Un secondo tubo è un valore duraturo: intervista alla RSI

La vicenda del raddoppio della galleria del San Gottardo si arricchisce di un nuovo capitolo: l’Iniziativa delle Alpi ha inoltrato oggi a Berna una petizione contro la costruzione di un secondo tubo.

Le 68’000 firme raccolte si oppongono alla decisione del Consiglio federale del 27 giugno 2012, secondo cui il raddoppio nasce dalla necessità di risanare il tunnel esistente, inaugurato ormai più di trent’anni fa, e quindi di chiuderlo per lavori durante almeno due anni. Su questo argomento abbiamo interpellato il consigliere nazionale Fabio Regazzi (PPD) che si è sovente occupato del tema, caldeggiando la soluzione avanzata anche da Berna.

Secondo l’Iniziativa delle Alpi il risanamento della galleria con treni navetta per le auto costerebbe tre miliardi in meno rispetto a un raddoppio. Perché quindi sostenere la costruzione di una seconda canna?

L’Iniziativa delle Alpi sta vaneggiando. Secondo i dati forniti dall’amministrazione federale, la costruzione di una seconda canna e il risanamento della galleria esistente costa quasi tre miliardi di franchi, mentre la loro soluzione costa circa due miliardi.

Parlando di costi, occorre considerare che le strutture previste dalla loro variante dovranno poi essere smantellate a lavori conclusi. Si tratterebbe quindi di un investimento a fondo perso. Una seconda galleria, invece, è un patrimonio, un valore non provvisorio ma duraturo, ammortizzabile su un periodo di 30-40 anni. Questa è la differenza sostanziale tra i due progetti.

Un secondo tubo comporterà poi più costi di manutenzione. Probabilmente l’Iniziativa delle Alpi ha parlato di 3 miliardi pensando a questi costi, ma la loro è una forzatura.

Con un secondo tubo non si rischia, però, di violare il principio del trasferimento del traffico merci su rotaia voluto dal popolo?

Contrapporre il raddoppio del Gottardo alla politica di trasferimento delle merci secondo me non regge. Sfatiamo un’affermazione spesso ripetuta dall’Iniziativa delle Alpi: non è vero che in Svizzera non si fa nulla per il trasferimento del traffico pesante dalla strada alla ferrovia. Il 65% delle merci è trasportato su rotaia. A livello europeo la Svizzera è notevolmente il paese più all’avanguardia in quest’ambito.

Detto ciò, è vero che si può fare di più. Il trasferimento di merci andrebbe fatto da frontiera a frontiera, e non fermarsi alle estremità nord e sud di Alptransit. In questo senso abbiamo bisogno un allargamento delle gallerie da Basilea a Chiasso, di rampe d’accesso e di terminali di trasbordo dalla rotaia alla strada in Italia e in Germania. Sostengo pienamente questo trasporto internazionale.

L’aumento del traffico pesante è una delle preoccupazioni degli oppositori al progetto. Lei non lo condivide?

No, è un argomento fasullo. Noi non vogliamo un aumento della capacità: il nostro obiettivo è che il Ticino non sia tagliato fuori dal resto della Svizzera e dall’Europa per tutto il periodo i cui il tunnel sarà risanato.

Avremo sempre bisogno di un collegamento stradale degno di questo nome. Il Gottardo così com’è, con il traffico nei due sensi, è una trappola mortale. Inoltre, è irrealistico pensare che Alptransit risolverà tutti i problemi di traffico.

Con il raddoppio si avranno quattro corsie. Come assicurarsi allora che ne verrà usata solo una per tubo, e che non si cederà a eventuali pressioni, ad esempio dell’UE?

In Svizzera decidiamo noi quello che è opportuno fare. Se la Costituzione dice che non si possono aumentare le capacità di traffico, come recita la legge che è ora in consultazione, siamo tutelati. E a questo principio non si potrà derogare.

C’è anche chi è preoccupato da un aumento delle polveri fini in parallelo con l’apertura di un secondo tunnel…

Il problema dell’inquinamento c’è, ma si sta travisando la realtà. È strumentale imputare il problema delle polveri fini, particolarmente sentito nel Mendrisiotto, solamente al traffico del Gottardo. Ciò appare chiaro se consideriamo che i veicoli che transitano dalla galleria ogni giorno sono 16’000, mentre sono oltre 60’000 a transitare quotidianamente nel Mendrisiotto, una zona con un tessuto commerciale importante, che porta inevitabilmente traffico, e che è vicina alla Lombardia, molto industrializzata.

Il Consiglio di stato ha reiterato oggi il suo appoggio al raddoppio…

Sì, così come la deputazione ticinese a Berna lo sostiene. Mi rendo, però conto che non sarà facile portare avanti questa battaglia nella popolazione ticinese. Il primo ostacolo sarà a livello delle Camere federali, e soprattutto agli Stati. Una volta superato, saremo quasi certamente confrontati al referendum.

A questo punto saremo confrontati anche con il resto della popolazione svizzera, alla quale vorrei dire, come ho già fatto, che il Gottardo non è solo un problema ticinese, ma un problema svizzero. La Svizzera ha sempre dimostrato solidarietà e non può permettersi di isolare un cantone per più di due anni, lasciandolo senza con collegamento stradale affidabile e duraturo. E questo anche se non siamo un cantone economicamente importante, ma turisticamente parlando ne soffriremmo.
Fonte: http://info.rsi.ch/home/channels/informazione/ticinoegrigioni/info_on_line/2013/04/18–Un-secondo-tubo–un-valore-dura

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