Misure più efficaci in favore dell’economia e dell’occupazione!

In questi ultimi mesi chiunque tra di noi in un modo o nell’altro ha sentito parlare delle
difficoltà dell’economia svizzera dovute all’apprezzamento del franco sull’euro e sul dollaro,
riconducibile alla crisi del debito di alcune Nazioni europee e degli Stati Uniti. L’impressione
però è che, al di là delle tante parole, pochi abbiano realmente detto quali potrebbero
essere nei prossimi mesi le ripercussioni per il tessuto economico ed occupazionale del
nostro Paese.
Albergatori, ristoratori e tutti gli operatori nel settore del turismo stanno subendo gli
svantaggi valutari della nostra moneta che favorisce altre mete turistiche. Non
dimentichiamoci che ad un certo punto durante l’estate il franco si stava avvicinando
pericolosamente alla parità 1 a 1 con l’euro.
Nel commercio, la grande distribuzione sta mostrando dei risultati negativi, mentre molti
piccoli commercianti al dettaglio lamentano perdite a due cifre percentuali; addirittura c’è
chi già ha dovuto cessare l’attività o si appresta a farlo.
Nel comparto industriale a soffrire ovviamente è soprattutto chi opera con l’estero. Infatti,
in un contesto valutario globale, sono soprattutto le aziende esportatrici ad essere in gravi
difficoltà visto che si trovano a produrre con margini di guadagno ridottissimi o addirittura
devono lavorare in perdita pur di rispondere alla domanda dei clienti esteri che altrimenti si
rivolgerebbero altrove.
Una parte rilevante dell’economia elvetica è dunque sotto pressione con il rischio di
contraccolpi gravi sull’occupazione e sugli investimenti. Senza fare di ogni erba un fascio,
non dimentichiamoci che in maniera rapida e non sempre razionale durante i momenti più
difficili le aziende tendono a tagliare su costi quali il personale, la formazione ed il marketing.
In questo contesto i margini di manovra per la politica non sono ampissimi visto che i
mercati monetari seguono le proprie regole. Tuttavia, è lecito domandarsi se la politica può
e deve fare di più, se il tempismo degli interventi è quello giusto, ma soprattutto se sono
state avanzate le proposte più adeguate.
Escludendo a priori una politica statale di sussidi ad innaffiatoio, considerando anche
l’autonomia e l’indipendenza della Banca nazionale svizzera ed accogliendo positivamente
ogni forma di intervento cantonale, ritengo che la Confederazione – almeno per il momento
– si sia mossa in maniera timida e poco efficace, per lo meno sul breve termine. Le misure
promosse di per sé potrebbero anche essere valutate con favore, ma purtroppo non vanno
per buona parte a colpire il giusto bersaglio. Provo a spiegarmi con esempio concreto:
attualmente non c’è un problema generalizzato di licenziamenti legati al contesto valutario e
perciò un’estensione del lavoro ridotto è poco efficace nell’immediato, anche se in
prospettiva potrà esplicare effetti positivi soprattutto per evitare licenziamenti. Quindi, per
sostenere al meglio l’economia e per garantire l’occupazione oggi piuttosto che sostenerla
domani, rimango dell’opinione che il Consiglio federale avrebbe dovuto osare di più, ad
esempio proponendo una riduzione temporanea dell’imposta sul valore aggiunto (IVA),
riducendo il costo dei carburanti (soprattutto quella parte composta da tasse statali) ed
intervenendo più chiaramente in una revisione dell’assicurazione svizzera contro i rischi
dell’esportazione includendo anche i rischi di cambio. Queste misure sarebbero certamente
considerate più eque, efficaci immediatamente e mirate a fronteggiare un problema
valutario.
Concludo con l’auspicio che la situazione valutaria possa migliorare a beneficio del nostro
Paese, ma vista la fragile situazione in cui versano certi Paesi europei e del resto del mondo,
nutro forti dubbi che il contesto internazionale possa ritornare velocemente ad una
situazione normale per la Svizzera. Nel prossimo futuro dovremo essere pronti ad ogni
scenario e la politica dovrà essere capace di rispondere con tempestività e coraggio, ma
soprattutto in modo efficace.

Fabio Regazzi

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