“Prima i nostri”: il rispetto della legalità non è un optional!

Il rispetto della legalità non è un optional e se vogliamo migliorare l’attrattività del nostro mercato del lavoro dobbiamo metterci in testa che la legge è uguale per tutti e soprattutto è imprescindibile.

In merito all’iniziativa denominata “Prima i nostri”, è stato dimostrato che l’iniziativa parlamentare “Prima i nostri! Per la modifica della legge di applicazione della preferenza indigena” e quella denominata “Prima i nostri! Imprese neocostituite che servono gli interessi economici del Cantone” sono state incompatibili con il diritto superiore, quindi illegali.

Anche il Consiglio federale, nel messaggio concernente la garanzia federale alla modifica della Costituzione cantonale ha ricordato che i margini di manovra del Canton Ticino sono molto limitati e che l’attuazione deve comunque rispettare il diritto superiore.

Quindi non è per un mero cavillo burocratico ma perchè il parere del Consiglio federale e del diritto superiore è fondamentale per una proposta che va a cambiare in un modo o nell’altro i possibili equilibri economici del Cantone.

Come Consigliere nazionale e come Presidente dell’Associazione industrie ticinesi ritengo che un Parlamento debba a priori rifiutare l’adozione di norme che non soddisfano il requisito della legalità. Per due ragioni.  La prima perché il nostro Stato di diritto deve essere rispettato e tutelato per controllare e limitare anche il potere statale attraverso la posizione di norme giuridiche. Il secondo motivo per cui proposte illegali devono a priori essere rifiutate da un Parlamento, riguarda il rispetto che le Istituzioni devono alle cittadine e ai cittadini. Approvare leggi illegali significa mettere in circolazione norme che non sono in grado di reggere ad una verifica giudiziaria. Leggi nate zoppe non potranno mai essere validamente applicate. I giudici ne constateranno i vizi e dichiareranno la loro nullità o inapplicabilità. Ne abbiamo avuto un esempio recente con la LIA.  Mi pertanto evidente che l’introduzione obbligatoria sul mercato del lavoro del principio della preferenza indigena non è compatibile con l’accordo sulla libera circolazione delle persone. Anzi, si tratta di una proposta illegale come precisato nel messaggio che rimanda la palla al Cantone Ticino: “non spetta al Consiglio federale esaminare nel quadro della procedura di conferimento della garanzia se la normativa di attuazione prevista è conforme con il diritto superiore. È invece compito delle autorità ticinesi assicurarsi che le disposizioni di esecuzione rispettino l’esiguo margine di manovra del diritto cantonale… La garanzia delle disposizioni della costituzione cantonale non si estende tuttavia all’esame della conformità delle iniziative di cui sopra con il diritto federale.”  In conclusione, come da tempo rilevato dalle associazioni economiche e dal medesimo Consiglio di Stato ticinese nel suo messaggio concernente le misure di attuazione, la proposta di introdurre la preferenza indigena a livello cantonale è e rimane illegale, a prescindere dalla garanzia federale, la quale è limitata, ribadisco, al testo dell’iniziativa e non alle proposte di attuazione. Quindi quella della garanzia federale all’iniziativa “Prima i nostri” è una semplice vittoria di Pirro. Per non illudere nuovamente i ticinesi tutto ciò va ricordato anche per evitare che leggi nate zoppe facciano la triste fine della LIA. A scanso di equivoci…