Assemblea generale ordinaria AITI – parte pubblica – Bellinzona

Caro Presidente uscente, Daniele Lotti
Cari colleghe e colleghi di Comitato AITI
Cari Associati AITI
Autorità
Gentili Signore, egregi Signori

Ringrazio l’assemblea dei Soci AITI che mi ha eletto oggi alla Presidenza dell’Associazione industrie ticinesi per il triennio 2015-2018. E’ questo per me motivo di orgoglio e di fierezza, considerando che pure mio padre Efrem, dal 1980 al 1986 è stato Presidente di AITI.
Non vi devo qui ricordare l’importanza dell’industria nel contesto dell’economia cantonale. Del resto recenti studi accademici, complice la riorganizzazione della piazza finanziaria, hanno indicato proprio nell’industria uno dei settori trainanti per lo sviluppo economico di questo Cantone.
Abbiamo più volte denunciato come imprenditori l’emergere negli ultimi anni di un certo clima di ostilità verso l’economia e le imprese, purtroppo anche alle nostre latitudini. Con generalizzazioni inaccettabili, gli imprenditori sono stati accusati facendo di un’erba un fascio, naturalmente anche di sfruttare la manodopera e il territorio. Sia ben chiaro, le mele marce ci sono in ogni gruppo sociale, dunque anche fra gli imprenditori, ma ritengo di poter affermare senza temere smentita che complessivamente il tessuto imprenditoriale ticinese, , è sano e si preoccupa ogni giorno di dare continuità all’azienda e un posto di lavoro adeguato ai propri collaboratori perché il lavoro dà dignità.
Dobbiamo pertanto pretendere che non si spari nel mucchio e si colpiscano quelli che veramente violano le regole contrattuali e le leggi. Da parte mia, quale neo-presidente di AITI, mi appello a voi imprenditori: serve più etica! Per questo intendo applicare la carta etica che si è data Aiti (nel…) affinché vengano sanzionate quelle imprese che pagano salari da fame e chi viola le regole stabilite dai bilaterali e dalle misure di accompagnamento.

Credo pertanto anche che la migliore risposta ai problemi del mercato del lavoro sia quella di avere un corpo imprenditoriale omogeneo e responsabile. Naturalmente è compito anche delle autorità mettere a disposizione degli imprenditori le migliori condizioni quadro possibili affinché le imprese siano solide e possano offrire buone condizioni di lavoro. In qualità di Presidente AITI intendo combattere, con l’aiuto del Comitato e delle imprese associate, il clima di ostilità nei confronti delle imprese ticinesi. Ma voglio ugualmente battermi per difendere e promuovere un modello d’imprenditoria sana, capace di dialogare fra parti sociali. Per questo però chiediamo un’assunzione di responsabilità anche da parte dei rappresentanti dei lavoratori, dunque anche i sindacati, che negli ultimi anni sempre più hanno ad esempio proposto iniziative popolari e referendum con l’intento di minare alla base il nostro sistema economico. Allo Stato e alla politica oltre che agire sulle condizioni quadro chiediamo anche di intervenire riducendo il numero delle leggi e la burocrazia, invero sempre più soffocante pure alle nostre latitudini e tale da penalizzare l’attività imprenditoriale.

Non da ultimo, intendo – assieme al Comitato Aiti – impegnarmi maggiormente a favore di una formazione professionale che sia maggiormente in accordo con i bisogni del nostro tessuto economico. Credo che vi sia una responsabilità di fondo del nostro sistema di orientamento professionale nel saper indirizzare i nostri giovani verso carriere che trovino uno sbocco nel mondo del lavoro. In un’economia globalizzata il mercato del lavoro indigeno è giocoforza troppo piccolo, l’immigrazione quale il frontalierato è quindi inevitabile. È per noi urgente sapere formare giovani attivi in quelle professioni con elevato valore aggiunto, che come sappiamo non si trovano più nel mondo delle banche e finanziario.

Infine, credo che come Aiti dobbiamo anche affrontare il tema del tasso di occupazione femminile peraltro in crescita negli anni 2000. Un tema importante soprattutto nell’ottica di finanziamento del sistema sanitario e pensionistico, anche alla luce della votazione del 9 febbraio, che ha stretto un corsetto attorno all’afflusso di manodopera straniera. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro è simile a quella degli uomini solo nei paesi scandinavi e nell’Africa sub-sahariana: tra questi due esempi per certi versi estremi, credo che vi sia un margine di manovra per fare in modo di non perdere importante conoscenze e capacità di questa parte della popolazione con vantaggi non solo per le donne ma anche per lo sviluppo dell’intero cantone.

Il lavoro per l’AITI e in AITI non manca, ma questo non ci fa paura!

Vi ringrazio dell’attenzione.

Fabio Regazzi, Presidente AITI

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