atout per la Svizzera e per la sua economia. Ciò detto sembra opportuno riflettere ad alcune misure cautelative che vanno oltre le possibilità già date al cittadino oggi, come quella di ottenere informazioni sulla solvibilità di una persona sulla base della legge federale sull’esecuzione e sul fallimento dell’11 aprile 1989 (LEF) o la possibilità di chiedere alla controparte un estratto del casellario giudiziale (art. 365 del Codice penale svizzero).

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Ora delle domande: Il Consiglio federale rassicura in merito all’area Tir di Giornico

Testo depositato

Sulla futura area multiservizi di Giornico, di importanza fondamentale per la futura gestione del traffico pesante lungo la A2 e i cui lavori dovrebbero iniziare l’estate prossima, sono state rilevate delle sostanze inquinanti. Chiedo:

1. Quali tipi di accertamenti sono in corso sull’area?

2. Questi interventi comporteranno dei ritardi sull’inizio dei lavori?

3. A dipendenza del loro esito, potrebbe essere messo in discussione l’intero progetto di realizzazione di area Tir?

Risposta del Consiglio federale del 10.03.2014

1. Durante l’elaborazione del progetto dettagliato relativo all’Area multiservizi di Giornico si è constatato che la concentrazione di sostanze inquinanti nel suolo e l’estensione delle aree interessate sono di entità supenore a quanto dichiarato in sede di progetto esecutivo. Stando alle conoscenze attuali, i costi di risanamento del suolo si aggireranno tra i 50 e i 55 milioni di franchi invece dei 20 milioni inizialmente previsti. Al momento si sta valutando se il terreno debba addiritturä essere considerato contaminato e quindi sottoposto a bonifica, nel qual caso la legge sulla protezione dell’ambiente prevede per quanto riguarda i costi la facoltà di rivalsa sul responsabile del danno.

2. Gli accertamenti richiederanno ancora alcuni mesi, per cui é molto probabile che il termine per l’inizio dei lavori preliminari previsto per il 2014 non potrà essere nspettato.

3. Presumibilmente i costi per l’Area multiservizi di Giornico passeranno da 120 milioni a circa 150 a 155 milioni di franchi. Al momento è di pnmaria importanza stabilire la chiave di npartizione dei costi per il risanamento del suolo. Il progetto non è però fondamentalmente messo in discussione.

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Accolto Postulato – Semplificazione delle procedure doganali e della gestione del traffico transfrontaliero

Testo depositato

Al fine di alleggerire i flussi del traffico e di rafforzare l’economia nonché il settore logistico della regione di confine interessata, il Consiglio federale è incaricato di esaminare se vi è la possibilità di intraprendere negoziati con l’Italia, atti a semplificare le procedure doganali e a migliorare la collaborazione nella gestione del traffico e nei processi operativi.

Motivazione

Nel suo messaggio del 22 maggio 2013 (13.045), il Consiglio federale sottolinea che la costruzione di un corridoio di quattro metri deve andare di pari passo con un miglioramento della collaborazione nella gestione del traffico. In effetti, sia nella zona di confine italiana sia in quella svizzera si trovano importanti imprese logistiche. Per queste ultime è importante che le formalità doganali avvengano senza intralci in entrambe le direzioni, soprattutto per garantire loro l’accesso al futuro terminale del suddetto corridoio.

Le negoziazioni sulle formalità doganali vanno condotte parallelamente a quelle sulle modalità di finanziamento relative agli interventi di ampliamento in Italia. Dato che non è ancora stato definito su quale territorio sorgerà il terminale, entrambe le parti sono interessate a un esito positivo delle negoziazioni.

Parere del Consiglio federale del 12.02.2014

La Convenzione UE-AELS del 20 maggio 1987 relativa ad un regime comune di transito (RS 0.631.242.04) funge da base per le procedure doganali di transito internazionali. Per quanto riguarda l’UE, tale convenzione è di competenza della Commissione europea. Di conseguenza non è possibile intraprendere negoziati formali direttamente con l’Italia al fine di semplificare le procedure doganali.

Per il Consiglio federale è importante che il traffico merci ferroviario ai valichi di confine si svolga senza intralci. Nel quadro di un rapporto esso intende presentare l’attuale situazione del traffico ferroviario presso tutti i valichi di confine verso l’Italia, il potenziale di miglioramento e il modo in cui sfruttarlo. La competenza è del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni. Tale rapporto dovrà includere tutte le autorità e le imprese interessate dal traffico merci ferroviario presso i valichi di confine e considerare anche gli aspetti a livello internazionale, in particolare con l’Italia.

Proposta del Consiglio federale del 12.02.2014

Il Consiglio federale propone di accogliere il postulato.

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Saluto in occasione dell’evento organizzato dalla Deputazione ticinese

Saluto pronunciato dal Presidente della Deputazione ticinese alle Camere federali Fabio Regazzi in occasione dell’incontro tra la Deputazione, l’Intergruppo parlamentare Italianità con Fulvio Pelli, consigliere nazionale “uscente”, Daniele Piazza, già giornalista parlamentare e Jörg De Bernardi, Delegato a Berna per il Ticino

 

Berna, 3 marzo 2014

 

– Fa stato il discorso orale –

 

Signor Giancarlo Kessler, futuro ambasciatore Svizzero a Roma
Signor Renato Quartarone, Vice Capo Missione e Primo Segretario dell’ambasciata d’Italia a Berna
Signora Nicoletta Mariolini, delegata del Consiglio federale al plurilinguismo
Care colleghe, cari colleghi
Gentili Signore, egregi Signori,

 

È fatto abbastanza raro che la Deputazione ticinese consacri una serata a un momento di riflessione sui grandi cambiamenti politici, economici e sociali degli ultimi decenni, a partire da un duplice sguardo: quello dal Ticino verso Berna, e di riflesso da Berna verso il Ticino.
A noi deputati assillati da un’agenda impietosa manca di regola il tempo per fermarci un istante a riflettere sul contesto e i mutamenti in corso.
È quindi un onore oltre che un piacere per me, in qualità di Presidente della Deputazione ticinese, poter inaugurare questa serata – organizzata in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare italianità – che accoglie tra gli oratori ospiti di grande spessore, che in modo diverso hanno fatto, interpretato o coordinato la politica del Cantone Ticino e in parte continuano a farlo:
• Fulvio Pelli, dal 1995 consigliere nazionale, che non necessita certo di particolari presentazioni (deputato di lungo corso, capo-gruppo parlamentare, presidente di partito), che terminerà la sua attività parlamentare nel corso di questa sessione.
• Jörg De Bernardi, delegato del CdS per i rapporti con la Confederazione, interpreta dal 2011 il bisogno crescente del Cantone Ticino di coordinare gli interventi a livello federale e di far sentire la sua voce.
• Daniele Piazza è stato per tre decenni un attento osservatore della politica nazionale, che ha illustrato ai Ticinesi dagli schermi televisivi.

Quando abbiamo deciso questa serata non immaginavamo di collocarci a qualche settimana da un voto storico, che funge oramai da spartiacque per la politica Svizzera. Questo incontro assume dunque un’importanza diversa da quella che avevamo inizialmente immaginato.
Perché dopo lo strappo del 9 febbraio più che mai occorre una cucitura e prima ancora una spiegazione. Qui s’incunea la politica, intesa come arte della mediazione e stasera i tre oratori avranno il difficile compito di interpretare anche questa cesura, le sue implicazioni e i risvolti futuri.
Il voto del 9 febbraio, gentili signore e signori, ha scavato numerose trincee, interne ed esterne. Interne, tra centri urbani e periferie; tra cantoni romandi e quelli svizzeri tedeschi (seppure con qualche eccezione).
E ovviamente anche esterne: tra la Confederazione e l’Unione europea (o tra Berna e Bruxelles), tra il Ticino e la Lombardia.
Si è voluto dare un segnale e così è stato. Il segnale era probabilmente necessario, vista la situazione che si era creata in talune regioni, ma forse la reazione è stata eccessiva e ha ridestato dal sonno un vecchio fantasma, quello del fossé, della spaccatura tra romandi e svizzeri tedeschi, con i ticinesi schierati con questi ultimi.
Ma il risultato del 9 febbraio ha un altro valore: quello di rimettere al centro della Svizzera il problema del Ticino, il suo malessere, le sue difficoltà economiche e sociali, per chiedere a gran voce soluzioni e un cambiamento.  In tal senso il recente voto ha anche stravolto in parte la nostra agenda di politici, rimettendo tra i primi posti diverse richieste, alcune discutibili e altre poco efficaci, formulate da diversi cantoni, tra cui il nostro.

Questa serata sarà dunque utile per analizzare il nostro passato allo scopo di meglio saper interpretare il futuro. Nel corso della sua storia il sistema federale svizzero ha spesso dovuto fare i conti con esigenze di adattamento. Ciò che spicca nel “dopo 9 febbraio” non è solo il vigore delle rivendicazioni, ma la richiesta di ridefinire in particolare il rapporto tra Ticino e Confederazione, suggerendo una pericolosa tendenza “isolazionista”.
Personalmente ritengo che le diverse richieste di “statuto speciale”, di contingenti di manodopera “cantonali”, … non faranno che accrescere il nostro isolamento e anche l’incomprensione di una parte della Svizzera. Per una volta che una votazione ha visto la maggioranza della Svizzera dalla parte del Ticino sarebbe peccato non sfruttare questa opportunità. Come? Giocando la carta del federalismo collaborativo: cercando di affrontare i problemi del Ticino collaborando con gli altri cantoni, cercando convergenze affinché si possa far passare le nostre richieste. Un esempio emblematico di questo approccio vincente è stata l’attribuzione del Tribunale penale federale a Bellinzona.

Mi rendo conto che definire nuove strategie e collaborazioni per meglio rispondere agli interessi e alla aspettative della nostra popolazione sia un esercizio tutt’altro che facile. Ascolterò quindi con attenzione le analisi da parte dei nostri stimati ospiti nel corso della tavola rotonda che seguirà.

Concludo ringraziando i relatori per il loro contributo e tutti voi per la gradita – e numerosa – partecipazione a questa serata che mi auguro piacevole e nel contempo interessante.
Fabio Regazzi
Consigliere nazionale
Presidente della Deputazione ticinese alle Camere