I rustici sono la nostra identità!

Della questione rustici si parla oramai da una trentina d’anni, durante i quali non si è voluto o saputo affrontarla con il dovuto pragmatismo, rimandando continuamente una problematica che presto o tardi era chiaro che ci avrebbe causato dei grossi problemi. Ancora ultimamente ha sollevato un accesso dibattito nella popolazione, in relazione all’ordine di demolizione di un fabbricato e soprattutto per l’opposizione sistematica della Confederazione alle domande di costruzione, che da troppo tempo penalizza il Ticino. Il danno è difficilmente calcolabile, ma certamente cospicuo, considerato che anche le imprese e gli artigiani delle zone periferiche vivono soprattutto grazie a questa importante fonte di reddito. Se questo assurdo tira e molla dovesse continuare, potremmo avere un grave problema economico e sociale, proprio nelle zone più in difficoltà e svantaggiate del Cantone dove molti posti di lavoro saranno a rischio.

Durante la trasmissione Falò delle scorse settimane sono emersi aspetti interessanti, che meritano senz’altro di essere tenuti in considerazione dalle autorità cantonali. Le nuove norme di attuazione, approvate nella primavera del 2010 dal Gran Consiglio, sono certamente abbastanza restrittive, ma hanno il pregio di perlomeno iniziare a fare un po’ di chiarezza in un contesto giuridico che, purtroppo, ha reso difficile una confronto costruttivo tra Cantone e Confederazione. Personalmente ritengo assolutamente inaccettabile il ricatto della Confederazione nei confronti dei ticinesi, che li obbliga ad attendere anni prima di vedersi (forse) approvata la licenza per la ristrutturazione del proprio rustico, anche quando rispetta pienamente i criteri di conservazione e di doveroso rispetto per quanto ci hanno lasciato i nostri avi. L’edificio rurale rappresenta per noi ticinesi non solo una possibilità per realizzare un rifugio in cui ritirarci a riposare o a passare momenti di tranquillità a contatto con la natura e con lo splendido territorio delle nostre valli. Il rustico è a tutti gli effetti l’essenza stessa della nostra identità che ci ricorda le fatiche e le sofferenze delle generazioni che ci hanno preceduto, che si sono guadagnate il pane sulle nostre aspre montagne. Relegare all’abbandono anche solo un fabbricato, perché non ritenuto degno di conservazione (sic!), è una pura assurdità oltre che un oltraggio alla storia e alle nostre tradizioni, che non possiamo accettare e neppure sopportare. Mi chiedo fino a che punto nell’Amministrazione federale vi sia la consapevolezza delle peculiarità della nostra realta, che non è paragonabile con quella, ad esempio, dell’altopiano: l’impressione è che non siamo stati in grado (o non abbiamo avuto la volontà) di spiegare agli uffici preposti e ai politici che se ne occupano, cosa rappresenta il rustico per noi. La questione è molto seria e va al più presto risolta, adottando i correttivi del caso. È quindi imperativo che la futura rappresentanza ticinese a Berna si impegni subito, con convinzione e determinazione e in collaborazione con il Governo, per risolvere in modo definitivo questa che per noi non è solo una questione di prassi giuridica, ma rappresenta, appunto, una parte fondamentale della nostra identità, della nostra cultura e della nostra storia.

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