Allocuzione del 1. di Agosto 2015 pronunciata dal Consigliere nazionale Fabio Regazzi

Minusio – Rivapiana

– Fa stato il discorso pronunciato –

Egregio signor Sindaco, caro Felice
Autorità comunali
Autorità religiose
Care concittadine e concittadini,

prima di tutto rivolgo il mio cordiale saluto alle cittadine e ai cittadini e agli ospiti presenti; un grazie di cuore voglio esprimerlo agli organizzatori di questa bella manifestazione che mi hanno concesso l’onore e il privilegio di esprimervi qualche mia riflessione in occasione della Festa nazionale. Per un locarnese DOC come me è davvero un piacere poter tenere questa breve allocuzione nella mia regione, dove sono nato e in cui vivo a pochi passi da qui.
Da quando sono stato eletto in Consiglio nazionale nel 2011 sono spesso chiamato a riflettere sui simboli e sulle tradizioni che caratterizzano il nostro Paese. Tra questi, il Primo di Agosto, è fra tutti quello che maggiormente ci aiuta a ragionare sul passato che ci ha riuniti. In un comune che della storia del proprio paese conserva antiche tracce, è facile supporre come anche le proprie patrie radici occupino un posto di tutto rilievo nel cuore dei suoi abitanti.
Ed è appunto partendo dalle nostre radici per arrivare ad oggi, che molti si interrogano per capire cosa ci riserva il futuro e in particolare se la Svizzera avrà la forza di continuare a fronteggiare le avversità, continuando a garantire un elevato grado di sviluppo e benessere alla propria popolazione come è stato il caso a partire dagli anni 60.
La risposta è oggettivamente difficile e nessuno può sapere con certezza se saremo capaci di superare le numerose e difficili sfide che ci attendono, perpetuando così il nostro modello di successo che molti ci invidiano.
Dalla fiscalità ai ristorni dei frontalieri, dalla libera circolazione della manodopera alla gestione del flusso dei rifugiati, da Alptransit alla Stabio-Arcisate, senza dimenticare il Gottardo, sono tutti temi in sospeso che rendono tese da anni le nostre relazioni con l’Italia.
Anche perché Berna ci ha messo del suo, affrontando le numerose riunioni politiche e tecniche con una buona dose di ingenuità, presentandosi davanti ai rappresentanti italiani con funzionari che si esprimono solo in inglese, come se in un Paese di cui una sua componente è di lingua e cultura italofona non vi fosse qualcuno in grado di esprimersi nella lingua di Dante… e magari anche capace di leggere tra le righe l’astuzia ondivaga non priva di convenienza dei negoziatori italiani, che da anni tengono in scacco i loro omologhi svizzeri incapaci di uscire dall’angolo in cui si sono infilanti con le proprie mani, cedendo su pressoché tutto quanto avevamo da difendere, soprattutto nei negoziati fiscali e finanziari. Penso in particolare alla questione dello scambio automatico delle informazioni, che arrischia di segnare il destino del segreto bancario non solo per i conti di clienti stranieri, ma anche di noi Svizzeri. Un’ipotesi francamente inaccettabile e contro la quale intendo battermi con determinazione!
Sul fronte europeo le cose non vanno meglio: la crisi internazionale che attanaglia l’Europa ha relegato agli ultimi posti nell’agenda europea la questione del voto del 9 febbraio.
Come neo-presidente AITI resto convinto che il Cantone Ticino dispone di tutte delle risorse per poter essere padrone del suo destino economico scrollandosi i toni apocalittici degli ultimi tempi. Del resto il Ticino non ha mai smesso di lottare per rompere l’isolamento cui lo condannava la barriera fisica a Nord e il confine politico a Sud. Dobbiamo puntare sulla formazione dei giovani e sulla ricerca, creando le migliori condizioni quadro per mantenere alta la competitività delle nostre aziende e attrarne di nuove, con criteri possibilmente più selettivi di quelli adottati fino ad oggi. L’AITI rappresenta un mondo imprenditoriale complessivamente sano, attento sia alle persone che alle condizioni di lavoro, che non senza fatica sta ricercando il giusto rapporto tra profitto, innovazione e internazionalizzazione dei mercati. Prova ne è il fatto che in questi tempi oggettivamente difficili sia sul piano economico che sociale, il livello dell’occupazione in Ticino permane buono e i licenziamenti, almeno per il momento, tutto sommato contenuti.
Non c’è impresa senza etica! Come Presidente AITI ritengo che le imprese debbano operare sempre nel rispetto del territorio e dei collaboratori, dando prova di quella che viene comunemente chiamata responsabilità sociale. Ovviamente non è sempre facile mantenere atteggiamenti corretti, soprattutto quando si affrontano momenti di crisi. E gli strumenti per superare le difficoltà non sono sempre adeguati. Ma occorre anche fare autocritica perché non tutti si comportano onestamente, facendo oltretutto concorrenza a scapito delle aziende serie e corrette. È evidente che occorre rafforzare i controlli e le sanzioni nei confronti di chi non rispetta le regole, ma la migliore risposta non arriva dalla legge ma da un cambiamento culturale. Occorre puntare sugli imprenditori etici, che sono la stragrande maggioranza, per favorire un mondo del lavoro migliore, e un ruolo importante lo hanno anche i cittadini di questo Cantone che dovrebbero appunto privilegiare le aziende locali che soddisfano questi requisiti quando hanno bisogno un artigiano, e questo vale anche nel mondo del commercio, acquistando dai nostri negozianti invece che oltrefrontiera.
Un breve accenno anche ad un tema di carattere regionale che mi sta particolarmente a cuore. E sto parlando del collegamento veloce fra la A2 e la A13. Purtroppo, dopo la votazione sull’aumento della vignetta autostradale, siamo entrati in una fase di stallo che ritengo preoccupante. Il Cantone nicchia, mentre la Confederazione è occupata con altri importanti problemi viari nel resto della Svizzera. Resto tuttavia convinto che questo collegamento veloce sia per il locarnese assolutamente indispensabile per la nostra regione per cui sarà importante ritornare alla carica per cercare una soluzione a questo problema in tempi possibilmente non biblici.

Tornando alla nostra amata Svizzera, penso di poter tranquillamente affermare che tutto sommato siamo una nazione che sta indubbiamente meglio di altri Paesi grazie alla sua democrazia diretta (un unicum a livello mondiale!) e alla organizzazione su base federalista, strettamente legata all’applicazione pratica del principio di sussidiarietà, che lascia alle comunità locali e più in generale alla società civile importanti responsabilità, valorizzandone nel contempo la creatività e lo spirito imprenditoriale. Una situazione di benessere che contribuisce ad accrescere dei sentimenti di malcelata gelosia, se non addirittura di astio, sfociata in attacchi da parte di Stati, spesso poco virtuosi, al nostro modello democratico.
Ricordiamoci care e cari concittadini che sono la capacità di adattamento, la propensione al rischio, anche andando contro corrente (penso ad esempio al fatto che fortunatamente non abbiamo aderito all’Europa!) che hanno reso forte il nostro Paese.
Quindi, anche nelle discussioni del dopo 9 febbraio resto del parere che quel voto vada applicato nonostante la quadratura del cerchio con il mantenimento degli Accordi bilaterali, che a mio avviso non devono essere messi a repentaglio, non sia ancora stata trovata. Questo perché sono fermamente convinto che noi svizzeri vogliamo rimanere fedeli alla nostra identità di popolo indipendente e dobbiamo esigere dall’Europa che rispetti le nostre idee ed esigenze. Per farlo occorre la stessa convinzione e forza di volontà dei nostri Padri fondatori che hanno deciso di dar vita a questo Paese nel segno del rispetto delle autonomie locali e quindi anche quelle delle nostre regioni e valli.
Solo così potremo festeggiare fieramente e con riconoscenza anche i prossimi anniversari della Patria.
Fiducioso in questa caparbietà e determinazione, come pure nella grande forza interiore del nostro Popolo, di tutti voi, auguro una gioiosa Festa Nazionale e viva Minusio, viva il Ticino e viva la Svizzera!

Fabio Regazzi
Consigliere nazionale

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