Revisione LPT: anche Napoleone avrebbe votato NO!

Il prossimo 3 marzo il popolo svizzero sarà chiamato a votare sul referendum contro la nuova Legge sulla pianificazione del territorio (LPT). Il tema è complesso ed estremamente insidioso per le conseguenze che questa modifica avrebbe per il Ticino. Riassunti all’osso, gli elementi centrali della novella legislativa sulla quale dovremo pronunciarci sono da un lato la limitazione delle zone edificabili per il prevedile fabbisogno dei prossimi 15 anni (con possibilità quindi di imporre dezonamenti!), dall’altro l’obbligo di compensazione dell’eventuale vantaggio pianificatorio in caso di azzonamento con un’aliquota di almeno il 20% (tradotto dal linguaggio burocratese  si tratta di una nuova tassa sulla proprietà immobiliare). Dulcis in fundo le disposizioni transitorie imporranno di fatto una moratoria di 5 anni dall’entrata in vigore della nuova legge su eventuali ampliamenti delle zone edificabili. Senza attendere che il popolo si sia pronunciato sul referedum contro la revisione della LPT, lo scorso mese di dicembre il Consiglio di Stato, con un tempismo inusuale, ha presentato il messaggio sulla modifica della Legge sullo sviluppo territoriale (Lst), che riprende gli elementi della LPT in votazione rendendoli ancora più restrittivi. Ad esempio anche l’aumento del potenziale edificatorio sarà soggetto ad una tassazione del 30%, mentre per un eventuale azzonamento verrà prelevata un’aliquota al 40%, il doppio del minimo previsto dalla LPT! Questa incomprensibile fuga in avanti del nostro Governo lascia intendere chiaramente cosa ci attende se la riforma a livello federale fosse accolta.

Vi sono poi altri due aspetti a mio avviso critici. Il primo riguarda la grave violazione che verrebbe perpetrata ai danni della proprietà fondiaria, già parecchio tartassata dal nostro sistema fiscale. Non solo lo Stato si arrogherà il diritto di prelevare un’imposta a fronte di un cosiddetto vantaggio pianificatorio (che deve comunque rispondere ad un interesse pubblico), ma addirittura è previsto l’obbligo di procedere a dezonamenti. In altri termini ad ogni proprietario potrebbe essere imposto, seppur dietro indennizzo, il declassamento di un terreno edificabile a terreno agricolo perché il fondo non rientra nel prevedibile fabbisogno dei prossimi 15 anni. Il secondo elemento problematico di questa riforma ripropone uno scenario déjà vu. Siamo di fronte all’ennesimo grave attacco al federalismo, uno dei pilastri del nostro sistema democratico che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo della Svizzera. In effetti i Cantoni, e di riflesso i Comuni, perderanno molte delle loro competenze pianificatorie e dovranno sottostare a disposizioni dirigistiche e centralistiche dettate da Berna, che verranno poi applicate con rigore da solerti funzionari.

Non abbiamo ancora digerito il boccone amaro dell’iniziativa Weber sulle residenze secondarie, le cui ripercussioni si faranno sentire pesantemente anche in Ticino, che all’orizzonte si profila una nuova minaccia con la riforma della legge sulla pianificazione del territorio. Per non parlare della questione rustici, penoso capitolo ancorato in un’altra legge (nota come PUC-PEIP) imposta da Berna – con buona pace delle autorità cantonali – che sta rendendo particolarmente ardue (ed è un eufemismo!) le riattazioni, almeno di quelle che non hanno avuto la sventura peggiore di finire nelle cosiddette “zone rosse” che a macchia di leopardo disseminano le nostre valli. Per queste ultime il destino appare purtroppo segnato.

Lex Weber, PUC-PEIP e LPT: tre leggi che imbriglieranno fortemente il paesaggio ticinese nel buon nome di un “nuovo” concetto centralistico, omogeneizzante, lesivo delle nostre specificità culturali e in definitiva della nostra autonomia cantonale e locale. A me pare che se parliamo di territorio fra Ticino e Ginevra, rispettivamente fra Appenzello e Zurigo, ci siano ancora delle differenze. Ed è appunto cogliendo queste peculiarità che i legislatori che hanno disegnato la Svizzera moderna, le hanno dato un assetto confederale e non centrale. Napoleone lo capì con l’Atto di Mediazione del 1803 attribuendoci una Costituzione di stampo federalista. Quello che è successo di recente con le residenze secondarie, i rustici e purtroppo magari anche con la LPT dovrebbe insegnarci che è proprio nell’ambito della pianificazione del territorio e della sua gestione che occorre difendere con forza il modello federalista.

Per evitare altri corsetti all’autonomia territoriale del nostro Cantone, diciamo di NO alla nuova LPT!

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