Discorso del Primo di Agosto a Lodrino

Signor Sindaco, caro Carmelo

Signor Deputato al Gran Consiglio, caro Raffaele

Autorità comunali

Care concittadine e concittadini di Lodrino,

 

Sono per me un onore, ma soprattutto un piacere personale, poter festeggiare con voi qui a Lodrino il Primo di Agosto.

Da quando sono stato eletto in Consiglio nazionale sono spesso chiamato a riflettere sui simboli e sulle tradizioni che caratterizzano il nostro Paese. Tra questi, il Primo di Agosto, è fra tutti quello che maggiormente ci aiuta a ragionare sul passato che ci ha riuniti. Tuttavia la firma del Patto federale 723 anni fa ha segnato l’inizio per questo Distretto di una serie di passaggi di potere – non sempre indolori – tra i cantoni svizzeri associati al governo del baliaggio comune sulla Riviera. Occorrerà attendere la nascita della Confederazione svizzera nel 1803, perché il Distretto entri a far parte a pari titolo di altre regione nella neonata Repubblica del Cantone Ticino.

Fino al XIX secolo la Riviera rimase però tra le regioni più povere del Cantone, spesso colpita dalle esondazioni del fiume Ticino. Di questo passato di stenti rimangono traccia nell’architettura essenziale, a destinazione agricola, dei nuclei storici delle località di questo Distretto, come pure dei monti che si affacciano sopra di noi. Fu grazie a un progetto di valenza nazionale, ossia i lavori di costruzione della Ferrovia del Gottardo, che si sviluppò l’industria di estrazione del granito, portando nella regione il tanto atteso sviluppo economico.

Di questi due elementi, la ferrovia e le cave di granito, ne vediamo nitidamente le tracce nel paesaggio.

 

Opportunità e rischi del completamento del Gottardo e di AlpTransit

Veniamo ad oggi. La chiusura di diverse cave di granito, la realizzazione della linea ferroviaria del Gottardo, della rete viaria locale e dell’autostrada A2, che occupano buona parte del vostro fondovalle, hanno mutato negli anni in profondità il paesaggio del Distretto, portando certamente benessere ma ponendo anche qualche interrogativo sulla qualità di vita e sul destino, in parte ancora incerto, di taluni scenari di sviluppo.

Per questi motivi le autorità politiche comunali e i vostri rappresentanti in Parlamento sono molto vigili affinché questa regione, che presenta ancora tutt’oggi interessanti potenziali di crescita, non venga trasformata in un semplice corridoio di transito o privata dalle sue sacche di sviluppo industriale.  Penso in particolare alla questione del completamento della galleria del Gottardo, tema che divide la Svizzera e il Cantone. Conoscete certamente la mia posizione a favore della costruzione di un secondo tunnel del Gottardo. Un progetto che ha fatto scorrere fiume di inchiostro e che sarà al centro delle discussioni in Consiglio nazionale il prossimo mese di settembre, al seguito delle quali, in caso di adozione del messaggio del Consiglio federale, verrà certamente lanciato il referendum contro il completamento, rimandando la decisione ultima alla votazione popolare.

Non è mia intenzione dilungarmi sulle ragioni a sostegno della costruzione di un secondo tubo unidirezionale e senza aumento di capacità, poiché vi sono ampiamente note. Mi limito a ribadire che il completamento della galleria è garanzia di maggiore affidabilità nei collegamenti nord-sud con un contestuale aumento della sicurezza per chi transita attraverso questo tunnel lungo ben 17 km.

Vorrei invece parlarvi del “piano B”, ovvero quello che vedrebbe la luce qualora il popolo svizzero decidesse di respingere il progetto di completamento della galleria autostradale.

Se così fosse l’attuale asse stradale del Gottardo sarà chiuso per almeno 3 anni giorni per consentire un suo radicale risanamento. Simultaneamente verrebbero create due stazioni di trasbordo a Erstfeld e a Biasca per il carico dei Tir sui treni navetta e a Göschenen e Airolo per i veicoli leggeri.

Ora, non so quanti di voi hanno mai analizzato la planimetria che illustra la futura piattaforma di Biasca: si snoderà a lato dell’autostrada A2, su sei binari, avrà aree di sosta per ca. 75 camion, diverse installazioni tecniche, tre chilometri di aree di attesa che occuperanno un lato dell’autostrada A2 per i mezzi pesanti in attesa del trasbordo. La piattaforma sarà illuminata tutta la notte per consentire il transito continuo di oltre trenta locomotive, carri-passeggeri e 400 vagoni di carico. E’ inoltre previsto anche un allentamento del divieto di circolazione notturno dei veicoli pesanti sull’autostrada. Il tutto per la bellezza di quasi 80 mila metri quadrati che di botto sacrificheranno importanti terreni agricoli e forestali d’interesse federale, in una delle uniche aree di interesse industriale della Riviera e tutto ciò in cambio di pochi posti di lavoro.

 

Care concittadine e concittadini,

credo che sia un atto di responsabilità politica rendervi attenti alle conseguenze dal profilo economico, paesaggistico e della qualità di vita di un simile scenario. Definire da un lato – come hanno fatto i sostenitori dell’Iniziativa delle Alpi – “catastrofica” la costruzione di un secondo traforo sotto il Gottardo, che ricordo ancora una volta, impedirebbe l’isolamento del cantone assicurando nello stesso tempo un collegamento sicuro, e dall’altro salutare l’insediamento permanente d’impianti di carico e scarico, piazzali di attesa degli automezzi pesanti in arrivo dal sud dell’Europa, che verrebbero incolonnati da Biasca in giù, denota di una visione ideologica profondamente schizofrenica della realtà.

Mi pare quindi logico, senza entrare nel dettaglio, che il tema della Galleria stradale del Gottardo non possa essere affrontato dimenticando le conseguenze per le regioni a nord di Bellinzona, che – come ricordato – dal profilo economico hanno fatto più fatica di altre. Anche per questo la mia posizione a sostegno del completamento del tunnel del Gottardo tiene conto di queste conseguenze nefaste per la vostra regione.

Un altro tema di mobilità riguarda i rischi e le opportunità dell’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo sull’organizzazione territoriale e sull’economia della Riviera. La messa in esercizio di quest’opera ciclopica, prevista nel dicembre 2016, permetterà di ridurre notevolmente i tempi di percorrenza da e verso il nord delle Alpi. In un secondo tempo, l’apertura della galleria del Ceneri migliorerà l’accessibilità e la raggiungibilità del principale centro urbano ticinese e dell’Italia. Ma come cambierà l’economia cantonale ticinese e soprattutto per la Riviera?

Anzitutto l’entrata in funzione di AlpTransit porrà il Ticino di fronte agli effetti di una crescente mobilità: fattore certamente di sviluppo, ma anche di ripercussioni, non sempre positive, sulla qualità di vita e sull’ambiente.

Ad esempio, la disponibilità di terreni di cui ancora gode questo Distretto, geograficamente ben posizionati e con prezzi contenuti in rapporto ad altre aree del Cantone, rappresenta una risorsa fondamentale sia a scopo residenziale che economico e sarebbe un peccato sprecarla per delle stazioni di trasbordo o per creare quartieri dormitorio.

Un tema che mi sta particolarmente a cuore, quale membro della commissione dei trasporti del Consiglio nazionale, è il rischio di crescente congestione del transito ferroviario. Per questo mi sono battuto per la creazione di un terzo binario nella tratta Bellizona-Contone allo scopo di evitare un sovraccarico della rete ferroviaria dei trasporti che sarebbe soprattutto penalizzante per il transito dei passeggeri. Tuttavia resta ancora da risolvere l’analogo problema dei cosiddetti “colli di bottiglia” nel distretto della Riviera, e sul quale come deputato a Berna sarò chiamato a vegliare e a proporre dei rimedi in caso di problemi di gestione o di congestione del traffico soprattutto passeggeri.

Correlato a questo tema occorre menzionare il rischio di smantellamento della linea di montagna del San Gottardo. Sarà necessario ribadire l’opportunità di questa linea non solo come asse del trasporto pubblico (da e verso la Leventina), ma anche a scopi turistici per dare giusto valore ad un’opera storica (prossima candidata UNESCO) che ha caratterizzato la Valle negli anni.

In tal senso, sottoporrò nel corso della prossima sessione di autunno del Consiglio nazionale, una mozione analoga a quella presentata dall’amico De Rosa al Governo ticinese, per far capire anche a Berna la necessità di una valorizzazione della stazione di Biasca per i treni passeggeri ad alta velocità.

È fuori dubbio che l’alto Ticino non può solo pagare in termini di superficie perse, zone inutilizzate tra ferrovia, autostrade e strade cantonali senza ottenere alcun vantaggio della nuova linea ad alta velocità.

 

Il significato sul Patto del 1291!

Care concittadine e concittadini di Lodrino, perché festeggiamo i 1291?

Perché nel 1291, tre coraggiosi contadini rappresentanti di tre valli hanno suggellato un patto, scritto su una pergamena di appena 25 cm di altezza e 32 cm di larghezza.

Questo documento inizia con la formula sacra „NEL NOME DEL SIGNORE”: un dettaglio non anodino nel contesto odierno di annacquamento costante della nostra tradizione religiosa.

Grazie a questo sermone, nel corso dei secoli è stata progressivamente e sapientemente costruita la Svizzera che oggi conosciamo. Una nazione che sta indubbiamente meglio di altri Paesi grazie alla sua organizzazione su base federalista, che promuove l’applicazione pratica del principio di sussidiarietà, lasciando alle comunità locali importanti responsabilità, affinché valorizzino la creatività e lo spirito imprenditoriale. Una situazione che contribuisce ad accrescere dei sentimenti di malcelata gelosia, se non addirittura di astio, che si manifestano con attacchi da parte di Stati, spesso poco virtuosi, al nostro modello democratico.

Occorre tuttavia ammettere che i pericoli non vengono solo dall’esterno, ma sempre più spesso anche dal nostro interno.

A titolo di esempio, anche se può apparire marginale, è il concorso di idee per trovare un inno nazionale alternativo, che dovrebbe essere più “moderno”… Tra tutte le cose che desidererei cambiare in questo Paese, il Salmo svizzero sarebbe probabilmente tra le ultime.  Ma stiamo perdendo la bussola?

La musica e le parole di un inno nazionale hanno un significato simbolico. Ma non solo: quella melodia rappresenta il nostro Paese a tutti gli effetti, come il nome “Svizzera”, come la bandiera a croce bianca su sfondo rosso, come il Natale della Patria che festeggiamo stasera. Le categoria bello, brutto, moderno e vecchio non si applicano ai simboli. I simboli servono per richiamare alla mente dei concetti, un passato storico comune, dei valori condivisi, e non per appagare il gusto di qualche illuminato mosso da criteri estetici pur sempre soggettivi e individuali. Non si suona il Salmo Svizzero per ascoltare della buona musica, ma per far presente a chi ci ascolta che qualcuno sta rappresentando la nostra Patria, il suo popolo, le sue istituzioni.

Sono quindi contrario all’idea di dare nuovo slancio all’inno del 1841.

 

Cari amici di Lodrino,

ci sono voluti secoli di duro lavoro e di sacrifici per costruire il modello svizzero che molti ci invidiano: sarebbe davvero imperdonabile distruggerlo a causa della nostra incapacità a dare risposte efficienti ed equilibrate a problemi di grande urgenza e attualità. Spesso queste soluzioni vengono ricercate in soluzioni nazionali che modificano le competenze e l’autonomia dei Cantoni e anche delle regioni.

Per queste ragioni, l’insegnamento che ci viene tramandato con il sermone del 1291 è la dimostrazione di come anche una piccola comunità come la vostra è padrona del suo destino perché il nostro sistema democratico ci assicura gli strumenti per riorientare delle decisioni come quelle riguardanti il completamento della galleria del Gottardo o dell’apertura di Alptransit.

Gli esempi che ho citato richiamano nel contempo il senso di responsabilità individuale prima ancora che collettivo nei confronti del destino del nostro Cantone e delle regioni che lo compongono.

Dovete continuare ad essere propositivi nei confronti delle autorità e nei confronti di noi politici. La Svizzera si è costruita nei secoli dal basso, grazie alla sovranità popolare e grazie alla tenacità di persone come voi. Dal canto mio, sono a vostra disponibilità per ascoltare le vostre richieste e farmene portavoce presso il Governo federale.

Solo così potremo festeggiare fieramente e con riconoscenza anche i prossimi anniversari della Patria.

Fiducioso in questa grande forza interna del nostro Popolo, di tutti voi, auguro una gioiosa Festa Nazionale e viva Lodrino, viva il Ticino e viva la Svizzera!

Fabio Regazzi

Consigliere nazionale

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