Articoli

Interrogazione – Quali soluzioni intende sottoporre il CF alle imprese elvetiche che trasportano merci pericolose e che non beneficiano più dal 2019 dell’offerta di autostrada viaggiante LU-BS attraverso le Alpi?

Testo:

La nuova convenzione quadro con RAlpin per il periodo 2019–2023 non prevede più il servizio di autostrada viaggiante tra Lugano e Basilea. Parallelamente l’apertura del corridoio 4 metri è prevista solo per il 2020, in concomitanza con la messa in funzione della galleria di base del Monte Ceneri. Questo pone davanti a serie difficoltà le aziende che trasportano merci pericolose attraverso le Alpi, le quali non possono ricorrere alla galleria autostradale del San Gottardo. Fino all’apertura del corridoio 4 metri non vi sono possibilità per il trasporto su autostrada viaggiante o soluzioni con rimorchi. L’unica alternativa, spesso impraticabile e costosa, è costituita dalla soluzione di container tank. Alla luce di questa situazione, transitoria ma fortemente penalizzante per diverse aziende attive nel settore chimico-farmaceutico e di altri settori economici, chiedo se il Consiglio federale ha previsto o intende prevedere misure di attenuazione per i casi di rigore sopracitati.

Interpellanza – Finanziamenti esteri nelle raccolte firme per campagne referendarie e iniziative popolari: un pericolo per la nostra democrazia diretta?

Testo:

Chiedo al Consiglio federale:

1. Condivide l’opinione secondo cui la mancanza di trasparenza e di obbligo di dichiarazione nel finanziamento di campagne referendarie o di iniziative popolari potrebbe lasciare spazio a grossi portatori d’interesse esteri che potrebbero interferire nel nostro processo democratico e cercare di condizionare la formazione delle opinioni della popolazione?

2. Non si ritiene che questa possibilità possa danneggiare il funzionamento e la credibilità della democrazia diretta svizzera?

3. Ritiene sia necessario intervenire?

4. È disposto, se del caso, a promuovere un progetto di legge in tal senso da sottoporre all’Assemblea federale?

 

Motivazione:

n una live chat organizzata da 20Minuti il 2 maggio 2018 (https://www.tio.ch/svizzera/politica/1256560/-gia-diciassette-paesi-europei-bloccano-siti-web-), nell’ambito della campagna referendaria contro la nuova legge federale sui giochi in denaro, la Consigliera federale Sommaruga ha dichiarato che “la nuova legge è fastidiosa per i casinò online stranieri non autorizzati, che non per nulla hanno sborsato 500’000 franchi per finanziare il referendum”. Questa affermazione è preoccupante e deve essere presa sul serio: in effetti, è innegabile che l’eventuale ingerenza di gruppi di interesse stranieri nelle votazioni in Svizzera rappresenterebbe un rischio reale importante per un paese come il nostro basato sulla democrazia diretta grazie alle quale, tramite gli strumenti del referendum facoltativo e risp. dell’iniziativa popolare, i cittadini possono chiedere di sottoporre a votazione una legge approvata dall’Assemblea federale o addirittura modificare la nostra Costituzione federale. Vi è pertanto da chiedersi se, a tutela di un corretto svolgimento del nostro processo democratico, non sia opportuno adottare delle misure legislative per ridurre il rischio di pericolose e indesiderate ingerenze straniere nel dibattito politico.

 

Interpellanza – La prassi del Consiglio federale premia i comportamenti criminali dei jihadisti mentre punisce i rifugiati integrati

Testo:

Chiedo al Consiglio federale:

1. Perché l’art. 25 cpv. 3 della Cst. vieta l’allontanamento di tre jihadisti iracheni non viene applicato per gli altri richiedenti l’asilo iracheni, tra cui pure dei curdi fuggiti a seguito di persecuzioni subite?

2. Come spiega l’incongruenza tra la decisione di non espellere i tre iracheni condannati per jihadismo con quella di espulsione dei richiedenti l’asilo iracheni incensurati e ben integrati

3. Non ritiene che con questa decisione si penalizzano i rifugiati che si integrano nella nostra società, lavorano e si rendono economicamente indipendenti, mentre si incita il comportamento criminale di chi attenta alla nostra sicurezza, ne disprezza i valori democratici, e di chi rimane a carico della collettività?

4. In base a quali criteri la SEM ha deciso il rinvio in Irak – ritenendolo Paese sicuro – dell’iracheno di origine curde, mentre il DFAE (https://www.eda.admin.ch/countries/iraq/it/home/consigli-di-viaggio/consigli-di-viaggio.html) ritiene la medesima regione rischiosa, sconsigliandone a noi svizzeri i viaggi, inclusi nella regione del Kurdistan?

5. Occorre desumere che l’Irak è diventato forse Paese sicuro per i curdi perseguitati, ma rimane pericoloso per i cittadini svizzeri? Se sì, come mai e in base a quali informazioni concrete?

 

Motivazione:

Tre iracheni condannati nel marzo 2016 dal TPF per sostegno all’organizzazione terroristica islamica Isis non sono stati espulsi nel loro paese, l’Irak, poiché considerato paese pericoloso. Il CF ha infatti rinunciato ad applicare la Convenzione sullo statuto dei rifugiati (RS 0.142.30; art. 33 ) e persino la legge sull’asilo (LAsi, art. 5 cpv. 2) che prevedono deroghe al principio di non respingimento, privilegiando l’art. 25 cpv. 3 della Cst. secondo cui nessuno può essere respinti in uno Stato in cui rischia la tortura o un altro genere di trattamento o punizione crudele o inumano (vedi risposta Mo 16.3982). Di recente la SEM ha per contro decretato l’espulsione di un iracheno di origini curde, incensurato, che da oltre 10 anni vive, lavora (finché la decisione di espulsione non glielo ha impedito) ed è perfettamente integrato a Bellinzona. Contro questa decisione sono state raccolte oltre 5000 firme presso la popolazione locale. Purtroppo vi sono a nostra conoscenza a livello svizzero altri casi di richiedenti l’asilo integrati che stanno subendo la medesima sorte.

Interpellanza – Nuova ubicazione delle Officine FFS ad Arbedo-Castione: come si intende affrontare il tema degli espropri delle superfici necessarie e in particolare di quelle agricole?

Testo:

Chiedo al CF:

  1. Corrisponde al vero che l’ubicazione di Lodrino quale futura sede delle Officine è stata valutata senza informare le autorità locali? Se sì, come si spiega?
  2. Per quanto riguarda l’opzione di Arbedo-Castione quante sono le superfici industriali e agricole che dovrebbero essere espropriate?
  3. I proprietari interessati sono stati preventivamente coinvolti e informati?
  4. Conferma che nell’ambito della prevista procedura è necessario un piano settoriale, giusta l’art. 18 cpv. 5 LFerr? Se no, quale procedura si applica?
  5. Sono state adeguatamente valutate le possibili implicazioni di possibili ricorsi e i relativi ritardi per la realizzazione del progetto? Se sì, quali sono le conclusioni?

 

Motivazione:

Nelle scorse settimane è la arrivata la conferma circa la decisione delle FFS di spostare la sede delle Officine di Bellinzona ad Arbedo-Castione. Contestualmente le stesse FFS hanno comunicato di aver inoltrato all’UFT una richiesta per una zona di progettazione riservata per ca. 150’000 mq. per impianti ferroviari. Questa opzione ha prevalso su altre due possibili ubicazioni, e segnatamente Bodio-Giornico e Lodrino. Nel frattempo sono emersi alcuni elementi che stanno suscitando qualche perplessità ed alcune legittime domande. La prima è quella legata alla presunta candidatura del Comune di Riviera ad ospitare le Officine, visto che si è poi appreso che nessuno (nè Comune e nè l’ERS) ne fossero a conoscenza: un fatto per lo meno curioso. Ma tornando alla variante prescelta la questione centrale riguarda la necessità di esproprio di una superficie importante di terreni privati che hanno già provocato delle reazioni di preoccupazione fra i proprietari toccati, in particolare un’azienda del settore dei trasporti e degli inerti che occupa ca. 300 dipendenti che teme per il proprio futuro. Ancora più critico appare il tema dei preannunciati espropri di terreni agricoli, che toccherebbero importanti e pregiate superfici SAC (superfici di avvicendamento agricolo). La reazione dell’associazione dei contadini ticinesi non si è fatta attendere, la quale ha già preannunciato battaglia a tutela degli interessi della categoria. Scopo della presente interpellanza è dunque quello di capire quali sono i rischi legati all’opzione prescelta per la nuova ubicazione delle Officine, per non pregiudicare la realizzazione di questo importante progetto per il nostro Cantone.

Via Sicura: ritorno alla ragionevolezza

Nel 2012 il Parlamento aveva approvato l’oramai famoso pacchetto legislativo denominato Via Sicura proposto dal Consiglio federale quale controprogetto indiretto all’iniziativa popolare lanciata dall’associazione Road Cross, nata sull’onda dello sdegno e delle emozioni suscitate da alcuni gravissimi incidenti stradali verificatisi in svizzera tedesca con protagonisti alcuni giovani automobilisti. Via Sicura si prefiggeva dunque di aumentare la sicurezza sulle strade grazie ad un inasprimento delle norme per combattere in primis i cosiddetti “pirati della strada”. L’obiettivo era di per sé lodevole: si voleva dare un segnale chiaro ai conducenti irresponsabili, adottando delle punizioni esemplari in caso di gravi infrazioni al volante. Nel giro di pochi anni è invece emerso che nella prassi la maggior parte di coloro che sono stati condannati come “pirati della strada”, pur avendo commesso infrazioni di una certa gravità, non rientravano affatto in questa categoria. Purtroppo però le severe pene minime previste dalla legge (1 anno di reclusione dal profilo penale e 24 mesi di revoca della licenza di condurre da quello amministrativo), non conferivano praticamente alcun margine di manovra all’autorità giudicante, costringendola ad applicare queste rigide disposizioni senza poter considerare delle attenuanti soggettive e oggettive (dura lex, sed lex). Nella realtà queste normative hanno evidenziato delle palesi incongruenze nel nostro ordinamento penale: basti pensare che, solo per citare un paio di esempi, lo stupro e la rapina a mano armata sono puniti con una pena minima di 1 anno, mentre l’omicidio colposo non prevede nessuna pena minima. Fatto è che nei confronti del pacchetto Via Sicura sono vieppiù emerse delle critiche per delle pene ritenute inique e sproporzionate e questo non solo da parte di numerosi cittadini, ma addirittura anche da parte di diversi procuratori pubblici e professori di diritto penale. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Da parte mia nel 2015 ho quindi inoltrato un’iniziativa parlamentare che chiedeva di rivedere le normative sul reato di pirateria della strada. In sostanza ho proposto di non prevedere nessuna pena detentiva minima per questo reato e di ridurre la sanzione amministrativa ad un minimo di 6 mesi, invece di 24. L’iniziativa venne accettata con una buona maggioranza dal Consiglio nazionale mentre che il Consiglio degli Stati la respinse di stretta misura, accogliendo però nel contempo un postulato che incaricava il Consiglio federale di fare una valutazione del pacchetto Via Sicura dalla sua introduzione e di proporre, se del caso, dei correttivi. Il relativo rapporto è stato pubblicato lo scorso 17 aprile 2017 e il contenuto è risultato decisamente interessante. Se da un lato il Consiglio federale ha riconosciuto che in generale gli effetti di Via Sicura sulla sicurezza stradale sono stati complessivamente positivi, dall’altro ha dovuto ammettere la necessità di adeguare alcune misure ritenute sproporzionate, rispettivamente inefficaci. Una posizione decisamente sorprendente e per certi versi anche coraggiosa vista l’emozionalità con cui generalmente viene trattato questo tema. In conclusione il Governo ha quindi suggerito alcune modifiche della legislazione su Via Sicura, riprendendo in particolare pari pari le due proposte formulate nel mio atto parlamentare. Nel frattempo entrambe le Camere hanno approvato a larga maggioranza una mozione che incarica il Consiglio federale di presentare un messaggio con le relative modifiche di legge, che dovrebbe giungere in Parlamento entro la fine del corrente anno. Personalmente non posso che rallegrarmi per questo cambio di rotta che consente di rimediare ad un errore di valutazione fatto a suo tempo dallo stesso Parlamento. Non si tratta tuttavia, ed è bene precisarlo a scanso di equivoci, di proteggere i pirati della strada nel vero senso della parola (che potranno, e anzi dovranno, essere condannati duramente anche in futuro) e nemmeno di ribaltare il pacchetto Via Sicura, quanto piuttosto di ristabilire la proporzionalità e un minimo di ragionevolezza.

 

Corriere del Ticino, 28 aprile 2018

Saluto in occasione dell’Assemblea generale dell’Associazione svizzera dei aerodromi

Signor Matthias Jauslin, consigliere nazionale e Presidente Aero Club svizzero
Signora Andrea Muggli, direzione DATEC
Ing. Romano Bernegger, vice-direttore UFAC
Signor Paolo Caroni, vice-sindaco di Locarno
Ing. Markus Kaelin, membro di Direzione della Pilatus AG
Signor Yves Burkhardt, direttore Aero Club svizzero
Signor Jurg Marx, presidente dell’associazione svizzera degli aerodromi
Colonello Martin Hoessli, comandante della Base aerea di Locarno
Ing. Davide Pedrioli, delegato cantonale aviazione civile
Signore e Signori responsabili degli aeroporti svizzeri
Signore e signori,

Vi ringrazio per avermi invitato a portare un breve saluto nell’ambito della vostra assemblea.

Für mich als Politiker aus der Region Locarno, der einige Kilometer von hier aufgewachsen ist, stellt der Flughafen eine Präsenz und Grund für konstanten Stolz dar, vor allem wegen seiner militärischen, sportlichen und auch touristischen Bestimmung.
Im Verlauf meiner politischen Karriere hatte ich dann auch die Möglichkeit, die Flughafenrealität zu vertiefen, vor allem als Mitglied der Kommission für Verkehr und Fernmeldewesen des Nationalrats, welche regelmässig zu Themen über die Flugverkehrspolitik miteinbezogen wird, die wie andere Verkehrsträger in voller Entwicklung ist. Im Übrigen habe ich mich im letzten Jahr als Kommissionsberichterstatter um die Revision des Fluggesetzes gekümmert, die auf das Jahr 1948 zurückgeht.

Les améliorations apportées dans le cadre de la révision de la Loi sur l’aviation approuvée par le Chambres fédérales l’année dernière, ont introduit de nouveaux instruments de prévention des actes terroristes dirigés contre l’aviation civile, et a mis en place des procédures d’autorisation de collaboration plus efficaces par exemple avec Skyguide et d’autres prestataires de services de navigation aérienne.
Sur le plan helvétique, grâce à la présence de soixante aéroports régionaux et locaux, dont plus de la moitié sont à l’origine de mouvements d’aéronefs, l’aviation civile revêt une importance extraordinaire pour la Suisse. Elle assure la liaison de la Suisse avec l’Europe et le reste du monde. En générant un chiffre d’affaires de près de 10 milliards de francs (effets directs et indirects) et plus de 50 000 emplois équivalent temps plein, elle contribue significativement à la prospérité de la Suisse. Bien que le trafic aérien régulier soit reconnu comme partie intégrante des transports publics, l’État ne finance pas l’aviation, à quelques exceptions près. En 2014, la Confédération a dépensé 155 millions de francs pour le trafic aérien, lesquels confrontés avec les quasi 9 milliards de francs annuels qu’elle destine au financement d’autres formes de mobilité, me fait penser que l’aviation est un secteur stratégique qui mérite un œil de regard de la part des autorités cantonales et fédérale.
Per quel che riguarda il Ticino, l’attività aviatoria nasce con una vocazione essenzialmente sportiva ed acrobatica già nei primi decenni del XX secolo. Nel corso degli anni trenta si afferma l’aeroporto cantonale di Locarno-Magadino che ci accoglie oggi, che ottiene alcuni voli di linea internazionali, subito interrotti dallo scoppio della guerra.
L’importanza turistica e commerciale dei collegamenti aerei cresce nei decenni di forte espansione economica del secondo dopoguerra. Come per il forte incremento del traffico stradale, anche l’intensificarsi dei voli provoca disagi ambientali e suscita resistenze e proteste, motivate soprattutto dalla volontà di limitare l’inquinamento fonico. A ciò va attribuito in gran parte il rifiuto popolare del progetto d’ampliamento dell’aeroporto cantonale di Magadino (1969), che favorirà lo scalo di Lugano-Agno. Dopo questo voto, l’attività aviatoria, pure iniziata attorno agli anni trenta, era stata rilanciata a scopo soprattutto turistico alla fine degli anni cinquanta, su iniziativa della città di Lugano. L’affermarsi di Lugano quale terza piazza finanziaria elvetica, evidenzia la necessità di sviluppare i collegamenti aerei. Con l’inaugurazione dei voli di linea, Lugano-Agno entra dal 1980 nella rete internazionale dei trasporti aerei, e lo scalo luganese conosce un lungo periodo d’espansione, fino alla grave crisi di questi ultimi 20 anni, che ha colpito l’aviazione commerciale e d’affari.
Magadino ha invece indirizzato la sua attività verso il settore turistico-sportivo e l’uso dell’aereo quale mezzo di trasporto privato.

Heute kann das Tessin auf einen regionalen Flughafen zählen mit Linienflüge sowie auf eine Reihe von Flugplätzen ohne Konzession für Linienflüge. Von diesen ist Locarno der wichtigste in Bezug auf Verkehr und Entwicklungspotential, während Lodrino und Ambri nur bestimmte Zivilluftfahrtaktivitäten entwickeln können.
Man soll kein Hehl daraus machen, dass alle 4 Flugplätze turbulente Zeiten erleben, die immer wieder Existenz- und Berechtigungsdiskussionen aufkommen lassen, nicht aufgrund mangelnder politischen Unterstützung sondern aus rein wirtschaftlichen Gründen.
Was auch gesagt werden muss, ist dass die Nähe zum internationalen Flughafen von Milano-Malpensa in den letzten Zeiten die Schmerzgrenze der Tessiner Flugplätze immer wieder beeinflusst hat, auch wenn vor allem der Flugplatz von Lugano-Agno darunter am Leiden ist.
Es ist darum die Zeit gekommen um die Diskussion um die Unterstützung von regionalen Flugplatze wieder in Angriff zu nehmen. Es genügt nämlich nicht die Rolle dieser Flugplätze im Luftfahrtpolitischem Bericht festzuhalten, der vom Parlament abgesegnet wurde.
Auf die Worte sollten Taten folgen mit konkreten Hilfen die für gewisse erbrachte Dienstleistungen unabdingbar sind.
Die Wichtigkeit und Bedeutung der Regionalen Flughäfen darf sich nicht nur auf die Pilotenausbildung und die ökonomischen Wirksamkeiten begrenzen, sondern auch auf die positiven Externalitäten für Stakeholder wie die Luftfahrtindustrie, dessen Exzellenz weltweit bekannt ist.
Zum Beispiel in Locarno verfügt man seit 1940 über eine ausgezeichnete zivile und militärische Leitung die beiden Luftfahrten ermöglicht von guten Synergien zu profitieren. Man kann ohne weiteres sagen, dass wir heute nur dank der zivilen- und der militärischen Luftfahrt noch einen über einen Flughafen in dieser Region verfügen. Aus diesem Grund hat sich dann auch die Rega Basis Ticino, die Swiss Helicopter Group – immer noch als Eliticino SA bekannt – RUAG AG, Skyguide AG und weiter Unternehmen mit über 2000 Mitarbeiter niedergelassen haben, die insgesamt über 30 Millionen CHF in die Region bringen. Unter diesem Aspekt ist der Flugplatz ein Konzentrat dieses „Schweizer Modells“ weil es die Diversität und eine regionalen Dimension verknüpft. Das hat dazu geführt, dass er heute der 3. grösste Flugplatz der Schweiz ohne Linienfluge in Sachen „Luftverkehr“ ist.

Auch der Gütertransport ist in den Alpinen Kantonen ein wichtiges Kapitel. Und immer relevanter ist auch die Business- Sport- und Freizeitsparte, beziehungsweise die Funktion die die regionalen Flugplätzen einnehmen können. Der Effekte auf das Klima sind konstant evaluiert und haben zu Einschränkungen der Flüge pro Flugplatz geführt. Dabei sollte nicht vergessen werden, dass der technologische Fortschritt immer mehr dazu führt, dass die Flughäfen und Flugplätzen weniger Lärm und Luftverschmutzung verursachen. Der Umweltbelastung des Flughafens Locarno war im Zentrum einer vertieften Analyse, da ganz in der nähe ein Naturschutzgebiet ist.

Le contexte dans lequel évoluent les activités des aéroports dans les années qui viennent se dessine d’ores et déjà à grands traits : hausse du trafic mondial, poursuite de la libéralisation du transport aérien, concentration des compagnies aériennes
et développement des alliances, prépondérance du modèle économique low-cost, durcissement du cadre sécuritaire, renforcement des politiques environnementales, bouleversements technologiques.

Ce nouveau contexte imposera des investissements importants pour développer les capacités aéroportuaires et améliorer
la qualité de service aux voyageurs mais aussi pour répondre aux enjeux du développement durable et de l’innovation technologique. Il induira des hausses de coûts, notamment en matière de sécurité. Il entraînera une compétition plus vive entre les aéroports et les territoires pour attirer les résources nécessaires à leurs activités. S’il appartient aux exploitants aéroportuaires de construire l’aéroport de demain. Il appartient aussi à la politique de bâtir le cadre le plus favorable au développement de nos entreprises et de nos emplois. La Confédération est appelée à en prendre acte et à agire de conséquence.
Vi ringrazio dell’attenzione e vi auguro una piacevole giornata al sud delle Alpi.

Fabio Regazzi
Consigliere nazionale

Saluto all’Assemblea generale ordinaria 2018 di ATED

Cari soci e amici di ATED*

gentili signore e signori,

voglio anzitutto ringraziarvi per questa occasione che mi offrite stasera di portare un saluto nell’ambito della vostra Assemblea generale ordinaria.

Preparando il mio intervento sono incappato in un’affermazione del grande scienziato recentemente scomparso Stephen Hawking: “La tecnologia deve essere controllata, prima che distrugga la razza umana”. Detto da un cosmologo, fisico, matematico, astrofisco tra i più autorevoli e conosciuti al mondo, che più di altri ha riposto nel progresso la sua fiducia, il monito fa riflettere. L’invito di Hawking era difatti di controllare la tecnologia utilizzando la logica e la ragione. Facile per lui, mi verrebbe da dire, il cui QI era di 160, suppergiù quello di Albert Einstein. Ma chi come me ha un QI molto più basso, che cosa può fare?

Per questo c’è ATED mi verrebbe da dire…

Ho letto che ATED è stata fondata nel 1971 con lo scopo di favorire l’impiego delle nuove tecnologie dell’informazione e comunicazione e di promuovere l’etica professionale fra gli operatori… Mi sono quindi reso conto che la vostra associazione era già consapevole del potenziale ma anche dei pericoli racchiusi nelle nuove tecnologie, quando io – e vi sarete accorti che non sono proprio di primo pelo – trascorrevo le mie giornate su un banco di scuola elementare con la sola preoccupazione di arrivare al più presto alla ricreazione per poter giocare a calcio…

ATED si è così costituita quasi 50 anni fa per fornire al Cantone Ticino competenze per un tipo di lavoro di cui si sapeva poco o nulla. Erano gli anni in cui la somma totale dell’intera memoria e potenza dei calcolatori su tutto il territorio – e questo l’ho letto sul vostro sito – era inferiore a quella di un comune smartphone.

Mentre ATED e i suoi membri si occupavano con passione delle schede perforate, di computer grandi come pareti, valvole a transistor, per me il massimo della tecnologia era rappresentata dal telefono a filo, con il suo disco di plastica munito di buchi per ogni numero da 0 a 9, che se sbagliavi dovevi ripartire da capo con una lentezza che oggi ci porterebbe all’esaurimento nervoso. Per non parlare della radio che quando perdeva la frequenza ti tritava il timpano sino a tirarti i nervi come una corda di violino con quel suo gracchiare a metà strada tra la frittura e il fischio perforante.
Oggi, a quasi 50 anni da quell’epoca, mentre a stento ho appreso i rudimenti per l’uso del mio PC e del fedele smartphone, ma non ho ancora fatto pace con la mia la stampante a laser quando si inceppa, ci siete fortunatamente voi che vi impegnate affinché le conoscenze sulle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, siano sempre più convergenti, e alla portata anche dei più piccoli, grazie ad esempio del vostro progetto ated4Kids.

Osservando il fenomeno da imprenditore, l’interazione non più solo fra l’uomo e la macchina ma direttamente fra le macchine che caratterizza l’industria 4.0, costituisce un cambiamento che anche in Ticino sta rivoluzionando il volto della produzione e delle aziende, cambiando l’organizzazione delle stesse, i processi produttivi e innovativi, l’accesso ai mercati, la funzione stessa dei collaboratori in azienda.

Il tema è straordinariamente importante per noi proprietari e responsabili di aziende. Le imprese industriali ticinesi e svizzere si trovano confrontate ad una sfida epocale sotto più punti di vista. I costi di produzione della piazza economica svizzera sono alti e il franco forte, anche se non come nel 2015, rende la situazione più difficile rispetto ad altri paesi. Le esigenze dei clienti sono sempre maggiori e la concorrenza diventa sempre più globale. L’industria 4.0 può rappresentare una risposta sostanziale a queste sfide. Essa permette un aumento sensibile della produzione, flessibilizza e individualizza la produzione e permette nuovi modelli di gestione e innovative prestazioni di mercato.

La sola possibilità per l’industria ticinese è quindi quella di continuare a fare quello che sta già facendo: innovare, coprire i mercati con prodotti e soluzioni di nicchia, abbinare ai prodotti venduti un servizio alla clientela di ottimo livello. Da questo punto di vista l’”industria 4.0” rappresenta una nuova sfida, difficile ma anche molto stimolante per le nostre imprese. Sta agli imprenditori raccoglierla e allo Stato farne un elemento dello sviluppo economico.

Come politico, il dibattito sulle nuove tecnologie è affrontato regolarmente, anche se, come per l’ambito personale, non è facile restare al passo dei tempi. L’impiego efficace delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione non è solo una questione di infrastrutture e software, ma richiede un quadro istituzionale e normativo per promuoverle.

La loro implementazione è dal profilo politico complessa dal momento che dipende in buona parte dal settore economico in cui sono impiegate, oltre che dal contesto socio-economico generale che deve assicurarne un accesso diffuso a un costo sostenibile per l’utenza.

È un dibattito lungo e faticoso che ci ha coinvolti ancora due giorni fa nella Commissione parlamentare che si occupa della revisione della Legge sulle telecomunicazioni. Una discussione complessa, da un lato perché tecnica, dall’altro perché carica di aspettative per gli importantei interessi in gioco. Siamo ancora nella fase degli approfondimenti, ma mi pare di aver colto che uno dei fattori cruciali sia l’introduzione della tecnologia 5G, e le condizioni di accesso al mercato per garantire una concorrenza ad armi pari nell’ottica della libera concorrenza.

Ecco che al di là dell’ironia utilizzata per autodefinirmi una sorta di “tardivo” digitale, cresciuto in un mondo poco tecnologico, oggi sono più che mai consapevole che a livello politico la rivoluzione digitale ce la giochiamo nella capacità di assicurare condizioni quadro che consentano un accesso universale alle tecnologie senza discriminazione di provenienze geografica, culturale, sociale ed economica.

Criteri questi ultimi che i “tardivi” digitali che rappresento si permettono di ricordare ai nativi digitali di oggi, spesso sprovvisti di memoria storica, che i termini dei dibattiti cambiano, ma il fondo rimane analogo a tanti altri.

Corsi e ricorsi della storia, che finora il nostro Paese, è riuscito ad affrontare con il suo tradizionale pragmatismo, fiducioso nel progresso tecnologico quando lo stesso è finalizzato ad aumentare il benessere dei suoi abitanti e non il contrario. Un pò come diceva Stephen Hawking.

Vi ringrazio ancora per l’invito, e vi auguro buon prosieguo nei vostri lavori assembleari e buona serata.

 

Fabio Regazzi
Consigliere nazionale
Presidente AITI

22 marzo 2018

 

*ATED: Associazione indipendente attiva nel Canton Ticino, aperta a tutte le persone, aziende e organizzazioni interessate alle tecnologie dell’informazione e comunicazione (ICT)

Domanda – Ennesimo cambio di Governo in Italia. Quali ripercussioni per i negoziati aperti?

Domanda

Il risultato delle recenti elezioni italiane comporterà un nuovo cambio nelle forze politiche al Governo italiano. Accanto al Movimento 5 stelle, la vittoria del centrodestra, composto dalla Lega Nord, comporterà presumibilmente un diverso approccio nella questione della fiscalità dei frontalieri.

Chiedo al Consiglio federale:

– come valuta il DFAE la situazione e come intende affrontare questa nuova fase?

– se ritiene di dover rafforzare l’équipe elvetica privilegiando negoziatori che si esprimono in italiano?

 

Risposta del Consiglio federale del 12.03.2018

1. II CF ha preso conoscenza dell’esito del voto in Italia. L’attuale Governo Italiano resterà in carica e manterrà le sue funzioni fino all’insediamento di un nuovo governo. Peraltro non può essere escluso che tale fase potrebbe durare qualche tempo. Qualsiasi previsione sulle ripercussioni sui dossier bilaterali attualmente aperti, e in particolare sulla questione della firma dell’Accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri, è dunque prematura. La posizione del nuovo governo al riguardo andrà valutata ulteriormente.

2. Le elezioni parlamentari in Italia non hanno un effetto diretto sulla composizione delle delegazioni svizzere. In quanto svizzeri, bisogna parlare in italiano con l’Italia, ciò che avviene attualmente già molto spesso e che migliorerà ulteriormente.

Interpellanza – Stazione FFS di Bellinzona: pavimentazione e scale rispettano le normative in materia di sicurezza degli utenti?

Testo

Gli edifici pubblici devono assicurare il massimo della sicurezza per l’utenza, soprattutto se recenti:

1. è stata allestita una perizia tecnica per valutare la sicurezza delle sovrastrutture e dei materiali utilizzati per pavimentazione e scale della Stazione FFS di Bellinzona in base allo “stato della tecnica”?

2. se sì, è stato misurato il coefficiente di attrito radente della pavimentazione? Con quali risultati?

3. in caso negativo, si intende dare mandato all’UPI e/o a un consulente privato per una valutazione dei rischi di incidenti per le persone che attraversano la Stazione?

4. intende adottare misure edili per adeguare pavimentazione e scala secondo le direttive di sicurezza in vigore volte ad evitare i rischi di incidenti da parte degli utenti?

 

Motivazione

Da alcune segnalazioni inviate all’Ufficio per la prevenzione degli infortuni, UPI – Regione 5 (Svizzera italiana) emerge che la Stazione FFS di Bellinzona, inaugurata lo scorso anno, non risponderebbe ai requisiti previsti dalla documentazione tecnica pubblicata dall’UPI (documentazione tecnica UPI 2.027 e 2.032) relativa alla pavimentazione e alla scala, ciò che ha del resto causato alcuni incidenti. Il materiale utilizzato non presenterebbe infatti proprietà antisdrucciolo adeguate per l’uso previsto, soprattutto in caso di pioggia.

Inoltre le scale sono prive di rivestimento antisdrucciolo, e mancano di contrasto tra gradini e pianerottoli. Per alcune alzate andrebbe previsto il corrimano. Considerato che la Stazione di Bellinzona è frequentata da migliaia di persone al giorno, la presenza di materiale non sufficientemente antiscivolo e di scale non a norma potrebbe aumentare il numero di infortuni. Rispondendo a due mie precedenti interpellanze (16.309016.3343), che sollevavano già dei dubbi riguardo il materiale (travertino romano) utilizzato per il rivestimento della Stazione, il Consiglio federale aveva scritto di non avere responsabilità specifiche riguardo alla scelta e l’impiego di materiali nelle stazioni delle FFS. Tuttavia, nell’interesse della sicurezza dei cittadini, è importante che gli edifici pubblici vengano progettati e costruiti rispettando le più recenti raccomandazioni per la sicurezza. Si invitano quindi le FFS ad ordinare all’UPI una perizia dello stato di sicurezza della Stazione, in particolare delle proprietà antisdrucciolo del materiale utilizzato per la pavimentazione.

Domanda – Navigazione sul Lago Maggiore. Cosa sta succedendo?

Domanda

Le trattative per il ripristino della navigazione sul Lago Maggiore dovevano concludersi il 28 febbraio ma a quanto sembra sono emersi rilevanti ostacoli che stanno creando malumore e soprattutto preoccupazione in Ticino.

Chiedo pertanto:

– Il Consiglio federale conferma che vi sono dei problemi e se sì in che cosa consistono?

– Qual’è il ruolo dell’UFT nella trattativa?

– Entro quando ritiene che la situazione possa sbloccarsi affinché questo importante servizio possa essere ripristinato?