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Sosteniamo la Squadra PPD !

Care e cari concittadini,

Care amiche e cari amici

 

in vista della prossima campagna per il rinnovo del Municipio e Consiglio comunale del nostro Comune abbiamo la grande responsabilità di onorare la democrazia nella forma più concreta, immediata e vissuta: quella che unisce il cittadino ai suoi rappresentanti diretti, i quali una volta eletti prenderanno le decisioni che toccheranno direttamene noi, le nostre famiglie, i nostri giovani, i nostri anziani, le aziende e le associazioni in cui ci impegniamo.

Dobbiamo anzitutto dire GRAZIE al nostro Sindaco Armando Züellig e al nostro Municipale Claudio Rossi che dopo 2 e rispettivamente 8 anni di grande impegno e passione lasciano le redini del Comune. Un segno di riconoscenza per il lavoro svolto lo rivolgo anche ai consiglieri comunali che non si ricandidano: Mauro Matasci, Andrea Simoni e Mattia Tami.

 

In un clima di generale diffidenza nei confronti della politica, di elusione dalle responsabilità personali e collettive, di delusione per lo scadimento di toni e modi del fare politica, la disponibilità della nostra nuova Squadra PPD presentata in questo volantino merita rispetto e sostegno. Significa anche che se si vuole, si può lavorare per il bene della comunità.

Dunque se vogliamo anche riflettere sul futuro del nostro Comune e avere un ruolo nelle scelte che ne determineranno le sorti, dobbiamo il prossimo aprile sostenere e far sostenere i nostri candidati, soprattutto in vista della riconferma del sindacato, cui il partito guarda e punta con fiducia grazie alla disponibilità di Giorgio Carrara e Nicola Domenighetti.

 

Care e cari Amici, se vogliamo quindi continuare ad essere attori e non essere relegati nel ruolo di semplici comparse, per il futuro e di Gordola e per il bene del nostro amato Comune vale la pena andare a votare e sostenere la lista PPD sia per il Municipio che per il Consiglio comunale.

 

Conto su tutti voi!

 

 

In: App PPD di Gordola, marzo 2016

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La politica è (anche) concretezza: bilancio di una sessione

La Danimarca è il nuovo paese più felice al mondo, secondo uno studio internazionale pubblicato l’altro ieri a New York. La Svizzera perde quest’anno il titolo che le aveva soffiato lo scorso anno. La Confederazione si colloca al secondo rango, l’Islanda al terzo. La Top 10 è completata da Norvegia, Finlandia, Canada, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Australia e Svezia. I 10 paesi più felici sono i medesimi dello scorso anno, salvo qualche avvicendamento al loro interno. L’Austria guadagna un posto, la Germania ben 10 (dal 26 al 16mo. rango). Da notare invece come gli altri nostri vicini non sono messi molto bene: la Francia retrocede dal 29 al 32, l’Italia rimane al palo (50). Per il resto, non sorprende che 25 dei 30 ultimi posti sono occupati da paesi africani.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori dell’Università della Columbia hanno analizzato la speranza di vita, il PIL per abitante, il sostegno sociale, la libertà nelle scelte di vita, la generosità, e la fiducia misurata nella percezione di un’assenza di corruzione politica o negli affari. Insomma non tutti i criteri sono facilmente misurabili.

Mi soffermo sull’ultimo riguardante la fiducia nella politica. Personalmente, fatta salva quelle del campionato di hockey…, le graduatorie non mi interessano molto, e da parte mia cerco di dimostrare agli elettori la concretezza e l’efficacia del mio lavoro politico attraverso i risultati ottenuti. Che poi questi contribuiscano ad accrescere il grado di fiducia dei cittadini verso la politica è solo la conseguenza, ma non il fine del mio lavoro.

Durante questa ultima sessione del Consiglio nazionale mi sono impegnato su diversi fronti e ottenuto anche qualche successo importante per il Ticino.

Nell’ambito della revisione della Legge federale concernente l’imposizione alla fonte, grazie ad un mio emendamento accolto dal plenum, che chiedeva di fissare la percentuale di commissione a favore del datore di lavoro a un massimo del 2% delle imposte trattenute, Cantone e Comuni risparmieranno quasi 1 milione e rispettivamente 800’000 franchi. Altro successo: è stato approvato (con 125 voti contro 66) un mio postulato che incarica il governo di esaminare e calcolare le conseguenze, dirette e indirette, per l’economia svizzera nel caso in cui venissero a cadere gli accordi bilaterali conclusi con l’UE.

Nell’ambito della politica dei trasporti, è stato accolto un mio emendamento che ha affossato una mozione del Consigliere agli Stati basilese Janiak (PS) volta ad impedire ai terminali vicini alla frontiera il rimborso della tassa sul traffico pesante.

Un aspetto appassionante del fare politica è il nostro dovere di verifica critica delle attività del Governo e dell’amministrazione federale. Nelle scorse settimane ho avuto modo di sollevare diverse problematiche nel funzionamento di taluni uffici, che ho puntualmente ripreso in alcuni atti parlamentari.

L’infausta decisione da parte delle FFS, su indicazione di uno scarsamente illuminato studio di architettura ticinese, di privilegiare un marmo italiano anziché quello prodotto dalle nostre cave di granito, è stato oggetto di un’interpellanza al Consiglio federale. Altro schiaffo al Ticino è stata la decisione di attribuire a una ditta lucernese l’organizzazione del catering per l’inaugurazione di Alptransit nel prossimo mese di giugno. Al riguardo ho interpellato il Consiglio federale per chiedere di rendere conto del trattamento iniquo riservato al Ticino. Il persistente disservizio nei treni sulla linea ferroviaria del Gottardo, combinato ai frequenti ritardi, sono stati oggetto di due domande al Consiglio federale, cui le risposte mi hanno peraltro lasciato insoddisfatto.

Anche i recenti fatti di violenza al centro della Reitschule di Berna, e il conseguente ferimento di 11 poliziotti, hanno portato alla ribalta l’inefficacia dell’attuale dispositivo penale nella tutela delle autorità e delle forze di polizia. Ho di conseguenza interrogato il Consiglio federale per chiedere se intende inasprire le pene minime e massime, e quali altre misure intende adottare a tutela delle forze di polizia e dei funzionari pubblici.

L’azione politica, se portata avanti nell’interesse della collettività, è a mio modo di vedere una delle esperienze umane più appassionanti. Sarò sempre grato a voi per avermi consentito ogni giorno di aggiungere un tassello a questa mia esperienza, per la fiducia che mi accordate, ma anche per quella che spero di poter accrescere in voi nei confronti della politica.

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Interpellanza – Travertino romano alla stazione FFS di Bellinzona. Uno schiaffo all’industria del granito ticinese

Per la pavimentazione della nuova stazione di Bellinzona, le FFS hanno previsto il travertino romano, una roccia calcarea italiana, invece di privilegiare un materiale analogo pregiato e apprezzato anche all’estero, oltretutto a chilometro zero come il granito e il marmo ticinese!

Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:

1. Non ritiene che la scelta di un materiale estero per la realizzazione della stazione “Porta del Ticino”, al di là dei gusti soggettivi degli architetti, sia inopportuna e incoerente on la valenza simbolica della stessa?

2. Questa scelta si giustifica solo per ragioni estetiche?

3. In alternativa al travertino è stata esaminata l'”opzione ticinese”, il marmo Cristallina (con caratteristiche estetiche analoghe al travertino, ma di qualità superiore) estratto a Peccia (Valle Maggia), a 40 chilometri da Bellinzona, invece dei 700 del travertino? Se sì, perché è stata scartata?

4. A monte della scelta del travertino è stata valutata la gestione della sua estrazione, come pure l’impatto ambientale e sociale vigenti in Italia, in raffronto con le condizioni offerte dalle imprese di granito svizzero?

5. Condivide il parere secondo cui le sue imprese, nella fattispecie le FFS, ma anche uffici come l’USTRA, debbano assumere una funzione esemplare nell’impiego di materiale svizzero prodotto a condizioni ambientale sociali nettamente migliori della pietra di provenienza estera?

6. È disposto ad intervenire affinché nelle gare di appalto delle sue imprese (FFS, Posta, ecc.) e uffici (USTRA, ecc.), venga privilegiato, a parità di caratteristiche, il granito indigeno?

MOTIVAZIONE
La decisione – supportata unicamente da ragioni estetiche (v. comunicato stampa delle FFS del 17 febbraio 2016) – di impiegare il travertino romano ha suscitato vive incomprensioni e proteste in Ticino: dal punto di vista simbolico ed economico si tratta di una scelta molto discutibile e anche opinabile dal punto di vista estetico visto che in Ticino esiste un’alternativa, il marmo Cristallina di Peccia. Mentre in Ticino gli enti di politica regionale prodigano sforzi per promuovere la filiera della pietra e aiutare un settore storico che attraversa grandi difficoltà, la Confederazione, per mano dell’azienda FFS, privilegia l’impiego di una pietra straniera per la realizzazione di quella che è stata pomposamente definita “Porta del Ticino” dell’opera ferroviaria svizzera del secolo.

PARERE DEL CONSIGLIO FEDERALE DEL 04.05.2016
1. Il Consiglio federale comprende il punto di vista dell’autore dell’interpellanza. L’utilizzo di una pietra di provenienza ticinese avrebbe rafforzato la valenza simbolica di “Porta del Ticino” dell’atrio della stazione di Bellinzona.

2. Secondo quanto dichiarato dalle FFS, la scelta dei materiali costruttivi dipende da criteri estetici, funzionali ed economici. Le FFS effettuano i loro acquisti su base concorrenziale, valutando essenzialmente quale sia l’offerta economicamente più favorevole e adoperandosi affinché la procedura si svolga in modo trasparente ed equo. In particolare, si vuole evitare che le offerte siano valutate in base a criteri non pertinenti e che determinati offerenti siano preferiti ad altri.

3./4. Nella scelta dei materiali costruttivi, se possibile le FFS considerano anche alternative locali. In concreto, per la stazione di Bellinzona sono state valutate le seguenti pietre: il marmo Cristallina bianco, il granito di Peccia, il granito di Onsernone e il travertino. La scelta delle FFS è caduta sul travertino in quanto rappresentava l’alternativa migliore dal punto di vista estetico, funzionale ed economico. La fornitura e la posa della pietra naturale scelta sono state affidate a un’impresa ticinese. Per questi lavori sono stati stanziati 150 000 franchi. Il costo del travertino ammonta a circa 40 000 franchi.

5. Il Consiglio federale attribuisce importanza alla sostenibilità ambientale e sociale. Nel caso concreto, le FFS non hanno confrontato le condizioni di estrazione presso le imprese italiane con quelle presso le imprese ticinesi.

6. Nel caso concreto, secondo il Consiglio federale sarebbe stato certamente opportuno, vista l’importanza della stazione di Bellinzona, scegliere materiali adatti alla sua immagine di “Porta del Ticino”. Tuttavia, trattandosi di una decisione che rientra nella responsabilità operativa delle FFS, esso non intende intervenire. La legge federale sugli acquisti pubblici è in fase di revisione; il relativo dibattito pubblico va quindi svolto in questa sede.

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Interpellanza – Perché distruggere gli accantonamenti militari sul San Jorio?

Chiedo al Consiglio federale:

1. quale ufficio ha emanato la decisione di demolizione dei due manufatti e quali sono le ragioni invocate?

2. è stata inoltrata la domanda di costruzione per procedere alla loro demolizione?

2. il Cantone Ticino e il relativo dipartimento competente ne sono stati informati, risp. sono stati coinvolti?

3. al momento della decisione è stato adeguatamente considerato il loro valore storico?

4. sono previste altre demolizioni del medesimo genere nel Cantone Ticino?

 

Motivazione:

Le due casermette sul San Jorio di circa 180 metri quadrati sono state demolite alla fine del 2015 per decisione di Armasuisse e del Dipartimento federale della difesa. Si ricorda che si tratta di due vecchi manufatti di indubbia valenza storica, posti sul valico, a cavallo della regione del lago di Como, della Mesolcina e di Bellinzona.

Una loro conservazione e/o riconversione sarebbe stata interessante per ragioni storiche ma anche per i viandanti e le società alpinistiche ticinesi.

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Domanda: Inasprire le sanzioni per minacce e reati contro le autorità e i funzionari di polizia!

Undici poliziotti sono rimasti feriti in seguito a disordini scoppiati nella notte del 5 marzo fuori dal centro autonomo della Reitschule, a Berna. Questi episodi di violenza nei confronti delle autorità e delle forze di polizia sono aumentati in Svizzera negli ultimi anni.

Chiedo al Consiglio federale:

– non ritiene che l’articolo 285 CPS debba essere inasprito sia per le pene minime che massime?

– quali altre misure intende adottare a tutela delle forze di polizia e dei funzionari pubblici?

 

Risposta del Consiglio federale del 14.3.2016

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Domanda – Ritardi sulla linea ferroviaria del Gottardo: cosa sta succedendo?

Da alcuni mesi i treni che assicurano il collegamento lungo la linea del Gottardo, oltre ai noti problemi già denunciati, subiscono sovente ritardi piuttosto importanti, con spiacevoli conseguenze per i passeggeri (in part. perdita di coincidenze).

Chiedo al CF:

1) Conferma i problemi di ritardo sulla linea del Gottardo con un sensibile peggioramento rispetto al passato?

2) Quali sono le cause di tali ritardi?

3) Come intendono ovviare le FFS a questi problemi?

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Il raddoppio del Gottardo è un’opportunità 

Al di là di alcune meritevoli seppur sporadiche iniziative, come la cartiera di Tenero, alcune filande dedite alla lavorazione della seta, poche fabbriche di orologi e alcune industrie del granito, fu solo quando venne inaugurato nel 1882 il primo traforo ferroviario attraverso il San Gottardo e quindi furono abbattuti in un istante gli elevati costi di trasporto verso la Svizzera interna, che la struttura economica ticinese riuscì col tempo a svilupparsi e a sostenere non solo se stessa, ma anche la società e la popolazione del nostro Cantone. Terminato il lungo isolamento, grazie all’allacciamento diretto, regolare e continuo con il Nord, s’instaurarono infatti quasi immediatamente importanti relazioni commerciali con il resto della Svizzera che permisero la creazione di nuove e importanti attività industriali. Se ho voluto fare un salto all’indietro di tali proporzioni, tornando addirittura al 1800, è perché sono convinto che senza il mantenimento di un collegamento sicuro, veloce e al passo con i tempi (economici) verso il resto della Svizzera, come quello scaturito per fortuna dall’esito del voto dello scorso 28 febbraio sul risanamento della galleria autostradale del San Gottardo, l’attuale economia ticinese tornerebbe tranquillamente indietro dicento anni, ripiombando al buio e alle difficoltà del 1800, quando il nostro Cantone era conosciuto solo per essere una terra di emigrazione e si potevano osservare soltanto sporadici e discontinui sintomi di sviluppo, circoscritti a limitati settori.

Assi di collegamento necessari per il territorio
Oggi come ieri, se si vuole permettere alle imprese ticinesi di continuare la loro attività e di espandersi, contribuendo al benessere e alla ricchezza del nostro Cantone, si devono garantire una complementarietà di assi di collegamento e trasporto che consideri la rete ferroviaria, ma anche la strada che oggi è ancora il principale vettore di trasporto per i viaggiatori e le merci e quindi rappresenta la chiave di volta dei trasporti in Svizzera. Le imprese industriali ticinesi esportano oltre l’80 per cento della produzione e hanno pure molti clienti nella Svizzera interna. Gli incidenti ferroviari che purtroppo accadono con regolarità e i danni causati dalla natura dimostrano che il solo collegamento ferroviario fra il nord e il sud delle Alpi non è affidabile. Se vogliamo raggiungere i nostri clienti, gli aeroporti per spostare le merci all’estero e i porti marittimi del nord e del sud dobbiamo poter contare su un collegamento stradale sicuro e garantito. Sono in gioco molti posti di lavoro e le aziende competono duramente contro una congiuntura non favorevole. Un San Gottardo a due gallerie senza aumento della capacità di traffico e rispettoso della protezione delle Alpi aiuterà senz’altro l’economia ticinese a crescere.

Fabio Regazzi, Presidente Aiti e Consigliere nazionale

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Domanda – Cisalpino. Le Ferrovie italiane hanno mantenuto le promesse?

Nel novembre 2015 le FFS comunicavano che i vecchi Cisalpini sulla linea del Gottardo sarebbero stati infine sostituiti dopo anni di lamentele.

Chiedo al Consiglio federale:

1. Trenitalia ha sostituito tutti i Cisalpini ETR 470 con i nuovi ETR 610?

2. Corrisponde al vero che i nuovi ETR 610 presentano diversi disagi (impianto di climatizzazione che non funziona, problemi nei sanitari e conseguenti odori sgradevoli…) e anche un disservizio a livello del nuovo sistema di informazione ai viaggiatori (MIKU)?

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Risposta CF Postulato: costi per l’economia della disdetta dell’accordo sulla libera circolazione

Il Consiglio federale dovrà valutare i costi per l’economia svizzera di un’eventuale denuncia degli accordi bilaterali I con l’UE, che verrebbero a cadere se venisse disdetto l’Accordo di libera circolazione. Il Consiglio nazionale, con 125 voti a favore e 66 contrari, ha accolto un postulato in questo senso di Fabio Regazzi (PPD).I tentativi di rinegoziare l’Accordo di libera circolazione, a seguito del sì popolare all’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, non sembrano essere fruttuosi, ha sottolineato il deputato ticinese. A causa della “clausola ghigliottina”, se dovesse essere disdetta la libera circolazione potrebbero decadere anche gli altri sei accordi del 1999. È pure possibile che l’UE disdica anche gli accordi di Schengen e di Dublino e quelli riguardanti la formazione.Per valutare le possibili opzioni che si offriranno alla Svizzera è necessario conoscere il valore, diretto e indiretto, che gli accordi bilaterali con l’UE rappresentano per la nostra economia, ha aggiunto Regazzi. A suo avviso una simile valutazione è importante anche in vista della votazione sull’iniziativa popolare “Fuori dal vicolo cieco” (Raus aus der Sackgasse, RASA) che chiede l’abrogazione dell’articolo costituzionale introdotto con la votazione del 9 febbraio 2014.Il ministro dell’economia Johann Schneider-Ammann ha reso noto che il Consiglio federale ha già commissionato studi agli istituti Bak Basel ed Ecoplan. Queste ricerche serviranno per rispondere al postulato, senza bisogno di ulteriori studi, ha precisato il consigliere federale aggiungendo che le analisi dimostrano che i costi di un’eventuale disdetta dei bilaterali sarebbero ingenti.

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Domanda – Alptransit e aumento dei prezzi dei biglietti. Quali motivazioni?

Con l’apertura di Alptransit è previsto un aumento dei prezzi dei biglietti per la tratta del San Gottardo.

Chiedo al Consiglio federale:

– a quanto ammonta il supplemento di prezzo?

– perché per altri investimenti ferroviari operati in Svizzera non si è proceduto sistematicamente all’aumento del prezzo dei biglietti, mentre per Alptransit sì?

– non ritiene di penalizzare ulteriormente i viaggiatori verso il Ticino già confrontati con tempi di percorrenza più lunghi e quindi prezzi conseguentemente più alti?