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Intervento al Comitato straordinario cantonale PPD

Care amiche e amici del PPD

è notizia di settimana scorsa la presentazione del rapporto La scuola che verrà – idee per una riforma tra continuità e innovazione, presentato dal capo del DECS, senza, pare, consultare i colleghi di Governo…

In Ticino si torna quindi a parlare di riforma del sistema scolastico per cercare di ridare alla scuola il ruolo che le compete dopo anni di fiacchezza.

Ciò detto, di questo progetto che porta il titolo ambizioso (La scuola che verrà), mi preme sottolineare tre criticità.

Educare oggi per quale società del domani? La sfida  posta alla scuola oggi è quella di tradurre in contenuti e approcci didattici efficaci i pilastri culturali che contraddistinguono la nostra società. Tuttavia, è indubbio che al di là dei contenuti, le modalità con le quali ci confrontiamo oggi sono quelle di una società fortemente mediatizzata, competitiva che ci misura, valuta e confronta tra individui, paesi e continenti. Sono quindi contrario a una riforma che mira nel nome dell’”equità” e della “democrazia” all’appiattimento degli alunni indipendentemente dalle loro capacità e attitudini per promuovere alla classe successiva la totalità degli allievi. La vera democrazia dovrebbe, invece, consistere nel dare a tutti l’opprtunità di sviluppare adeguatamente le proprie capacità in base alle proprie attitudini, anche ricorrendo a delle classi differenziate. Differenziare non significa per niente discriminare!

E vengo alla seconda considerazione:

Il merito. Ristabilire la meritocrazia nella scuola (come peraltro esiste in gran parte dei settori della nostra società), è a parer mio fondamentale: tra gli studenti, ma ancor più tra gli insegnanti. La valutazione dovrebbe continuare a tenere conto degli studenti, in un certo senso i clienti del sistema scuola, misurandone la performance e la crescita sotto la guida di un determinato insegnante. Togliere la licenza elementare e la licenza al termine della scuola dell’obbligo come proposto dal DECS mi sembra assurdo. Già oggi il Ticino ha un grado di liceizzazione altissimo, ma il tasso di bocciatura in prima liceo si aggira attorno al 30%! Non oso immaginare cosa succederà con la decisione di essere meno rigidi nell’accesso ai licei e al secondario II.

Lingue. La scuola ha sete di competenze specifiche, e tra queste figurano pure le lingue nazionali, in particolare il tedesco, fondamentale per una minoranza come la nostra, costretta a interagire con i cantoni a nord delle Alpi. Purtroppo questa lingua, che ci apre al mondo universitario e economico, è del tutto assente dai nostri programmi sino alle scuole medie. Ed è così da sempre, anche se il mondo è cambiato e la nostra dipendenza economica con l’Oltralpe aumentata.

 

Care amiche e amici,

mi fermo qui e volutamente non entro nel merito dello spinoso capitolo della storia delle religioni: osservo però che l’impostazione ideologica alla base della riforma della scuola non è distante da quella che regge la proposta del medesimo dipartimento riguardo l’ora di religione. L’abbandono delle due ore di religione confessionale al mese proposto da Bertoli, denota la medesima tendenza in atto a voler aumentare l’offerta d’insegnamento e nel contempo appiattirne i contenuti, parificando religioni tradizionali e comunità con radici all’estero, come se la nostra tradizione cristiana fosse merce di cambio al pari di confessioni di qualche punto % di adepti tra la popolazione ticinese.

Per concludere, dalla creazione dell’inchiesta PISA il nostro Cantone ha sempre e solo registrato risultati mediocri, tra i peggiori a livello svizzero, e al di sotto della media OCSE. La spiegazione addotta è sempre stata di voler mantenere se non rafforzare nella scuola la sua natura inclusiva per poter al meglio gestire l’eterogeneità e gli allievi che fanno fatica.

A me sembra che alla luce di questi risultati impietosi, una nuova riforma dovrebbe iniziare con il chiedersi se il tanto osannato metodo “inclusivo” non abbia fatto il suo corso.

Sono anch’io favorevole a un sistema scolastico “democratico”, di “pari opportunità”, ma non credo che queste finalità debbano essere perseguite attraverso la soppressione di valutazione e licenze.

La scuola è una priorità, ma non va sempre e continuamente confusa con la società ideale in cui tutti sono uguali e tutti sono in difficoltà.  

Come imprenditore ritengo che il futuro dei nostri giovani, in un mondo del lavoro sempre più competitivo, risieda in una formazione in linea con le esigenze del mercato del lavoro, le attitudini dei giovani che per loro natura non  devono, e per fortuna, essere tutti degli universitari, abituando i nostri giovani agli esami, alla valutazione, al misurarsi con gli altri, tutti strumenti con i quali volens noles ogni adulto di oggi e soprattutto di domani dovrà confrontarsi, in un mercato del lavoro sempre più spietato.

Ma anche insegnando loro a trarre dalle bocciature, dai fallimenti,  la forza per poi rialzarsi. Perché anche dagli errori si impara, e forse anche di più che dalle riuscite.

Solo così potremmo forgiare nuovi apprendisti, operai, impiegati e laureati, facendo leva sulle loro attitudini, e motivandoli nel loro lavoro, forti nel confronto con gli altri.

Steve Jobs nel suo celebre discorso davanti ai neolaureati di Stanford nel 2005 pronunciò le celebri parole “Stay hungry, stay foolish”(”Siate affamati. Siate folli”). Parole che ho fatto mie, e che dovrebbero fungere da motto anche per il futuro dei giovani studenti ticinesi. Concludo augurando a voi, care amiche e cari amici popolari-democratici, buone feste un sereno Natale e un 2015 ricco di soddisfazioni, non solo elettorali.

 

Sant’Antonino, 17 dicembre 2014

sanita

Far valutare da una commissione indipendente le basi teoriche su cui poggiano le tesi della Fondazione Salute sessuale Svizzera sullo sviluppo sessuale di bambini e adolescenti

Testo depositato
Nelle risposte alle interpellanze Regazzi 14.3421 e Streiff-Feller 14.3419 sulla campagna Love Life lanciata nel 2014, il Consiglio federale sostiene che le immagini a contenuto sessuale da essa presentate “non sono dannose per i bambini e gli adolescenti e non sono suscettibili d’influenzare il loro sviluppo sessuale”. Il Collegio fonda il suo parere sull’opinione espressa dagli esperti in pedagogia sessuale della fondazione Salute sessuale Svizzera, con cui l’Ufficio federale della sanità pubblica lavora da alcuni anni nell’ambito della prevenzione dell’HIV e di altre infezioni sessualmente trasmissibili, nonché in quello della pedagogia sessuale, per esempio nel centro di competenza “Pedagogia sessuale e scuola” dell’Alta scuola pedagogica di Lucerna, nel frattempo chiuso. Le tesi concernenti lo sviluppo psicosessuale di bambini e adolescenti su cui si basano le attività condotte da Salute sessuale Svizzera nell’ambito della prevenzione e della pedagogia sessuale sono tuttavia molto controverse tra gli esperti. Il Consiglio federale è pertanto incaricato di far valutare queste basi teoriche da una commissione di esperti indipendente – in particolare dalla fondazione – composta di medici, psicologi dello sviluppo e personale specializzato in pedagogia generale e di presentarne in un rapporto le conclusioni.

Motivazione
Nel documento “Hilfe für Eltern, um darüber zu sprechen” (consigli per i genitori su come affrontare l’argomento con i propri figli) pubblicato in concomitanza con il lancio della campagna Love Life, Salute sessuale Svizzera scrive che le immagini suscitano emozioni e sentimenti non solo negli adulti, ma anche negli adolescenti e nei bambini e che imbarazzo e disgusto sono normali meccanismi di difesa infantili. La fondazione invita inoltre i genitori a cogliere questa occasione per intavolare una discussione sull’argomento. Essa ritiene pertanto che esporre un bambino ad immagini a carattere sessuale, eccessive per la sua età, sia positivo dal punto di vista psicologico e pedagogico. Ma ci sono anche altre sue tesi che devono essere urgentemente sottoposte ad analisi critica. Nel suo libro “Jugendjahre” (2011) il pediatra Remo Largo si chiede se la tesi di Salute sessuale Svizzera secondo cui i bambini sarebbero esseri sessualmente attivi sia scientificamente sostenibile. Secondo Largo, sono spesso i “sedicenti esperti” che, in modo arbitrario e abusivo, attribuiscono valenza sessuale al rapporto del bambino con il proprio corpo. Per quanto concerne gli adolescenti, ci si può chiedere se l’immagine della “sessualità umana” fornita dal fumetto “Hotnights”, pubblicato dalla fondazione, li aiuti veramente a indirizzare la propria sessualità verso obiettivi a lungo termine, come ad esempio costruire un rapporto sentimentale stabile e felice.

Parere del Consiglio federale del 11.02.2015
A livello internazionale, in particolare nei Paesi anglosassoni, si stanno svolgendo ricerche sullo sviluppo sessuale del bambino e dell’adolescente, i cui risultati sono di pubblico dominio. Sulla base di queste conoscenze, l’Ufficio regionale per l’Europa dell’OMS e il Centro federale per l’educazione alla salute (Bundeszentrale für gesundheitliche Aufklärung) in Germania hanno pubblicato nel 2010 gli standard per l’educazione sessuale in Europa. Ai lavori ha preso parte un gruppo internazionale di oltre venti esperti provenienti da organizzazioni specialistiche e da ambienti scientifici di svariati Paesi europei, tra cui la Svizzera. Il lavoro di numerosi specialisti e organizzazioni in Svizzera si fonda sulle conoscenze derivanti dalla ricerca e sugli standard basati su di esse.

Il Consiglio federale è disposto ad approfondire ed ampliare le basi scientifiche in questo campo, e quindi a conferire un mandato per l’elaborazione del rapporto peritale richiesto, nei limiti delle risorse attualmente preventivate.

Ritiene tuttavia che nell’allestimento del rapporto non ci si debba limitare solo a un esame dei materiali di Salute sessuale Svizzera, ma occorra anche illustrare lo sviluppo sessuale del bambino e dell’adolescente. Pertanto decide di ampliare il gruppo di esperti costituito da medici, esperti di pedagogia generale e psicologi dello sviluppo agli specialisti in psichiatria e psicologia dell’età evolutiva, psicologia sociale e pedagogia sessuale, invitando altresì la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione, la Commissione federale per l’infanzia e la gioventù e la Commissione federale per la Salute sessuale a prendervi parte.

Proposta del Consiglio federale del 11.02.2015
Il Consiglio federale propone di accogliere il postulato.

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Piano settoriale delle superfici per l’avvicendamento delle colture e attività turistico-sportive di valenza generale in zone agricole

Testo depositato
Chiedo al Consiglio federale:

1. In tutta la Svizzera nell’ultimo decennio sono state realizzate numerose infrastrutture turistico-sportive di chiaro interesse generale e su superfici molto estese (decine di ettari), come ad esempio campi da golf. Tali interventi sono stati sovrapposti a comparti inseriti negli specifici “contingenti SAC cantonali”? Se sì, come sono state considerate dalla Confederazione queste nuove situazioni?

2. Quanti campi da golf o analoghe infrastrutture turistico-sportive, necessitanti ampie superfici piane e libere da ostacoli, sono state realizzate in Svizzera negli ultimi dieci anni nei “comprensori SAC”?

3. Il cantone Ticino ha dovuto inserire nel proprio contingente una parte del Centro sportivo nazionale di Tenero e le aree prative all’interno delle zone aeroportuali. Quanti ettari SAC in Svizzera sono stati mantenuti nei “contingenti SAC cantonali” pur se non utilizzati dall’agricoltura o facenti parte delle zone aeroportuali?

Motivazione
In Svizzera la pianificazione territoriale degli anni Ottanta-Novanta ha portato alla chiara definizione delle destinazioni d’uso per ogni particella. I nuovi bisogni della nostra società, bisogni e priorità che fanno parte dello sviluppo del sistema-Paese che una trentina di anni fa non erano nemmeno ipotizzabili, hanno portato alla ridefinizione delle priorità d’uso che ora presuppongono il riorientamento di alcune scelte. La Confederazione, con il piano settoriale delle superfici per l’avvicendamento delle colture (SAC) aveva affrontato il tema del mantenimento di superfici agricole in modo da assicurare la base per l’approvvigionamento della popolazione in caso di crisi. Uno dei fattori determinanti era, ed è, il “contingente SAC” che ogni cantone deve assicurare nel piano direttore e nei piani regolatori. I cantoni alpini, confrontati con una disponibilità di superfici agricole limitata ai fondovalle, hanno avuto non poche difficoltà nell’assolvere questo compito. Questo esercizio è ancor più arduo se ci si trova in un cantone turistico che, per adattare la propria offerta, deve poter realizzare nuove infrastrutture che richiedono ampi spazi pianeggianti e che non sono in conflitto con le altre destinazioni d’uso vincolanti. Diversi cantoni dell’altipiano, ma anche alpini, hanno potuto sfruttare le aree aperte di una certa dimensione per realizzare ad esempio dei nuovi campi da golf.

Risposta del Consiglio federale del 18.02.2015
1. In linea di principio, le superfici che continuano ad adempiere ai criteri di qualità previsti per le superfici per l’avvicendamento delle colture (SAC) sono computabili nell’estensione totale minima delle SAC che i cantoni sono tenuti a garantire. Le parti di un campo da golf per le quali è accertato che i criteri di qualità SAC sono adempiuti possono essere computati nel contingente cantonale. Di recente, nella pianificazione dei campi da golf si è prestata maggiore attenzione alla conservazione della fertilità naturale del suolo e alle SAC e l’utilizzazione del suolo è stata limitata, per quanto possibile, a superfici destinate alle attività sportive (puts, tees ecc.). Le superfici restanti continuano a essere riportate nell’inventario SAC e alcune di esse sono tuttora utilizzate a scopo agricolo. Questa utilizzazione agricola può essere limitata alla falciatura estensiva. La qualità del suolo resta ad ogni modo intatta.

2. I cantoni seguono prassi diverse: da un’inchiesta condotta nell’estate del 2014 dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) è emerso che sette cantoni indicano nell’inventario superfici per l’avvicendamento delle colture situate in impianti da golf e zone ricreative. Nei restanti cantoni simili superfici non sono più incluse nell’inventario. Sei cantoni iscrivono nell’inventario le superfici SAC comprese nel perimetro di infrastrutture quali gli aerodromi.

I cantoni sono responsabili dell’allestimento e dell’aggiornamento degli inventari. Ogni cantone deve assicurare che il proprio contingente rispetti quanto previsto dall’inventario. La Confederazione non dispone di dati cantonali specifici riguardanti il numero di campi da golf e di impianti turistici e del tempo libero che includano le superfici SAC.

3. In linea di principio, i campi sportivi sottostanno alle stesse prescrizioni che disciplinano i campi da golf e altri impianti per il tempo libero. Tuttavia, gli impianti sportivi comportano spesso un’utilizzazione del suolo (livellamenti, drenaggi, impianti di irrigazione, ecc.) come pure la ripartizione del terreno in unità minori che non permettono la lavorazione agricola meccanizzata. Generalmente, solo parti limitate di simili impianti possono essere computate nell’inventario SAC.

Come menzionato alla risposta 2, spetta al cantone il compito di allestire e aggiornare il proprio inventario SAC. Affinché le superfici possano esse inserite nell’inventario, la loro utilizzazione non deve compromettere la qualità del suolo. La guida relativa al piano settoriale “Superfici per l’avvicendamento delle colture” pubblicata nel 2006 dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) funge da base per la valutazione delle superfici SAC.

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Saluto in occasione della presentazione del libro di Renata Broggini

“Franco Brenni, un diplomatico ticinese nelle sfide del XX secolo. Bellinzona 1897 – Zurigo 1963”

 

Berna, Antenna amministrativa, 10 dicembre 2014

 

–        Fa stato il discorso pronunciato –

 

Gentile autrice, signora Broggini,

Care e cari colleghi

Care e cari amici della Pro Ticino,

Gentili signore, egregi signori,

 

è un vero piacere, nella mia veste di Presidente della deputazione ticinese alle Camere federali, portare il mio saluto a questa serata di presentazione del libro FRANCO BRENNI (1897-1963). Un diplomatico ticinese nelle sfide del XX secolo

La vita di Franco Brenni è la storia avventurosa di un ticinese che trascorre la metà della sua vita all’estero e che muore improvvisamente qualche mese dopo il rientro in patria per il pensionamento.

Nato nel 1897, uomo di origini non ricche ma nemmeno povere, da padre di ceppo liberale e madre conservatrice, abbraccia la tradizione politica di quest’ultima grazie ad un’educazione tipica delle élites conservatrici dell’epoca: elementari al Collegio Francesco Soave di Bellinzona, poi il collegio in Svizzera tedesca, al “Maria Hilf” di Svitto, e licenza in diritto all’Università di Friborgo nel 1919.

Ma la svolta nella vita di Brenni avviene nel 1926 quando l’allora Consigliere federale Motta lo chiama a lavorare presso il Dipartimento politico che dirigeva e come suo segretario personale dal 1930 al 1935, per poi abbracciare la carriera consolare nel momento in cui sotto l’impulso di Motta la Svizzera stava riorganizzando e ampliando la sua rete diplomatica e consolare.

Dall’alto dei suoi molteplici incarichi Brenni attraversò il periodo bellico negli avamposti italiani dapprima a Napoli, poi a Milano nel 1942, dopo un breve passaggio in Grecia, nell’anno critico del conflitto tra le potenze dell’Asse e gli Alleati.

In quel periodo storico particolarmente turbolento, la diplomazia svizzera fu fortemente sollecitata nella difesa degli interessi degli Stati belligeranti, e come potenza protettrice nelle attività umanitarie, che Brenni svolse da Como durante l’emergenza profughi e come punto di riferimento delle personalità le più varie…

Grazie alla sua intraprendenza a Milano, dove rimase 12 anni, diede un impulso decisivo al progetto di Centro Svizzera inaugurato nel 1952.

La carriera di Brenni segue negli ultimi 10 anni il rafforzamento della presenza svizzera all’estero: da Cuba, nel mezzo dell’insurrezione castrista nel 1956, e dalla rappresentanza diplomatica di Lisbona sino al 1962.

Considerato un diplomatico d’azione, si può dire che abbia indirizzato vita e attività secondo convinzioni maturate negli anni giovanili tra famiglia, studi, servizio militare, militanza partitica, all’insegna di un’attività instancabile.

 

Con il rigore e la minuzia Renata Broggini, descrive passo dopo passo l’avanzare della vita privata, della carriera professionale, diplomatica e dei progetti di Franco Benni.

Autrice di diverse ricerche sugli esuli dall’Italia durante la Seconda guerra mondiale, Renata Broggini aveva già incontrato Franco Brenni nelle sue precedenti e poderose pubblicazioni. Penso in particolare a Terra d’asilo. I rifugiati italiani in Svizzera 1943-1945 (1993), e alla più dolorosa perché riguarda il capitolo di un genocidio, La frontiera della speranza. Gli ebrei dall’Italia verso la Svizzera 1943-1945 (Mondadori 1998).

Per completezza ricordo poi le ricerche più recenti: la biografia di Eugenio Balzan 1874-1953. Una vita per il «Corriere», un progetto per l’umanità (Rizzoli 2001); e l’opera più coraggiosa (e anche controversa): Passaggio in Svizzera. L’anno nascosto di Indro Montanelli (Feltrinelli 2007).

Mi pare di aver colto attraverso queste ricerche il bisogno per Renata Broggini di studiare i frammenti della vita di Franco Brenni per completare l’insieme costituito da precedenti saggi sugli esuli italiani appena citati.

La biografia di Franco Brenni suggerisce una comprensione che non sottintende un atteggiamento di passività. Renata Broggini ha scelto le fonti, le ha separate e analizzate anche nella vicenda più minuta per proporci la comprensione della vita di un uomo, persino nell’azione, sprovvista da qualsiasi presa di posizione “politica”, poiché compito del mestiere dello storico è la comprensione mentre noi politici giudichiamo troppo e non comprendiamo mai abbastanza.

 

Ringrazio Renata Broggini per la generosità con la quale ci offre i frutti della sua passione per la storia, e per la pazienza certosina con la quale raccoglie e i riunisci i frammenti di un passato che rendono onore al nostro Cantone e ai suoi cittadini.

A Renata auguro quindi ancora tante soddisfazioni dalla sua passione e a voi tutti i miei più sentiti auguri di buone feste.

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Strategia energetica 2050: iniziata la svolta, ma restano molte incognite!

Dopo un dibattito fiume, il Consiglio nazionale ha infine decretato la svolta energetica voluta dal Consiglio federale, sotto la spinta di Doris Leuthard, che prevede da un lato un abbandono graduale del nucleare e dall’altro importanti investimenti nelle energie rinnovabili. Nel contempo è stata pure respinta in modo abbastanza chiaro l’iniziativa popolare lanciata dagli ambienti rosso-verdi per l’abbandono del nucleare, sulla quale saremo molto probabilmente chiamati ad esprimerci nel 2016. Tutto è partito dal famoso incidente nucleare di Fukushima, avvenuto l’11 marzo 2011, che aveva indotto la maggioranza del Consiglio federale a sancire l’uscita dal nucleare. Una decisione adottata sull’onda dell’emotività di questo tragico evento, che a molti è sembrata piuttosto affrettata, e che ha creato i presupposti per l’elaborazione del messaggio sulla cosiddetta strategia energetica 2050. Un progetto sicuramente ambizioso, attorno al quale si è inevitabilmente sviluppato un confronto molto vivace, a volte anche aspro, durante la sessione che sta per concludersi. Ma ecco quelli che sono i punti salienti di quanto deciso in questi giorni, alcuni dei quali toccano da vicino anche il nostro Cantone, che ovviamente ha seguito con interesse il dibattito al Nazionale. E’ stato innanzitutto stabilito il divieto di costruire nuove centrali nucleari in Svizzera, e questo è indubbiamente uno degli elementi centrali della strategia voluta dal Governo. Per quanto riguarda le centrali esistenti, è stata adottato un approccio differenziato: se per Mühleberg la chiusura per il 2019 è già stata decisa, per le altre due centrali più vecchie (Beznau I e II) è stata concessa una durata di vita massima di 60 anni, mentre che per Gösgen e Leibstadt non sono stati previsti limiti di durata, fermo restando che potranno rinnovare ogni 10 anni la concessione previa presentazione di un piano di sicurezza a lungo termine. Se passiamo invece all’altro pilastro della strategia energetica 2050, il Nazionale ha adottato l’aumento da 1,5 a 2,3 cts/kWh a carico dei consumatori per sostenere la produzione del nuovo rinnovabile, ciò che consentirà di passare da 850 mio. a 1,3 mia. di franchi all’anno da destinare alla produzione indigena di energia elettrica.

La nuova strategia punta molto anche sul risparmio energetico degli immobili e per questo è stato previsto un aumento dei mezzi finanziari da mettere a disposizione, che dovrebbero passare da 300 a 450 mio. di franchi all’anno da parte della sola Confederazione. Infine la tassa sul CO2 a carico dei combustibili è stata confermata a 60 franchi/t. con la possibilità di raddoppiarla se gli obiettivi di riduzione delle emissioni non saranno raggiunti.

Come valutare le decisioni adottate dal Consiglio nazionale? Siamo di fronte al classico compromesso svizzero, che presenta sicuramente alcuni aspetti interessanti e coraggiosi, ma nel contempo lascia aperte delle incognite che la cui portata è al momento difficilmente valutabile. Rispetto all’ipotesi di un’uscita drastica dal nucleare, la Camera bassa ha optato per una strategia modulata, per evitare quello che a tutti gli effetti sarebbe stato un vero e proprio salto nel buio. Rimangono ovviamente ancora alcuni importanti nodi da sciogliere, soprattutto per quanto attiene la dismissione delle centrali nucleari e lo smaltimento delle scorie, come ha ricordato il Presidente di AET Giovanni Leonardi. E’ bene anche essere coscienti che la nuova strategia non sarà a costo zero per i consumatori, che saranno chiamati alla cassa per contribuire a finanziare i nuovi indirizzi di politica energetica: prepariamoci quindi a bollette più onerose, sia per le economie domestiche che per le industrie. Ora la palla passa al Consiglio degli Stati che potrà ancora correggere il tiro e colmare le lacune del progetto uscito dal Nazionale. In ogni caso possiamo senz’altro affermare che con questa decisione la Svizzera ha imboccato con determinazione l’auspicata svolta energetica che la porterà a rinunciare gradatamente al nucleare per puntare maggiormente sulle energie rinnovabili, senza dimenticare il risparmio. Per il Ticino, terzo Cantone svizzero per produzione di energia idroelettrica dopo Vallese e Grigioni, questo nuovo paradigma energetico non costituisce un grande cambiamento. Grazie alla sua già importante quota idroelettrica pari al 40% della produzione ticinese, dopo il riscatto degli impianti delle cosiddette Partnerwerke sarà in grado di coprire più del 100% del fabbisogno cantonale con l’energia pulita delle nostre acque. Caso mai la vera sfida per noi si pone sul piano politico e finanziario, nella misura in cui occorrerà essere pronti per queste scadenze (nel 2034 per gli impianti in Valle Maggia e nel 2042 per gli impianti in Valle di Blenio) programmando gli investimenti necessari.

Inutile aggiungere che la sfida è difficile e che la strada è tutta in salita, sia sul piano cantonale che federale.

Pubblicato da Giornale del Popolo, 10 dicembre 2014

L'aggressione è avvenuta a Giornico-1

Domanda – Area multiservizi di Giornico. A che punto siamo?

Testo depositato

Il 10 marzo 2014 rispondendo a una mia domanda il Consiglio federale ha ribadito che il progetto di area multiservizi di Giornico non è “fondamentalmente messo in discussione”, ma che a causa del suolo contaminato, l’inizio dei lavori preliminari previsto per il 2014 non potrà essere rispettato. Chiedo quindi:

– entro quando i lavori verranno avviati?

– sono previsti dei cambiamenti rispetto al progetto inizialmente previsto?

– come è stata stabilita la chiave di riparto dei costi di risanamento del suolo?

Risposta del Consiglio federale del 01.12.2014

Come già spiegato dal Consiglio federale nella risposta del 10 marzo 2014 alla demanda 14.5035, la situazione emersa dalle analisi effettuate dall’Ufficio federale delle strade è ben diversa da quella nota al momento dell’avvio del progetto. II dossier necessario per prendere una decisione relativa alla questione del risanamento vero e proprio, alla valutazione globale dei costi e alla ripartizione degli stessi non è ancora completo.

In particolare per la ripartizione dei costi è necessario determinare i soggetti responsabili del risanamento di quest’area inquinata e la parte di responsabilità da attribuire a ciascuno di essi.

Non è pertanto possibile indicare una data precisa per l’inizio dei lavori senza prima aver risolto tali questioni.

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Domanda – Bellinzona rischia la revoca del label di Patrimonio mondiale dell’Unesco?

L’UNESCO ha avviato un’inchiesta per appurare se il terzo binario e il tunnel che attraverseranno Bellinzona sotto la cinta muraria del castello Montebello non cambino i connotati di un sito che nel 2000 è stato insignito del marchio UNESCO per il suo valore universale.
Per Bellinzona perdere il marchio UNESCO sarebbe un danno molto grave.
Chiedo pertanto al CF:
– è a conoscenza di questo fatto?
– cosa intende fare sul piano politico e sul piano e/o progettuale per evitare questo rischio?
bns

Mozione: Escludere le prestazioni nel settore edile

Mozione Fabio Regazzi

 

Titolo: Escludere le prestazioni nel settore edile dal campo di applicazione dell’Accordo sulla libera circolazione!

 

Testo:

Si invita il Consiglio federale a intraprendere le necessarie modifiche legislative, in particolare della Legge federale sui lavoratori distaccati (823.20), affinché la lett. b) dell’art. 1 dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP 0.142.112.681) venga interpretata conformemente alla legislazione sugli acquisti pubblici, escludendo quindi dalle “prestazioni di servizio” i lavori edili.

 

Motivazione:

L’ALCP, alla lett. b) dell’art. 1 prevede, stranamente, anche la libera circolazione di imprese per periodi di corta durata (90 gg). Dal canto suo l’art. 5 della LAPub (172.056.1) definisce chiaramente i tipi di commessa conformemente agli accordi internazionali GATT. Da questa definizione si evince che l’esecuzione di lavori edilizi o del genio civile non fanno parte delle prestazioni di servizio. L’art. 3 OAPub (172.056.11) riprende in maniera sintetica le definizioni dell’art. 5 LAPub e rimanda per i dettagli agli allegati, chiarendo ancora meglio che le prestazioni edili non sono prestazioni di servizio. Finora tutte le prestazioni, compresa l’esecuzione di lavori edili, sono state ritenute assoggettate alla liberalizzazione decretata dalla dall’art. 1 lett. b) ALCP. Premesso che la gran parte delle prestazioni da parte di lavoratori distaccati e indipendenti italiani in Ticino concernono l’esecuzione di lavori edili, è innegabile che questa facoltà introdotta nell’ALCP ha creato, in particolare nel Canton Ticino – confrontato con un mercato italiano senza regole e in grave difficoltà – una forte concorrenza sleale, dovuta all’impossibilità di verificare i salari effettivamente versati ai lavoratori dipendenti delle imprese della vicina Italia, distaccati in Ticino. Numerose sono state le denunce di questa situazione da parte delle associazioni di riferimento, in particolare della Società svizzera impresari costruttori (SSIC), ancor prima della votazione del 9.02.2014.

A seguito della votazione, la SSIC prima e il Consiglio di Stato del Cantone Ticino hanno ripetutamente informato e sensibilizzato il CF sulle conseguenze di questa situazione. Chiarendo che queste prestazioni, in analogia a quanto prevede la legislazione in materia di acquisti pubblici, non sono delle prestazioni di servizio e quindi non rientrano nel campo di applicazione di cui alla lett. b) dell’art. 1 dell’ALCP, si risolverebbe il problema alla radice.

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Legge federale sulla pesca. Autorizzare l’uso dell’ardiglione anche nei corsi d’acqua

Testo depositato
Il Consiglio federale è incaricato di presentare una proposta di modifica dell’articolo 5b capoverso 4 OLFP (ordinanza concernente la legge federale sulla pesca), nel senso che i cantoni, in deroga all’articolo 23 capoverso 1 lettera c OPAn (ordinanza sulla protezione degli animali), possono autorizzare l’impiego di determinate lenze con ardiglione da parte di pescatori professionisti e pescatori con la lenza titolari di un attestato di competenza secondo l’articolo 5a, oltre che per i laghi e i bacini di accumulazione, anche per i corsi d’acqua.

Motivazione
La nuova modifica adottata il 29 gennaio 2014 dell’articolo 5b capoverso 4 OLFP limita in modo eccessivo la facoltà data ai cantoni di gestire le proprie acque.

Tramite la presente mozione si chiede pertanto che la citata norma venga modificata in modo che i cantoni, richiamati i principi del federalismo nonché i compiti a loro attribuiti dalla legge sulla gestione ittica delle acque interne (v. ultimo aggiornamento dell’8.1.2010) nell’ambito delle questioni legate alla pesca, abbiano la facoltà di autorizzare l’uso dell’ardiglione anche nei corsi d’acqua, analogamente a quanto già avviene per i laghi ed i bacini di accumulazione. Tale proposta è del resto sostenuta con forza dalla Federazione ticinese per l’acquicoltura e la pesca (FTAP), in rappresentanza dei suoi circa 4500 pescatori e gode del sostegno del Consiglio di Stato del cantone Ticino.

Le motivazioni principali a sostegno di questa proposta possono essere così riassunte:

1. La soluzione adottata con la recente modifica dell’articolo 5b capoverso 4 OLFP appare contraddittoria: non si capisce per quali motivi l’ardiglione può essere autorizzato nei laghi e nei bacini ma non nei corsi d’acqua. Si tratta di una discriminazione che appare ingiustificata!

2. Il nuovo articolo lede il federalismo in quanto non considera a sufficienza le peculiarità dei singoli cantoni: esse sono di principio estremamente diversificate per ambiente, qualità, quantità e morfologia delle acque.

3. Nella fattispecie, per quanto concerne il Ticino, la nuova regolamentazione de facto porta alla scomparsa di alcune tradizioni secolari di pesca ampiamente radicate tra la maggioranza di pescatori (come ad esempio la cosiddetta “montura”), soprattutto nelle valli superiori del cantone; tradizioni che per altro non compromettono il benessere degli animali, e che anzi salvaguardano in modo particolare i pesci di taglia inferiore.

Parere del Consiglio federale del 18.02.2015
L’utilizzo di lenze con l’ardiglione è vietato dall’ordinanza sulla protezione degli animali (art. 23 cpv. 1 lett. c OPAn, RS 455.1). Le deroghe a questo articolo sono disciplinate nell’articolo 5b ccapoverso 4 dell’ordinanza concernente la legge federale sulla pesca (OFLP, RS 923.01). I cantoni possono autorizzare l’impiego di lenze con ardiglione ai titolari di un attestato di competenza, solamente per i laghi e i bacini d’accumulazione. Nei corsi d’acqua la pesca senza ardiglione rispetta il benessere dell’animale e consente ai pescatori di proteggere in maniera efficace le specie protette, i pesci di piccola taglia, così come gli individui ecologicamente importanti per le popolazioni naturali.

Nei laghi e nei bacini d’accumulazione vale lo stesso principio, sebbene l’utilizzo dell’ardiglione è giustificato in determinate situazioni di pesca (per esempio la pesca a grande profondità). In passato le deroghe erano direttamente definite dall’articolo 5b capoverso 4 OFLP e la loro applicazione difficile, specialmente nelle acque intercantonali. Allo scopo di uniformare l’applicazione di tali deroghe si è deciso di delegare le scelta ai cantoni basandosi non più sui metodi di pesca ma sul tipo di corso d’acqua. Nello specifico la pesca con la montura nei fiumi ticinesi, tradizionalmente radicata e tuttora largamente utilizzata dai pescatori, non è destinata a scomparire ma ad adattarsi alle nuove disposizioni.

Inoltre, l’obiettivo proposto dalla presente mozione non è applicabile con una semplice modifica dell’articolo 5b capoverso 4 OFLP, in quanto essa regola solamente le deroghe al divieto di utilizzo di lenze con l’ardiglione. Lasciare ai cantoni la completa libertà in materia annullerebbe il principio di divieto dell’ardiglione espresso dall’articolo 23 capoverso lettera c OPAn.

Il Consiglio federale ritiene che la modifica dell’articolo 5b capoverso 4 OFLP non sia contradditoria e lascia ai cantoni un ampio margine di manovra laddove necessario.

Proposta del Consiglio federale del 18.02.2015
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.