Per Regazzi sembra quasi un paradosso che il cantone maggiormente beneficiario pare avere più problemi a bocciare questa proposta: «Qualche domanda dovrebbero porsela…».

Era abbastanza chiaro che l’iniziativa non sarebbe passata. L’obiettivo a questo punto era di ottenere il risultato migliore possibile in termini di ‘sì’, diciamo sotto il 60% dei ‘no’». Così il consigliere agli Stati e presidente dell’USAM Fabio Regazzi ha commentato le proiezioni delle votazioni di oggi, che mostrano un «no» all’iniziativa SSR. «Se rimarremo sotto tale dato posso dire che saremo di fronte comunque a un risultato confortante, anche per la sproporzione dei mezzi messi in campo. Interessante è il dato del Ticino, dove chi ha combattuto l’iniziativa paventava conseguenze catastrofiche per il nostro cantone; la logica suggeriva che il Ticino avrebbe dovuto bocciare ancora maggiormente rispetto alla media svizzera questa iniziativa e invece non è così. E questo elemento secondo me dovrebbe far riflettere, soprattutto la Rsi, che beneficia di molto più rispetto a quanto versa». Per Regazzi «sembra quasi un paradosso che il cantone maggiormente beneficiario pare avere maggiori problemi a bocciare questa proposta. Ripeto: qualche domanda dovrebbero porsela».

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Oltralpe potrebbero essere adesso legittimati a rivedere la chiave di riparto. «Non sarò certo io a perorare questa causa, ma ciò non toglie che se qualcuno dovesse avere questa intenzione di mettere in discussione la chiave di riparto qualche argomento potrebbe averlo. Ma torno a dire: la Rsi, a fronte del risultato che si sta delineando, qualche domanda dovrà pur porsela. Perché dopo tutta la campagna tambureggiante si porta a casa un risultato tutto sommato striminzito? Forse qualcosa non va, come noi abbiamo cercato di sostenere».