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Domanda – Militante dell’ISIS. In Turchia considerato pericoloso, e in Svizzera?

Testo

Uno dei 3 iracheni condannati nel 2016 dal TPF per sostegno all’ISIS aveva accettato di lasciare la Svizzera. Giunto ad Istanbul in luglio, gli è stato negato l’ingresso e ha dovuto riprendere il volo per la Svizzera, chiedo:

1. per quale motivo la Turchia ha negato l’entrata?

2. se, come appare probabile, lo ha considerato pericoloso, quali misure di sicurezza ha adottato la Svizzera al suo rientro?

3. la Svizzera accoglierebbe jihadisti condannati, che hanno scontato la pena in altri paesi?

 

Risposta della Consigliera federale Simonetta Sommaruga
1. Ciascun paese può, in virtù delle proprie basi legali, rifiutare l’entrata a cittadini stranieri. Tuttavia non vi è nessun obbligo di comunicare al paese di partenza i divieti d’entrata né d’indicarne le motivazioni. Pertanto si possono fare soltanto supposizioni sulla ragione precisa del divieto d’entrata.
2. Le autorità competenti sono in contatto con la persona in questione. Le autorità di sicurezza adempiono il loro compito ricorrendo ai mezzi messi a loro disposizione dalla legge. Le concrete misure adottate non sono rese note dal Consiglio federale. II diritto in materia di stranieri prevede la possibilità di disporre un’espulsione. A tale proposito, la Svizzera è in contatto con diversi paesi di origine, tra cui anche l’Iraq. In tale contesto, occorre trovare una soluzione che salvaguardi la sicurezza interna ed esterna della Svizzera, rispettando al contempo i principi dello Stato di diritto sanciti dalla Costituzione federale e risultanti dagli obblighi internazionali.
3. Con un divieto d’entrata è possibile negare, nel rispetto degli obblighi internazionali, l’accesso al territorio nazionale a cittadini stranieri che perpetrano reati di matrice jihadista se vi sono motivi di ritenere che possano mettere a repentaglio la sicurezza interna o esterna della Svizzera.

Domanda – Espulsione per i tre iracheni condannati per attività legati all’Isis in Svizzera

Per la prima volta il Tribunale penale federale ha condannato a pene detentive tre iracheni accusati di essere membri o sostenitori dell’Isis, per aver cercato di introdurre in Svizzera informazioni, materiale e persone in vista dell’attuazione di un attentato.
Chiedo al Consiglio federale:
– Dopo il carcere sarà decretata l’espulsione nel paese d’origine dei tre criminali?
– Se così non fosse, vista la gravità dei reati, non dovrebbe prevalere l’interesse pubblico del nostro Paese rispetto alle libertà personali dei condannati?

Risposta della Consigliere federale Sommaruga Simonetta del 06.06.2016
Per ragioni di protezione dei dati e della personalità, il Consiglio federale non può prendere posizione riguardo a una procedura d’asilo o in materia di legislazione sugli stranieri in particolare.
Giusta la legge sull’asilo, l’asilo è revocato al rifugiato che ha attentato alla sicurezza interna o esterna della Svizzera, la compromette o ha commesso reati particolarmente riprensibili. Allo stesso modo, l’asilo è revocato o la qualità di rifugiato è disconosciuta se lo straniero ha ottenuto l’asilo o gli è stata riconosciuta la qualità di rifugiato grazie a dichiarazioni false o alla dissimulazione di fatti essenziali. Per analogia, gli stessi criteri sono esaminati per la revoca dell’ammissione provvisoria. Le disposizioni precitate non dispensano tuttavia le autorità – federali o cantonali – dall’esame dell’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Tale misura deve essere infatti conforme sia alla Costituzione, sia alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Tale norma proibisce l’allontanamento di una persona verso uno Stato, allorquando sussista un serio rischio che essa venga sottoposta alla pena di morte, alla tortura o ad altri trattamenti o pene inumane o degradanti.

Regazzi Fabio (C, TI):
Signora consigliera federale, la ringrazio per la risposta. Questo significa quindi che anche un richiedente l’asilo o una persona al beneficio di un permesso di ammissione provvisoria che commette dei reati della gravità come quelli per i quali sono stati condannati questi tre iracheni, nell’ambito di attività a favore dell’ISIS, non può essere rispedito al suo Paese – nonostante abbia commesso questi reati?

Sommaruga Simonetta, consigliera federale:
Su questo non le posso dare una risposta in generale. Quello che le posso però dire è che il principio di non-refoulement vale per tutti.