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Essere parlamentare e imprenditore

Essere parlamentare e imprenditore è un’opportunità straordinaria. Consente di coniugare le preoccupazioni del mondo economico, con gli strumenti che la politica elvetica ci offre per rispondere alle esigenze dei cittadini. Uno di questi strumenti è la funzione di parlamentare di milizia, una carica istituzionale che è quasi un miracolo se si considera la complessità di taluni meccanismi e leggi odierni, e che continua a comunque reggere con successo allo stress test del sistema se la compariamo al triste spettacolo dei politici professionisti dei paesi a noi vicini.

Grazie al nostro sistema di milizia noi politici non perdiamo il contatto con il territorio. Nel mio caso, per territorio privilegiato della mia azione politica mi occupo delle aziende, delle PMI, e delle condizioni quadro in cui operano.

Nel corso del mio mandato di consigliere nazionale, diversi sono i temi che ho affrontato traendo spunti dalla mia professione di imprenditore, a capo di un’azienda di famiglia, e dal settore economico che meglio conosco, quello della costruzione. Grazie all’ottima collaborazione con la Società impresari costruttori, e in particolare con il direttore Nicola Bagnovini, ho presentato diverse richieste accolte dal Consiglio federale e dalle Camere.

Per cominciare ho chiesto di introdurre regole più chiare nei concorsi per i bandi di gara delle imprese, a cominciare dall’uso delle lingue ufficiali (e non solo il tedesco). Nella lotta contro le aziende che con il loro agire spregiudicato ledono al settore della costruzione ho ottenuto nel giugno 2018 l’esclusione dalle commesse pubbliche di ditte in odore di mafia nell’ambito della revisione totale della Legge federale sugli acquisti pubblici. Sempre su questo tema ho dedicato altri atti parlamentari per sollecitare dal Consiglio federale misure concrete per contrastare il fenomeno. Un’altra richiesta approvata lo scorso anno, nata appunto dalla collaborazione con la SIIC, è il miglioramento dei controlli della banca dati SIMIC, alla quale devono annunciarsi le imprese che distaccano lavoratori in Svizzera affinché si evitino abusi, in particolare non ammettendo più iscrizioni errate ed eliminando le scappatoie per le imprese sanzionate.

La Svizzera riserva sempre una buona attenzione all’innovazione economica ma spesso guarda con distrazione al suo tessuto economico tradizionale, ad esempio quello industriale e della costruzione, salvo poi introdurre nuove regole amministrative che ne appesantiscono il funzionamento. La presenza di imprenditori in Parlamento mira anche a ricordare alla classe politica e alla popolazione che i posti di lavoro (ben 8mila lavoratori in Ticino nel settore della costruzione), li troviamo ancora nei settori economici cosiddetti “tradizionali” della nostra economia e per questo il settore merita rispetto. Per questo vi ringrazio per la fiducia che sinora mi avete rivolto e vi ringrazio per riconfermarmela per il prossimo quadriennio a Berna.

Intervista pubblicata in M3, luglio agosto 2019