Bank employees at the "Workplace of the Future" of UBS bank in Zurich, Switzerland, pictured on September 26, 2012. (KEYSTONE/Martin Ruetschi) 

Bankangestellte arbeiten am 26. September 2012 im "Workplace of the Future" in der UBS in Zuerich, Schweiz. (KEYSTONE/Martin Ruetschi)

Una nuova imposta federale sulle successioni? Iniqua e pericolosa per le imprese familiari

Andremo a votare il prossimo 14 giugno sull’iniziativa “Tassare le eredità milionarie per finanziare la nostra AVS”, presentata – manco a dirlo – dall’area rosso-verde. Sulla proposta mi sono già espresso negativamente come presidente dell’Associazione industrie ticinesi soprattutto per le conseguenze che potrebbe avere per le nostre aziende, soprattutto per le imprese familiari: realtà che mi è più vicina e che ritengo di conoscere bene.
Da un punto di vista generale, premetto che sono dell’opinione che non solo sia dannoso introdurre un’imposta federale sulle successioni, ma che andrebbero addirittura eliminate le imposte di successione ancora in vigore in taluni cantoni, poiché in un Paese che già prevede l’imposta annuale sulla sostanza (una delle più elevate in Europa), sulla quale viene per altro pagata anche l’imposta sul reddito, prevedere un’imposta di successione si traduce nel tassare per la terza volta la stessa ricchezza.
Nello specifico, l’imposta di successione penalizza in particolare le imprese familiari, che rappresentano il 78% delle aziende svizzere e il 62% di quelle ticinesi. Stando a talune ricerche, nei prossimi 4-5 anni una quota rilevante pari al 20-25% delle imprese familiari affronterà il passaggio generazionale. Si tratta di aziende che operano in quasi tutti i settori dell’economia con prevalenza dell’edilizia, dell’industria manifatturiera, del commercio e del turismo, e sono state in genere fondate tra il secondo dopoguerra e la fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Quello dell’introduzione di una nuova imposta sulle successioni è quindi un tema che interessa non poche grandi imprese ma moltissime imprese, soprattutto piccole e medie, tra cui quella della nostra famiglia, fondata nel 1946 dal nonno e sviluppata da mio padre Efrem e che l’anno prossimo raggiungerà, con la terza generazione, il traguardo di 70 anni di esistenza. Credo quindi di poter parlare con piena cognizione di causa se affermo che la successione in un’impresa familiare è un processo delicatissimo, un momento che richiede la conciliazione del ricambio generazionale con la continuità dell’impresa e che l’espone a sfide strategiche, organizzative, finanziarie oltre che alla necessità di dover risolvere o quanto meno regolare anche delle possibili tensioni tra i membri della famiglia. È dimostrato come spesso purtroppo l’esito di questo processo è negativo, soprattutto quando riguarda il passaggio dalla seconda alla terza generazione.
L’estrema difficoltà della successione, o meglio del passaggio da padre a figlio o figlia, e la successiva ripartizione di ruoli tra fratelli dovrebbe indurre lo Stato e la politica in generale a introdurre misure di sostegno o quantomeno evitare gli ostacoli a un processo che come ricordato è già di per sé irto di difficoltà. Questa iniziativa popolare invece va nel senso esattamente opposto: un’imposta sulle successioni graverebbe infatti come un macigno sugli azionisti membri della famiglia che verrebbero colpiti con una tassazione straordinaria alla quale potrebbero difficilmente far fronte senza pregiudicare la continuità dell’azienda.
Il problema non riguarda però solamente l’aliquota d’imposta (del 20%), ma anche il calcolo del valore venale dell’imponibile sulla massa ereditaria che supera i 2 milioni di franchi, soglia facilmente raggiungibile per un’azienda dotata di un minimo di beni immobili (lo stabilimento in cui viene esercitata l’attività) e mobiliari (i macchinari).
Chiudo con una riflessione che mi è stata suggerita dalla lettura di un articolo del prof. Gianluca Colombo, professore di management e imprenditorialità all’USI, che spero aiuti a comprendere bene il fenomeno delle imprese familiari e la natura delle sfide che affrontano. Un’impresa familiare è controllata da azionisti che intendono investire nell’impresa con una prospettiva di lungo periodo (spesso oltre la durata della generazione). E’ una situazione simile a quella delle fondazioni che non pongono limiti temporali alle proprie strategie. Come le fondazioni, le famiglie hanno visioni di lungo periodo, anche per quanto riguarda i propri investimenti. Questo spiega anche perché le imprese familiari siano più longeve delle imprese non familiari e siano un elemento fondamentale per la stabilità economica e sociale di un paese. Ora, mentre un’impresa controllata da una fondazione non va mai in successione, un’impresa controllata da una famiglia va in successione ogni volta che vi è trapasso di beni, azioni e responsabilità da una membro all’altro all’interno della famiglia. Le differenze di trattamento, precisa il prof. Colombo, sono comprensibili a livello giuridico (la fondazione è un ente morale, la famiglia no) ma non lo sono dal profilo economico e sociale. Per questo le conseguenze, in caso di adozione dell’imposta sulle successioni, saranno pesanti e inique, perché se per le fondazioni la transizione non implicherà il versamento di un’imposta, per le aziende di famiglia sì, mettendo a repentaglio il loro destino poiché non saranno in grado si versare l’imposta dovuta se non prelevando importanti risorse all’interno della stessa azienda, ipotecando così probabilmente irrimediabilmente il futuro.
Per tutte queste ragioni vi invito a votare di NO il prossimo 14 giugno a una nuova imposta sulle successioni, iniqua, sbagliata e soprattutto pericolosa per le aziende a conduzione famigliare e quindi per i posti di lavoro che offrono.

di Fabio Regazzi, consigliere nazionale PPD e presidente Aiti

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Assemblea generale ordinaria AITI – parte pubblica – Bellinzona

Caro Presidente uscente, Daniele Lotti
Cari colleghe e colleghi di Comitato AITI
Cari Associati AITI
Autorità
Gentili Signore, egregi Signori

Ringrazio l’assemblea dei Soci AITI che mi ha eletto oggi alla Presidenza dell’Associazione industrie ticinesi per il triennio 2015-2018. E’ questo per me motivo di orgoglio e di fierezza, considerando che pure mio padre Efrem, dal 1980 al 1986 è stato Presidente di AITI.
Non vi devo qui ricordare l’importanza dell’industria nel contesto dell’economia cantonale. Del resto recenti studi accademici, complice la riorganizzazione della piazza finanziaria, hanno indicato proprio nell’industria uno dei settori trainanti per lo sviluppo economico di questo Cantone.
Abbiamo più volte denunciato come imprenditori l’emergere negli ultimi anni di un certo clima di ostilità verso l’economia e le imprese, purtroppo anche alle nostre latitudini. Con generalizzazioni inaccettabili, gli imprenditori sono stati accusati facendo di un’erba un fascio, naturalmente anche di sfruttare la manodopera e il territorio. Sia ben chiaro, le mele marce ci sono in ogni gruppo sociale, dunque anche fra gli imprenditori, ma ritengo di poter affermare senza temere smentita che complessivamente il tessuto imprenditoriale ticinese, , è sano e si preoccupa ogni giorno di dare continuità all’azienda e un posto di lavoro adeguato ai propri collaboratori perché il lavoro dà dignità.
Dobbiamo pertanto pretendere che non si spari nel mucchio e si colpiscano quelli che veramente violano le regole contrattuali e le leggi. Da parte mia, quale neo-presidente di AITI, mi appello a voi imprenditori: serve più etica! Per questo intendo applicare la carta etica che si è data Aiti (nel…) affinché vengano sanzionate quelle imprese che pagano salari da fame e chi viola le regole stabilite dai bilaterali e dalle misure di accompagnamento.

Credo pertanto anche che la migliore risposta ai problemi del mercato del lavoro sia quella di avere un corpo imprenditoriale omogeneo e responsabile. Naturalmente è compito anche delle autorità mettere a disposizione degli imprenditori le migliori condizioni quadro possibili affinché le imprese siano solide e possano offrire buone condizioni di lavoro. In qualità di Presidente AITI intendo combattere, con l’aiuto del Comitato e delle imprese associate, il clima di ostilità nei confronti delle imprese ticinesi. Ma voglio ugualmente battermi per difendere e promuovere un modello d’imprenditoria sana, capace di dialogare fra parti sociali. Per questo però chiediamo un’assunzione di responsabilità anche da parte dei rappresentanti dei lavoratori, dunque anche i sindacati, che negli ultimi anni sempre più hanno ad esempio proposto iniziative popolari e referendum con l’intento di minare alla base il nostro sistema economico. Allo Stato e alla politica oltre che agire sulle condizioni quadro chiediamo anche di intervenire riducendo il numero delle leggi e la burocrazia, invero sempre più soffocante pure alle nostre latitudini e tale da penalizzare l’attività imprenditoriale.

Non da ultimo, intendo – assieme al Comitato Aiti – impegnarmi maggiormente a favore di una formazione professionale che sia maggiormente in accordo con i bisogni del nostro tessuto economico. Credo che vi sia una responsabilità di fondo del nostro sistema di orientamento professionale nel saper indirizzare i nostri giovani verso carriere che trovino uno sbocco nel mondo del lavoro. In un’economia globalizzata il mercato del lavoro indigeno è giocoforza troppo piccolo, l’immigrazione quale il frontalierato è quindi inevitabile. È per noi urgente sapere formare giovani attivi in quelle professioni con elevato valore aggiunto, che come sappiamo non si trovano più nel mondo delle banche e finanziario.

Infine, credo che come Aiti dobbiamo anche affrontare il tema del tasso di occupazione femminile peraltro in crescita negli anni 2000. Un tema importante soprattutto nell’ottica di finanziamento del sistema sanitario e pensionistico, anche alla luce della votazione del 9 febbraio, che ha stretto un corsetto attorno all’afflusso di manodopera straniera. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro è simile a quella degli uomini solo nei paesi scandinavi e nell’Africa sub-sahariana: tra questi due esempi per certi versi estremi, credo che vi sia un margine di manovra per fare in modo di non perdere importante conoscenze e capacità di questa parte della popolazione con vantaggi non solo per le donne ma anche per lo sviluppo dell’intero cantone.

Il lavoro per l’AITI e in AITI non manca, ma questo non ci fa paura!

Vi ringrazio dell’attenzione.

Fabio Regazzi, Presidente AITI

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Intervento del Presidente all’Assemblea dei Delegati FCTI

Bellinzona, EspoCentro, 9 maggio 2015
Trattanda 4.1.: Relazione presidenziale

– Fa stato il discorso pronunciato –

Lodevoli autorità
Gentili ospiti
Care delegate e cari delegati

Prima di passare alla relazione presidenziale permettetemi di porgere un caloroso saluto e un sentito ringraziamento alla società cacciatori Diana Bellinzona, presieduta dal collega di comitato Gianmarco Beti, che oggi ospita la nostra assemblea ordinaria in concomitanza con i festeggiamenti per il 120° di fondazione.
Mi felicito per questo importante e invidiabile traguardo e sono certo che l’organizzazione dell’odierna assemblea si rivelerà impeccabile.

Passo ora in rassegna i temi della relazione presidenziale che ho suddiviso in dieci capitoli.

  • 1. Attività federativa
  • 2. Fusioni società venatorie
  • 3. Aspiranti cacciatori
  • 4. Parchi nazionali
  • 5. Grandi predatori
  • 6. Caccia Svizzera
  • 7. Pool Caccia-Pesca-Tiro
  • 8. Tiro cantonale/stand di tiro
  • 9. Bandite
  • 10. Gestione venatoria /rapporti con lo Stato

1. Attività federativa
Lo scorso anno il Comitato centrale FCTI, compreso il Presidente, è stato rinnovato per un nuovo mandato triennale.
Ci siamo pertanto rimessi subito al lavoro per affrontare i numerosi temi che abbiamo sul tappeto, la cui complessità non deve essere sottovalutata, soprattutto per un’associazione che si fonda sul volontariato come la nostra.
Non intendo elencare tutte le attività che abbiamo svolto ma permettetemi di citarne almeno alcune, quelle che ritengo più significative.

A livello di comunicazione siamo stati molto attivi. Oltre alla nostra rivista La Caccia, che gode di un generale apprezzamento per la varietà e l’ottimo livello dei contenuti, disponiamo di un sito web accattivante, che viene costantemente aggiornato. Non da ultimo iniviamo a scadenze regolari una newsletter in cui informiamo i destinatari su temi di attualità. Tenuto conto degli scarsi mezzi a disposizione, penso di poter affermare che siamo in grado di offrire una comunicazione di qualità, merito del vice-presidente federativo Marco Viglezio e del suo assistente Patrick Dalmas, che hanno ripreso egregiamente il compito che fu per tanti anni di Ferruccio Albertoni.

Sempre in questo ambito merita di essere segnalata la serata organizzata dalla FCTI a Rivera lo scorso 13 marzo con un programma più leggero del solito, ma molto apprezzato. Erano infatti quasi 300, fra cui numerosi giovani, ad assistere al diaporama di Ivano Pura e, a seguire, il filmato sul bramito del cervo nella Valle d’Intelvi: due momenti seguiti con grande interesse in religioso silenzio che hanno saputo infondere nei presenti emozioni intense. E per finire in bellezza, c’è stata la presentazione del ricettario “Selvaggina in tavola” realizzato dalla FCTI su input di Marco e Christine Vigelzio (che ringrazio di cuore), in collaborazione con Dadò editore. Una vera e propria chicca che ha riscosso un successo notevole, tanto che dovremo probabilmente andare presto in ristampa. Conoscere la selvaggina, valorizzarla, per saperla cucinare al meglio nel pieno rispetto della nostra tradizione culinaria: è anche questo lo scopo della pubblicazione rivolta a tutti coloro che non scindono il momento culinario e culturale, da quello della passione venatoria, ma che vedono anche nell’arte della caccia un profondo recupero delle proprie origini, insito nel DNA dei 2200 cacciatori che compongono la nostra Federazione.

Dopo la positiva esperienza dell’anno scorso, abbiamo confermato l’anticipo dell’assemblea dei presidenti dal mese di luglio a febbraio per poterci confrontare sugli indirizzi di gestione venatoria elaborati dal Comitato centrale. Una scelta sicuramente azzeccata.

Per concludere questo capitolo mi piace sottlineare che il clima di lavoro all’interno del comitato è costruttivo e propositivo, anche se a volte – e non potrebbe essere altrimenti per un gremio composto da cacciatori – le discussioni e i confronti sono vivaci ed accesi. Vi assicuro comunque che non ci siamo mai azzuffati…

2. Fusioni società venatorie
Poche le novità da segnalare su questo fronte: le società all’inizio del 2015 erano 38 come l’anno precedente, per cui non mi resta che tornare alla carica per invitare le società a rilanciare il discorso delle fusioni, nella convinzione che società più forti sono in grado di difendere meglio e con maggiore autorevolezza gli interessi dei loro soci.

3. Aspiranti cacciatori
Uno dei compiti centrali della FCTI è assicurare un sostegno adeguato a chi intende conseguire la licenza di caccia e questo per garantire una buona formazione di base ma anche per trasmettere alcuni valori che ogni cacciatore dovrebbe portare con sé, oltre al fucile e lo zaino, nell’attività venatoria.
L’anno scorso abbiamo avuto 96 iscritti, di cui 61 aspiranti hanno superato gli esami, ciò che corrisponde ad una percentuale di promossi del 63%, in linea con gli anni precedenti.
Quest’anno abbiamo invece registriamo purtroppo solo 63 iscritti, di cui fra l’altro ca. la metà non ha superato l’esame scritto di due settimane fa. Indicazioni piuttosto preoccupanti che mi auguro non siano indice di una calo di motivazione o di passione.
Vorrei comunque esprimere un ringraziamento a Eros Quadrelli e a tutti coloro che si dedicano alla formazione degli aspiranti, per preparare al meglio le future generazioni di cacciatori che assicureranno la continuità della nostra categoria.

4. Parchi nazionali
Nessuna novità di rilievo in relazione ai due progetti ticinesi di Parchi nazionali, gli unici per altro di tutta la Svizzera! La FCTI continua a seguire gli sviluppi tramite i propri rappresentanti presenti nei vari gruppi di lavoro. La nostra linea non cambia, soprattutto per quanto riguarda le cosiddette zone centrali. Come FCTI non possiamo evidentemente accettare inutili e ingiusitificate restrizioni al diritto di cacciare. Vi è tuttavia anche da chiedersi come potrà essere assicurata all’interno di queste previste zone nucleo (che – lo ricordo – devono avere una superficie complessiva di ben 75 km/q) una corretta gestione di talune specie, in particolare cervo e cinghiale. Abbiamo appena portato a termine l’esercizio di rinnovo delle bandite, teso in particolare a ridurre la dimensione delle stesse, mentre nei parchi nazionali si vorrebbero di fatto creare ampissime zone di protezione assoluta. Non vi è chi non veda una contraddizione di fondo, ma tant’è!
Ricordo che a questo riguardo è tuttora pendente al Consiglio nazionale una mia mozione denominata “Per Parchi naturali a misura d’uomo” con cui chiedo al Consiglio federale di allentare i criteri estremamente restrittivi stabiliti all’art. 17 dell’OPar, in modo da consentire – seppur con delle limitazioni – le attività umane, compresa la caccia.
Le chances di spuntarla sono oggettivamente minime, ma mai dire mai.

5. Grandi predatori
Tema sempre di attualità, che non manca di scaldare gli animi.
Orso a parte (che per il momento sembra aver dato un po’ di tregua), la situazione per quanto riguarda lupi e linci risulta vieppiù preoccupante. Gli avvistamenti di esemplari di entrambe le specie si moltiplicano, grazie – si fa per dire – anche al primo branco di lupi sul territorio svizzero insediatosi alle pendici del Calanda. Pensate che un esemplare di lupo è addirittura stato travolto da un treno a Schlieren, alle porte di Zurigo e uno a Dirinella nel Gambarogno. Il Ticino non è stato risparmiato e alcuni lupi hanno lasciato traccia del loro passaggio anche sul nostro territorio, in particolare in Valle Maggia, in Val Resa e più recentemente in Val Malvaglia.
E intanto il malcontento cresce, soprattutto negli ambienti agricoli delle regioni di montagna che temono a giusta ragione per i loro allevamenti di ovini e caprini. Anche le popolazioni di linci tendono ad aumentare sul territorio svizzero, sebbene la loro presenza sia piu discreta, ma non per questo meno dannosa, soprattutto per gli ungulati.
A livello politico nel frattempo qualcosa si è finalmente mosso: segnalo che il Parlamento ha recentemente adottato a larga maggioranza una mozione del consgliere agli Stati grigionese Stefan Engler che sostanzialmente permette interventi di regolazione sulle popolazioni di lupo a determinate condizioni, in particolare qualora gli esemplari presenti sul territorio creano danni eccessivi ai greggi e agli effettivi degli ungulati. Un passo in avanti importante che anche Caccia Svizzera saluta con favore.

6. Caccia Svizzera
Sempre intensa l’attività di Caccia Svizzera, in cui la FCTI è presente con ben due rappresentanti nel Comitato (chi vi parla e il collega Vice-Presidente Enrico Capra).
Sono parecchi i dossier di cui ci siamo occupati, che vanno dai grandi predatori, alla legislazione federale in materia di caccia, senza dimenticare l’attività di lobbing politico a Berna. A questo proposito segnalo con piacere, che grazie alla collaborazione fra Caccia Svizzera e la Federazione Svizzera di Tiro, il Consiglio nazionale ha recentemente bocciato con una confortevole maggioranza la proposta del CF di introdurre un obbligo di registrazione a posteriori di tutte le armi presenti in Svizzera, con relativa sanzione ai contravventori. Mi auguro che finalmente si voglia prendere atto della chiara volontà del Parlamento, che non ha fatto altro che confermare quanto espresso in modo inequivocabile dal popolo Sivzzero nel febbraio 2011. Ma c’è da giurarci che qualcuno tornerà alla carica per cui terremo alta la guardia…

7. Pool Caccia-Pesca-Tiro
Sempre proficua e positiva la collaborazione fra le tre federazioni (FCTI, FTAP e FTST) sui vari dossier che toccano, direttamente o indirettamente, le attività della caccia, della pesca e del tiro. Non farò un elenco dettagliato delle attività svolte, limitandomi a evidenziare che come pool abbiamo segnalato agli associati delle tre federazioni i nominativi di alcuni candidati al GC alle recenti elezioni cantonali particolarmente vicini ai nostri interessi. Purtroppo la compagine di cacciatori in GC è scesa a 4 deputati rispetto ai 6 della scorsa legislatura e questo per effetto delle rinunce di due deputati uscenti.
Voglio qui ringraziare sentitamente i colleghi Urs Lüchinger e Oviedo Marzorini, nonché il segretario Maurizio Zappella, per il loro contributo alla causa comune ma anche per i consolidati rapporti di amicizia che sicuramente facilitano il nostro lavoro.

8. Tiro cantonale/stand di tiro
La FCTI continua a seguire da vicino il tema stand di tiro tramite i propri rappresentanti all’interno dell’apposito gruppo di lavoro.
L’indirizzo scelto dal DI è quello di realizzare uno stand di tiro coperto al Monte Ceneri nell’ubicazione attuale.
L’iter per giungere, almeno si spera, a una realizzazione in tempi non biblici di questa infrastruttura è iniziato con una consutazione dei comuni interessati.
Siamo tutti coscienti che saranno ancora molti gli ostacoli da superare, non da ultimo quelllo di ordine finanziario. Approfitto della presenza in sala dell’on. Gobbi/ev. Marzorini, al quale darò volentieri la parola più tardi, per qualche ulteriore indicazione al riguardo.
Come FCTI ci stiamo ovviamente adoperando affinché le nostre esigenze, in particolare per quanto attiene alle attività di tiro a palla per le armi da caccia, vengano tenute in debita considerazione.
Non mi riferisco solo al nostro tiro cantonale (che fino a quando non disporremo di un’alternativa si svolgerà ad Olivone), bensì anche alla formazione degli aspiranti cacciatori e, non da ultimo, all’obbligo della prova di tiro per tutti coloro che staccano la patente, come previsto dalla nuova ordinanza federale sulla caccia già entrata in vigore; su questo tema sembra che finalmente qualcosa si sta muovendo, fermo restando che la palla è nel campo dell’UCP dal quale attendiamo proposte concrete su come intende ottemperare questo obbligo legale.
Concludo ricordando il nostro tiro cantonale che si svolgerà ad Olivone nei giorni 12-13-14 giugno. Ringrazio già sin d’ora il nostro Comitato ad hoc, guidato dal collega Armando Baggi, per l’organizzazione di questo importante evento a favore del mondo venatorio cantonale, al quale vi invito calorosamente a partecipare.

9. Bandite
Nel corso del mese di febbraio il CdS ha adottato il decreto di rinnovo delle bandite per il periodo 2015/2020, recentemente pubblicato sul FUC.
Come era facilmente prevedibile l’esercizio si è rivelato piuttosto lungo e complesso.
Non intendo entrare nel merito di questo tema, sul quale riferirà in seguito il collega Roberto Cavanna.
Come FCTI possiamo dire che alla fine il risultato è in chiaro-scuro. Da un lato il nuovo decredto bandite rappresenta sicuramente un passo avanti per quanto riguarda la gestione in particolare del cervo. Dall’altro va comunque rilevato che alcuni obiettivi che erano alla base del progetto sono stati alla fine in parte disattesi, e non per certo colpa dei nostri rappresentanti in seno all’apposito gruppo di lavoro. A questo proposito voglio ringraziare Marco Viglezio e Roberto Cavanna, che hanno svolto un ruolo importante, ancorché non facile, grazie all’impegno e alla competenza che hanno messo a disposizione. Senza il loro contributo dubito che saremmo arrivati ad un risultato accettabile. Vorrei comunque precisare, a scanso di equivoci, che le modifiche apportate non vanno interpretate come conquiste dei cacciatori, bensì come misure volte ad assicurare una migliore gestione della selvaggina, in particolare del cervo, soprattuttuo nell’ottica del contenimento dei danni alle colture.
Rimane comunque ancora aperto un punto importante, ovvero quello delle preannunciate misure accompagnatorie che l’UCP vorrebbe adottare in concomitanta con l’entrata in vigore delle nuove bandite. Qui voglio dire in modo chiaro che non siamo d’accordo con l’introduzione di restrizioni generalizzate, ancorché limitate nel tempo (ne cito una su tutte, ovvero il divieto di cacciare il cervo corona) che valgono per tutto il Cantone a fronte di modifiche che invece toccano solo l’1.5% (!) del territorio aperto alla caccia al cervo. Non sarebbe né equo e tantomeno giustificato penalizzare la stragrande maggioranza dei cacciatori per questo motivo. Se si vogliono adottare dei correttivi, lo si faccia solo per le zone interessate dalle modifiche, come suggerito dai nostri rappresentanti.
Infine constato con piacere che è stato rilanciato, grazie anche alle nostre sollecitazioni, il tema dell’istituzione delle zone di quiete per la selvaggina previste dalla relativa ordinanza federale. Il gruppo di lavoro è stato costituito e anche in questo ambito non mancheremo di fornire il nostro contributo.

10. Gestione venatoria/rapporti con lo Stato
Passerò dapprima in rassegna l’ultima stagione venatoria per tracciare un bilancio, senza tuttavia entrare nei dettagli visto che sul tema si soffermeranno i colleghi Viglezio e De Bernardis alla trattanda 7.

Cervo
Buono il risultato della caccia alta con 1’243 cervi catturati (record assoluto!), 42 in più dell’anno prima grazie anche ai due giorni supplementari dell’ultimo week end chiesti dalla FCTI e accettati dal DT, che hanno consentito l’abbattimento di ben 120 capi. 434 le catture durante la caccia tardo autunnale che avrebbe dovuto completare il piano di abbattimento fissato a 2’145 capi. Ancora una volta, il piano di abbattimento non è stato raggiunto (calcolando anche i cervi prelevati durante le azioni notturne, mancano 370 capi, pari al 17%), e questo conferma quello che andiamo dicendo da anni, ovvero che le modalità di definizione del medesimo necessitano dei correttivi affinché gli obiettivi siano realisitici e raggiungibili. Sulla questione dei danni, ritornerò in seguito.

Cinghiale
L’ultima stagione è stata caratterizzata da un leggero calo di catture con un totale di 1103 capi, di cui 340 durante la caccia alta, 517 nella caccia invernale e 246 in guardiacampicoltura. Nonostante un calo di oltre 350 capi rispetto all’anno precedente, per il 10° anno consecutivo è stata superata la soglia delle 1’000 catture. Sono significativamente diminuite le catture nella guardiacampicoltura, dove vorremmo fosse pure applicata la tassa per le scrofe superiori ai 55 kg ai fini di una corretta gestione.

Camoscio
Complessivamente le catture si sono attestate sui 1007 capi, in diminuzione rispetto all’anno precedente di 201; diminuzione dei maschi abbattuti (-74), ma soprattutto in calo le catture di anzelli (-105) a seguito della mortalità dovuta al duro inverno. Vista la situazione, la FCTI ha proceduto a un’analisi, nell’intento di arrivare a proposte concrete e condivise, proponendo un sacrificio che riteniamo necessario per contribuire a salvaguardare la specie, che attualmente è in difficoltà in certe zone.

Capriolo
369 i caprioli abbattuti, con un significativo calo a seguito della mortalità dovuta al duro inverno (570 nel 2013), ma con un rapporto sessi che praticamente ha raggiunto la parità già durante la caccia alta, rendendo superflua l’apertura del capriolo durante la caccia tardo-autunnale.

Stambecco
48 i cacciatori che vi hanno preso parte. In totale si sono registrate 29 catture, di cui 13 maschi e 16 femmine. Ancora una volta oltre 1/3 dei capi previsti dal piano non sono stati catturati, ciò che a mente della FCTI richiede dei correttivi, primo fra tutti un aumento importante dei capi da prelevare.

Marmotta
Per il secondo anno consecutivo la caccia alla marmotta è stata praticata senza l’alternanza annuale; sono state 361 la marmotte catturate nel 2014, contro le 233 dell’anno precedente. Restiamo convinti che ci sia ulteriore spazio di manovra per la concessione di maggiori possibilità di prelievo, senza intaccare il patrimonio di marmotte presente sul nostro territorio.

Caccia bassa
Le catture sono in linea con le medie 2009-2011 a dimostrazione che le nuove norme sono pertinenti e sostenibili. 824 i cacciatori che hanno staccato la patente, numero che si attesta sui valori dell’anno precedente. Le catture principali sono state le seguenti: 1’539 beccacce (2013/1’281), 228 fagiani di monte (139) 46 pernici bianche (13), 64 lepri comuni (69) e 72 lepri variabili (55). 41 le volpi catturate durante la caccia bassa, mentre che il totale per le varie cacce non ci è ancora noto.

Danni della selvaggina
A differenza dei due anni precedenti, l’anno scorso i risarcimenti per danni causati dalla selvaggina in Ticino hanno subito una flessione, attestandosi a 770’000 franchi, somma che rimane comunque un poco invidiabile primato a livello nazionale, e questo malgrado i prelievi notturni. A questo proposito è possibile che questi interventi abbiano contribuito alla riduzione dei danni, anche se stabilire una relazione diretta risulta comunque difficile, ritenuto che la diminuzione potrebbe dipendere anche da altri fattori (ricordo ad esempio che nel 2011 venne registrata una riduzione dei danni di oltre 400’000 franchi rispetto all’anno precedente senza prelievi notturni).
Ad ogni buon conto la FCTI mantiene il proprio scetticismo nei confronti di questa modalità di prelievo, gestita in modo poco trasparente, con modalità discutibili e in contrasto, almeno questo è il nostro avviso, con le normative della legislazione venatoria e della legge federale sulla protezione degli animali. In proposito, siamo conscienti che i Cantoni sono autorizzati a ordinare o permettere misure in ogni periodo dell’anno contro singoli animali che causano danni rilevanti; ma un conto è abbattere i capi viziosi nel luogo e nel momento in cui stanno causando un danno rilevante, un’altra cosa è organizzare ronde notturne per diminuire i cervi in circolazione. Se pensiamo che in Cantoni dove la superficie coltivata a vigna o a colture e prati da sfalcio è di gran lunga superiore alla nostra e i danni risarciti sono nettamente inferiori che da noi, anche se i paragoni con Cantoni vicini vanno comunque presi con le pinze, credo che si debba ammettere che qualcosa non quadra. Per noi cacciatori è in ogni caso frustrante dover sottostare a rigide disposizioni di prelievo (che in caso di violazione comportano obblighi di autodenuncia e multe) durante la stagione venatoria, per poi apprendere che vengono catturate femmine gravide e maschi adulti da parte delle guardie in primavera, durante i periodi di protezione della specie. Riteniamo quindi che per affrontare questo problema occorra passare da una coraggiosa decisione politica, che porti alla realizzazione di un quadro legislativo dove i concetti di danno sopportabile e di equo risarcimento siano definiti in modo chiaro, per uscire da questo circolo vizioso. Noi siamo comunque disposti a collaborare per trovare soluzioni per cui chiediamo nuovamente all’on. Zali di essere maggiormente coinvolti, assieme agli altri attori (penso in particolare ai rappresentanti del mondo agricolo e vitivinicolo) su questo tema, per trovare delle soluzioni efficaci e nel contempo sostenibili.

Voglio ora volgere lo sguardo in avanti, pensando in particolare alla oramai immiente stagione venatoria.
Il comitato FCTI ha dapprima proceduto ad un’analisi dei dati a disposizione, dalla quale è emerso che i cambiamenti adottati negli ultimi anni, buona parte dei quali da noi fortemente voluti, confermano un quadro complessivamente positivo della gestione venatoria in Ticino. Vorrei tuttavia a questo riguardo ribadire un concetto a me caro: non esistono delle regole perfette di gestione e le stesse – che non solo scolpite nel marmo – devono tendere ad avvincarsi a delle modalità che sappiano coniugare le esigenze di una gestione corretta dal profilo scientifico-biologico, con quelle legate all’esercizio della nostra passione. Uno sforzo di sintesi e di mediazione molto delicato e difficile, soprattutto nel variegato mondo venatorio dove l’emotività spesso tende a prevalere sulla razionalità.
Partendo da questa premessa, e dopo aver proceduto ad approfondite riflessioni al nostro interno, abbiamo pertanto elaborato una serie di proposte di indirizzi di gestione, che da un lato rappresentato dei correttivi per rispondere ad precisi problemi riscontrati e dall’altro riprendono alcuni punti rimasti aperti, come ad esempio la questione del controllo della selvaggina sulla quale insisitiamo da tempo nella speranza che quest’anno questa legittima richiesta venga finalmente accolta; le proposte verranno, come detto, presentate nel dettaglio in seguito dai colleghi Viglezio e De Bernardis.
La procedura che abbiamo adottato è quella oramai consolidata, che ha visto il coinvolgimento dei distretti e delle società in merito agli indirizzi sui quali chiederemo di pronunciarvi oggi. Nella sostanza gli stessi sono stati approvati dai vostri rappresentanti, che ci hanno fatto pervenire alcuni spunti che sono in parte stati ripresi negli indirizzi e in parte demandate ai rispettivi Gruppi di lavoro.
Confido che anche quest’anno voi, che rappresentate la nostra base, confermerete la linea che il Comitatovi sottopone oggi. Solo rimandendo uniti e compatti potremo portare avanti con forza e soprattutto credibilità le legittime rivendicazioni del mondo venatorio.

La mia relazione non poteva concludersi senza qualche riflessione sui rapporti con lo Stato.
Probabilmente molti di voi si aspettano di sentire il mantra che ripeto oramai da anni sulle difficoltà di collaborazione con l’UCP, sulla nostra disponibiltà a contribuire, grazie alla nostra esperienza e alle nostre conoscenze, per cercare delle soluzioni condivise, ecc.
E invece non lo farò! Anche una persona tenace e determinata come il vostro presidente ad un certo punto si rassegna e getta la spugna. Constato solamente che il capo dell’UCP per il terzo anno consecutivo, pur sempre scusandosi, non presenzia alla nostra assembela dei delegati, mentre colui che dovrebbe fungere da “collaboratore scientifico” da parte sua non si è mai degnato di prendervi parte almeno una volta. Posso accettare, anche se faccio francamente fatica a capirlo, che i rappresentanti dello Stato a capo dell’UCP non sono disposti a dialogare e a collaborare con i vertici della FCTI. Quello che invece non posso accettare è la mancaza di rispetto nei confronti del mondo venatorio, che voi oggi qui rappresentate: trovo semplicemente inammissibile che chi è preposto a gestire la caccia a livello cantonale non ritenga suo preciso dovere investire una mezza giornata per assistere ai lavori assembleari della federazione cantonale che rappresenta 2’500 associati.
Fortuntamente di ben altra natura è la collbarazione con i vertici del Dipartimento del territorio, e in particolare con il suo direttore on. Claudio Zali e con Moreno Celio, Capo delle Divisione ambiente, entrambe presenti nonostante gli innumerevoli impegni con cui sono confrontati. Con loro i rapporti sono decisamente buoni, improntati al dialogo, spesso franco e diretto, al confronto e alla ricerca di soluzioni che tengano conto delle esigenze di tutti gli attori coinvolti. Sono consapevole che il ruolo in particolare del Consigliere di Stato è gravoso e richiede capacità di mediazione fra interessi spesso contrapposti.
A nome della FCTI voglio quindi esprimere un sentito ringraziamento all’on. Zali e a Moreno Celio per l’attenzione che dedicano ai nostri problemi e per la disponbilità ad ascoltare le nostre richieste che, ne siamo consapevoli, non possono sempre essere accolte.
Comunque, posso assicurarvi che non intendiamo sottrarci alle nostre responabilità: lo abbiamo più volte dimostrato, e lo faremo anche quest’anno visto che, a fronte di un problema riguardante il camoscio (e questo è solo un esempio), è la federazione stessa che viene a proporre delle misure di prelievo più restrittive, che comportano ovviamente un sacrificio per noi cacciatori.

Mi avvio verso la conclusione.
La FCTI – e lo dico con una punta di malcelato orgoglio – è un’associazione viva e in buona salute, che può quindi guardare al futuro con fiducia e ottimismo.
Come presidente sono piuttosto soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto e dei risultati ottenuti e mi auguro che lo siate anche voi. Ma un presidente da solo potrebbe fare ben poco, se non avesse la fortuna di essere circondato da un gruppo di persone che lavora con dedizione e passione, a titolo puramente volontario. Io vorrei ringraziare di cuore i miei colleghi di comitato per il prezioso e impagabile contributo che danno per la nostra causa, includendo anche tutti coloro che a vario titolo ci danno una mano.

Care delegate, cari delegati ora ho davvero terminato questa mia lunga relazione. Vi ringrazio della vostra attenzione, ma soprattutto per la fiducia che ci avete dimostrato e che siamo coscienti dovremo continuare a guadagnarci anche il futuro lavorando duramente e con passione nella difesa dei nostri leigttimi interessi.

VIVA LA CACCIA! VIVA LA FCTI

Fabio Regazzi