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Una riforma a favore di chi crea impieghi

Il prossimo 19 maggio la posta in gioco è alta. In un colpo solo – un compromesso forse un po’ azzardato ma frutto del pragmatismo tipicamente svizzero – si possono cogliere i classici due piccioni con una fava. Approvando il progetto RFFA (Riforma fiscale e finanziamento dell’AVS) diamo un contributo al necessario e urgente risanamento dell’AVS e parallelamente riusciamo a mantenere anche in futuro l’attrattività fiscale della nostra nazione, che continuerà a rimanere competitiva in un contesto internazionale sempre più difficile. Questa attrattività è sempre stata uno dei principali assi nella manica nella concorrenza fiscale, ma da qualche tempo è invisa a UE e OCSE a causa dei regimi fiscali privilegiati di cui beneficiano determinate società estere con sede in Svizzera.

Sotto la spada di Damocle di una nuova lista nera, Consiglio federale e Parlamento hanno concepito una riforma fiscale che non solo ci preserva da pericolose ritorsioni, ma rafforza ancor di più la competitività della Svizzera nell’attirare imprese in grado di generare investimenti e soprattutto impieghi. Ma la riforma non si orienta solo a chi potenzialmente può insediare la propria attività in Svizzera; essa è primordiale soprattutto per le 500’000 PMI presenti sul nostro territorio, molte delle quali giornalmente sono in concorrenza con tutto il mondo per piazzare i propri prodotti sui mercati più interessanti. Solo raramente si tratta di imprese dai nomi altisonanti e conosciuti, ma costituiscono la colonna vertebrale della nostra economia: il 99,8% di tutte le imprese elvetiche e dunque dei datori di lavoro sono infatti piccole medie imprese che garantiscono posti di lavoro, formazione per i nostri giovani, entrate fiscali, ecc.: in poche parole contribuiscono in modo fondamentale al benessere del nostro Paese.

Pensare ad una riforma fiscale ignorando questa importante realtà sarebbe stato assurdo e fortunatamente questo errore non è stato fatto: la prevista possibilità di ridurre il tasso dell’imposta sulle persone giuridiche va infatti a vantaggio di tutte le imprese, anche e soprattutto le PMI. Queste ultime approfitterebbero a più livelli dalla riforma in votazione: infatti se a livello cantonale verranno abbassate le aliquote sugli utili, ecco che aumentano le possibilità di investimento e di sviluppo per le PMI. Le stesse beneficeranno anche di altre misure, ad esempio della possibilità di dedurre le spese per la ricerca, ciò che rafforza la capacità innovatrice del nostro tessuto economico.

La riforma fiscale si prefigge dunque di mantenere in Svizzera le 24’000 imprese a statuto speciale (che fra l’altro occupano circa 150’000 persone e generano circa la metà delle entrate fiscali delle persone giuridiche) nonostante che queste ultime perderanno la tassazione privilegiata di cui esse beneficiano attualmente. Non facendo nulla, rispettivamente bocciando la riforma, queste imprese rischiano di trasferirsi, almeno in parte, all’estero. Oltre agli impieghi e alle conseguenti perdite fiscali, alla ricerca e agli investimenti ad esse direttamente connesse, ne soffrirebbero anche le PMI. Queste beneficiano della presenza di grandi imprese, spesso in qualità di fornitori. Tendenzialmente il carico fiscale delle imprese oggi a statuto speciale aumenterà, mentre quello della PMI si ridurrà, a dipendenza delle politiche cantonali. Ma il vero punto forte del progetto è quello di essere riusciti a considerare e ponderare gli interessi di tutti gli attori in gioco, grazie a un pacchetto equilibrato che consente di dare una risposta concreta a due problemi urgenti.

Determinante per le PMI sarà anche il ruolo dei cantoni, ai quale viene fornito l’assist per concepire nuovi strumenti per attirare imprese, competenze, ricerche e in ultima analisi impieghi. Su questo fronte il Ticino ha già iniziato a fare i suoi compiti e si sta preparando per il passo successivo. Ma affinché questo possa realizzarsi è determinante votare Sì alla Riforma fiscale e al finanziamento dell’AVS il prossimo 19 maggio.

Fabio Regazzi, Consigliere nazionale PPD e Presidente AITI

 

Iniziativa sull’AVS: un “plus” che vale “minus”

Il prossimo 25 settembre il popolo svizzero si pronuncerà sull’iniziativa dei sindacati «AVSplus», che propone un aumento del 10% di tutte le rendite AVS, attuali e future, per favorire – nell’intento degli iniziativisti – le rendite più modeste.

Una proposta sulla carta allettante: chi di voi, magari già in pensione, non vorrebbe vedere crescere la propria rendita vecchiaia del 10%? Sennonché, come per diverse altre iniziative popolari, si omette di precisare come finanziare questa crescita che costerà alla collettività ben 5.5 miliardi in più ogni anno. Questa somma si aggiunge al già annunciato deficit di 7.5 miliardi di franchi e alimenterà una voragine di ben 13 miliardi all’anno. Nemmeno una foresta di piantine dei soldi della favola di Pinocchio basterebbe per pagarli tutti!

Il Consiglio federale ha quindi chiarito questo aspetto. L’aumento delle rendite dovrà avvenire per il tramite dei meccanismi previsti dalla Costituzione, ossia con un aumento del prelievo dei contributi di datori di lavoro e delle persone attive. Ora, sappiamo come in Svizzera il costo del lavoro è già molto elevato se paragonato a livello internazionale. Un nuovo aumento graverebbe ancor più sulla competitività della nostra economia. Inoltre trovo personalmente ingiusto utilizzare le giovani generazioni come dei bancomat per prelevare dei miliardi di franchi dai salari, quando già oggi il futuro dell’AVS non è garantito.

Logica vorrebbe che prima si consolidasse il finanziamento dell’assicurazione vecchiaia, come previsto dal Consiglio federale con il progetto di riforma vecchiaia 2020 al vaglio delle Camere. In seconda battuta si potrebbe eventualmente ragionare – qualora i margini di finanziamento sussistano – ad un eventuale aumento delle rendite dei pensionati.

Altro aspetto sul quale sinistra e sindacati tacciono con evidente imbarazzo è l’iniquità sociale della loro proposta. Da un lato per finanziare questo aumento delle rendite dovranno essere adeguati i prelievi a carico dei datori di lavoro, ma anche quelli sul salario di tutti i salariati, anche con per i redditi più modesti, andando a colpire soprattutto famiglie confrontate con il continuo aumento dei premi malattia. Dall’altro verrà ridistribuito ad innaffiatoio salvo per i 9/10 dei redditi meno abbienti che fanno capo alle prestazioni complementari (PC). Anzi, per una persona su dieci dei beneficiari di PC la situazione sarebbe ancor più sfavorevole: perdendo il diritto alle PC, che a differenza delle rendite AVS sono fiscalmente esenti, le sue imposte aumenterebbero. Inoltre parte di loro potrebbe anche perdere il diritto ad altri sussidi, per i premi casse malati e l’esonero del canone della Billag, ad esempio. Rasentiamo la commedia dell’assurdo se pensiamo che è la sinistra a farsi promotrice di una riforma che favorirà i redditi più alti e penalizzerà quelli più bassi!

Introdotta nel 1948, è innegabile che l’assicurazione vecchiaia e superstiti comincia a manifestare inevitabilmente qualche acciacco. La sua riforma, resa soprattutto necessaria dall’allungamento della speranza di vita della popolazione e da una natalità insufficiente, richiede un articolato ripensamento dei meccanismi che non può prescindere dalla preoccupazione di non caricare troppo le giovani generazioni dall’onere del finanziamento. L’iniziativa AVSplus, oltre a chiamare alla cassa i giovani lavoratori già sotto pressione dal mercato del lavoro e da altri oneri del nostro sistema sociale, non aiuta a risolvere questo problema: anzi, è un “minus” per quelle fasce di popolazione con redditi modesti, e che la sinistra dovrebbe difendere anziché rendere più fragile.

Per questi motivi vi invito a votare No il 25 settembre prossimo.

 

Giornale del Popolo, 8 settembre 2016