Chiusura dell’Ufficio dell’orientamento scolastico di Biasca: uno schiaffo alla formazione dei giovani e alle Tre Valli

La recente e incomprensibile decisione di chiudere l’Ufficio orientamento scolastico di Biasca dimostra purtroppo la scarsa attenzione attribuita dalla direzione del Dipartimento educazione e cultura (DECS) a uno dei cardini del nostro sistema economico: la formazione dei nostri giovani, che si declina anche in formazione professionale quale antidoto alla concorrenza di manodopera proveniente dall’estero. Infatti, come peraltro rilevato da Raffaele De Rosa nel suo atto parlamentare, il servizio di orientamento scolastico offerto fino ad oggi a Biasca contribuisce ad ottenere il maggior tasso cantonale di allievi che intraprendono un apprendistato dopo la scuola dell’obbligo. Questo per dire che questa decisione oltre ad essere un vero e proprio schiaffo a una regione periferica, quella delle Tre Valli, appare anche in contraddizione con gli interessi del nostro mercato del lavoro.
La formazione scolastica e professionale dovrebbe infatti essere uno degli investimenti più importanti per le autorità del nostro Cantone, con lo scopo appena ricordato che senza una formazione di qualità e orientata a quei settori interessanti per la nostra economia non sarà possibile combattere la disoccupazione giovanile ma anche quella più generale. Mal si comprendono quindi le ragioni all’origine della chiusura di un servizio che dovrebbe maggiormente contribuire ad orientare i nostri giovani.
Come industriale, presidente di azienda e di AITI ho forse più di altri in mente quanto il rafforzamento del capitale umano sia alla base di uno sviluppo competitivo di un’azienda. Per fare in modo di non disperdere, ma anzi potenziare ogni sforzo nel campo della formazione credo che occorra anzitutto conoscere quali sono i settori economici trainanti e con prospettive di crescita appare se non decisivo, quanto meno fondamentale. Forse sorprenderò ancora qualcuno, dicendo che l’industria è una di questi settori trainanti. Producendo il 21% del Prodotto interno lordo (PIL) cantonale e dando lavoro a 27mila addetti, il settore manifatturiero è infatti il principale creatore della ricchezza prodotta ogni anno in Ticino. Scegliendo ad esempio una delle oltre 40 carriere d’apprendistato presenti nell’industria ticinese è possibile specializzarsi nei settori delle materie plastiche, dell’orologeria, della chimica e della farmaceutica, della metalcostruzione, dell’energia, dell’alimentazione, delle macchine, del tessile e dell’abbigliamento, della logistica, dell’elettronica, della meccanica e dell’industria grafica. Senza contare che optando per l’industria come proprio datore di lavoro è inoltre possibile continuare a studiare, arricchendo il proprio bagaglio formativo e culturale, perché, oltre alle maestrie federali, oggi esistono percorsi formativi che portano alle Scuole specializzate superiori, sino alle Scuole universitarie professionali, passando per le Università e i Politecnici federali.

Questo per dire che se il DECS preferisce perdersi nelle sue riflessioni di economia di scala riguardo degli uffici fondamentali come quelli dell’orientamento scolastico, noi o come AITI ci siamo stati e ci saremo ancora e saremo presenti nelle scuole medie con il progetto “Industria? We Like It!” – volto ad avvicinare i giovani alle professioni dell’industria. Inoltre il prossimo 1° ottobre 2015 organizzeremo una giornata di incontro e formazione con tutti gli orientatori scolastici e professionali del Cantone, confidando di poter contare su una loro massiccia presenza.
La formazione è un investimento troppo importante per essere bistrattata, e prima ancora lo è l’orientamento scolastico che come dice la parola deve “orientare” e non “veicolare” – come purtroppo spesso accade – verso i licei dove poi i nostri giovani si arenano. Decidere come e dove formare ha un impatto non solo sulla nostra economia e sul nostro domani, ma anche sull’occupazione e sul futuro dei nostri giovani. Mondo del lavoro e mondo della scuola devono agire in modo più coordinato e incisivo, valorizzando i talenti, ma anche quelle carriere più tecniche che garantiscono un futuro professionale moderno, tecnologico e d’avanguardia.

Fabio Regazzi, consigliere nazionale, imprenditore e presidente AITI

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