No a un’uscita frettolosa e caotica dal nucleare

L’iniziativa popolare “Per un abbandono pianificato dell’energia nucleare” in votazione vuole vietare la costruzione di nuove centrali nucleari e limitare il periodo di attività di quelle esistenti. In caso di sua accettazione, le centrali Beznau 1 e 2 nonché la centrale di Mühlerberg dovrebbero essere spente nel 2017, quella di Gösgen nel 2024 e Leibstadt nel 2029.

Perché votare no all’iniziativa dei Verdi il 27 novembre prossimo? Perché la Svizzera uscirà comunque dal nucleare. Lo hanno deciso Governo e Parlamento nel 2011 dopo l’incidente nucleare di Fukushima, ma a differenza dell’iniziativa, lo farà in modo graduale attraverso la Strategia energetica 2050. Non costruiremo dunque più nuove centrali nucleari in Svizzera con l’attuale tecnologia. Per contro non chiuderemo la porta alle nuove tecnologie, contrariamente all’iniziativa. Finché le nostre centrali sono sicure, le lasciamo in funzione, poi saranno dismesse progressivamente. Anche perché fissare oggi una data limite per il loro funzionamento equivale ad espropriare tali strutture che potranno esigere dei risarcimenti molto elevati.

Il problema della sicurezza delle centrali nucleari, a cui tutti siamo evidentemente sensibili, fa giustamente dibattere molto. A questo riguardo va ricordato che dopo Fukushima le nostre centrali hanno superato gli “stress tests” europei e hanno dimostrato di essere molto sicure indipendentemente dal loro anno di messa in funzione.

Quanto ci costerà l’abbandono rapido del nucleare chiesto dall’iniziativa?

Se l’iniziativa venisse accettata, entro breve la produzione di energia elettrica in Svizzera diminuirebbe considerevolmente. Lo spegnimento di Beznau 1 e 2 e Mühleberg nel 2017 priverebbe la Svizzera di circa un terzo di elettricità prodotta attualmente con il nucleare, senza avere il tempo di sostituire con un’altra energia elettrica prodotta in Svizzera da fonti rinnovabili. La Svizzera dovrebbe così importarne dall’estero, soprattutto dalla Germana e dalla Francia, dove l’energia è prodotta anche da centrali nucleari o a carbone. Appunto.

Del resto per sostituire Mühleberg abbiamo bisogno di 700 pale eoliche, mentre oggi, anche a causa dei numerosi ricorsi (alcuni interposti proprio dalle associazioni che sostengono l’iniziativa…), la Svizzera ne dispone soltanto 32!

Quindi la Svizzera ha già deciso di uscire dal nucleare, anche in caso di rifiuto dell’iniziativa, con la differenza che lo farà in modo pianificato. Bisognerà nel contempo continuare ad investire nelle energie rinnovabili e continuare la ricerca e l’innovazione, dove c’è ancora un potenziale enorme. È uno dei tre punti della strategia energetica 2050 voluta dalla consigliera federale Leuthard e votata dal Parlamento federale, accanto a quelli per una maggiore efficacia energetica e la politica a sostegno del clima. L’iniziativa non porta dunque nulla di nuovo, salvo le forti controindicazioni che ho indicato.

Per questi motivi vi invito a respingere l’iniziativa popolare “per un abbandono pianificato dell’energia nucleare” il prossimo 27 novembre.

 

Fabio Regazzi, consigliere nazionale, presidente Aiti

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