Imprese familiari, un tesoro

Ci avviciniamo alle elezioni federali. I candidati e i partiti cercano di profilarsi in modo da far presa sull’opinione pubblica. Tra i temi economici mi pare tuttavia che poca attenzione sia data al ruolo che le imprese familiari svolgono in Svizzera, alle loro esigenze e preoccupazioni.
Sono familiari quelle imprese il cui capitale è posseduto, spesso da più generazioni, da una famiglia; si tratta in maggioranza di piccole e medie imprese, anche se esistono imprese familiari di grandi dimensioni, talvolta quotate in borsa. In Svizzera e nel Ticino rappresentano circa il 70% delle imprese; sono presenti in tutti i settori dell’economia, offrendo occupazione stabile e contribuendo in misura rilevante alla fiscalità federale, cantonale e comunale. Probabilmente pochi sanno che ad esempio in Ticino le imprese familiari sono il principale contribuente. Questi dati sarebbero di per sé sufficienti a porre le imprese familiari al centro del dibattito politico; ma così purtroppo non è, almeno apparentemente, visto che il dibattito sui temi economici è incentrato sul dumping salariale, i frontalieri, i capannoni industriali, ecc. Vi sono invece altre caratteristiche che rendono le imprese familiari attori preziosi della società e dell’economia del nostro Paese. Le famiglie che controllano queste imprese (spesso da molte generazioni) considerano la continuità del rapporto famiglia-impresa un valore essenziale. Esse investono quindi lungo orizzonti temporali estesi non facendosi abbagliare da immediati profitti. In gergo questi investitori sono definiti “capitali pazienti”. Il loro ruolo è essenziale nei processi d’innovazione, che, richiedono appunto la disponibilità degli azionisti a investire in progetti imprenditoriali di ampio respiro. D’altronde la longevità delle imprese familiari dipende proprio dalla loro capacità di innovare in modo sistematico e continuo.
L’altra caratteristica importante è il forte attaccamento delle imprese familiari al territorio, che si manifesta anche grazie alla partecipazione attiva alla vita della comunità. Anche se talune hanno forte presenza internazionale, non dimenticano le proprie radici e sono quindi interessate allo sviluppo equilibrato del territorio in cui operano. Infine, sono imprese tendenzialmente meno indebitate delle aziende non familiari; contano sull’autofinanziamento proprio perché investono con gradualità e lungimiranza nel lungo periodo. Il minor indebitamento rende quindi le imprese familiari più resistenti in tempi di crisi.
Una ricerca condotta da studenti del Master di management ha ad esempio dimostrato che le imprese familiari ticinesi hanno mantenuto più stabile l’occupazione durante gli anni della recente crisi. Oggi però, la crescente burocrazia rende purtroppo meno competitive le nostre imprese familiari. L’imposta sui redditi avvantaggia le imprese più indebitate perché il costo del capitale proprio non è deducibile e penalizza così le imprese familiari. Se si dovesse ridurre la percentuale di sconto fiscale sul pagamento dei dividendi alle persone fisiche, nuovamente sarebbero penalizzate proprio le imprese familiari che hanno spesso come azionisti i membri di una famiglia. Infine il metodo con cui si calcola il valore venale delle azioni colpisce gli azionisti aumentando di molto l’imposta sulla sostanza per rapporto ad un valore che non è sostanza inattiva ma è invece espressione di un investimento durevole nell’impresa familiare così da assicurare la sua continuità e contribuire allo sviluppo economico e sociale del territorio.
Se non vogliamo minare le basi del nostro benessere, è importante che il tema delle aziende famigliari venga messo al centro dell’agenda politica non solo federale ma anche cantonale. Anche per queste ragioni recentemente è stata costituita in Ticino, in collaborazione con USI, l’Associazione della Imprese Famigliari Ticino che si prefigge di sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo delle aziende di famigliari.
In un contesto in cui troppo facilmente politica e sindacati accusano le imprese ticinesi, indistintamente, di non rispettare il territorio e la manodopera locale mescolando mele marce a quelle buone, ecco che le imprese di famiglia rappresentano una realtà discreta, ma virtuosa e operosa, che merita maggior rispetto e considerazione.

Fabio Regazzi, Consigliere nazionale, imprenditore, Presidente AITI

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