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Intervento pronunciato per la Giornata del Presidente della Deputazione Ticinese

–        Fa stato il discorso pronunciato –

 

Caro Presidente “emerito” della Confederazione, caro Flavio

Signor Presidente del Consiglio di Stato, caro Manuele

Signor Sindaco, caro Armando

Signor Presidente del Gran Consiglio, caro Gianrico

Onorevoli Colleghi e già colleghi della Deputazione

Autorità comunali

Care concittadine e concittadini,

 

non senza un pizzico di emozione vorrei iniziare il mio intervento ringraziandovi per la vostra numerosa e calorosa presenza, che mi rallegra particolarmente e che voglio interpretare come un segno di stima e di affetto nei miei confronti. Il mio discorso si svilupperà attorno a tre pensieri, spero senza abusare della vostra pazienza: gratitudine, impegno e necessità di ridare compostezza al dibattito politico in questo Cantone.

 

Gratitudine

L’occasione mi è propizia per esprimere la mia gratitudine al mio Comune e al suo Municipio, per l’organizzazione di questo ricevimento. Un grazie anche al mio partito, rappresentato dal suo presidente, per avermi concesso l’opportunità di continuare la mia attività politica – fra l’altro una prima assoluta per un gordolese come ha ricordato il Sindaco – a livello federale. Mi avete costantemente spronato e sostenuto: a voi devo l’onore e il privilegio di poter rappresentare i ticinesi nella Camera del Popolo a Berna.

Per questa regione, che amo profondamente, e per il Ticino da tre anni assieme ai miei colleghi sto lottando per spiegare alle istanze confederate le difficoltà di una periferia, minoranza linguistica e culturale situata al di là delle Alpi.

Non è il momento di entrare nel merito dei diversi dossier, in parte già evocati da chi mi ha preceduto. Mi preme però rassicurarvi che al primo posto dell’agenda politica della Deputazione ticinese campeggiano le difficoltà economiche e sociali del Ticino, confrontato a differenza di altri cantoni con la presenza a volte ingombrante della vicina Penisola, e delle conseguenze che ne derivano in termini di pressione sul mercato del lavoro ma non solo. Infatti, un altro ambito sul quale lavoriamo intensamente sono i problemi di mobilità che paralizzano una regione storicamente collocata lungo un importante asse di transito nord-sud, la cui accessibilità è condizionata dalle bizze del meteo, dalla fragilità di un sistema viario ai limiti del collasso e angustiata dalla prospettiva della chiusura per oltre tre anni del tunnel stradale che ci collega con il resto della Svizzera.

Un grazie dunque anche ai miei colleghi della Deputazione per l’ottimo clima di lavoro e di collaborazione che si è instaurato: a Marina Carobbio, Roberta Pantani, Fabio Abate, Ignazio Cassis, Filippo Lombardi, Giovanni Merlini, Lorenzo Quadri, Marco Romano e Pierre Rusconi.

Non mi stancherò di ribadire che è per me un onore rappresentare i ticinesi a Berna e che continuerò a portare avanti con entusiasmo e determinazione le mie idee e le mie convinzioni dialogando e confrontandomi con voi, ma sempre nel rispetto delle opinioni altrui.

 

Lavoro della DTI

Il mio secondo pensiero è rivolto al ruolo istituzionale che ricopriamo quali rappresentanti del Ticino sotto la Cupola federale.

Il voto del 9 febbraio ha scavato numerose trincee, interne ed esterne. Interne, tra centri urbani e il loro retroterra, tra cantoni romandi e i cantoni svizzeri tedeschi. Ma anche esterne, tra Confederazione e Unione europea. Nessuno è ancora in grado dire quali saranno le conseguenze di questo voto. Al di là delle rispettive convinzioni, credo comunque che sia giunto il momento di superare le polemiche per metterci tutti assieme alla ricerca di soluzioni praticabili, nella difficile quadratura del cerchio che ci consenta – nel rispetto della volontà popolare,  come lo impone il nostro sistema democratico – di salvare la via bilaterale che a mio avviso è imprescindibile.

Tuttavia i frontalieri, la questione economica, il dumping salariale, la viabilità, tanto per citare alcuni disagi non spiegano tutto. In Ticino, il no granitico nei confronti di ciò che viene dall’esterno, per altro reiterato anche in altre votazioni, si mescola ad un’insofferenza sempre più crescente nei confronti della classe politica cantonale e federale, ridestando dal sonno il vecchio fantasma del fossé e anche quello delle “rivendicazioni ticinesi”, che hanno agitato i rapporti con la Confederazione poco meno di un secolo fa.

Ma la storia non si ripete mai allo stesso modo: il lamento di una volta si è trasformato negli ultimi anni in uno sforzo congiunto di Deputazione ticinese e Consiglio di Stato che non si sono stancati di spiegare e rispiegare a Berna come la crescita economica del nostro Paese hanno coinciso con le pesanti ricadute economiche e sociali nel nostro cantone, e che – a differenza delle altre regioni svizzere – la libera circolazione può rappresentare anche una minaccia alla qualità di vita dei ticinesi.

 

Per taluni potrà sembrare quasi una provocazione, ma personalmente mi sento di poter dire che rispetto a solo un anno fa la sensibilità di Berna nei confronti del Ticino è molto migliorata, come lo testimoniano ad esempio le recenti visite dei Consiglieri federali. Ma questo da solo non basta. Se il grado di comprensione e di conoscenza dei problemi negli ultimi tempi a Berna è cambiato, bisognerà comunque che il Consiglio federale porti presto risultati concreti riguardo alcune nostre cruciali richieste, quali l’annosa questione dei frontalieri e dei cosiddetti padroncini, i ristorni, i vari dossier fiscali, le contromisure per arginare i contraccolpi della libera circolazione, i problemi viari ancora irrisolti.

Sull’altro piatto della bilancia non bisogna tuttavia dimenticare che la Confederazione ha anche dato molto al Ticino: penso all’opera del secolo AlpTransit, nella quale sono stati investiti oltre 25 miliardi (di cui una parte importante anche nel nostro Cantone) e al Gottardo, sul quale il Consiglio federale ha cambiato opinione presentando una proposta a favore del suo completamento.

L’agenda politica della Deputazione ticinese per i prossimi mesi sarà quindi carica di appuntamenti decisivi per il futuro del nostro cantone e richiederà da parte nostra un grande impegno di presenza e di preparazione sui dossier.

 

Ritrovare compostezza in politica

Il tema della violenza del linguaggio utilizzato nella politica ticinese negli ultimi tempi dovrebbe invitarci a una riflessione. Un tempo ci si indignava contro le espressioni aggressive e volgari di talune canzoni o film. A guardare bene cosa accade oggi in Ticino, il precedente linguaggio sembra roba da educande. Ultimamente assistiamo quasi impotenti, con la complicità dei riflettori mediatici, soprattutto dei social network e dei blogger, ad un’escalation dei toni e a uno smisurato utilizzo di insulti e doppi sensi, che ultimamente hanno persino subito una deriva verso le minacce pesanti. Questi toni nulla hanno a che fare – almeno per quella che è la mia concezione della politica – con il dibattito democratico e sembrano volerci riportare alle discussioni da osteria di piratesca memoria.

 

La politica o meglio il politico – per l’importanza che riveste dal punto di vista istituzionale, sociale e mediatico – ha una grossa responsabilità e non c’è ambito migliore in cui vale il detto: “l’esempio vien dall’alto”. Ritengo sia giunto il momento di abbassare i toni per ritrovare un minimo di compostezza prima che sia troppo tardi. Perché se è vero che chi semina vento raccoglie tempesta, allora vi è da preoccuparsi sinceramente per il futuro di questo Paese. Non da ultimo, se l’obiettivo del Ticino è quello di ottenere maggiore considerazione da Berna, che ne è della nostra immagine e della nostra credibilità oltralpe quando i Confederati vedono che il rispetto manca anzitutto tra di noi?

 

Mi avvio alla conclusione.

Forse non tutti sanno che la Giornata del Presidente non inaugura l’anno presidenziale, bensì rappresenta una sorta di giro di boa. In effetti il mio mandato scadrà a fine dicembre quando cederò lo “scettro” – si fa per dire – al collega Rusconi.

Da presidente della Deputazione ma soprattutto da Consigliere nazionale continuerò comunque a lavorare al vostro servizio, al servizio del Cantone Ticino, nella speranza di ritrovare quell’unità di intenti e quel minimo di serenità che ci consenta di affrontare e risolvere i problemi per lasciare alle future generazioni un Cantone in cui è ancora bello vivere.

Il lavoro non manca dunque. E allora rimbocchiamoci tutti assieme le maniche e adoperiamoci – in modo costruttivo e nel rispetto delle inevitabili divergenze di sensibilità sui vari temi – per dare il nostro contributo per il bene del Ticino.

E’ questo il mio auspicio di cui voglio rendervi partecipi in questa occasione di festa.

Vi ringrazio per l’attenzione.

 

Fabio Regazzi

Consigliere nazionale

Gordola, Mercato coperto, il 26 agosto 2014

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Discorso del Primo di Agosto a Lodrino

Signor Sindaco, caro Carmelo

Signor Deputato al Gran Consiglio, caro Raffaele

Autorità comunali

Care concittadine e concittadini di Lodrino,

 

Sono per me un onore, ma soprattutto un piacere personale, poter festeggiare con voi qui a Lodrino il Primo di Agosto.

Da quando sono stato eletto in Consiglio nazionale sono spesso chiamato a riflettere sui simboli e sulle tradizioni che caratterizzano il nostro Paese. Tra questi, il Primo di Agosto, è fra tutti quello che maggiormente ci aiuta a ragionare sul passato che ci ha riuniti. Tuttavia la firma del Patto federale 723 anni fa ha segnato l’inizio per questo Distretto di una serie di passaggi di potere – non sempre indolori – tra i cantoni svizzeri associati al governo del baliaggio comune sulla Riviera. Occorrerà attendere la nascita della Confederazione svizzera nel 1803, perché il Distretto entri a far parte a pari titolo di altre regione nella neonata Repubblica del Cantone Ticino.

Fino al XIX secolo la Riviera rimase però tra le regioni più povere del Cantone, spesso colpita dalle esondazioni del fiume Ticino. Di questo passato di stenti rimangono traccia nell’architettura essenziale, a destinazione agricola, dei nuclei storici delle località di questo Distretto, come pure dei monti che si affacciano sopra di noi. Fu grazie a un progetto di valenza nazionale, ossia i lavori di costruzione della Ferrovia del Gottardo, che si sviluppò l’industria di estrazione del granito, portando nella regione il tanto atteso sviluppo economico.

Di questi due elementi, la ferrovia e le cave di granito, ne vediamo nitidamente le tracce nel paesaggio.

 

Opportunità e rischi del completamento del Gottardo e di AlpTransit

Veniamo ad oggi. La chiusura di diverse cave di granito, la realizzazione della linea ferroviaria del Gottardo, della rete viaria locale e dell’autostrada A2, che occupano buona parte del vostro fondovalle, hanno mutato negli anni in profondità il paesaggio del Distretto, portando certamente benessere ma ponendo anche qualche interrogativo sulla qualità di vita e sul destino, in parte ancora incerto, di taluni scenari di sviluppo.

Per questi motivi le autorità politiche comunali e i vostri rappresentanti in Parlamento sono molto vigili affinché questa regione, che presenta ancora tutt’oggi interessanti potenziali di crescita, non venga trasformata in un semplice corridoio di transito o privata dalle sue sacche di sviluppo industriale.  Penso in particolare alla questione del completamento della galleria del Gottardo, tema che divide la Svizzera e il Cantone. Conoscete certamente la mia posizione a favore della costruzione di un secondo tunnel del Gottardo. Un progetto che ha fatto scorrere fiume di inchiostro e che sarà al centro delle discussioni in Consiglio nazionale il prossimo mese di settembre, al seguito delle quali, in caso di adozione del messaggio del Consiglio federale, verrà certamente lanciato il referendum contro il completamento, rimandando la decisione ultima alla votazione popolare.

Non è mia intenzione dilungarmi sulle ragioni a sostegno della costruzione di un secondo tubo unidirezionale e senza aumento di capacità, poiché vi sono ampiamente note. Mi limito a ribadire che il completamento della galleria è garanzia di maggiore affidabilità nei collegamenti nord-sud con un contestuale aumento della sicurezza per chi transita attraverso questo tunnel lungo ben 17 km.

Vorrei invece parlarvi del “piano B”, ovvero quello che vedrebbe la luce qualora il popolo svizzero decidesse di respingere il progetto di completamento della galleria autostradale.

Se così fosse l’attuale asse stradale del Gottardo sarà chiuso per almeno 3 anni giorni per consentire un suo radicale risanamento. Simultaneamente verrebbero create due stazioni di trasbordo a Erstfeld e a Biasca per il carico dei Tir sui treni navetta e a Göschenen e Airolo per i veicoli leggeri.

Ora, non so quanti di voi hanno mai analizzato la planimetria che illustra la futura piattaforma di Biasca: si snoderà a lato dell’autostrada A2, su sei binari, avrà aree di sosta per ca. 75 camion, diverse installazioni tecniche, tre chilometri di aree di attesa che occuperanno un lato dell’autostrada A2 per i mezzi pesanti in attesa del trasbordo. La piattaforma sarà illuminata tutta la notte per consentire il transito continuo di oltre trenta locomotive, carri-passeggeri e 400 vagoni di carico. E’ inoltre previsto anche un allentamento del divieto di circolazione notturno dei veicoli pesanti sull’autostrada. Il tutto per la bellezza di quasi 80 mila metri quadrati che di botto sacrificheranno importanti terreni agricoli e forestali d’interesse federale, in una delle uniche aree di interesse industriale della Riviera e tutto ciò in cambio di pochi posti di lavoro.

 

Care concittadine e concittadini,

credo che sia un atto di responsabilità politica rendervi attenti alle conseguenze dal profilo economico, paesaggistico e della qualità di vita di un simile scenario. Definire da un lato – come hanno fatto i sostenitori dell’Iniziativa delle Alpi – “catastrofica” la costruzione di un secondo traforo sotto il Gottardo, che ricordo ancora una volta, impedirebbe l’isolamento del cantone assicurando nello stesso tempo un collegamento sicuro, e dall’altro salutare l’insediamento permanente d’impianti di carico e scarico, piazzali di attesa degli automezzi pesanti in arrivo dal sud dell’Europa, che verrebbero incolonnati da Biasca in giù, denota di una visione ideologica profondamente schizofrenica della realtà.

Mi pare quindi logico, senza entrare nel dettaglio, che il tema della Galleria stradale del Gottardo non possa essere affrontato dimenticando le conseguenze per le regioni a nord di Bellinzona, che – come ricordato – dal profilo economico hanno fatto più fatica di altre. Anche per questo la mia posizione a sostegno del completamento del tunnel del Gottardo tiene conto di queste conseguenze nefaste per la vostra regione.

Un altro tema di mobilità riguarda i rischi e le opportunità dell’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo sull’organizzazione territoriale e sull’economia della Riviera. La messa in esercizio di quest’opera ciclopica, prevista nel dicembre 2016, permetterà di ridurre notevolmente i tempi di percorrenza da e verso il nord delle Alpi. In un secondo tempo, l’apertura della galleria del Ceneri migliorerà l’accessibilità e la raggiungibilità del principale centro urbano ticinese e dell’Italia. Ma come cambierà l’economia cantonale ticinese e soprattutto per la Riviera?

Anzitutto l’entrata in funzione di AlpTransit porrà il Ticino di fronte agli effetti di una crescente mobilità: fattore certamente di sviluppo, ma anche di ripercussioni, non sempre positive, sulla qualità di vita e sull’ambiente.

Ad esempio, la disponibilità di terreni di cui ancora gode questo Distretto, geograficamente ben posizionati e con prezzi contenuti in rapporto ad altre aree del Cantone, rappresenta una risorsa fondamentale sia a scopo residenziale che economico e sarebbe un peccato sprecarla per delle stazioni di trasbordo o per creare quartieri dormitorio.

Un tema che mi sta particolarmente a cuore, quale membro della commissione dei trasporti del Consiglio nazionale, è il rischio di crescente congestione del transito ferroviario. Per questo mi sono battuto per la creazione di un terzo binario nella tratta Bellizona-Contone allo scopo di evitare un sovraccarico della rete ferroviaria dei trasporti che sarebbe soprattutto penalizzante per il transito dei passeggeri. Tuttavia resta ancora da risolvere l’analogo problema dei cosiddetti “colli di bottiglia” nel distretto della Riviera, e sul quale come deputato a Berna sarò chiamato a vegliare e a proporre dei rimedi in caso di problemi di gestione o di congestione del traffico soprattutto passeggeri.

Correlato a questo tema occorre menzionare il rischio di smantellamento della linea di montagna del San Gottardo. Sarà necessario ribadire l’opportunità di questa linea non solo come asse del trasporto pubblico (da e verso la Leventina), ma anche a scopi turistici per dare giusto valore ad un’opera storica (prossima candidata UNESCO) che ha caratterizzato la Valle negli anni.

In tal senso, sottoporrò nel corso della prossima sessione di autunno del Consiglio nazionale, una mozione analoga a quella presentata dall’amico De Rosa al Governo ticinese, per far capire anche a Berna la necessità di una valorizzazione della stazione di Biasca per i treni passeggeri ad alta velocità.

È fuori dubbio che l’alto Ticino non può solo pagare in termini di superficie perse, zone inutilizzate tra ferrovia, autostrade e strade cantonali senza ottenere alcun vantaggio della nuova linea ad alta velocità.

 

Il significato sul Patto del 1291!

Care concittadine e concittadini di Lodrino, perché festeggiamo i 1291?

Perché nel 1291, tre coraggiosi contadini rappresentanti di tre valli hanno suggellato un patto, scritto su una pergamena di appena 25 cm di altezza e 32 cm di larghezza.

Questo documento inizia con la formula sacra „NEL NOME DEL SIGNORE”: un dettaglio non anodino nel contesto odierno di annacquamento costante della nostra tradizione religiosa.

Grazie a questo sermone, nel corso dei secoli è stata progressivamente e sapientemente costruita la Svizzera che oggi conosciamo. Una nazione che sta indubbiamente meglio di altri Paesi grazie alla sua organizzazione su base federalista, che promuove l’applicazione pratica del principio di sussidiarietà, lasciando alle comunità locali importanti responsabilità, affinché valorizzino la creatività e lo spirito imprenditoriale. Una situazione che contribuisce ad accrescere dei sentimenti di malcelata gelosia, se non addirittura di astio, che si manifestano con attacchi da parte di Stati, spesso poco virtuosi, al nostro modello democratico.

Occorre tuttavia ammettere che i pericoli non vengono solo dall’esterno, ma sempre più spesso anche dal nostro interno.

A titolo di esempio, anche se può apparire marginale, è il concorso di idee per trovare un inno nazionale alternativo, che dovrebbe essere più “moderno”… Tra tutte le cose che desidererei cambiare in questo Paese, il Salmo svizzero sarebbe probabilmente tra le ultime.  Ma stiamo perdendo la bussola?

La musica e le parole di un inno nazionale hanno un significato simbolico. Ma non solo: quella melodia rappresenta il nostro Paese a tutti gli effetti, come il nome “Svizzera”, come la bandiera a croce bianca su sfondo rosso, come il Natale della Patria che festeggiamo stasera. Le categoria bello, brutto, moderno e vecchio non si applicano ai simboli. I simboli servono per richiamare alla mente dei concetti, un passato storico comune, dei valori condivisi, e non per appagare il gusto di qualche illuminato mosso da criteri estetici pur sempre soggettivi e individuali. Non si suona il Salmo Svizzero per ascoltare della buona musica, ma per far presente a chi ci ascolta che qualcuno sta rappresentando la nostra Patria, il suo popolo, le sue istituzioni.

Sono quindi contrario all’idea di dare nuovo slancio all’inno del 1841.

 

Cari amici di Lodrino,

ci sono voluti secoli di duro lavoro e di sacrifici per costruire il modello svizzero che molti ci invidiano: sarebbe davvero imperdonabile distruggerlo a causa della nostra incapacità a dare risposte efficienti ed equilibrate a problemi di grande urgenza e attualità. Spesso queste soluzioni vengono ricercate in soluzioni nazionali che modificano le competenze e l’autonomia dei Cantoni e anche delle regioni.

Per queste ragioni, l’insegnamento che ci viene tramandato con il sermone del 1291 è la dimostrazione di come anche una piccola comunità come la vostra è padrona del suo destino perché il nostro sistema democratico ci assicura gli strumenti per riorientare delle decisioni come quelle riguardanti il completamento della galleria del Gottardo o dell’apertura di Alptransit.

Gli esempi che ho citato richiamano nel contempo il senso di responsabilità individuale prima ancora che collettivo nei confronti del destino del nostro Cantone e delle regioni che lo compongono.

Dovete continuare ad essere propositivi nei confronti delle autorità e nei confronti di noi politici. La Svizzera si è costruita nei secoli dal basso, grazie alla sovranità popolare e grazie alla tenacità di persone come voi. Dal canto mio, sono a vostra disponibilità per ascoltare le vostre richieste e farmene portavoce presso il Governo federale.

Solo così potremo festeggiare fieramente e con riconoscenza anche i prossimi anniversari della Patria.

Fiducioso in questa grande forza interna del nostro Popolo, di tutti voi, auguro una gioiosa Festa Nazionale e viva Lodrino, viva il Ticino e viva la Svizzera!

Fabio Regazzi

Consigliere nazionale