Non paralizziamo la Banca nazionale: NO all’iniziativa sull’oro!

L’iniziativa popolare “Salvate l’oro della Svizzera” in votazione il prossimo 30 novembre, mira a preservare le riserve auree della Banca nazionale svizzera, obbligandola a detenere almeno il 20% degli attivi (ora ne detiene poco più del 7%) sotto forma di oro. In futuro, oltre all’obbligo di essere depositate esclusivamente in Svizzera, queste riserve non potrebbero più essere vendute.
Leggendo il titolo dell’iniziativa sembrerebbe che il nostro oro sia in pericolo. Un titolo ad effetto per far passare un messaggio sbagliato. Secondo i promotori dell’iniziativa, il mantenimento di 1040 tonnellate di oro è indispensabile per garantire la stabilità del franco svizzero, mentre in realtà la possibilità di acquistare e vendere liberamente degli attivi è cruciale per la gestione di una politica monetaria indipendente. Con le misure proposte si limiterebbe in modo considerevole la capacità di azione della BNS, mettendo in pericolo la stabilità dei prezzi e il benessere economico della Svizzera. La BNS rimarrebbe di fatto paralizzata e in caso di turbolenze economiche, non sarebbe in grado di reagire. Un esempio concreto lo abbiamo ripensando a quanto successo pochi anni fa, durante la crisi economica e la conseguente svalutazione dell’euro sul franco svizzero: la BNS era intervenuta per stabilizzare il livello di cambio, aiutando l’industria di esportazione e salvando diversi migliaia di impieghi.
Nel confronto internazionale la Svizzera detiene la più alta quantità di oro pro capite al mondo. Se l’iniziativa venisse accettata ci ritroveremmo in uno scenario inquietante: avremmo una grandissima quantità depositata nei nostri forzieri. Il paradosso è che questa massa di oro non potrebbe essere nemmeno utilizzata. Inoltre, peggiorerebbe la situazione finanziaria dei cantoni, poiché l’iniziativa abolisce anche l’attuale sistema grazie al quale gli utili della BNS vengono divisi in un terzo alla Confederazione e due terzi ai cantoni, con gravi ripercussioni sulle finanze di questi ultimi.
Per quanto concerne il terzo punto dell’iniziativa, ossia che le riserve di oro siano depositate esclusivamente sul suolo Svizzero, sappiamo che la diversificazione geografica delle riserve d’oro può rilevarsi opportuna in caso di crisi. Per questo motivo il 30% delle nostre riserve d’oro sono depositate presso le banche centrali d’Inghilterra e del Canada, mentre il 70% di esse si trovano in Svizzera. Grazie a questa ripartizione, la Banca nazionale è sicura di poter accedere alle proprie riserve nelle varie piazze immobiliari perfino in caso di crisi, provvedendo così a venderle più rapidamente.
In conclusione ritengo importante mantenere intatta l’indipendenza della BNS nella gestione dell’oro. In caso contrario, dovrebbe acquistare subito 65 miliardi in oro, accumulando grossi quantitativi che rimetterebbero in discussione la sua capacità di realizzare utili a scapito di Confederazione e cantoni.
Il prossimo 30 novembre votiamo dunque No all’iniziativa sull’oro. Preserviamo così l’indipendenza della nostra BNS ed evitiamo di correre rischi inutili minacciando la stabilità dei prezzi in Svizzera.

di Fabio Regazzi, consigliere nazionale

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