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Il coinvolgimento delle aziende nella conciliazione lavoro e famiglia

Coinvolgere e ingaggiare le imprese richiede tempi lunghi, soprattutto se chi guida e promuove le azioni di conciliazione lavoro e famiglia è lo Stato, un soggetto normalmente impegnato in ambito strettamente sociale. I mesi di lavoro che hanno preceduto la presentazione della Riforma fiscale e sociale in votazione il prossimo 29 aprile, hanno infatti evidenziato la necessità di costruire una relazione di fiducia, elemento imprescindibile per individuare strade e modalità possibili di lavoro comune, che hanno poi favorito l’accordo raggiunto per questa Riforma.

Il “patto di Paese” tra Stato, mondo economico e società attorno a delle misure fiscali abbinate a misure sociali, oltre che inedito, non era per nulla scontato. Soprattutto nelle piccole e medie imprese come la mia, che per la maggior parte si rifanno a un modello organizzativo di tipo familiare, l’avvicinamento ai temi della conciliazione consiste sempre in un’operazione culturale di sensibilizzazione che richiede tempi lunghi, di apprezzamento graduale, nel rispetto delle specificità delle singole imprese e dei bisogni dei lavoratori. Per questo – se accolta la Riforma fiscale – la parte sociale segna un indubbio passo in avanti nell’ambito della conciliabilità, sulla quale occorrerà ancora impegno e tempo per la sua attuazione.

Il coinvolgimento attivo del mondo aziendale in questa riforma è dunque stato fondamentale. A conti fatti il pacchetto approvato a dicembre dal Gran Consiglio prevede sgravi fiscali per 52 milioni di franchi e 20 milioni di aiuti sociali quando sarà a regime nel 2021. Misure che da un lato puntano a rilanciare l’attrattiva fiscale del Cantone, anche attraverso incentivi fiscali che favoriscono lo sviluppo di giovani aziende innovative (start-up) con a capo giovani generazioni. Dall’altro introducono in Ticino l’assegno parentale (3000 franchi per ogni neonato a genitori con un reddito lordo fino a 110’000 franchi) e altre misure di conciliabilità lavoro e famiglia. Questi provvedimenti sono il frutto di un esercizio di condivisione con il mondo economico, che ha accettato – inizialmente non senza alcune reticenze – di finanziare le misure sociali. Infatti, contrariamente a quanto affermato da taluni, queste risorse provengono direttamente dal fondo degli assegni familiari ordinari alimentato principalmente dalla massa salariale dei datori di lavoro (e non dei dipendenti), e in assenza delle misure sociali come responsabili di aziende avremmo anche potuto chiedere la retrocessione delle riserve cumulate.

Tuttavia è evidente anche a noi imprenditori, che un’economia in transizione verso una società basata sulle conoscenze dipende sempre di più da qualifiche, capacità di innovazione e creatività della forza lavoro. Una tale economia può permettersi sempre meno il lusso di escludere persone qualificate dal mercato del lavoro. Soprattutto quando l’esclusione è da ricondurre alla limitata possibilità di conciliare lavoro e famiglia, che non riguarda soltanto le madri lavoratrici, ma anche i giovani padri che vogliono dedicare più tempo alla famiglia. Una migliore armonizzazione tra lavoro e famiglia è importante dal punto di vista economico anche per un altro motivo. La mancanza di una prospettiva di compatibilità effettiva tra famiglia e attività professionale qualificata è pure una delle ragioni per cui tanto le donne quanto gli uomini decidono sempre più raramente di avere figli malgrado li desiderino. Ne consegue che il tasso di natalità in Ticino è in costante flessione dalla fine degli anni ’70, impattando in modo significativo sul finanziamento delle assicurazioni sociali. La ricerca di un migliore equilibrio tra famiglia e attività professionale costituisce dunque una sfida non solo per la politica ma anche per l’economia e di riflesso anche per le aziende. Per questi motivi, come imprenditore ritengo che per vincere queste sfide economiche e sociali è indubbiamente centrale il ruolo delle aziende. Si tratta ora di raccoglierle votando SÌ alla Riforma cantonale fiscale e sociale il prossimo 29 aprile.

Fabio Regazzi, consigliere nazionale e imprenditore

 

La Regione, 24 aprile 2018