Terminali sulla Piana del Vedeggio? No grazie!

Settimana scorsa il Consiglio nazionale ha approvato, allineandosi agli Stati, il messaggio sul corridoio 4 metri, grazie al quale verranno investiti 990 mio. di franchi lungo gli assi ferroviari del Gottardo e del Sempione (di cui 280 mio. in Italia), per adattare a un’altezza di 4 metri appunto, i profili dei tunnel (ma anche altre infrastrutture) e consentire il transito dei semi-rimorchi e container. Si tratta, a non averne dubbio, di una decisione importante per la politica dei trasporti svizzera, che avrà ripercussioni positive anche per il nostro Cantone. La realizzazione di un corridoio di 4 metri rappresenta infatti un tassello fondamentale nell’ottica di trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia (grazie a questo investimento si stima che ca. 160’000 veicoli pesanti potranno essere caricati sui treni), fortemente voluto dal popolo svizzero. Accanto a questi interventi di allargamento delle gallerie, se vogliamo almeno in parte sfruttare l’enorme potenziale delle traversali alpine, ed evitare che Alptransit – costato alla Svizzera oltre 20 miliardi di franchi – rimanga una sorta di cattedrale nel deserto, dobbiamo anche creare le premesse affinché venga completato lo sbocco in Italia e in particolare verso i terminali di trasbordo di Busto-Arsizio, Gallarate e quelli nei dintorni di Milano. Pur avendo qualche dubbio sulla reale volontà dell’Italia di realizzare queste infrastrutture, soprattutto lungo la linea Ranzo-Luino, dove per altro non mancano le opposizioni da parte delle autorità locali, va ribadito come il Ticino abbia tutto l’interesse a sostenere il prefinanziamento dei terminali in Italia. Questa soluzione non è tra l’altro nuova poiché già nel passato abbiamo collaborato con i nostri vicini a sud, prefinanziando opere di grande interesse per il nostro Paese. Agirono nello stesso modo anche gli italiani e i tedeschi quando nell’Ottocento sostennero e finanziarono la galleria ferroviaria del San Gottardo.

E’ infatti evidente che se il corridoio di 4 metri dovesse fermarsi al confine, l’ipotesi di vedere realizzati dei terminali di carico di TIR sul nostro territorio diventerebbe molto concreta. Questa soluzione, non solo violerebbe il principio costituzionale secondo cui il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia deve avvenire da frontiera a frontiera, ma sarebbe deleteria per il nostro Cantone, e questo per diversi motivi. Immaginiamoci cosa significherebbe realizzare un terminale di trasbordo ad esempio sulla piana del Vedeggio per il carico di container e semirimorchi che proseguiranno sulla linea di Alptransit in direzione del Gottardo! Proprio per evitare questa eventualità, nel corso del dibattito parlamentare ho presentato un emendamento che chiedeva di escludere l’adattamento a 4 metri delle sagome delle gallerie lungo la vecchia linea del Ceneri, per scongiurare il collegamento con un eventuale terminale sul Vedeggio. La risposta della Consigliera federale Leuthard è stata rassicurante: ha ammesso che lo scenario di un terminale in Ticino è una soluzione difficilmente praticabile, una ultima ratio, e per questo terrà in conto le preoccupazioni formulate dal Cantone Ticino e dalle autorità locali in questi ultimi mesi. A fronte di queste sue dichiarazioni ho pertanto deciso di ritirare l’emendamento. Per il momento possiamo dunque lasciare da parte i “forconi del nonno” invocati da Savoia, ma sarà tuttavia importate rimanere molto vigili e seguire con attenzione e fermezza gli sviluppi attorno a questo progetto, soprattutto per quanto attiene alle trattative in corso con l’Italia.

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