2014.05.12.06.43.271096

Relazione del Presidente all’Assemblea dei delegati della FCTI

Lodevoli autorità

Gentili ospiti

Care delegate e cari delegati

 

Prima di passare alla relazione presidenziale permettetemi di porgere un caloroso saluto e un sentito ringraziamento alla società cacciatori Diana Vallemaggia, che oggi ospita la nostra assemblea ordinaria in concomitanza con i festeggiamenti per l’80° di fondazione.

Mi felicito per l’importante traguardo della più importante associazione venatoria del Cantone – per lo meno per rapporto al numero di soci –  condotta con competenza e passione dall’amico Francesco Gilardi. Sono certo che l’organizzazione dell’odierna assemblea si rivelerà impeccabile.

Passo ora in rassegna i temi della relazione presidenziale che ho suddiviso in dieci capitoli.

 

1.   Attività federativa

Anche l’anno appena trascorso si è rivelato estremamente impegnativo e gravoso per il Comitato centrale. La nuova organizzazione che avevo preannunciato in occasione della mia nomina, dopo un periodo di rodaggio, ha iniziato a girare a pieno regime e questo ci permette di ottimizzare le scarse risorse sia finanziarie che umane (dal punto di vista quantitativo e non qualitativo!) di cui disponiamo. Devo dire che sono soddisfatto del grado di efficienza che abbiamo raggiunto, anche se ritengo che vi siano ancora margini di miglioramento. Il clima di lavoro è collaborativo e costruttivo e questo rende più facile e stimolante affrontare la varie sfide con le quali siamo confrontati. Non mancano le discussioni vivaci e i confronti accesi, ma tutti sono animati dalla voglia di fare bene e di difendere al meglio i nostri interessi.

Per quanto riguarda la comunicazione vi è stato un importante cambiamento! Dopo numerosi anni alla guida del nostro organo ufficiale federativo Ferruccio Albertoni ha terminato la sua attività alla fine del 2013, cedendo questa incombenza al tandem Viglezio-Dalmas i quali hanno assunto con entusiasmo questa sfida. Avremo modo alla fine dell’assemblea di ringraziare Ferruccio per il suo enorme e apprezzato contributo alla nostra causa.

Anche quest’anno abbiamo voluto riproporre due serate informative. La prima ha avuto luogo a Rivera sul tema della gestione del cinghiale con relatore il dott. Luca Visconti; la seconda a Biasca durante la quale il vice-presidente federativo dott. Marco Viglezio ha parlato del tema cervo, con un confronto fra la Leventina e la Moesa. Entrambe le serate hanno riscosso un’ottima partecipazione e un buon grado di interesse, grazie anche alla qualità e alla competenza dei relatori. Il Comitato si ripromette di continuare anche in futuro a proporre serate di informazione e formazione su temi che toccano la gestione venatoria.

Novità importante che merita di essere segnalata è il fatto di aver anticipato l’assemblea dei presidenti dal mese di luglio a febbraio e questo anche per dar seguito a diverse lamentele dei responsabili delle società ai quali veniva presentato il regolamento di applicazione a giochi oramai fatti e senza più possibilità di modifiche. Con la nuova impostazione i presidenti vengono coinvolti sugli indirizzi di gestione elaborati dal Comitato prima di sottoporli all’assemblea dei delegati e ai rispettivi gruppi di lavoro. Gli apprezzamenti sono stati praticamente unanimi per cui anche in futuro verrà confermata questa impostazione.

 

2.   Fusioni società venatorie

Su questo fronte registriamo qualche timido progresso, ma siamo ancora lontani da una situazione che definirei ottimale. Se in alcuni distretti qualcosa sembra muoversi, il luganese continua ad essere il distretto dove questo tema fatica maggiormente a passare.

Approfitto quindi di questa occasione per fare il mio solito appello affinché le società, soprattutto quelle che fanno oggettivamente fatica, affrontino senza pregiudizi il tema delle fusioni che non può che giovare al movimento venatorio cantonale.

La  mia convinzione è che società forti saranno in grado di difendere con maggiore autorevolezza gli interessi dei loro soci.

 

3.   Aspiranti cacciatori

La FCTI è sempre attenta e sensbile al tema della formazione degli aspiranti cacciatori, in cui investe parecchie risorse per assicurare un sostegno adeguato a chi intende conseguire la licenza di caccia.

L’anno scorso, su 101 iscritti (record assoluto), 66 aspiranti hanno superato gli esami, ciò che corrisponde ad una percentuale di promossi del 65%, miglior risultato degli ultimi 5 anni.

Quest’anno abbiamo 99 iscritti, che per la prima volta hanno potuto far capo al nuovo libroCacciare in Svizzera per la loro preparazione.

Vorrei esprimere un ringraziamento a Eros Quadrelli e a tutti coloro che si dedicano alla formazione degli aspiranti, per preparare al meglio le future generazioni di cacciatori che assicureranno la continuità della nostra categoria.

 

4.   Parchi nazionali

La FCTI continua a seguire da vicino gli sviluppi sui due progetti ticinesi di Parchi nazionali (gli unici, lo ricordo, di tutta la Svizzera!), tramite propri rappresentanti presenti nei vari gruppi di lavoro. Il principale nodo da sciogliere riguarda sempre le cosiddette zone centrali, all’interno delle quali – stando all’ordinanza sui parchi – tutte le attività umane (compreso ovviamente la caccia!) sono proibite. Se da un lato come FCTI non possiamo evidentemente accettare inutili e ingiusitificate restrizioni al diritto di cacciare, dall’altro riteniamo che la creazione di queste zone nucleo con superifici complessive di 75 km/q sia in contraddizione con l’obiettivo – da tutti condiviso – di limitare le dimensioni delle bandite di caccia per garantire una più corretta gestione di talune specie, in particolare cervo e cinghiale. Perplessità che non giungono peraltro solo dagli ambienti venatori, ma anche dai forestali che hanno espresso preoccupazioni al riguardo.

Siamo convinti che con questa impostazione, a medio termine si porrebbero grossi problemi di sovrapopolazione, con tutte le conseguenze del caso.

Partendo da queste considerazioni di recente ho depositato al Consiglio nazionale una mozione denominata “Per Parchi naturali a misura d’uomo” con cui chiedo al Consiglio federale di allentare i criteri estremamente restrittivi stabiliti all’art. 17 dell’OPar, in modo da consentire – seppur con delle limitazioni – le attività umane, compresa la caccia. L’obiettivo è anche quello di migliorare il grado di accettazione della popolazione nei confronti nei parchi, riducendo così le opposizioni.

Come si dice in questi casi, affaire à suivre.

 

5.   Grandi predatori

E’ di ieri l’avvistamento di M25, un orso che sarebbe entrato in territorio svizzero dalla vicina Italia, apparentemente senzo permesso (vi sarebbe fra l’altro da chiedersi se i contingenti voluti dal popolo sivzzero lo scorso 9 febbraio valgono anche per i plantigradi?).

Orso a parte, la situazione per quanto riguarda lupi e linci appare vieppiù preoccupante, visto che gli avvistamenti di esemplari di entrambe le specie si moltiplicano. Del resto la cosa non deve sorprendere visto che l’anno scorso alle pendici del Calanda era stato avvistato il primo branco di lupi sul territorio svizzero.

Sta di fatto che il malcontento sta crescendo, in particolare negli ambienti agricoli delle regioni di montagna che vedono i loro allevamenti di ovini e caprini messi in pericolo. Per quanto riguarda invece le linci, la loro presenza sembra tendenzialmente aumentare nelle Alpi e soprattutto nel Giura.

A livello politico siamo sempre in attesa che il CF dia finalmente seguito alla mozione del consigliere agli stati vallesano Jean René Fournier, approvata dalle Camere federali, che chiedeva di allentare la protezione del lupo prevista dalla Convenzione di Berna alla quale la Svizzera ha aderito; in caso di rifiuto di questa modifica, il Consiglio federale deve disdire la Convenzione, cosa che peraltro non ha ancora fatto nonostate la chiara decisione del Parlamento

Caccia Svizzera sta seguendo da vicino la problematica. L’obiettivo è quello di creare le premesse affinché venga sancita la possibilità di prelievo delle specie protette a determinate condizioni, in particolare qualora gli esemplari presenti sul territorio creano danni eccessivi ai greggi e agli effetti delle popolazioni di ungulati.

 

6.   Pool Caccia-Pesca-Tiro

Sempre proficua e positiva la collaborazione fra le tre federazioni (FCTI-FTAP e FTST) sui vari dossier che toccano, direttamente o indirettamente, le attività della caccia, della pesca e del tiro. Gli incontri sono regolari e i contatti molto stretti: senza entrare nel dettaglio dei temi trattati, mi limito a ribadire l’importanza di questa lobby per la tutela dei nostri interessi.

Ringrazio personalmente i colleghi Urs Lüchinger e Oviedo Marzorini per il loro contributo alla causa comune ma anche per i consolidati rapporti di amicizia che sicuramente facilitano il nostro lavoro.

 

7.   Tiro cantonale/stand di tiro

La questione stand di tiro è sempre al centro della nostra attenzione.

Dopo che, grazie anche all’intervento di chi vi parla e del Presidente della FTST Oviedo Marzorini, siamo riusciti in extremis a trovare una soluzione per lo stand di tiro di Olivone, l’apposito Gruppo di lavoro ha ripreso gli approfondimenti con l’obiettivo di trovare una soluzione a questo annoso problema.

L’indirizzo scelto dal DI sembra essere quello di realizzare uno stand di tiro coperto al Monte Ceneri nell’ubicazione attuale.

Questa soluzione dovrebbe ridurre le opposizioni legate all’impatto delle emissioni foniche, anche se ovviamente comporta un investimento molto importante, stimato nel’ordine di una trentina di milioni.

In questa nuova infrastruttura troverebbeo posto anche le attività per i tiri di caccia, ad eccezione del tiro al piattello.

La FCTI sta seguendo da vicino questo progetto affinché le nostre esigenze vengano tenute in debita considerazione. A questo stadio vi sono ovviamente ancora molti punti da chiarire, non da ultimo quello sulle modalità di finanziamento dell’investimento, ma anche della gestione corrente. L’on. Gobbi, al quale darò volentieri la parola alle eventuali, ci fornirà sicuramente ulteriori ragguagli.

Da parte nostra ribadisco con forza la necessità di  poter disporre di strutture adeguate per poter assolvere i nostri compiti: non penso solo al tiro cantonale, bensì anche alla formazione degli aspiranti cacciatori e, non da ultimo, all’obbligo della prova di tiro per tutti coloro che staccano la patente, come previsto dalla nuova ordinanza federale sulla caccia già entrata in vigore; su questo tema il Canton Ticino, spiace doverlo dire, è in ritardo per cui abbiamo sollecitato l’UCP a presentare delle proposte su come intende applicare tale disposizione.

Concludo questo capitolo ricordando il nostro tiro cantonale che si svolgerà ad Olivone nei giorni 27-28-29 giugno. Ringrazio già sin d’ora il nostro Comitato ad hoc, guidato dal collega Armando Baggi, per l’organizzazione di questo importante evento a favore del mondo venatorio cantonale, al quale vi invito calorosamente a partecipare.

 

8.   Bandite

Due parole anche sul tema del rinnovo bandite, che ha provocato molti malumori nelle società venatorie.

Non intendo entrare nel merito del progetto delle nuove bandite, sul quale riferirà in seguito al p.to 10.3 il collega Roberto Cavanna.

Come FCTI mi limito a sgombrare il campo da possibili equivoci: noi condividiamo gli obiettivi che stanno alla base della revisione del decreto bandite, come lo dimostra la nostra fattiva collaborazione e il contributo che abbiamo dato nel gruppo di lavoro che è stato costituito. Trattandosi però di un tema delicato e sensibile abbiamo da subito chiesto che le società fossero adeguatamente informate e coinvolte in questo processo. Secondo quanto stabilito dall’apposito gruppo di lavoro la definizione delle proposte delle nuove bandite da trasmettere alle società avrebbe dovuto avvenire per la fine dell’estate 2013! Per ragioni diverse, ma sicuramente non imputabili ai rappresentanti della FCTI, il progetto è stato recapitato alle società venatorie verso la metà di marzo con un termine di presentare eventuali osservazioni entro il 25 aprile, quindi con diversi mesi di ritardo! Alla luce di questa situazione, e tenuto conto anche del fatto che buona parte delle società avevano già tenuto le loro assemblee, abbiamo chiesto che l’entrata in vigore del nuovo decreto bandite fosse rinviata di un anno in modo da dare alle società la possibilità di valutare in dettaglio le proposte e di consultare la base dei cacciatori. In quest’ottica riteniamo fondamentale che il gruppo di lavoro bandite sia a disposizione per fornire informazioni e dare la possibilità ai rappresentanti delle società di formulare osservazioni e ev. proposte. Nel frattempo il DT ha comunicato alle società che il termine per presentare le osservazioni è prorogato fino al 31 luglio e che le stesse, tramite i rispettivi distretti, possono chiedere di incontrare il gruppo di lavoro per i necessari chiarimenti. Ringrazio quindi l’on. Zali per aver accolto la nostra richiesta.

 

9.   Gestione venatoria/rapporti con lo Stato

Passerò dapprima in rassegna l’ultima stagione venatoria per tracciare un bilancio, senza tuttavia entrare nei dettagli visto che sul tema si soffermeranno i colleghi Viglezio e De Bernardis alla trattanda 10.

 

Cervo

Buono il risultato della caccia alta con 1201 cervi catturati (record assoluto!), ben 140 in più dell’anno prima grazie anche ai due giorni supplementari dell’ultimo week end chiesti dalla FCTI, che – lo ricordo – l’UCP non voleva concedere. 603 le catture durante la caccia tardo autunnale che avrebbe dovuto completare il piano di abbattimento fissato a 2173 capi. Ancora una volta, il piano di abbattimento non è stato raggiunto (mancano 370 capi, pari al 18%), e questo conferma quello che andiamo dicendo da anni, ovvero che le modalità di definizione del medesimo necessitano dei correttivi affinché gli obiettivi siano realisitici e raggiungibili. Sulla questione dei danni, che ha fatto molto discutere, ritornerò in seguito.

 

Cinghiale

Anche l’ultima stagione è stata caratterizzata da un buon numero di catture con un totale di 1378 capi,  di 459 durante la caccia alta, 46 nella tardo-autunnale, 380 nella caccia invernale e 493 in guardiacampicoltura. Nonostante un calo di oltre 300 capi rispetto all’anno precedente, per il 9° anno consecutivo è stata superata la soglia delle 1’000 catture. Sono significativamente aumentate le catture nella guardiacampicoltura, tendenza che ovviamente non ci può soddisfare. L’introduzione della tassa per le scrofe superiori ai 55 kg non ha creato particolari problemi.

 

Camoscio

Per il camoscio sono state applicate le modalità di prelievo volute dalla FCTI che prevedono il cosiddetto “baratto“ con il maschio di capriolo. Complessivamente le catture si sono attestate sui 1208 capi, in diminuzione rispetto all’anno precedente di 212; importante sottolineare anche la diminuzione dei maschi abbattuti (-134), ciò che ha leggermente migliorato il rapporto sessi, dato che – combinato con quello del capriolo – conferma la bontà della soluzione voluta dalla FCTI.

 

Capriolo

570 i caprioli abbattuti (691 nel 2012), con un netto miglioramento del rapporto sessi che praticamente ha raggiunto la parità.

Ha fatto molto discutere l’apertura del capriolo durante la caccia tardo-autunnale che ha portato a 70 catture; nonostante alcune riserve di una parte dei cacciatori, la FCTI ritiene questa misura corretta per garantire il raggiungimento degli obiettivi di prelievo.

 

Stambecco

47 i cacciatori che vi hanno preso parte. In totale  si sono registrate 31 catture, di cui 14 maschi e 17 femmine. Ancora una volta oltre 1/3 dei capi previsti dal piano non sono stati catturati ciò che a mente della FCTI richiede dei correttivi.

 

Marmotta

Per la prima volta dal 1980 la caccia alla marmotta è stata praticata senza l’alternanza annuale. Una modifica voluta dalla FCTI, che ha tuttavia comportato l’ingiustificato sacrificio di un giorno di caccia (da 3 a 2); sono state 233 la marmotte catturate nel 2013, contro le 365 dell’anno precedente.

 

Caccia bassa

I risultati relativi alla caccia bassa 2013, come per la stagione precedente, sono stati complessivamente piuttosto insoddisfacenti, complice anche un meteo decisamente inclemente soprattutto per la caccia ai tetraonidi.  817 i cacciatori che hanno staccato la patente, che conferma il trend di continua diminuzione che appare purtroppo oramai irreversibile. Le catture principali sono state le seguenti: 1281 beccacce (2012/1292), 139 fagiani di monte (148) 13 pernici bianche (15), 69 lepri comuni (81) e 55 lepri variabili (63). 243 le volpi catturate durante le varie cacce.

 

Danni della selvaggina

Come nel già nel 2012, l’anno scorso i risarcimenti per danni causati dalla selvaggina in Ticino hanno raggiunto un milione e trecentomila franchi, somma che rappresenta un poco invidiabile primato a livello nazionale. Se pensiamo che in Vallese la superficie coltivata a vigna è cinque volte superiore alla nostra e i danni sono sei volte inferiori, o che in Grigioni, due volte e mezzo più esteso del Ticino e con una densità di cervi superiori alla nostra, si pagano risarcimenti venti volte inferiori che da noi, credo che si debba ammettere che qualcosa non funziona e che la situazione è fuori controllo. Noi cacciatori non possiamo starcene a guardare: anzitutto perché i danni sono risarciti con il provento delle nostre patenti (e questo è bene tenerlo presente!), per altro destinato a uno speciale fondo istituito per tutt’altri scopi, ma anche perché i risarcimenti non diminuiranno di certo abbattendo cervi nei primi mesi dell’anno, in modo poco trasparente, in pieno periodo di protezione, con modalità molto discutibili e in contrasto con precise norme della legislazione venatoria e della legge federale sulla protezione degli animali! Per noi cacciatori è frustrante dover sottostare a rigide disposizioni di prelievo (che in caso di violazione comportano obblighi di autodenuncia e multe) durante la stagione venatoria, per poi apprendere che vengono catturate femmine gravide e maschi da parte delle guardie in primavera, durante i periodi di protezione della specie. Da parte nostra, e lo voglio dire in modo chiaro, non possiamo accettare queste modalità di prelievo che con una corretta gestione non hanno nulla a che vedere e che, non a caso, nessun altro Cantone pratica. Chiediamo quindi da innanzitutto che questa modalità di prelievo non venga più praticata! In secondo luogo auspichiamo una coraggiosa decisione politica, che porti alla realizzazione di un quadro legislativo dove i concetti di danno sopportabile e di equo risarcimento siano definiti in modo chiaro e equo. In caso contrario sarà pura illusione sperare di uscire da questo circolo vizioso. Noi siamo comunque disposti a collaborare per trovare soluzioni per cui chiediamo all’on. Zali di essere maggiormente coinvolti su questo tema per trovare delle soluzioni efficaci e nel contempo sostenibili.

 

Ma il nostro sguardo corre già verso la prossima stagione venatoria, che si avvicina a grandi passi.

Il Comitato FCTI ha tempestivamente proceduto all’analisi dei dati a disposizione per fare tutta una serie di valutazioni, soprattutto alla luce delle modifiche apportate al regolamento 2013. E’ emerso che i cambiamenti da noi voluti hanno sostanzialmente prodotto dei buoni risultati. Siamo dunque sulla buona strada, per cui riteniamo che l’impostazione che abbiamo voluto vada confermata, anche se si rendono ancora necessari alcuni correttivi. Alla luce di queste riflessioni abbiamo pertanto elaborato una serie di proposte, che – oltre ai correttivi di cui ho parlato – riprendono alcuni punti rimasti aperti; queste proposte verranno, come detto, presentate in seguito dai colleghi Viglezio e De Bernardis.

Mi sembra importante sottolineare che gli indirizzi di gestione sui quali vi chiederemo di pronunciarvi  sono state discussi e condivisi con i presidenti dei distretti e delle società, che li hanno approvati all’unanimità nel corso dell’assemblea svoltasi lo scorso 3 febbraio a Mugena.

Il mio auspicio è che anche in questa occasione la base della FCTI, che voi oggi rappresentate, confermi la compattezza che negli ultimi anni ci ha consentito di ottenere progressi significativi nelle modalità di caccia.

E qui si inserisce il capitolo dei rapporti con lo Stato, nostro interlocutore principale per quanto riguarda la gestione venatoria.

Cominciamo dalle note positive. Con Moreno Celio, Capo delle Divisione ambiente, i rapporti sono sempre eccellenti e improntati al dialogo e al confronto alla ricerca di soluzioni che tengano conto delle esigenze di tutti gli attori coinvolti. Analogo discorso vale per l’on. Zali, che dallo scorso mese di ottobre ha assunto la Direzione del Dipartimento del Territorio al posto del compianto Michele Barra. In lui abbiamo trovato un interlocutore attento e disponibile ad ascoltare le nostre richieste. Sono consapevole che il ruolo di Consigliere di Stato non è sempre facile e richiede capacità di mediazione fra interessi spesso contrapposti. Sono però convinto, alla luce anche di quanto ho già potuto sperimentare, che potremo lavorare bene e che la collaborazione sarà proficua. In quest’ottica, il prossimo regolamento, su cui dovremo chinarci a breve, sarà un primo importante banco di prova

Note decisamente meno liete invece sul fronte dell’UCP, il cui capo anche quest’anno non ha ritenuto di dover presenziare alla nostra assemblea per “impegni precedentemene assunti” (per la cronaca la data gli era stata comunicata lo scorso 21 dicembre!). Al di là delle divergenze che innegabilmente ci sono, ritengo un simile comportamento inaccettabile, che denota una mancanza di rispetto nei confronti del mondo venatorio cantonale e degli organi che lo rappresentano.

Con questi presupposti parlare ancora di collaborazione risulta chiaramente difficile, per non dire illusorio.

Se poi leggo il rapporto UCP appena pubblicato, le residue speranze che qualcosa possa cambiare, vengono del tutto vanificate. Questo rapporto mi ricorda la famosa trasmissione televisa “Processo alla tappa”, dove la tappa è la stagione venatoria 2013 e l’imputato la FCTI. Per evitare di dover riconoscere (non sia mai!) che qualche modifica da noi voluta abbia portato a dei buoni risultati, si fa ampio uso del copia-incolla per riproporre i soliti concetti che vengono ripetuti da anni come un mantra. Faccio solo un esempio: l’UCP indica come obiettivo una drastica riduzione degli effettivi dei cervi invocando il problema dei danni milionari. Questo, Leoni dixit, basta per giustificare i massicci abbattimenti notturni di femmine gravide e maschi in periodo di protezione. Da parte sua la FCTI, proprio per andare incontro a queste esigenze, aveva proposto il prolungamento della caccia alta al cervo (femmine, cerbiatti e fusoni) di due giorni, come pure la possibilità di abbattere un secondo maschio a chi ha catturato una femmina non allattante. La risposta dell’UCP? Sono sicuro che nessuno rimarrà sorpreso se dico che era contrario. Dal rapporto emerge però che la priorità nella gestione del cervo è la salvaguardia dei maschi in generale, e in particolare la reintroduzione del divieto di prelievo dei maschi corona che, guarda caso, sono gli esemplari che creano maggiori problemi di danni alle colture.

Non so voi, ma io  – tutta franchezza – faccio davvero molta fatica a seguire la logica, ammesso che ce ne sia una, di questo comportameno, che mi sembra – per usare un eufemismo – a dir poco contraddittorio.

Noi comunque tiriamo dritto per la nostra strada, sempre disposti a dialogare e collaborare con chi non ha pregiudizi nei nostri confronti e che privilegia la ricerca del consenso e di soluzioni ragionevoli.

Come ho già avuto modo di dire lo scorso anno, il nostro ruolo non deve comunque ridursi a quello di braccio armato dello Stato per contribuire a risolvere il problema dei danni.

Non intendiamo sottrarci alle nostre responabilità (e credo che lo abbiamo più volte dimostrato!) ma sia chiaro che noi andiamo a caccia prima di tutto per passione, ovviamente nel rispetto di regole corrette e sostenibili di gestione.

 

10.     Bilancio primo mandato presidenziale

Non sembra vero che siano già passati 3 anni da quanto ho assunto la presidenza della FCTI rilevando il testimone dal compianto Marco Mondada.

Nell’ultimo editoriale della Rivista la Caccia ho tracciato un bilancio del mio primo mandato quale presidente. Vi rimando pertanto al testo che immagino, e spero, avrete tutti letto.

Guidare una federazione come la nostra è un compito difficile e oneroso, ma anche molto gratificante. Io ho cercato di svolgerlo al meglio, consapevole delle mie qualità ma anche de miei limiti.

Personalmente sono nel complesso soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto e dei risultati ottenuti. Fondamentale in tal senso è stata la collaborazione dei colleghi di comitato, ai quali ho attribuito maggiori responsablità rispetto al passato nell’ambito della nuova organizzazione che ci siamo dati. Io vorrei ringraziare di cuore i membri di comitato per il prezioso e impagabile contributo che danno per la nostra causa (applauso!), e voglio ringraziare anche tutti coloro che a vario titolo collaborano con noi.

La FCTI è una associazione sana sotto tutti i punti di vista e può guardare al futuro con un certo ottimismo.

Nonostante gli innumerevoli impegni professionali e politici, ho quindi deciso di mettermi a disposizione per un ulteriore mandato. Lo faccio per la grande passione che nutro per la caccia ma anche per l’attaccamento verso la nostra amata federazione. Sono molte le sfide che ci attendono e io sono pronto, con l’aiuto dei colleghi di comitato e con il vostro indispensabile sostegno, a continuare a dare il mio contributo per la nostra comune causa, sempre che voi lo vorrete.

 

Care delegate, cari delegati.

Concludo questa mia lunga relazione ringraziandovi per l’attenzione, ma soprattutto per la collaborazione e la fiducia!

 

VIVA LA CACCIA! VIVA LA FCTI!

Fabio Regazzi

bns

NO all’abolizione dell’imposizione forfettaria

Intervento al Consiglio nazionale, il 6 maggio 2014

Signore e signori,

i promotori di questa iniziativa, la sinistra, ha sempre manifestato un’antipatia viscerale nei confronti dell’imposizione forfettaria, considerandola contraria al principio di eguaglianza di trattamento e a quello dell’imposizione secondo la capacità contributiva.

Non sorprende quindi che sia promotrice di questa iniziativa. Di fronte a questa posizione ideologica s’impone una riflessione.

·      Anzitutto l’imposizione forfettaria non è una novità nel sistema fiscale elvetico. Anzi: iscritto nella nostra legislazione sin dal 1935, non è mai stato concepito come un privilegio. Si dall’inizio rispondeva all’esigenza di tassare correttamente delle persone fisiche che sceglievano il loro domicilio in Svizzera senza esercitare un’attività lucrativa e il cui reddito e fortuna si trova all’estero. Per questo motivo l’imposizione si basa sul dispendio, con alcune variante a seconda che il contribuente abbia ancora un’attività lucrativa all’estero.

·      Consapevole del fatto che questa forma d’imposizione non è particolarmente gradita dalla popolazione, il Parlamento ha inasprito di recente la legge federale in materia, imponendo delle condizioni più rigide che entreranno in vigore nel 2016.

·      I benefici economici derivati da questo genere di tassazione sono importanti. Una sorta di “gallina dalle uova d’oro” che annualmente versa cica 700 milioni di imposte e ca. 200 mio. Di IVA, e che stando ai calcoli assicura 22’500 impieghi e genera annualmente un plusvalore  economico e sociale stimato a 4,8 mia. di franchi annui.

·      Queste semplici cifre ci aiutano a capire come sarebbe suicidario per il nostro Paese rinunciare a questa forma d’imposizione, mentre altri (Austria, Belgio, Lussemburgo, Monaco e Regno Unico) continuerebbero ad applicare con gradi diversi vantaggi fiscali ai ricchi contribuenti stranieri.

·      Non da ultimo l’imposizione secondo il dispendio s’iscrive in una lunga tradizione del nostro sistema fiscale federalista, e riveste una grande importanza per i cantoni che la usano anche come proprio strumento di promozione economica per contrastare l’impietosa concorrenza internazionale.

·      Per questi motivi, ritengo che questo sistema vada preservato a ogni costo.

2014.02.25.12.10.495802

Interpellanza – Accordo Svizzera-Italia sul finanziamento del corridoio di 4 metri

Accordo Svizzera-Italia sul finanziamento del corridoio di 4 metri: come verranno regolate le gare di appalto?

 

Si chiede al Consiglio federale:

1. All’art. 3 dell’Accordo tra Consiglio federale e Governo italiano per lo sviluppo delle infrastrutture della rete ferroviaria si fa menzione a due organi, al Comitato direttivo e alla Commissione bilaterale (art. 3): da chi saranno composti sia da parte svizzera che italiana, con quali poteri decisionali e quali mansioni?

2. Le black list che l’Italia ha allestito nei confronti delle aziende svizzere potrebbero svantaggiarle nella gara di appalti?

3.  Queste gare di appalto saranno sottoposte al diritto italiano?

4.  Se sì, come verranno regolate: sarà ad esempio possibile procedere con dei mandati diretti per lavori al di sotto di una certa soglia?

5. In maniera generale, esiste un margine di manovra per fare in modo che le aziende svizzere vengano favorite, posto che il nostro Paese è il principale finanziatore delle infrastrutture?

6. Quali garanzie sono state chieste dalla Svizzera affinché i lavori vengano eseguiti entro i termini e gli importi prestabiliti? Chi si assumerà l’onere di un eventuale sorpasso

Motivazione

La Svizzera investirà in Italia 280 mio. di CHF per la realizzazione del corridoio di 4 metri su suolo italiano. La prassi di sovvenzionare opere infrastrutturali all’estero non è nuova per la Svizzera.

Tuttavia questo progetto costituisce una chance anche per l’Italia (stando a uno studio dell’università la Bocconi di Milano, l’attivazione graduale del corridoio di 4 metri porterebbe a risparmi di trasporto di oltre 1,9 mia. di euro, a cui vanno aggiunti benefici ambientali stimati a quasi 700 mio. e fino a un massimo di 4’000 nuovi posti di lavoro nella logistica). È lecito chiedersi se questo importante investimento da parte della Confederazione non potrebbe assicurare anche qualche vantaggio o preferenza per le aziende svizzere, dal momento che il principale agente finanziatore è il nostro Paese. Invece le attuali difficoltà con cui le ditte elvetiche sono confrontate sul mercato italiano (black list), fanno sorgere qualche timore circa le possibilità di poter partecipare alle gare di appalto senza essere discriminate. A ciò si aggiunge l’incertezza istituzionale che caratterizza l’Italia da qualche tempo che potrebbe far sorgere il timore di vedere trasformato il progetto di corridoio di 4 metri in uno psicodramma come il cantiere Stabio-Arcisate, o peggio ancora in una clamorosa incompiuta.