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Interpellanza – Lupi e Convenzione di Berna: possiamo agire o saremo costretti ad attendere che la situazione sia fuori controllo?

Testo:

Chiedo al CF:

1. Come valuta l’evoluzione della presenza del lupo sul territorio elvetico?

2. Non ritiene che la situazione sta assumendo dimensioni preoccupanti?

3. Corrisponde al vero che la Commissione della Conv. di Berna ha sospeso per un anno la domanda di riduzione del grado di protezione del lupo inoltrata dal CF lo scorso 16 agosto 2018?

4. In caso di risposta affermativa, quali sono i motivi di questa decisione e che ripercussioni potrebbe avere sulle nuove disposizioni riguardanti il lupo previste nell’ambito della revisione della LF sulla caccia attualmente all’esame del Consiglio nazionale?

5. Detto in termini più espliciti tali disposizioni potranno entrare in vigore a prescindere dalla risposta della decisione della citata Commissione?

 

Motivazione:

Nonostante spesso le autorità tendano a minimizzare il problema, la presenza del lupo è in costante e inarrestabile espansione sia sul nostro territorio che nel resto dell’Europa. Basti pensare che in CH dai 4-5 esemplari presenti nel 2000 siamo passati fra gli anni 2016-2018 a ca. 50, mentre ad esempio in Francia nello stesso periodo da 40 a ca. 500 e in Germania da 5 a 330-390. Numeri impressionanti che dimostrano come il fenomeno sia stato sottovalutato dalle autorità che ora si trovano sempre più spesso confrontate con situazioni di conflitti che provocano malumori e preoccupazione soprattutto nelle cerchie interessate (in parti. agricoltori e allevatori). A seguito dell’aumento della densità delle popolazioni di lupi, con conseguente formazioni dei primi branchi anche in CH (Calanda, Val Morobbia, VS), negli ultimi tempi si registrano incursioni di esemplari anche in zona densamente abitate (recentemente un lupo di grosse dimensioni è stato filmato mentre scorrazzava sul piano di Magadino in territorio di Gordola in pieno giorno). Lo scorso 16 agosto, dopo numerosi tentennamenti, il CF ha finalmente inoltrato al Consiglio d’Europa a Strasburgo la domanda di modifica dell’art. 17 della Conv. di Berna per ottenere una riduzione del grado di protezione del lupo. Nella riunione di fine novembre la competente Commissione speciale avrebbe deciso di sospendere l’esame della domanda per un anno, mentre in CH è in corso la revisione della LF sulla caccia che prevede un allentamento delle disposizioni che proteggono il lupo. Lecito pertanto chiedersi quali saranno le conseguenze per la CH di questa decisione.

 

Interpellanza – Ripristinare la Centrale di comando di Airolo per una più efficiente gestione dei soccorsi all’interno della galleria del San Gottardo

Testo:

La galleria stradale del San Gottardo è la più lunga al mondo, di gran lunga la più trafficata. È l’unica galleria a grande volume di traffico ad essere gestita “a distanza”. Fréjus, Monte Bianco, Gran San Bernardo, pure bidirezionali, possiedono una propria centrale di comando. Chiediamo al Consiglio federale:

  1. nell’ottica di migliorare i tempi di reazione in caso di incidente nei pressi del portale sud ma anche a nord non ritiene più efficiente ripristinare ad Airolo la Centrale di comando, come peraltro era esistita prima del 2008?
  2. vista l’accresciuta complessità di gestione del tunnel dopo il suo raddoppio, e anche nell’ottica di favorire competenze e posti di lavoro in Ticino, è disposto a considerare il ripristino della Centrale di comando al portale sud?

 

Motivazione:

La regolamentazione del traffico e l’esercizio della galleria autostradale del San Gottardo dal 2008 sono assicurati e diretti dalla centrale di Flüelen. Con l’apertura di una seconda canna a partire dal 2025 si ripropone il tema della prontezza della gestione degli interventi di emergenza in caso di incidente in galleria. Con la costruzione del secondo tunnel, la chiusura provvisoria di quello “storico”, e infine la riapertura di entrambe le direzioni verso il 2030, ci si può logicamente attendere a un’accresciuta complessità nella gestione dei soccorsi in caso di incidenti per entrambi i portali. In questi anni è emerso quanto sia prioritaria la messa a punto di dispositivi di pronto intervento che si attivino immediatamente dopo l’evento (al di sotto dei 2 minuti! in base a normative europee). La tempestività dell’intervento dipendono tuttavia dalla vicinanza con il personale predisposto all’intervento: centrale d’allarme, pompieri, polizia, sanitari, gestione della ventilazione e del traffico… A nostro parere ciò sarebbe difficilmente garantito dagli operatori di centrale situati a Flüelen o a Emmen, i quali già si occupano anche delle gallerie del Seelisberg e del traffico di tutto il comprensorio (A2 e A4), chiamati a coordinare concretamente i soccorsi, non solo telematicamente a distanza, ma anche con un percezione diretta delle situazione sul posto, in quell’indispensabile rapporto di fiducia e di conoscenza personale reciproca, come pure delle infrastrutture. Non da ultimo la differenza linguistica potrebbe costituire un ulteriore ostacolo.

Interpellanza – Promuovere la ricerca sulle vittime svizzere dell’Olocausto: storie purtroppo finora dimenticate

Testo

Quasi mille svizzeri hanno sofferto nei campi di concentramento nazisti. Il capitolo più sanguinoso della recente storia elvetica è stato però fino a oggi trascurato dalla ricerca nonostante gli Archivi federali accolgano 1600 dossiers personali. Chiedo al CF:

1. Se intende lanciare un programmi di promozione del FNS per sostenere la ricerca storica sulle vittime svizzere di questo tragico passato?

2. È d’accordo di promuovere iniziative che commemorino le vittime svizzere dell’Olocausto?

 

Motivazione

Nonostante diversi fondi siano stati destinati alla ricerca storica soprattutto riguardo il ruolo del nostro Paese durante la seconda guerra mondiale, non c’è ancora un lavoro di ricerca dedicato a tutti gli svizzeri internati nei campi di concentramento, sebbene i deportati e le vittime compaiano in diversi rapporti della Consiglio federale durante gli anni Cinquanta e nonostante gli oltre 1600 dossier personali conservati nell’Archivio federale svizzero. Stando ad alcuni esperti, le biografie delle vittime non sono mai state vagliate sistematicamente, limitando il dibattito scientifico rispetto a quanto fatto in altri paesi. Persino in studi importanti sulle vittime europee del nazismo, la Svizzera rimane esclusa. Ciò fa sì che nel nostro Paese non vengono né ricordate né commemorate le memorie delle vittime del nazismo. L’Olocausto è ancora percepito come qualcosa di alieno rispetto alla Svizzera. Anche dagli storici. Allo scopo di favorire una presa di coscienza collettiva sul fatto che anche degli svizzeri sono stati vittime del terrore nazista, sarebbe auspicabile che la Confederazione – in un particolare momento storico in cui si assiste a un ritorno di simpatie da parte di taluni movimenti per il nazismo – si faccia promotrice di un lavoro di memoria nei confronti delle nostre vittime. Così potrebbe essere dimostrato un legame diretto tra questo tragico passato con la Svizzera e dare un posto alle vittime svizzere dell’Olocausto nella memoria collettiva.

Ora delle domande – Telecamere in auto. Valore giuridico

Testo:

Sta prendendo piede anche in Svizzera la registrazione video fatta con una telecamera montata internamente all’abitacolo del conducente, allo scopo di avere le prove da offrire in propria difesa in caso di multe o incidenti stradali.

Chiedo al Consiglio federale:

– questi dispositivi sono regolati legalmente?

In caso contrario intende intervenire?

– non ritiene che pongano problemi di protezione dei dati sensibili?

– che valore giuridico hanno queste immagini nei confronti della polizia o delle assicurazioni?

 

Risposta del Consiglio federale del 10.12.2018:

Una registrazione video che permette di riconoscere une persona costituisce un trattamento di dati personali. I principi generali della legge federale sulla protezione dei dati devono quindi essere rispettati.

Tali registrazioni sono problematiche in particolare perché avvengono in violazione del principio di trasparenza. La revisione della legge federale sulla protezione dei dati prevede tuttavia diverse misure per rafforzare la protezione della sfera privata delle persone interessate.

La questione di un possibile uso di queste immagini nei confronti della polizia o delle assicurazioni è controversa.

Ora delle domande: Accordo fiscale con l’Italia di nuovo al palo. Quali ripercussioni per la Svizzera e per il Ticino?

Testo:

Il 5 ottobre scorso l’Italia ha comunicato che l’accordo sulla doppia imposizione fiscale – che comprende la tassazione dei frontalieri siglata nel 2015 – non verrà ratificato dal Parlamento italiano.

Chiedo al Consiglio federale:

– come valuta questa nuova brusca frenata italiana?

– che ripercussioni ci saranno per il Ticino?

– cosa intende fare per far sì che l’accesso ai servizi finanziari in Italia per le banche svizzere sia garantito?

– più in generale, cosa intende fare affinché pacta servanda sunt?

 

Risposta del Consiglio federale del 03.12.2018:

Am 5. Oktober 2018 habe ich den italienischen Finanzminister Giovanni Tria getroffen. Bei dieser Gelegenheit versicherte mir Minister Tria, dass die Frage der Unterzeichnung des im Dezember 2015 paraphierten Abkommens über die Besteuerung der Grenzgänger bald von der italienischen Regierung behandelt werden wird. Bis heute liegt uns noch keine offizielle Stellungnahme der neuen italienischen Regierung zum Abschluss des Abkommens vor. Bis auf Weiteres bleibt somit das Abkommen von 1974 in Kraft. Die Schweiz führt den Dialog über grenzüberschreitende Finanzdienstleistungen mit Italien fort. Insbesondere beabsichtigt die Schweiz, in den kommenden Monaten mögliche Vorschläge zu sondieren, welche es den Banken erlauben, ihren Kundenstamm, soweit dies möglich ist, auch grenzüberschreitend zu betreuen.

Interpellanza – lnfocentro di Alptransit a Pollegio: occorre trovare una soluzione per evitarne la demolizione!

Chiedo al Consiglio federale:

1. Quali sono le ragioni che hanno portato alla decisione di abbattere la struttura dell’Infocentro di Pollegio che ha suscitato molte reazioni negative in Ticino, sia a livello politico che della popolazione?

2. Non ritiene sia poco sensato, oltre che uno sperpero di denaro pubblico, abbattere uno stabile costato quasi 12 milioni di franchi, di fattura pregiata, ancora in un buono stato e che è ubicato in una zona strategica, la cui demolizione richiederebbe fra l’altro un’ulteriore spesa di ca. 1 milione di franchi?

3. Tenuto conto che le trattative con il Cantone Ticino non avrebbero avuto esito positivo, perché non valutare la cessione (a titolo gratuito o a un prezzo simbolico) a enti o associazioni a carattere pubblico della Regione Tre Valli che hanno dimostrato concreto interesse alla struttura?

Motivazione

La notizia del 30 agosto scorso secondo la quale la struttura dell’Infocentro di Pollegio sarà abbattuta ha suscitato vivaci reazioni in Canton Ticino e soprattutto nella regione Tre Valli tramite diversi atti parlamentari commenti e scritti. Tutte le prese di posizione concordano sul fatto che si tratta di una decisione incomprensibile, che qualcuno ha addirittura definito assurda. Vale la pena ricordare che questo stabile è stato costruito da Alptransit AG su precisa volontà del Cantone, dei Comuni della regione e di diversi enti con caratteristiche particolari. Questo spiega perché l’Infocentro è stato realizzato sulla base di un concorso internazionale di idee dal quale è scaturita una struttura di pregio costata quasi 12 milioni di franchi e che ha dato lustro e spessore alla stessa ma anche alla regione delle Tre Valli e in definitiva a tutto il Ticino. Sta di fatto che questa costruzione, dopo aver accolto oltre mezzo milione di visitatori, si presenta ancora in ottimo stato e ha il vantaggio di essere duttile e flessibile, ciò che potrebbe favorirne – dopo i necessari investimenti – una riconversione per svariati scopi. Non a caso alcuni enti e associazioni hanno mostrato interesse per questa struttura che potrebbe essere convenientemente utilizzata a beneficio della popolazione locale. Con simili presupposti appare oggettivamente difficile giustificare una demolizione di una simile costruzione. Per questo sarebbe auspicabile che il Consiglio federale faccia uno sforzo per trovare una soluzione nel senso da più parti auspicato.

Domanda – Ipotesi di acquisto di due aerei antiincendio Canadair. Una boutade di fine estate?

Intervistato da un domenicale il Consigliere federale Parmelin ha recentemente ipotizzato l’acquisto di due velivoli Canadair per la lotta agli incendi boschivi da parte dell’esercito.

Chiedo al Consiglio federale:

– si tratta di una boutade o di un progetto concreto?

– come valuta il fatto che, trattandosi di un velivolo utilizzato prevalentemente dal settore civile nelle zone costiere mediterranee o nelle pianure sconfinate del Canada, gli esperti non lo ritengono idoneo alla morfologia del nostro territorio?

Domanda – Nuova segretaria di Stato per la formazione. Domande inevase e precisazione

Riformulo le domande inevase nella risposta 18.5436:
– ci sono stati casi di nomine di alti funzionari romandi o italofoni che non parlano il tedesco?
– non ritiene che questa nomina sia in contrasto con la promozione del plurilinguismo?
Scrivete che “padroneggia il francese a livello scritto e orale (tant’è che ha completato parte dei suoi studi universitari a Friburgo)”: nel suo CV si legge però che vi ha trascorso il 1° anno di chimica:
– basta 1 anno di chimica per padroneggiare una lingua?

Mozione – Moderne soluzioni in alternativa alla regola degli 8 giorni

La protezione dei salari richiede per il futuro l’adozione di strumenti moderni ed evoluti. Approfittando di nuovi strumenti digitali ho chisto un’esecuzione più efficiente e più semplice dei contratti collettivi di lavoro attraverso il miglioramento della banca dati SIMIC della Segreteria di stato della migrazione SEM e la possibilità di uno scambio di dati tra la banca dati SIMIC e le banche dati proprie dei settori, come il sistema informativo Allianz Bau ISAB.

Leggi la mozione

Domanda – Nuova segretaria di Stato per la formazione. Come si concilia questa nomina con la promozione del plurilinguismo?

La nuova Segretaria di Stato che si dovrà occupare anche di formazione ha ammesso di non padroneggiare una seconda lingua nazionale.

Chiedo:

– come concilia la sua nomina con le basi legali che prevedono per i quadri dell’amministrazione federale conoscenze attive nella seconda lingua nazionale, e passive per la terza?

– ci sono stati casi di nomine di alti funzionari romandi o italofoni che non parlano il tedesco?

– non ritiene che questa scelta sia in contrasto con la promozione del plurilinguismo?

 

Risposta del Consiglio federale del 17.09.2018

Seconde l’articolo 8 dell’ordinanza sulle lingue (OLing; RS 441.11), i quadri superiori e i quadri di livello medio con funzioni dirigenziali possiedono buone conoscenze attive in almeno una seconda lingua ufficiale e conoscenze passive in una terza lingua ufficiale. Se al momento dell’assunzione un quadro dirigente non possiede le conoscenze linguistiche richieste, il datore di lavoro è tenuto ad adottare entro un anno le misure necessarie per migliorarle. La Signora Hirayama è di madrelingua tedesca, padroneggia il francese a livello scritto e orale (tant’è che ha completato parte dei suoi studi universitari a Friburgo) e dispone di conoscenze passive dell’italiano. Martina Hirayama intende inoltre sfruttare il periodo prima di entrare in carica per rinfrescare le sue conoscenze attive del francese. Se in una lingua ufficiale – ossia in tedesco, francese e italiano – ci fosse la necessità di intervenire sulle competenze linguistiche di un collaboratore o di una collaboratrice con funzioni dirigenziali, il datore di lavoro adotterebbe le misure necessarie per migliorare tali competenze a prescindere dalla lingua interessata, in conformità con quanto previsto dall’ordinanza sulle lingue. È molto importante per il DEFR che i suoi collaboratori e quadri dirigenti sappiano esprimersi adeguatamente in diverse lingue ufficiali, aspetto di cui il Dipartimento terrà senz’altro conto anche in future.