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Politiche innovative e crescita economica, senza paura

Intervento in occasione del Congresso cantonale PPD, Airolo, 25 agosto 2019

 

Gentili signore e signori,

Care e cari amici

le parole contano ma nella mia azione non si limitano a un mero esercizio di stile. Nel mio impegno politico, come nella mia azienda, ho sempre cercato di trasformare le parole in fatti.

Otto anni fa, davanti a voi, vi ho elencato il bilancio di 16 anni di lavoro in Gran Consiglio, abbinati alle mie esperienze e competenze di imprenditore.

Quattro anni dopo, nel 2015, vi ho chiesto di rinnovarmi la fiducia perché avevo diversi obiettivi importanti, tra i quali il completamento del tunnel del Gottardo e altri progetti infrastrutturali riguardanti il Cantone Ticino come la fermata a Biasca e alcune parti del tracciato ferroviario, penso in particolare alla circonvallazione di Bellinzona e soprattutto al completamento di Alptransit a sud di Lugano di cui mi sto ancora occupando e che richiedono delle risposte puntuali. Allo stesso modo le infrastrutture stradali: dalla copertura di Airolo, alla cui discussione ho partecipato sin dalla prima riunione, al potenziamento dell’autostrada A2 e al collegamento veloce del locarnese. Tutti temi che sono stati oggetto di numerosi interventi presso le autorità bernesi. Accanto a questi e altri dossiers posso anche citare quelli del futuro aeroporto di Lodrino e quello di Magadino.

Sul fronte dell’occupazione sono favorevole alla libera circolazione, essenziale per la nostra economia e non ho mai fatto mistero della mia avversione nei confronti del “primanostrismo” largamente diffuso presso molti politici del nostro Cantone. Atteggiamento che a mio parere preferisce additare cause esterne, anziché affrontare di petto le pecche e le fragilità di sistemi scolastici, formativi, fiscali e pianificatori in sofferenza o comunque non aggiornati che non consentono di affrontare con efficacia la competizione economica. Si cresce e si vince soprattutto grazie a competenze tecniche e linguistiche non con facili slogan.

Nel mio quotidiano lavoro di imprenditore, quando mi confronto con i collaboratori e gli apprendisti della mia azienda, li esorto a non abbassare mai la guardia, a non accontentarsi del primo risultato, ma di avere la curiosità e anche la caparbietà e la tenacia per mirare più in alto.

Allo stesso modo in politica dobbiamo cercare di migliorare le nostre condizioni sociali ed economiche senza aver paura. Contribuire con politiche innovative, orientate alla crescita delle competenze e al dinamismo del Paese è un esercizio lungo e faticoso, probabilmente meno pagante sul breve termine rispetto alla martellante propaganda domenicale.

Come politico punto al dialogo e al rispetto di tutti gli interlocutori dentro un processo di crescita orientato al FaRe a beneficio del nostro Cantone a livello nazionale e internazionale. Per contro sono meno interessato a giocare sulle emozioni della gente con facili stratagemmi, alla ricerca di consensi estesi, capitalizzando rapidamente picchi di gradimento altissimi dall’esercito dei selfie. I messaggi di pancia, elementari, urlati senza il contributo della riflessione sovvertono le regole basilari del confronto democratico che per me sono e rimangono il dialogo e il rispetto verso gli attori politici e gli elettori.

Sono proprio questi gli elementi caratterizzanti del nostro modo di fare politica, in cui io mi riconosco appieno, e di tutte quelle forze di centro con cui abbiamo stretto un’alleanza in vista delle elezioni federali con cui condividiamo, seppure nella diversità, questi valori fondanti della democrazia svizzera.

A chi ci ha dipinto come “vermi” voglio ricordare che siamo una Willensnation, cioè una comunità che trova il suo punto di forza nella volontà di vivere e operare insieme, di là dalle differenze di lingua e cultura, e religione. La nostra economia, la nostra piazza finanziaria è nata, cresciuta e ha prosperato grazie al lavoro dei nostri antenati, ma anche agli intensi scambi con i nostri vicini europei e non solo. E voglio ricordare che nel Ticino di un secolo e mezzo fa, quando il raccolto era scarso e calava sulle valli lo spettro della carestia, i nostri antenati salpavano per i mari per cercare lavoro e soldi da spedire a casa, con le medesime intenzioni di quei giovani e quelle famiglie che scappano dai loro Paesi per cercare un futuro migliore.

Ma voglio essere chiaro. Il diritto a rimanere da noi, o più in generale ad avere un’occupazione non è scontato. Deve essere guadagnato con la formazione e il duro lavoro ogni singolo giorno e questo vale per gli altri come per noi. Per chi ha voglia di fare ed è disposto a mettersi a disposizione per diventare una risorsa importante per la propria famiglia, per l’azienda e per la nostra comunità il posto c’è.

 

Care e cari amici,

Non vi prometto “lacrime, sudore e sangue”, ma nemmeno cedo alla tentazione di promettere soluzioni facili e universali. Il mio desiderio è semplicemente quello di continuare a lavorare per il nostro amato Cantone con i fatti, perché come diceva Alcide De Gasperi, “Politica vuol dire realizzare”.

Io sono pronto e motivato e vi chiedo quindi di rinnovarmi la vostra fiducia per un nuovo mandato in Consiglio nazionale.

 

Fabio Regazzi, Consigliere nazionale

Domanda – Nuovo divieto di guida in Italia di automobili aziendali svizzere. Un’altra decisione discriminatoria nei confronti della Svizzera?

Testo:
Con la conversione in legge del decreto sicurezza (113/2018), in Italia diventa vietato ai loro residenti guidare un’auto immatricolata in Svizzera. Ciò penalizza in particolare le PMI ticinesi che rischiano il sequestro del veicolo assegnato a un loro collaboratore, e pesanti multe. Anche stavolta siamo di fronte a una decisione presa unilateralmente.

Domanda – Gestione del livello del Lago Maggiore. L’Italia non può decidere in modo unilaterale!

Testo:
L’Italia ha modificato la regolazione del livello del Lago Maggiore. Il Canton Ticino ha reagito esprimendo la propria preoccupazione e contrarietà.

Chiedo al Consiglio federale:

1. Come valuta la proposta italiana di aumentare il livello del lago a più 1,50 metri sullo zero di Sesto Calende?

2. Condivide le preoccupazioni relative a possibili rischi di esondazioni?

3. Non ritiene che una simile decisione dovrebbe essere condivisa con le autorità ticinesi?

4. Intende intervenire per bloccare i propositi dell’Italia?