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Nuove Officine: la scarsa trasparenza delle FFS

Da mesi tiene banco in Ticino la discussione sul futuro delle Officine di Bellinzona. È chiaro a tutti che lo storico stabilimento delle FFS dovrà trasferire le future attività produttive in un nuovo sito industriale. Gli interessi in gioco sono molti e uno dei temi che sta facendo discutere è quello dell’ubicazione. Dopo una procedura che non ha certo brillato per trasparenza (basti ad esempio pensare che era stata inserita anche l’opzione di Lodrino senza che ERS Bellinzonese e Valli, e nemmeno il Comune ne fossero a conoscenza), la variante che ha nettamente prevalso è quella di Arbedo-Castione. Scartata per contro la soluzione del comparto ex Monteforno. A fronte delle reazioni di alcune cerchie toccate dalla decisione, le FFS si sono affrettate a far sapere, con modi piuttosto sbrigativi e di certo con poco tatto, che non vi sarebbero state alternative rispetto ad Arbedo-Castione, con la minaccia – nemmeno tanto velata – da parte del direttore Andreas Meyer che in caso di ritardi il futuro della Officine avrebbe anche potuto essere oltralpe. Cominciamo con il dire che il dibattito attorno alla futura ubicazione Officine FFS è legittimo e doveroso e che non è buona cosa affrontarlo con la controparte che mette subito la pistola sul tavolo. È anche bene tuttavia ricordare che per la realizzazione del nuovo stabilimento, per il quale si prevede un investimento di 360 mio. di franchi, le FFS riceveranno un importante contributo finanziario (120 mio. di franchi!) da parte del Cantone e della città di Bellinzona; e non da ultimo, che grazie a questa operazione le stesse FFS si ritroveranno nel proprio portafoglio immobiliare un importante sedime (su cui sorgono oggi le Officine) di ben 71’000 mq al quale verranno attribuiti contenuti residenziali e amministrativi, con una plusvalenza quindi da capogiro (ipotizzando un prezzo prudenziale di 1’000/1’500.- fr/mq, il valore di questo terreno ammonterebbe attorno ai 70-100 mio. di franchi!). In altre parole un affare immobiliare con benefici enormi per l’attuale proprietario. Ma allora perché l’opzione scelta dalla FFS ha suscitato così tante reazioni? L’ipotesi Arbedo-Castione prevede il sacrificio di ca. 80’000 mq di pregiato terreno agricolo, classificato come SAC, che le FFS non sanno ancora come compensare. Per questo l’Unione contadini ticinesi (UCT) ha già preannunciato referendum contro l’eventuale decisione favorevole del GC. Sono poi pendenti altri contenziosi da parte dei privati toccati dal possibile esproprio delle superfici rimanenti (32’684 mq). Se poi si volesse anche qui ragionare in termini di mera operazione immobiliare, gli 80’000 mq di terreno oggi agricolo con un valore di 15.- fr/mq, domani varrebbero almeno 600/800 fr/mq, ergo un plus valore per FFS di ca. 50 mio. di franchi. Eppure un’alternativa c’è, sostenuta dai Comuni della Bassa Leventina: utilizzare l’area dismessa della ex Monteforno, disponibile da subito e – aspetto da non sottovalutare – già pianificata e dotata delle necessarie infrastrutture. I vantaggi sarebbero indubbi: innanzitutto lo stabilimento verrebbe realizzato in zona industriale senza dover sacrificare 80’000 mq di terreno agricolo; in secondo luogo gli attuali proprietari hanno già dato la loro disponibilità a cedere i terreni; non da ultimo si tratterebbe di un atto concreto di politica regionale riportando investimenti e posti di lavoro pregiati in una regione economicamente meno fortunata. Le FFS hanno però bocciato questa opzione, ritenendola troppo onerosa finanziariamente, così almeno dicono loro… Non entro nel merito delle loro valutazioni che comunque suscitano perplessità. Infatti, se c’è una cosa a far difetto in questa procedura è la trasparenza che invece abbiamo diritto di pretendere, visto il contributo di 100 mio. di franchi che il Cantone è pronto a mettere sul piatto. In questo senso è importante che la Commissione della gestione proceda con tutti gli approfondimenti necessari e che, come giustamente evidenziato dalla mozione dei deputati Celio e Terraneo, prenda una decisione che ponderi tutti i fattori in gioco fra le due varianti, compresi i danni indiretti, senza farsi eccessivamente condizionare dalle pressioni delle FFS.